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Corte d'assise d'appello di Venezia, seconda sezione, Ord. 15 marzo 2004
pres. Lanza, est. Citterio.

"Non è manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 3 e 111.2 Cost. ed ai principi pure costituzionalizzati della speditezza, dell’economia e dell’efficienza del processo: in via principale dell’art. 180 c.p.p.; in via subordinata dell’art. 179 c.p.p.; in via ulteriormente subordinata di entrambe queste norme; nella parte in cui non prevedono che, nell’ipotesi di domicilio eletto presso il difensore, le nullità afferenti la notificazione di avvisi o citazioni all’imputato che ha eletto il domicilio, debbano essere eccepite nei tempi e nelle forme di cui all’art. 181.3 c.p.p.."




CORTE D'ASSISE APPELLO DI VENEZIA
SEZIONE SECONDA PENALE

N. 4/03 RG

La Corte, composta dai Magistrati

Dr. Luigi Lanza Presidente
Dr. Carlo Citterio Consigliere estensore
Sig. Maurizio Pizzo Giudice popolare
" Giuseppina Oglina "
" Paola Perin "
" Vincenzino Ferrari "
" Serenella Vecchini "
" Roberto Morgan "

in esito alla camera di consiglio ha pronunciato la seguente

ORDINANZA

nel procedimento a carico di:
CRACEA DUMITRU

rilevato che:

- l'appellante difesa fiduciaria ha eccepito la nullità assoluta dell'udienza preliminare per nullità della notifica dell'avviso all'imputato del relativo decreto di fissazione e la nullità assoluta del processo per nullità della notifica all'imputato del decreto che dispone il giudizio. L'imputato aveva eletto domicilio presso il difensore, all'atto della scarcerazione per decorrenza termini; ma le due notifiche 'de quibus' sono state fatte al portiere dello stabile dove si trova lo studio legale (in proposito la difesa ha prodotto copia del contratto di portierato), senza il successivo seguito delle incombenze previste dai commi 3 e 4 dell'art. 157 c.p.p.; tale inosservanza, secondo l'appellante, avrebbe rilevanza determinante, posto che quel portiere non era organico allo studio legale, né vi faceva parte ad altro titolo, a nulla rilevando che nella relata di notifica, invece, il portiere fosse stato qualificato 'addetto che cura la consegna'. Per l'appellante, si tratterebbe di nullità assoluta, insanabile e rilevabile anche d'ufficio in ogni stato e grado, come da ultimo insegnato da S.U. 9.9.2003, n. 35358, Ferrara;

- questa Corte ha disposto la rinnovazione parziale dell'istruttoria dibattimentale, procedendo all'esame -sul punto delle due notificazioni- del portiere e dell'ufficiale giudiziario; dall'esito della rinnovazione si deve concludere che non risulta provato in modo adeguato un collegamento organico o incarico, ancorché saltuario o periodico, della persona che ha ricevuto le due notificazioni dirette al CRACEA -come domiciliato presso il suo difensore fiduciario- con lo studio legale, neppure ai fini della ricezione delle notificazioni anche solo in contesti peculiari;

- si pone pertanto la questione dell'individuazione della sanzione processuale che deve seguire l'irregolarità accertata;

ritenuto che:

- nel caso di specie si tratta di citazione irregolare e non di citazione omessa; con la seconda locuzione deve considerarsi, infatti, il solo caso in cui la notificazione non sia mai stata effettuata; qui, la notificazione è stata fatta contestualmente e con le stesse modalità (ma con atti separati) per il difensore in sé e quale domiciliatario dell'imputato, per l'udienza preliminare; è stata fatta con atto consegnato al portiere, per il rinvio a giudizio; che entrambi gli atti siano stati comunque consegnati allo studio si evince sia dal fatto che effettivamente il difensore fu presente all'udienza preliminare, senza nulla eccepire in ordine alla notifica a sé destinata, sia dalle dichiarazioni oggi rese dal teste-portiere, dovendosi poi prendere atto che né nei motivi di appello né nei motivi aggiunti si deduce espressamente della mancata consegna, in fatto, di quegli atti ricevuti dal portiere e destinati al domiciliatario del CRACEA; vi è allora una notificazione eseguita, ma in modo irregolare;

- è infatti vero che con la recente sentenza Ferrara (v. in Cass. pen. 2003, n. 1058, pagg. 3702 ss. con nota di Di Bitonto) le Sezioni unite della Corte di cassazione hanno insegnato che l'omessa notifica all'imputato determina una nullità assoluta rilevabile d'ufficio in ogni stato e grado del procedimento, come del resto per il vero si evince con chiarezza dal tenore letterale dell'art. 179 c.p.p.; ma l'insegnamento deve lasciare impregiudicata la qualificazione in fatto, oltre che in diritto, di quando si abbia appunto la fattispecie dell' 'omissione'; in particolare, il passaggio argomentativo lì svolto, per cui 'la menzionata nullità investe e compromette la funzione tipica -di strumento indefettibile di conoscenza- della notifica e di conseguenza , qualora questa abbia ad oggetto una notifica o un avviso, si traduce in omissione dei medesimi, è, pur dato atto dell'autorevolezza formale della pronuncia, francamente non condivisibile. Come infatti subito puntualmente rilevato da attenta dottrina, altro è l'omessa notifica altro è la notifica che porti ad una conoscenza non 'legale': la distinzione si impone per quanto in termini detto nella Relazione ministeriale al nuovo codice (pag. 57 s.) e per il disposto dell'art. 184.3 c.p.p. in relazione all'art. 179 c.p.p.;

- nel caso di specie, allora, ci troviamo di fronte ad una nullità di ordine generale ma diversa da quelle assolute di cui all'art. 179 c.p.p., e in particolare quindi ad una nullità disciplinata dall'art. 180 c.p.p.;

- pertanto, essendo stata proposta per la prima volta con i motivi d'appello, la nullità relativa alla notificazione dell'avviso per l'udienza preliminare risulta dedotta tardivamente, sicchè la parte deve considerarsi decaduta;

- è invece tempestiva l'eccezione di nullità relativa alla notificazione della citazione del decreto che ha disposto il giudizio dibattimentale, sicchè dovrebbe ora trovare applicazione il quarto comma dell'art. 604 c.p.p., con l'annullamento dell'impugnata sentenza ed il conseguente rinvio alla Corte d'assise patavina, per la rinnovazione del giudizio. Solo per scrupolo motivazionale va precisato, infatti, che non può condividersi la possibile tesi per cui, essendo stato il domicilio eletto presso il difensore, si applicherebbe la giurisprudenza secondo la quale, nel caso di consegna dell'atto al portiere, al difensore non spetta la notizia di tale avvenuta notificazione (così Sez. 6, sent. 1970 del 29.5-29.10.1992): innanzitutto si tratta comunque di destinatari distinti (il difensore, la parte), ma specialmente quella giurisprudenza è fondatamente contrastata ( Sez. 1, ord. 2614 del 30.3-17.4.1999, del resto conforme alla lettera dell'art. 167 c.p.p.);

tutto ciò premesso, giudica questa Corte distrettuale serenissima che non sia manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 180 c.p.p., nella parte in cui non prevede che, nell'ipotesi di domicilio eletto presso il difensore, le nullità afferenti la notificazione di avvisi o citazioni all'imputato che ha eletto il domicilio, debbano essere eccepite nei tempi e nelle forme di cui all'art. 181.3 c.p.p.. Ciò con riferimento agli artt. 3, 111.2 seconda parte Cost. e ai principi dell'efficienza, dell'economia e della speditezza processuale, essi pure 'costituzionalizzati';

ed invero:

- le modalità (forme e tempi) delle notificazioni di avvisi e citazioni all'imputato intendono garantire la conoscenza legale della chiamata in giudizio del soggetto nei cui confronti viene esercitata l'azione penale; si tratta pertanto certamente di uno dei momenti essenziali per la costituzione di un rituale ed efficace rapporto processuale e, quindi, per l'esercizio del diritto di difesa;

- si è detto della distinzione che comunque bisogna operare tra omessa e irrituale notifica (chè altrimenti, come rilevato dalla richiamata dottrina, la norma dell'art. 184.3 c.p.p. non avrebbe senso, stante l'art. 179 c.p.p., se i casi di nullità dell'avviso o citazione pur eseguiti per sé solo si 'traducessero' in casi di omessa notifica);

- appunto l'essenzialità del momento processuale -la chiamata in giudizio con la conseguente costituzione del rapporto processuale- giustifica la previsione della usuale possibilità di eccepire l'irregolarità nei tempi e nei modi di cui all'art. 180 c.p.p.: il legislatore, evidentemente, nella propria discrezionalità ha ritenuto che tra l'interesse alla efficienza speditezza ed economia processuale e quello alla rituale costituzione del rapporto processuale (una ritualità che in questa materia riguarda solo l'aspetto della correttezza legale delle forme) debba essere privilegiato il secondo, almeno nei termini procedimentali posti dall'art. 180 c.p.p.; ma tale punto di equilibrio appare irrazionale (da qui il richiamo al parametro dell'art. 3 Cost., risolvendosi nel trattamento identico di situazioni ben diverse) quando con l'avvenuta elezione di domicilio presso il difensore, che pure riceve poi una propria autonoma e distinta notifica, l'irregolarità è immediatamente e necessariamente portata alla conoscenza del difensore tecnico, cioè proprio di colui che è nelle condizioni di eccepirla; la peculiarità di questa situazione, il difensore domiciliatario, è data dal fatto che necessariamente, sempre e quindi anche nel caso di notifica regolare, è proprio lo stesso difensore tecnico che ha l'onere di avvertire l'imputato cliente della fissazione dell'incombente in relazione al quale ha ricevuto per suo conto la notifica; è senz'altro configurabile, in altri termini, un preciso obbligo deontologico, contrattuale, procedimentale del difensore domiciliatario di dare avviso all'imputato della ricezione della notifica e dell'incombente cui quella notifica è finalizzata; e si tratta di onere od obbligo elementare, che non può anche solo ipotizzarsi sfugga, nel suo contenuto e nella sua doverosità , a chiunque sia iscritto ad un albo forense ed eserciti la delicata e nobile professione;

- ancora ed in sintesi: in questo caso, vi è assoluta coincidenza delle due posizioni (imputato e difesa tecnica), e non vi è alcun terzo, estraneo al difensore tecnico, che possa in qualsiasi modo ulteriormente influire o concorrere nel determinare il perseguimento della finalità della notifica, destinata all'imputato (cosa appunto diversa in fatto, invece, quando il domiciliatario sia altro soggetto); con la domiciliazione presso il difensore si verifica la massima tutela e garanzia del controllo immediato della regolarità della notifica all'imputato, per la solarmente semplice ragione che il difensore ha un'autonoma propria distinta informazione che, come si è detto, lo attiva per il medesimo incombente; né può ipotizzarsi l'ignoranza del difensore tecnico di essere stato indicato come domiciliatario, posto che, quale che sia stato il concreto contingente contesto dell'elezione di domicilio, ciò risulta con inequivoca chiarezza dal medesimo decreto di citazione;

- la situazione che può verificarsi, come quella che si verifica in questo processo -per cui il difensore, che ha avuto la contestuale notificazione della propria citazione, è comparso (significativamente, per quanto si va argomentando, così sanando ex art. 184.1 c.p.p. la nullità che lo riguardava), e pur sapendo di essere domiciliatario e dell'irregolarità delle notificazioni ricevute come domiciliatario, per l'udienza preliminare e per il dibattimento, non ha proposto questione, così facendo celebrare tutto il processo di primo grado cui è stato sempre presente, salvo a porre la questione con i motivi d'appello- è situazione che pare a questa Corte palesemente indifferente e anomala, rispetto al necessario corretto e ragionevole equilibrio tra il diritto di difesa, da un lato, e quello alla ragionevole durata, all'efficienza, alla speditezza ed all'economia del processo, dall'altro;
infatti, se è vero che il punto di equilibrio tra questi confliggenti diritti ed interessi, che sono tutti costituzionalmente garantiti, spetta al legislatore ed è riservato alla sua 'più ampia discrezionalità ' , tuttavia, come insegnato dalla Corte delle leggi (ord. 32 del 25.1-9.2.2001), lo stesso legislatore è sempre 'vincolato a scelte che non siano prive di una valida ragione, ora anche sotto il profilo della durata dei processi';
e, per le argomentazioni che si sono esposte, il fatto che il difensore domiciliatario non sia tenuto ad eccepire le irregolarità della notificazione ricevuta per conto dell'imputato nei termini dell'art. 181.3, ma lo possa fare in quelli di cui all'art. 180, o addirittura in quelli di cui all'art. 179 c.p.p. (ove si acceda a quell'interpretazione, in questa sede disattesa), è palesemente irrazionale, perché si tratta di soluzione che, pur sacrificando gravemente i diritti alla ragionevole durata, all'efficienza alla speditezza ed all'economia del processo, non salvaguarda per contro alcun effettivo ed oggettivo diritto ed interesse della parte, se non quello eventuale, non costituzionalmente protetto, alla prescrizione dei reati per cui si procede;

- giova evidenziare che, essendo bene giuridico tutelato dalla previsione di nullità quello di garantire la regolarità anche formale della notificazione di avviso e citazione, tale bene verrebbe del tutto adeguatamente soddisfatto, quando il difensore tecnico è anche domiciliatario, dalla possibilità di eccepire il vizio nei termini di cui all'art. 181.3 c.p.p., determinando il compimento di tutte le iniziative ed attività procedimentali pienamente idonee a rimuovere quel vizio e quindi a salvaguardare il diritto violato;

- la soluzione proposta, con il richiamo all'applicabilità nella specie del terzo comma dell'art. 181 c.p.p. non pare manifestazione di discrezionalità , ma applicazione dei principi generali e delle norme positive che, in materia di nullità , privilegiano l'onere della tempestività dell'eccezione rispetto al momento della conoscenza del vizio;

solo in ordine subordinato la questione di legittimità costituzionale sopra individuata va proposta con riferimento all'art. 179 c.p.p., laddove la Corte adìta condivida le conclusioni della richiamata sentenza Ferrara, per cui la notifica nulla si tradurrebbe in omessa notifica, dando luogo ad una nullità assoluta appunto disciplinata dall'art. 179 c.p.p.; è del tutto evidente che le argomentazioni sopra svolte a sostegno della non manifesta infondatezza della questione proposta in via principale, tanto più manterrebbero la loro valenza per il caso che si giudicasse configurabile una nullità ancor più grave e rilevabile in ogni stato e grado del processo, pur dopo che il difensore tecnico ha avuto necessariamente conoscenza del vizio e senza che ciò corrisponda ad alcuna oggettiva esigenza di tutela riconducibile al diritto costituzionale di difesa;

in via di secondo subordine va eccepita l'incostituzionalità di entrambe le norme, laddove la Corte adìta ritenga che la questione della sussunzione della fattispecie nell'una o nell'altra previsione di nullità appartenga solo al giudice ordinario; né pare che il duplice richiamo, che è posto appunto solo in secondo subordine, debba condurre all'inammissibilità della questione, posto che, nella realtà , la fattispecie procedimentale portata alla conoscenza del Giudice delle leggi è specifica, quale che sia la sua sussunzione normativa 'di partenza', così come univoca è la soluzione invocata: l'applicazione dell'art. 181.3 c.p.p. nel caso di irregolarità afferenti notificazioni al domicilio eletto presso il difensore;

la questione è rilevante nel presente giudizio: se accolta, questa Corte distrettuale potrebbe passare a decidere il merito dell'appello; se respinta, conseguirà l'annullamento dell'impugnata sentenza;

vanno adottati i provedimenti ordinatori di cui al dispositivo;

P.Q.M.

Visto l' art. 23 della legge n. 87 dell'11.3.1953,
dichiara rilevante nel presente giudizio e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 3 e 111.2 Cost. ed ai principi pure costituzionalizzati della speditezza, dell'economia e dell'efficienza del processo:
in via principale dell'art. 180 c.p.p.;
in via subordinata dell'art. 179 c.p.p.;
in via ulteriormente subordinata di entrambe queste norme;
nella parte in cui non prevedono che, nell'ipotesi di domicilio eletto presso il difensore, le nullità afferenti la notificazione di avvisi o citazioni all'imputato che ha eletto il domicilio, debbano essere eccepite nei tempi e nelle forme di cui all'art. 181.3 c.p.p..
Dispone l'immediata trasmissione degli atti alla Corte costituzionale.
Sospende il presente processo.
Ordina che, a cura della Cancelleria, l'ordinanza sia notificata all'imputato contumace, al Presidente del consiglio dei ministri e comunicata ai Presidenti delle due Camere del Parlamento.

Letta in pubblica udienza, alla presenza del Procuratore generale e del Difensore dell'imputato.
Venezia-Mestre, aula bunker, li 15. 3. 2004

Il Consigliere estensore Il Presidente
Dr. Carlo CITTERIO Dr. Luigi LANZA

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