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Il processo giusto e quello ingiusto di Ubaldo NANNUCCI Nuova pagina 1

Il presidente del Consiglio ha annunciato giorni or sono in televisione che la prossima stagione delle riforme avrà tra le sue priorità assolute il giusto processo. Così rivelando di avere in questi giorni maturato una convinzione in materia di giustizia, che il processo penale in questo paese, dall’unità d’Italia ad oggi, sia stato sempre ingiusto.Per chi, come operatore, ha dedicato la maggior parte del suo percorso professionale alla materia penale, la novella attenzione dei massimi rappresentanti del mondo politico ai problemi della giustizia è un dato consolante. Troppe volte i malpensanti hanno avuto il sospetto che di questo settore della vita sociale il mondo politico si interessasse soltanto quando qualcuno dei suoi esponenti veniva infastidito. E l’ultima delle riforme che stiamo in questi giorni vivendo, definita sobriamente epocale dalla relazione, non aveva incrinato il sospetto: una riforma a costo zero non consente neppure di cambiare le targhe delle aule.Che i processi siano giusti, è cosa che interessa chi li subisce, ma anche chi li gestisce, in ruoli, compiti e funzioni diverse. Dunque il proposito così solennemente diffuso non può che incontrare il plauso generale.
Ma poichè anche le formule più ineccepibili nascondono a volte inopinate insidie, proviamo a chiederci quel che si vuole intendere, e quel che si dovrebbe.
Quel che si vuole intendere è chiaro. Poichè il nostro codice ha inventato, unico al mondo, una figura processuale insolita, che è insieme imputata (per i fatti propri) e testimone (quando racconta fatti degli altri), ed ha concesso a costei, appunto perchè anche imputata, il diritto di tacere e di non confermare le accuse in udienza, quando si invoca il giusto processo si vuole dire che se codesto personaggio non si presenta a ripetere le proprie accuse nel giudizio, di ciò che ha detto nel chiuso di una stanza non dovrebbe tenersi alcun conto.
E su ciò chi scrive non può che concordare, pur ricordando che nei paesi dove la legge del processo è razionale chiunque si rifiuti di rispondere dinanzi al giudice, da testimone, viene immediatamente arrestato per oltraggio alla corte e condannato alla "giusta" pena, senza sconti o affidamenti in prova. Il giusto processo è così garantito dalla giusta pena, essendo l’imputato che accusa altri, per questo aspetto, niente altro che testimone.Ma quel che non è chiaro è se, parlando di giusto processo, il Presidente del Consiglio veda solo questo risvolto o se, come chi scrive ardentemente confida, ne ravvisi anche altri.
Perchè si dà il caso, che chi ha dimestichezza di cose giudiziarie del processo ingiusto ha altre e ben più numerose, nonchè quotidiane testimonianze.
Non è giusto un processo che si trascina da un anno all’altro, costringendo imputati e testimoni, a ricomparire a scadenze periodiche, sotto minaccia di pene pecuniarie (che qualcuno perfino infligge), e a perder giornate di lavoro vagando per ambulacri in attesa di un rito che non si conclude mai.Non è giusto il processo nel quale si concede ad un funzionario dello Stato - il pubblico ministero - il potere di accordarsi sulla pena con l’imputato, escludendo da ogni accordo la vittima del reato, non già sulla pena - che non avrebbe titolo per sindacare - ma neppure sul risarcimento che in ipotesi le spetta; e costringendola, dopo avere magari sostenuto forti spese, ad iniziare di sana pianta un giudizio che si perderà nel futuro, e nel quale nulla significherà l’accettazione della pena da parte del convenuto.Non è giusto il processo nel quale si consentono a chi patteggia sconti sulla pena che la gravità del reato meriterebbe, sol perchè non si è capaci di fare i processi; consentendogli addirittura di risparmiare le spese processuali che il reato ha comportato e accollandole alla collettività, per colpe che la collettività ha subito, e non provocato.
Non è giusto il processo nel quale alla condanna non segua abitualmente l’applicazione della pena, perchè la garanzia dell’impunità che il sistema assicura è in realtà istigazione legislativa a delinquere.Non è giusto il processo quando sugli schermi e sulla stampa si trasforma in imputato il testimone scomodo.
Non è giusto il processo nel quale alla sovrabbondanza di garanzie per l’accusato, si accompagna una debolissima difesa della vittima e della società, per l’impossibilità di misure che impediscano di porre un freno a chi reiteratamente delinque.Sia dunque altamente lodato il sig. Presidente, se parlando di giusto processo ha voluto considerare l’ingiustizia processuale nelle sue più variegate quanto inique sfaccettature. Perchè se così non fosse, o se per avventura si volesse con quelle parolette alludere solo alle ingiustizie che riguardano una piccola - benchè autorevole ed importante - fetta di cittadini, allora la correzione di quella ingiustizia sarebbe discriminazione ed offesa ulteriore per tutti coloro che subiscono in silenzio le quotidiane forme di iniquità giudiziaria, anche se non hanno forme e mezzi per farle valere, e neanche per protestare.Ubaldo Nannucci

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