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Inammissibilità del rito abbreviato per le ipotesi di ergastolo con isolamento diurno di Giuspeppe FICI Inammissibilità del rito abbreviato



1. Ai sensi dell’art. 71 c.p. “quando, con una sola sentenza o con un solo decreto, si deve pronunciare condanna per più reati contro la stessa persona, si applicano le disposizioni degli articoli seguenti”. Ai fini delle considerazioni che si intendono sviluppare in questa sede vanno richiamati i primi due commi dell’art. 72 c.p., che disciplinano il concorso dei reati che importano l’ergastolo e di reati che importano pene detentive temporanee: “Al colpevole di più delitti, ciascuno dei quali importa la pena dell’ergastolo, si applica la detta pena con l’isolamento diurno da sei mesi a tre anni. Nel caso di concorso di un delitto che importa la pena dell’ergastolo, con uno o più delitti che importano pene detentive temporanee per un tempo complessivo superiore a cinque anni, si applica la pena dell’ergastolo con l’isolamento diurno per un periodo di tempo da due a diciotto mesi”. Per giurisprudenza assolutamente costante “l’isolamento diurno, previsto dall’art. 72 c.p. per i delitti concorrenti con quello che importa la pena dell’ergastolo, è una vera e propria sanzione penale e deve, pertanto, essere irrogata o dal giudice di cognizione, nel caso di concorso di reati, ovvero dal giudice dell’esecuzione, ai sensi dell’art. 80 stesso codice, nel caso di concorso di pene inflitte con sentenze diverse e, pertanto, mai dal pubblico ministero che non ha potere di irrogare sanzioni” (Cass. pen. sez. I, 2 novembre 1993, n. 3748 – c.c. 30 settembre 1993, Cappai; conforme Cass. pen. sez. I 21 luglio 1993 n. 3004 – c.c. 24 giugno 1993. Mosella); per altro verso, posto che tale altra sanzione penale per i delitti concorrenti con quelli puniti con l’ergastolo afferisce alla genesi del rapporto esecutivo, può applicarsi la continuazione tra più reati puniti con l’ergastolo ed altri con pene temporanee, utilizzando lo strumento dell’inasprimento della pena dell’ergastolo con la suddetta sanzione penale (Cass. pen. sez. I, 21 aprile 1993 n. 1218 – c.c. 22 marzo 1993, Nistri). Trattandosi, si ribadisce, di vera e propria sanzione penale e non anche di modalità di esecuzione della pena è stato, poi, escluso che l’isolamento diurno sia stato abrogato per incompatibilità con le disposizioni dettate dalla legge 26 luglio 1975 n. 354 sul nuovo ordinamento penitenziario, poiché è stato ritenuto che questa legge non interferisce con il sistema sanzionatorio ma riguarda il regime del trattamento carcerario, ossia le modalità di vita nei luoghi di detenzione (Cass. pen. sez. I, 14 aprile 1993 n. 780 – c.c. 24 febbraio 1993, Asero).In merito alla natura di sanzione penale dell’isolamento diurno, è, poi, appena il caso di chiarire che a nulla rileva il mancato inserimento dello stesso fra le pene principali, di cui all’elenco che i compilatori del codice penale hanno formulato all’art. 17: è noto, infatti, che l’isolamento diurno è una sanzione introdotta dalla legge 25 novembre 1962 n. 1654, in sostituzione della pena di morte, che l’originaria disciplina dell’art. 72 c.p. dettava per le ipotesi di più condanne alla pena dell’ergastolo e che è stata, poi, soppressa con il d.lgs. lt. 10 agosto 1944 n. 224. Di guisa che, nessuna ricostruzione ermeneutica sulla natura giuridica dell’isolamento diurno può trarsi dal mancato aggiornamento del menzionato art. 17 c.p., che ancora formalmente menziona della pena di morte.Ed è appena il caso, altresì, di osservare che l’isolamento diurno non va confuso con le pene accessorie, che conseguono di diritto alla condanna ad un pena principale.E che si tratti di un’altra pena principale si ricava ulteriormente dalla disciplina dettata dall’art. 184 c.p. per i casi di “estinzione della pena (di morte), dell’ergastolo o di pene temporanee nel caso di concorso di reati”. Un’attenta lettura di tale disposizione offre l’assoluta certezza che l’isolamento diurno è una vera e propria sanzione penale che si applica per i reati concorrenti ad un reato punito con l’ergastolo, nell’impossibilità logica ed ontologica di aggiungere, anche idealmente, un’ulteriore periodo di detenzione a chi comunque è condannato all’ergastolo; e che, pertanto, si ritrasforma per così dire, in pena detentiva ove una causa estintiva colpisca la sanzione dell’ergastolo cui essa logicamente afferisce.
2. Ciò premesso in merito alla natura di vera e propria sanzione penale dell’isolamento diurno, va affrontato il tema della compatibilità di tale sanzione con l’istituto del rito abbreviato di cui agli articoli 438 e ss. del codice di procedura penale, per come modificati ed integrati dalle leggi 16 dicembre 1999 n. 479 e 5 giugno 2000 n. 144; e, più precisamente, va affrontato il tema della compatibilità della sanzione dell’isolamento diurno con il regime della diminuente processuale di cui all’art. 442, comma 2, c.p.p..Come è noto, all’esito del giudizio abbreviato “in caso di condanna, la pena che il giudice determina tenendo conto di tutte le circostanze è diminuita di un terzo”, mentre “alla pena dell’ergastolo è sostituita quella della reclusione di anni trenta”. Tale secondo periodo del secondo comma dell’art. 442 c.p.p. è stato reintrodotto dall’art. 30 della legge 16 dicembre 1999 n. 479, dopo che, con sentenza della Corte Costituzionale 23 aprile 1991 n. 176, era stato dichiarato costituzionalmente illegittimo per eccesso di delega.E così come, in mancanza di tale inciso, si è pacificamente ritenuto per anni che il rito abbreviato non fosse ammissibile nei processi per reati puniti con la pena dell’ergastolo, deve ora ritenersi – mancando nella nuova formulazione del citato comma secondo ogni prescrizione in merito alla riduzione, conseguente al ricorso al rito abbreviato, della sanzione penale dell’isolamento diurno – che per processi per reati puniti con la pena dell’ergastolo e con la pena dell’isolamento diurno il rito abbreviato non è ammissibile. In altri termini, deve ritenersi che non possono accedere al rito abbreviato coloro che sono imputati di più reati puniti con la pena dell’ergastolo, ovvero di un reato punito con la pena dell’ergastolo con uno o più delitti che importano pene detentive temporanee per un tempo complessivo superiore a cinque anni.Opinando diversamente, il giudice dell’abbreviato, in caso di condanna a più ergastoli o ad un ergastolo ed ad una pena detentiva superiore a cinque anni, si troverebbe sprovvisto, per l’applicazione della diminuente del rito, di ogni indicazione normativa.Si consideri, infatti, che “la riduzione della pena in seguito al giudizio abbreviato, risolvendosi in una operazione puramente aritmetica di natura processuale conseguente alla scelta del rito ad opera dell’imputato, logicamente e temporalmente deve essere eseguita dal giudice dopo la determinazione della pena effettuata secondo i criteri e nel rispetto delle norme sostanziali” (Cass. pen. sez. I, 27 maggio 1994 n. 6217 – ud. 7 aprile 1994 rv. 197840); e si consideri, altresì, che “la riduzione premiale prevista per il rito abbreviato va computata sulla pena risultante all’esito di tutte le valutazioni dalla legge assegnate al giudicante: applicazione della disciplina della continuazione, riconoscimento di circostanze attenuanti e diminuenti, riconoscimento di circostanze aggravanti, giudizio di bilanciamento ed applicazione di recidiva; e ciò perché la riduzione di pena ex art. 442, comma secondo, c.p.p. per il summenzionato suo carattere premiale ed in quanto assolutamente disancorata da ogni apprezzamento che concerne il reato oppure il reo, non può essere ricondotta né alla categoria delle circostanze attenuanti né a quella delle diminuenti in senso tecnico-giuridico” (Cass. pen. sez. I, 22 gennaio 1994, n. 4461 – cc. 27 ottobre 1993, Massenza)Alla stregua di tali pronunce, nel caso di affermazione della penale responsabilità di uno stesso imputato in ordine a più reati puniti con l’ergastolo (ovvero in ordine a più reati uno dei quali punito con l’ergastolo, inflitto cumulativamente ad un pena detentiva superiore a cinque anni), il giudice dell’abbreviato deve, prima, determinare in concreto la pena per ciascuno dei reati per i quali ha pronunciato la condanna ed operare, poi, il cumulo delle pene inflitte, ai sensi dell’art. 72 c.p. o dell’art. 81 c.p. (a seconda che escluda o meno la unicità del disegno criminoso), per procedere per ultimo alla diminuente del rito.Così legittimamente operando – nel rispetto di una consolidata giurisprudenza di legittimità sulle modalità di applicazione della riduzione – il giudice dell’abbreviato, dopo aver inflitto più ergastoli (ovvero dopo aver inflitto un ergastolo ed una pena detentiva superiore a cinque anni di reclusione), deve operare il cumulo previsto dall’art. 72, commi 1 e 2, c.p. (o, in alternativa, il cumulo giuridico previsto dall’art. 81 capov. c.p.) e, quindi, determinare la misura dell’isolamento diurno da infliggere in concreto (entro i limiti edittali da sei mesi a tre anni o da due a diciotto mesi) unitamente alla pena dell’ergastolo. Definito il processo di determinazione in concreto della pena, secondo i criteri e nel rispetto delle norme sostanziali, deve, per ultimo, il giudice dell’abbreviato procedere all’applicazione della diminuente del rito, che dovrebbe risolversi in un’operazione puramente matematica; e, però, poiché manca ogni indicazione normativa su come operare in tali ipotesi, il giudice potrebbe arbitrariamente limitarsi a sostituire all’ergastolo la pena a trenta anni di reclusione, non considerando l’autonoma sanzione penale dell’isolamento diurno con l’omettere ogni statuizione al riguardo, ovvero, del pari arbitrariamente, potrebbe sostituire all’ergastolo la pena della reclusione a trenta di reclusione ed aggiungere a tale sanzione un atipico e non codificato isolamento diurno (cumulativamente a pena detentiva temporanea), ridotto di un terzo rispetto alla misura prima determinata. Nell’un caso e nell’altro opererebbe al di fuori di ogni indicazione normativa ed in evidente contrasto con la ricostruzione dell’istituto per come si ricava dalla disciplina di cui ai menzionati artt. 72 e 184 c.p..Per superare tale difficoltà strutturale e metodologica potrebbe erroneamente prospettarsi l’ipotesi che la diminuente del rito si applica a ciascuna pena inflitta per ciascun fatto reato, con la conseguenza che per ciascun ergastolo inflitto il giudice della cognizione debba limitarsi a sostituire alla pena dell’ergastolo quella a trenta anni di reclusione. Una tale tesi, oltre ad essere in contrasto con la consolidata giurisprudenza di legittimità in materia di modalità di applicazione della riduzione ex art. 442, comma 1, c.p.p., è, per altro verso, del tutto inidonea al fine di riconoscere il beneficio premiale della sostituzione dell’ergastolo con una pena detentiva temporanea, che è ciò che sostanzialmente interessa all’imputato che fa richiesta di definizione del procedimento con rito abbreviato. Invero, ammesso che fosse tecnicamente sostenibile operare la riduzione premiale su ciascun ergastolo inflitto anticipatamente rispetto all’operazione di cumulo (ed abbiamo visto che tale metodo procedurale non è condiviso dalla giurisprudenza), residuerebbe comunque la necessità di cumulare le diverse pene detentive inflitte (a trenta anni di reclusione); di guisa che, in applicazione dell’art. 73, comma 2, c.p., non potrebbe che applicarsi come pena definita l’ergastolo, a meno che non voglia sostenersi un’ulteriore applicazione della diminuente premiale.
3. Si consideri, ad ulteriore sostegno della tesi qui avanzata, che consentire l’accesso al rito abbreviato e, conseguentemente, la riduzione a trenta anni di reclusione a prescindere dal numero delle imputazioni da ergastolo, determinerebbe una evidente disparità di trattamento rispetto ai casi in cui si procede nei confronti di uno stesso imputato nell’ambito di distinti procedimenti; in tali casi, infatti, le (ridotte) pene a trenta anni di reclusione, inflitte all’esito di procedimenti distinti, andrebbero sottoposte al regime del cumulo di cui al combinato disposto degli articoli 80 e 73, comma 2, e pertanto andrebbero tramutate in ergastolo.In siffatte situazioni stridente sarebbe il contrasto rispetto ai casi in cui si procede nei confronti dello stesso soggetto nell’ambito dello stesso procedimento e tale disparità di trattamento sarebbe ancora più inammissibile perché conseguente a scelte del pubblico ministero non controllabili e non sottoposte a rigide prescrizioni normative.La soluzione avanzata ha, dunque, l’ulteriore pregio di non essere all’origine di irragionevoli situazioni di disparità di trattamento.
4. Non è, dunque, possibile accedere al rito abbreviato per coloro che sono imputati di più reati puniti con la pena dell’ergastolo, ovvero di un reato punito con l’ergastolo e di uno o più delitti che importano pene detentive temporanee per un tempo complessivo superiore a cinque anni, in quanto l’art. 442, comma 2, c.p.p. non detta alcuna disciplina per operare la diminuente in caso di condanna all’ergastolo ed alla ulteriore sanzione penale dell’isolamento diurno.Nessun ostacolo a tale tesi deriva dal disposto dell’art. 4 ter, comma 2, della legge 5 giugno 2000 n. 144, ai sensi del quale è consentito il ricorso ad uno straordinario rito abbreviato “nei processi penali per reati puniti con la pena dell’ergastolo, in corso alla data di entrata in vigore del presente decreto e nei quali prima dell’entrata in vigore della legge 16 dicembre 1999 n. 479, era scaduto il termine per la proposizione della richiesta di giudizio abbreviato”. Si tratta, invero, di una disposizione transitoria, geneticamente collegata all’innovazione introdotta dal citato art. 30 della legge 16 dicembre 1999 n. 479, che con la modifica apportata all’art. 442, comma 2, c.p.p. ha reintrodotto la possibilità di ricorso all’abbreviato nei processi per reati puniti con la pena dell’ergastolo, ma non anche – come s’è visto – per reati puniti con la pena dell’ergastolo cumulativamente alla ulteriore sanzione dell’isolamento diurno; sotto tale profilo la disposizione transitoria in questione non ha introdotto alcuna novità sostanziale, non foss’altro perché permane la impossibilita tecnica, in mancanza di indicazione normativa, di operare la diminuente premiale in caso di condanna all’ergastolo ed all’isolamento diurno.
5. Un’ultima notazione appare doverosa per escludere una deformazione prospettica che potrebbe minare, nella loro sostanza, le considerazioni tecniche sopra sviluppate.Invero, potrebbe a torto ritenersi che la sanzione dell’isolamento diurno è ben poca cosa rispetto alla pena dell’ergastolo e che, pertanto, la mancata considerazione da parte del legislatore del 16 dicembre 1999 e del 5 giugno 2000, di tale secondario aspetto sanzionatorio, può essere valutata alla stregua di una mera dimenticanza cui l’interprete deve essere in grado di ovviare.Così non è.
Se è vero infatti che la sanzione dell’isolamento diurno è davvero una sanzione modesta in rapporto alla pena dell’ergastolo, non può dirsi lo stesso con riferimento al presupposto per la sua applicazione e, cioè, ai fatti criminali cui si riferisce, che possono essere nel loro complesso ancora più gravi del singolo fatto criminale che ha comportato la condanna alla pena principale dell’ergastolo. Il fatto che colui il quale viene condannato all’ergastolo, può essere condannato soltanto alla ulteriore sanzione dell’isolamento diurno (e non anche alla pena di morte, come pure prevedeva l’originaria formulazione dell’art. 72 c.p.), non significa che gli ulteriori fatti cui si riferisce tale più modesta sanzione penale siano fatti criminali irrilevanti.Conseguentemente, consentire l’accesso al rito abbreviato soltanto a coloro che sono imputati di un solo reato punito con la pena dell’ergastolo ed, al contempo escludere tale possibilità per coloro che rischiano la condanna a più ergastoli (rectius alla pena dell’ergastolo più l’isolamento diurno) è una scelta del legislatore del tutto razionale.Mentre, lo stesso non potrebbe dirsi, ove, aderendo alla tesi qui disattesa, si volesse sostenere che con la nuova formulazione dell’art. 442, comma 2, c.p.p. non soltanto si è surrettiziamente abolita la pena dell’ergastolo anche per fatti gravissimi (senza alcun dibattito parlamentare) ma si è, altresì, introdotto un indiscriminato accesso al rito abbreviato con uno stravolgimento complessivo dell’architettura del codice, nella misura in cui per i procedimenti più gravi viene ad emergere una preponderante competenza monocratica ed una utilizzazione piena del materiale investigativo raccolto da una parte processuale, in rotta di collisione con l’impostazione accusatoria del codice del 1989 e dei principi consacrati nel nuovo articolo 111 della Costituzione.
Giuseppe FICI

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