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A Palermo, l'otto ed il nove giugno, l'ANM ha organizzato un convegno sul tema "Giovani magistrati e futuro della giustizia". Si tratta di un appuntamento importante per riflettere sulle problematiche che riguardano l'inizio dell'attività giurisdizionale (spesso intrapresa in uffici giudiziari "di confine"), e per questo è stata delegata ai giovani magistrati, consapevoli delle peculiari criticità connesse all'esordio nella professione, l'organizzazione dell'iniziativa.
A tale riguardo, una riflessione di Giuseppe Sepe, uditore giudiziario con funzioni di giudice del Tribunale di Nicosia.
L'8 e 9 giugno prossimi, a Palermo, si terrà il convegno organizzato da (e dedicato ai) giovani magistrati, voluto dall'Associazione Nazionale Magistrati.

Si tratta di un'occasione importantissima di confronto e scambio di opinioni per i magistrati più giovani e, tra questi, per coloro che, come chi scrive, hanno assunto le funzioni giudiziarie da quasi un anno.

Proprio noi uditori, infatti, sebbene "new entry", abbiamo già potuto sperimentare, sia durante il tirocinio, sia nell'esercizio delle funzioni, quali e quante siano le difficoltà che un giovane, uomo o donna, incontra nello svolgimento del proprio lavoro quotidiano.

Sì, perché da uditori si "gode" di una prospettiva privilegiata dalla quale "studiare" la tanto denunciata crisi della Giustizia italiana. Crisi strutturale e profonda, aggravata dalla penuria di risorse, mezzi, personale, da un sistema normativo talvolta farraginoso e non adeguato ai tempi, tutte emergenze da sempre segnalate, con allarme, dalla nostra Associazione.

Gli uditori, assegnati a sedi giudiziarie spesso lontane dagli originari luoghi di residenza e disagiate per scoperture di organico, carichi di lavoro e vuoti organizzativi, possono offrire una testimonianza consapevole della serietà dell'impegno dovuto nello svolgimento delle proprie funzioni, così come delle tante disfunzioni che occorrerebbe, nell'interesse di tutti, eliminare.

E vi sono indubbiamente alcune priorità.

Mi riferisco ai temi dei carichi ed all'equa distribuzione del lavoro ed in particolare alla difficile gestione dei ruoli soprattutto negli uffici di minore dimensione (ed al conseguente dibattito in merito alla possibile definizione del concetto di "carico sostenibile" e, sotto diverso profilo, alla compatibilità dello svolgimento di funzioni cd. promiscue con le esigenze ed i caratteri di una moderna giurisdizione, che sempre più si orienta e necessita di conoscenze specializzate). Sul fronte della organizzazione degli uffici, vi è, poi, il tema, ormai annoso, ma sempre attuale, della revisione delle circoscrizioni giudiziarie, essendo ben nota ed evidente (anche alla luce dei dati statistici) l'inadeguatezza della odierna ripartizione delle energie sul territorio.

Agli uditori viene riconosciuto un forte entusiasmo ma, per certi versi, ci sentiamo "deboli", sia per la minore esperienza ed anzianità di servizio, sia perché sottoposti alla valutazione di professionalità dopo un anno dall'effettivo esercizio delle funzioni, ove assume particolare importanza la relazione del Capo dell'ufficio. In quest'ottica, è necessario discutere dei rapporti tra giovani magistrati e dirigenti degli uffici, individuando i diritti ed i doveri reciproci, il ruolo di entrambi nel buon funzionamento degli uffici e delle connesse responsabilità dell'"autogoverno" nell'individuare i soggetti maggiormente idonei a svolgere funzioni direttive. E' quindi doveroso affrontare la tematica del procedimento di formazione delle Tabelle (sia in vista che dopo l'assegnazione agli uffici di destinazione) e delle facoltà che i più giovani hanno nel confrontarsi con tale complesso meccanismo, tenendo presente che, spesso, il problema che si pone non è quello dell'assenza di tutela, ma dei modi per rendere effettiva la tutela che pure è assicurata agli uditori da molteplici circolari del Consiglio Superiore della Magistratura.

Ancora: questione femminile, maternità, paternità e congedi, mobilità, formazione, valutazioni di professionalità e trattamento economico. Aspetti che, oltre ad interessare il lavoro quotidiano e lo "status" del magistrato, coinvolgono i temi dell'efficienza e dell'organizzazione del servizio che una moderna istituzione giudiziaria dovrebbe poter offrire alla collettività.

E'dunque indispensabile che i più giovani (pur se privi dell'esperienza di chi da anni si interroga circa le cause di tale situazione e sulle "ricette" per determinare un'inversione di rotta) si facciano avanti per dare il proprio contribuito, sia in termini critici e di sana denuncia, sia in termini propositivi, senza ignorare che la magistratura italiana, nel corso degli anni, ha saputo offrire un forte contributo di innovazione, spesso trascurato, che, oggi, deve essere ripreso e portato a compimento.

E', quindi, pressante la necessità che siano proprio i più giovani a testimoniare l'interesse e l'impegno per "il buon andamento" dell'amministrazione della Giustizia, essendo inaccettabile la visione (spesso - purtroppo - offerta dai mass-media) di una magistratura disimpegnata, pigra, impreparata, politicamente schierata, l'opposto di ciò che, per qualità tecniche, umane ed ideali, siamo in grado di garantire alla società.

E però si dovrà, di certo, anche chiedersi perché molti giovani non si sentano coinvolti dai dibattiti sull' "associazionismo", ed anzi siano spesso addirittura "sospettosi" al riguardo; se questo apparente disinteresse per l'attività associativa sia frutto di disimpegno (di cui, peraltro, occorrerebbe comprendere le ragioni) o, piuttosto, se la diffidenza non sia da collegare, quanto meno in parte, al modo in cui l'attività associativa viene, purtroppo, talvolta intesa, e cioè non quale strumento per contribuire al dibattito sulla politica giudiziaria e sui problemi della categoria ma quale subdolo mezzo per realizzare aspirazioni carrieristiche.

Il mio è, quindi, un invito, rivolto ai colleghi, a sfruttare questa occasione di confronto offertaci dall'ANM. Mi sembra, al tempo stesso, essenziale che l'iniziativa non si recinti alla sola categoria dei più giovani ma sia in grado di coinvolgere anche i magistrati più esperti, dai quali ci aspettiamo un concreto apporto di idee oltre che di ascolto della voce delle "nuove generazioni".

Siamo entrati in magistratura animati da forti ideali e da ambizioni "alte", che oltre a guidarci nell'esercizio quotidiano delle funzioni, possono essere rinnovati anche simbolicamente, partecipando al convegno di Palermo.

Giuseppe SEPE

G. Trib. Nicosia
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