Emilio ALESSANDRINI

profondeva notevolissimo impegno nell'istruzione del processo per la strage di Piazza Fontana, dopo che il procedimento era stato trasmesso all'autorità giudiziaria di Milano per incompetenza di quella di Roma. Il 29.1.1979, verso le ore 8,30 il magistrato accompagnava con la propria autovettura il figlio Marco alle vicine scuole elementari; quindi, si dirigeva verso la propria abitazione per ivi parcheggiare il mezzo e poi recarsi a piedi in ufficio, presso la Procura della Repubblica. Fermatosi all'incrocio tra Viale Umbria e Via Muratori in Milano, ove era collocato un semaforo, veniva aggredito da due persone, facenti parte di un gruppo più ampio di cinque, che gli si avvicinavano esplodendogli contro numerosi colpi di pistola, che provocavano la subitanea morte del dr. ALESSANDRINI. Poco più tardi nella stessa mattinata, l'omicidio veniva rivendicato, tramite una telefonata alla redazione di un giornale, dall' "Organizzazione Comunista Combattente Prima Linea"; di eguale tenore era un volantino diffuso poco dopo.