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I MALI DELLA GIUSTIZIA CIVILE: CHE FARE?
In questi ultimi giorni stanno emergendo, tra le altre proposte in tema di giustizia da parte dell'attuale ministero, anche alcune questioni che coinvolgono maggiormente il tema della giustizia civile.

Si tratta in particolare della proposta di istituzione dell'Ufficio per il processo, a cui di recente si è affiancata la proposta, al fine di affrontare il grosso arretrato di contenzioso civile, dell'istituzione delle sezioni stralcio, con l'affidamento ad esse, attraverso l'utilizzo di giudici onorari, del contenzioso di più antica data.

Sull'Ufficio per il Processo già nell'ambito del gruppo civile MD-Movimento la riflessione si era sviluppata negli anni scorsi, con indicazione di un percorso che consentisse una razionalizzazione delle risorse, previa una definizione delle necessità di supporto dell'attività processuale, e ciò sia attraverso la riqualificazione del personale amministrativo, che attraverso l'introduzione di figure di ausilio dell'attività del giudice in senso proprio. Una sintesi di tale riflessione si può rinvenire anche nel documento unitario espresso in vista del congresso di MD, che è frutto di una elaborazione collettiva a cui abbiamo contribuito.
La proposta di un Ufficio per il Processo allo stato risulta ancora abbozzata, ma, per la conoscenza che si è avuta attraverso le comunicazioni intervenute con gli organismi associativi, si sta definendo attraverso la messa a punto di un disegno di legge.
Ci pare importante esprimere sin d’ora – anche quale agenda dei prossimi lavori del gruppo civile del Movimento - alcune valutazioni: da una parte non si può che apprezzare il fatto che vi sia un tentativo di definizione delle attività fondamentali che ruotano intorno al processo, e che in esse, come assoluta novità, vengano menzionate, accanto alle funzioni tradizionali di gestione del fascicolo, delle comunicazioni, dei rapporti con il pubblico, anche la funzione di aggiornamento della base informativa e documentale, di attività di ricerca dottrinale e giurisprudenziale, di predisposizione dei provvedimenti.
In questo quadro peraltro si deve sottolineare che, perché tale progetto possa avere una possibilità di successo, nel senso di risposta vera e funzionale ad una richiesta chiara e precisa di creazione di un modulo organizzativo che in qualche modo si ponga in discontinuità con il meccanismo attuale ed inefficiente delle organizzazioni parallele -gestione del fascicolo da una parte, a cura delle cancellerie, e gestione del processo e della decisione da parte del giudice, dall'altra (organizzazione lasciata alle forze del singolo, con modalità del tutto prive di riscontri esterni)- occorre rispettare alcuni criteri di fondo:
1) alla necessaria fase di riqualificazione del personale amministrativo si deve accompagnare l'introduzione di specifiche figure professionali di supporto all'attività organizzativa e decisoria del giudice;
2) deve esservi una seria indicazione delle risorse, umane e finanziarie, con cui si intende far fronte all'istituzione di tale ufficio, specificando anche un possibile modello organizzativo;
3) tale modulo organizzativo non deve essere demandato semplicemente alle sperimentazioni che le direzioni amministrative vorranno o meno avallare, ma deve inserirsi in un quadro in cui il giudice sia in grado di programmare, sulla base di una rilevazione statistica dei propri flussi, la propria attività, i propri obbiettivi, e di conseguenza le risorse di cui possa avvalersi;
4) si devono consolidare quelle fasi sperimentali avviate in alcuni contesti di collaborazione con le scuole di specializzazione forense, prevedendosi, al fianco delle stesse, un razionale ma significativo utilizzo di soggetti, in questa fase, esterni all'amministrazione, quali i praticanti, e, in modo privilegiato, la magistratura onoraria, non in funzione di mero supporto di supplenza, ma anche di inquadramento operativo in una visione coordinata e funzionale a livello di sezione o di singolo giudice del processo;
5) importante sarebbe che, in relazione a tali soggetti esterni, la loro gestione passasse da un controllo amministrativo ministeriale o delle dirigenze, ad un controllo dell'autogoverno, anche attraverso la sua forma decentrata dei consigli giudiziari.

In sostanza si vuole che una partita importante come quella dell'istituzione dell'Ufficio per il processo, già presente in altre realtà straniere con moduli più o meno differenziati, sia davvero uno degli strumenti che può servire a far uscire la giustizia, e quella civile in particolare, dalla paralisi in cui versa. Ma ciò non può che passare attraverso un centralità della capacità organizzativa e di coordinamento del principale protagonista del processo, il giudice, (e per sottolineare questo il Movimento continua a privilegiare la dizione, non rilevata nel progetto ministeriale, di Ufficio del Giudice) secondo uno schema non burocratico (e da qui la valorizzazione delle figure esterne all'amministrazione), ed ovviamente escludendo qualsiasi visione servile dei collaboratori, ma secondo modalità che portino a massimizzare la progettualità del giudice stesso, da inserirsi tra i criteri di valutazione professionale insieme con l'esame dei risultati raggiunti.

L'altro momento di novità è quello recente della proposta di istituzione delle sezioni stralcio, che si inserisce nel dibattito sempre più attuale, e già sviluppato in ambito associativo, relativamente all' unificazione degli innumerevoli riti che si affastellano nel nostro ordinamento, ed alla semplificazione degli stessi.
Oggi il Ministro propone invece, quale modalità apparentemente più pratica di soluzione, quella che viene detta la “rottamazione” delle cause vecchie, con attribuzione, secondo uno schema già visto e già valutato in modo negativo nell'esperienza del 97, del vecchio ruolo a giudici onorari nell'ambito delle sezioni stralcio, al fine di consentire di liberare fresche energie per il contenzioso più recente.
In questi giorni, con una riflessione nata all'interno del movimento degli Osservatori, si sono levate alcune voci che hanno denunciato la inaccettabilità di tale proposta, che crea binari separati penalizzando i contenziosi più incancreniti. La proposta che si è affacciata è quella di ipotizzare, per le cause più vecchie, un momento di forte semplificazione della fase decisoria, che è quello della motivazione a richiesta solo in caso di impugnazione. E comunque la sperimentazione di tale obiettivo di smaltimento dovrebbe conservare la titolarità del processo in capo ai giudici togati e prevedere che le collaborazioni dei giudici onorari possano semmai avvenire all’interno di un inedito coordinamento per obiettivi, tempi e verifiche sul ruolo facenti capo all’azione direttiva della magistratura professionale.
Sin tratta di proposte drastiche, che però assumono la serietà del dato tendenziale di incremento delle pendenze e aggrediscono alcuni nodi di formazione dell’arretrato; per questa ragione il ricorso della motivazione a richiesta potrebbe anche declinarsi, in modo selettivo in ragione di specifiche tipologie di cause o nella sufficienza di una motivazione sintetica per punti, da svilupparsi solo in ipotesi di impugnazione. Quali che siano le formule tecnicamente più felici e in linea con le previsioni costituzionali in tema di giusto processo, risulta importante in questo momento affermare la necessità di aprire la strada verso la semplificazione dei riti, e la fase di gestione dell'emergenza può costituire un banco di prova verso la sdrammatizzazione del momento della decisione, con possibili ricadute positive sulla gestione del contenzioso anche nella prospettiva di nuovi modelli processuali e di organizzazione collaborativa della magistratura onoraria con l’attività del giudice professionale.
Il Movimento ritiene che in questa fase sia importante sostenere tutte quelle proposte, già avanzate in diversi ambiti, e cioè nelle riflessioni del gruppo civile Movimento-MD, nel gruppo di coordinamento degli Osservatori, e in parte anche riprese nelle riflessioni del gruppo civile dell'ANM, che costituiscano una svolta coraggiosa nell'attuale assetto della giustizia, con strumenti di discontinuità rispetto ai tentativi già visti ed inutilmente inseriti nel sistema nelle ricorrenti stagioni di riforme a costo zero e come tali prevalenti nell’effetto annuncio più che nella reale capacità di riorganizzazione, e dunque:

1) Istituzione dell'Ufficio per il Processo e comunque in esso di un’unità strutturata come Ufficio del Giudice quale modulo organizzativo che, valorizzando le forze più prossime alla giurisdizione e di sicura competenza giuridica, consenta di individuare nel giudice il coordinatore di modalità elastiche di gestione del processo e di interazione con i ruoli dell’ufficio;
2)Semplificazione dei riti, in particolare in questa fase di transizione attraverso la gestione di un eventuale stralcio con l'utilizzo della motivazione, a richiesta ovvero semplificata, con eventuale integrazione nel caso di impugnazione.


Il Direttivo del Movimento per la giustizia
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