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Associazione Nazionale Magistrati Convegno
GIOVANI MAGISTRATI E FUTURO DELLA GIUSTIZIA (Palermo, 8 giugno 2007)
STIPENDI e SPESE dei GIOVANI MAGISTRATI
Bozza dell’intervento di Marco Imperato

Sono personalmente convinto che le prospettive economiche dei magistrati dipendano da quanto saremo coraggiosi in questa stagione di riforme e mutazioni.
E dico mutazioni e non mutamenti perché di questo si tratta : una vera e propria metamorfosi non tanto del lavoro strettamente inteso, ma del contesto economico, politico, sociale e culturale in cui la nostra attività si svolge.
Se anteporremo la difesa dei nostri privilegi alla sfida della modernizzazione verremo travolti da riforme punitrici invece che partecipare a una svolta davvero benefica e necessaria.
Sicuramente la retribuzione dei magistrati non rappresenta il cuore del problema giustizia, ma è un piccolo campo su cui gioca la stessa partita che si sta svolgendo nel “macro sistema giustizia” e per questo è importante capirne le dinamiche e giocare un ruolo attivo, propositivo e coraggiosamente riformista.
Se vogliamo che le orecchie dell’opinione pubblica tornino ad essere sensibili quando parliamo di senso dello Stato, di difesa delle Istituzioni e di Legalità, dobbiamo noi per primi saper ascoltare l’invocazione democratica di una giustizia più efficace ed efficiente, più responsabile del suo operato, più dinamica. In una parola, più moderna.
Esattamente questo tra l’altro mi pare l’essere l’invito rivolto dal Presidente Napolitano presiedendo un recente plenum del C.S.M. e se esso si dovesse ripetere sarebbe il segno che ci stiamo facendo trascinare in questo processo invece di esserne noi i pionieri.
Ma proprio sul terreno della retribuzione emergono invece le rigidità di un sistema che ha fatto il suo tempo… ed anche i suoi danni.
La collega Persico ha tracciato le linee guida della questione anche nei suoi aspetti più concreti e io vorrei solo lanciare qualche sasso nello stagno per muovere le acque.
Il primo sintomo della malattia è tutto ciò che va sotto il nome di automatismo, soprattutto quando tale automatismo non è trasparente ma mascherato di valutazioni in realtà spesso incapaci di incidere.
L’autonomia e l’indipendenza non possono essere messe in discussione e bisogna evitare che riforme di tipo meritocratico diventino i cavalli di troia per controllare l’operato della magistratura.
Ma il problema esiste e dobbiamo trovare noi stessi strumenti flessibili e incisivi per affrontarlo e non nasconderlo sotto al tappeto.

E’ singolare che il meccanismo stipendiale che ci è stato ricordato funzioni secondo la seguente logica : non alto all’inizio, soprattutto in vista della riforma che vuole un concorso di magistratura di secondo grado, così da disincentivare le entrate, placidamente in salita e sicuro in seguito, così da disincentivare l’impegno, l’aggiornamento e complessivamente lo sforzo di miglioramento nell’organizzazione della nostra quotidiana attività.
E’ assolutamente urgente ribaltare questa dinamica:
 da un lato uno stipendio più importante nei primi anni attirerà cervelli e talenti che valgono più di ogni altro investimento, analogamente a come dovrebbe farsi per gli insegnanti
 dall’altra parte è indispensabile individuare non solo delle dinamiche di controllo e penalizzazione verso i non meritevoli, come viene giustamente fatto nella bozza di riforma dell’ordinamento, ma anche voci accessorie aggiuntive per i meritevoli !

Naturalmente si tratta di una operazione delicata e non priva di pericoli, e proprio per questo ho parlato di coraggio all’inizio del mio intervento.
Il timore di farci diventare dei lavoratori a cottimo o di premiare la quantità a scapito della qualità rischiano altrimenti di essere solo degli alibi e coperture per quelle sacche di inefficienza che rappresentano il nostro maggiore scandalo e che danneggiano i cittadini e il rapporto di fiducia verso la magistratura e la giustizia.
Il punto di equilibrio è difficile da trovare ? vero… ma almeno incominciamo a cercarlo e a sperimentare strumenti che premino chi si dedica al lavoro con passione e professionalità e si vede ingiustamente equiparato in tutto e per tutto a chi ha smesso di crederci e di studiare dopo l’uditorato, svolgendo il suo dovere quotidiano senza alcun merito quantitativo e/o qualitativo che possa essere.
Io spero e credo che si tratti di una minoranza, ma la resistenza ideologica che a volte mi sembra di leggere contro questi argomenti alimenta i miei timori…
La qualità del nostro servizio non potrà mai essere ridotta a dei numeri, ma se questi vengono correttamente acquisiti e ponderati e se si ampliano le possibilità di valutazione e di controllo di ogni aspetto della nostra attività, sono certo che si possa trovare uno spazio condiviso ed equilibrato per individuare e di conseguenza premiare i meritevoli.
Mi associo sotto questo profilo alle considerazioni che ho di recente letto nella presentazione del progetto di riorganizzazione della Procura di Bolzano e che giustamente e tardivamente oggi il Ministero cerca di rendere modello contagioso in giro per la penisola…
Se non faremo questo finiremo per dare ragione a chi strumentalmente ai propri interessi ci accusa di essere dei privilegiati privi di responsabilità e utilizzerà argomenti demagogici per toglierci anche l’autonomia insieme alla (apparente?) irresponsabilità.
Aggiungo solo che il premio potrebbe essere non soltanto economico, ma si deve comunque trattare di provvedimenti che riconoscono il merito e vi danno soddisfazione, così da non ottenere il risultato inverso che oggi a volte vediamo, e cioè la demotivazione e la frustrazione di chi si impegna e non vede alcun risultato e riconoscimento (e questo è un fenomeno tristemente conosciuto in tutta la Pubblica Amministrazione)
Questo è il dato e l’impostazione di fondo da dare alle riforme su questo tema e l’orizzonte in cui spero possa muoversi l’ANM nel negoziato con il governo e il parlamento.
Un collega mi faceva opportunamente notare come sia un privilegio del tutto speciale e temo anacronistico quello che ci permette di essere trasferiti ad altro ufficio senza che sia stata trovata copertura al nostro posto. La coperta è corta ma non possiamo non metterci in discussione di fronte a questi temi nel momento in cui chiediamo che ci venga riconosciuto anche economicamente il ruolo delicato e indispensabile che siamo chiamati a svolgere. La nostra disponibilità su questi temi cui ho fatto breve cenno ci renderà più credibili e meritevoli di concessioni su ciò che ci spetta.
Io vengo da Milano e sto faticosamente e felicemente formando una famiglia in Sicilia, con disagi non trascurabili per mia moglie e il mio piccolo bambino palermitano. Molti di noi hanno storie simili e credo che quello che ci avvilisce non sia il sacrificio in sé, ma la mancanza di quei piccoli baluardi che permetterebbero di lavorare con maggiore serenità profitto.
Il sacrificio infatti misura la motivazione, prepara alle difficoltà e inoltre è condiviso da molte altre categorie di lavoratori non solo pubblici, verso i quali dobbiamo dimostrarci solidali e attenti, evitando così di isolarci (penso innanzi tutto e per motivi diversi al personale amministrativo dei tribunali e agli insegnanti).
Ammessi quindi come fisiologici e persino salutari i sacrifici di chi deve fare la gavetta, come me, dobbiamo però trovare la fermezza per pretendere ciò che è invece un diritto funzionale all’espletamento della nostra “mission”, e non una comodità o un privilegio da Prima Repubblica.
Faccio riferimento in primo luogo all’assistenza economica al primo trasferimento, che dovrebbe essere aggiornata ed estesa, almeno sotto due aspetti :
 copertura piena e reale delle spese di trasloco (come avverrebbe in qualsiasi lavoro privatistico)
 e successivamente mediante detrazioni e convenzioni che permettano di viaggiare con costi più contenuti (questo terreno può essere percorso anche autonomamente dall’ANM)
È mio diritto e ancor prima dovere avere un minimo (o massimo?) di materiale giuridico aggiornato ed in particolare dei codici commentati, che annualmente possono venire a costare non meno di 2/300 euro… Non è accettabile che questo non avvenga o che dipenda dalle casse del singolo ufficio.
E con riferimento alle pure fondamentali riviste di aggiornamento, perché non possiamo detrarre queste spese dalle tasse…? …col doppio beneficio: di tipo economico e di incentivo a investire in formazione personale.


Mancano i soldi ?
In parte è vero, in parte possiamo essere noi i primi a innescare e diffondere prassi virtuose. Ogni ufficio o quasi credo che stia tentando di rinnovarsi già autonomamente; tuttavia dobbiamo pretendere per noi stessi e ancor prima per i cittadini uno standard di efficienza e di organizzazione omogeneo per tutto il territorio e anzi più alto proprio nei luoghi a maggiore tasso di illegalità.
Penso ad esempio agli enormi benefici anche economici che verrebbero dalla rimodulazione della composizione degli uffici (pensiamo ai risparmi su sedi distaccate ingiustificate o uffici sovradimensionati).
Inoltre appare sempre più urgente un intervento anche del CSM sul tema del carico medio esigibile: come si può altrimenti invocare il tema della adeguatezza o della proporzionalità della retribuzione ?
Penso ancora a quel enorme patrimonio immateriale che è dato dalla somma di tutte le nostre conoscenze giuridiche ed esperienze professionali: molte spese, lentezze e disomogeneità verrebbero superate se adottassimo dei semplicissimi sistemi di condivisione del know-how così che tutto quello che ognuno di noi fa e studia ogni giorno possa diventare davvero patrimonio fruibile per tutti e non debba essere ricercato a pagamento su riviste private.
Ero partito da quello che trovo in busta paga e sono arrivato a quello che cerchiamo di fare ogni giorno per rendere un servizio al Paese.
Cerchiamo di non dimenticare che questi due momenti sono parte di un unico respiro. Se riusciremo a farlo potremo far entrare la magistratura nel Terzo Millennio, salvaguardane le prerogative costituzionali riacquistando autorevolezza e credibilità.

Marco Imperato
Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Marsala
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