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Discorso del Presidente della Repubblica agli Uditori Giudiziari

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Signor Ministro della Giustizia,
Signor Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura,
Signori Componenti della Commissione per il tirocinio e la formazione
professionale del Consiglio Superiore della Magistratura,
Cari giovani Uditori,
a tutti il mio cordiale benvenuto. Un ringraziamento particolarmente sentito
al Vice Presidente del Consiglio Superiore, Onorevole Rognoni, per il suo
saluto di apertura, che ha messo a fuoco alcuni importanti problemi connessi
all'espletamento dei concorsi e ha ben rappresentato quel che il Paese si
aspetta da voi.
E' il mio quarto incontro con gli Uditori giudiziari: il primo lo ebbi nel
novembre 2000, riprendendo una consuetudine che era stata interrotta per
diversi anni; il secondo e il terzo, nel febbraio e marzo 2003. Ogni volta
ho visto nei volti dei giovani magistrati entusiasmo e insieme
consapevolezza della importanza dei compiti che li attendono e si apprestano
a svolgere. Anche oggi qui vedo quello stesso entusiasmo e quella stessa
consapevolezza sui vostri volti.
Il mio sarà un breve saluto. Dico subito che è per me motivo di conforto
dare il benvenuto al Quirinale a giovani che ben presto dovranno adoperarsi
per contribuire a rendere efficiente un sistema di giustizia che da tempo
incontra difficoltà e che non sempre riesce a essere veramente e pienamente
funzionale e rispondente alle esigenze della nostra società civile.
DÃ conforto constatare che nuove energie sono in arrivo per intensificare la
lotta contro quello che - non mi stanco di ripeterlo - è il nemico mortale
della giustizia, la durata eccessiva dei processi, che spinge i
procedimenti, sia civili sia penali, a ridosso del limite al di là del quale
comincia il dominio della "non giustizia". Una giustizia che non arriva, o
che non arriva in tempi ragionevoli, è una giustizia negata con grave
lesione dei diritti fondamentali dei cittadini e dei fondamenti stessi della
democrazia. Ho ancora vivo il ricordo delle frasi pronunciate in proposito
dal Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione nella sua relazione
inaugurale dell'anno giudiziario in corso. Auspico che le linee di mutamento
che egli ha indicato possano realizzarsi in un prossimo futuro. Mi riferisco
alla necessità di rivedere e ripensare alcune procedure e all'accelerazione
di programmi intesi a rendere più efficiente l'organizzazione giudiziaria
anche mediante l'impiego diffuso e razionale dello strumento informatico.
Alcuni segnali positivi vengono dalle recenti esperienze sul processo
telematico, che mi auguro possa avere in tempi brevi uno sviluppo sempre più
ampio.
Cari giovani,
il vostro ingresso in Magistratura costituisce parte della realizzazione del
programma di aumento dell'organico dei magistrati. Sono stati banditi nuovi
concorsi che spero possano essere svolti al più presto e con riferimento ai
quali ritengo necessario richiamare l'attenzione sia del Consiglio Superiore
sia del Ministero perché la durata delle procedure concorsuali sia la più
breve possibile.
Al vostro ingresso in Magistratura fa seguito ora il periodo di tirocinio,
che è il primo atto del processo di formazione che accompagnerÃ
costantemente la vostra carriera.
La vostra formazione acquista oggi una dimensione più ampia nel quadro
europeo in cui l'attività dei magistrati è destinata a svolgersi. Ho
apprezzato, al riguardo, l'attenzione che il Consiglio Superiore ha
riservato, nella programmazione dei corsi, ai temi connessi allo sviluppo
dello spazio giuridico europeo. Un riscontro importante di questa attenzione
è dato dalla attribuzione al Consiglio Superiore della Presidenza della Rete
Europea dei Consigli di Giustizia, che ha avuto la sua consacrazione proprio
nella sede istituzionale dello stesso Consiglio il 20 maggio 2004.
La Costituzione europea, che i Paesi membri dell'Unione si apprestano a
ratificare, fa riferimento esplicito alla necessità di forme di cooperazione
sempre più intense, anche in vista del riavvicinamento delle normative, pur
nel rispetto delle particolari culture giuridiche.
Non dovete mai perdere di vista che questa è ormai la cornice stabile che
racchiude l'ambito della vostra attività di magistrati.
Indubbiamente, sul problema della formazione, bisognerà attendere gli esiti
di un progetto di riforma che è tuttora in fase di elaborazione. Ma è questo
un punto che, al di là di soluzioni di problemi particolari, vede una
sostanziale condivisione delle finalità perseguite in ogni sede, dal
Parlamento al Ministero della Giustizia, al Consiglio Superiore. Una parte
non secondaria della formazione riguarderà la tecnica di redazione dei
vostri atti, la quale - già nei codici si trovano precisi riferimenti a
questo riguardo - dovrà essere improntata a criteri di chiarezza e di
sintesi, in grado di rafforzare nei destinatari della vostra attività la
convinzione della certezza del diritto.
Cari Uditori,
ho già detto ai vostri colleghi che vi hanno preceduto in analoga cerimonia
di incontro e desidero ripetere anche a voi oggi che, nell'esercizio
dell'attività alla quale avete scelto di dedicarvi, potrete trovare soltanto
nell'intimo della vostra coscienza la risposta finale ai problemi, ai dubbi
che dottrina ed esperienza professionale, da sole, non sono sempre in grado
di risolvere. Sia, quindi, la coscienza il riferimento ultimo del codice
deontologico della vostra nobile professione. E questo vale per ogni uomo,
soprattutto per chi sia investito di incarichi istituzionali.
La Costituzione detta regole chiarissime sulla salvaguardia della vostra
funzione: autonomia e indipendenza da ogni altro potere (articolo 104) e
soggezione alla sola legge (articolo 101). Sappiate, però, che i primi
garanti della autonomia e della indipendenza del vostro lavoro dovete essere
voi stessi, con la vostra condotta, ispirata a coraggio e umiltà , sempre
attenta ad evitare comportamenti non conformi all'etica della missione a voi
affidata e pronta a riconoscere gli errori eventualmente commessi. Ha
scritto Voltaire (Trattato sulla tolleranza) che "l'onore dei giudici
consiste, come quello degli altri uomini, nel riparare i loro errori".
Le sentenze, le requisitorie, le ordinanze e tutte "le pronunce degli Organi
giudiziari di ogni ordine e grado possono essere criticati anche con toni
forti": così si è espresso più volte, anche all'unanimità , il Consiglio
Superiore della Magistratura, aggiungendo che "l'esercizio del diritto di
critica non deve tradursi tuttavia in prese di posizioni tali da
delegittimare l'attività giudiziaria". In occasione dell'insediamento del
Consiglio Superiore della Magistratura attualmente in carica ho ribadito che
la stabilità delle Istituzioni "si fonda sulla divisione dei poteri e sul
rispetto pieno e reciproco delle funzioni di ciascuno. Sicché sta ai
magistrati così come a tutti coloro che sono investiti di pubbliche
responsabilità non travalicare i confini istituzionali e non alimentare le
tensioni".
Il Paese può e deve contare su questa serenità e su questo superiore
equilibrio, per preservare il quale dovete sempre sapere anestetizzare le
vostre reazioni, anche davanti ad attacchi avvertiti come ugualmente diretti
alle persone o all'intero ordine giudiziario.
E' questo l'unico modo non soltanto di essere ma anche di apparire autonomi
e indipendenti, rafforzando con ciò stesso la fiducia dei cittadini nella
giustizia.
Per parte mia, sarò sempre garante attento e severo dell'autonomia e
dell'indipendenza e strenuo difensore del prestigio della Magistratura.
L'auspicio che ancora oggi formulo è che tra Parlamento, Governo e Consiglio
Superiore della Magistratura si svolgano sempre e soltanto confronti e
dialoghi costruttivi su tutti i temi cruciali concernenti il sistema
Giustizia. Occorre ogni sforzo per rasserenare il clima.
Ma oggi è per voi soprattutto un giorno di augurio. Sappiate sempre essere
degni del prestigio della vostra funzione. Iniziate da subito a svolgere con
intensità e riservatezza l'impegno professionale, nella consapevolezza di
quanto sia essenziale il vostro compito per la realizzazione concreta dei
principi di democrazia, libertà , eguaglianza e legalità consacrati nella
nostra Costituzione.
A tutti un fervido augurio di buon lavoro, con il mio saluto più cordiale!

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