GIOVANI MAGISTRATI E MANOVRA ECONOMICA : UN PENSIERO PER RIFLETTERE OLTRE LE BANALITA' STRUMENTALI

 

 

Assemblea ANM di Trento

Giovedì 17 giugno 2010

 

I FATTI

  1. L’art. 9 del decreto legge 31 maggio 2010, n. 78 prevede che “Per gli anni 2011, 2012 e 2013 il trattamento economico complessivo dei singoli dipendenti, anche di qualifica dirigenziale, ivi compreso il trattamento accessorio, previsto dai rispettivi ordinamenti delle amministrazioni pubbliche inserite nel conto economico consolidato della pubblica amministrazione, come individuate dall'Istituto nazionale di statistica (ISTAT) ai sensi del comma 3 dell'articolo 1 della legge 31 dicembre 2009, n. 196, non può superare, in ogni caso, il trattamento in godimento nell'anno 2010, fatto salvo quanto previsto dal comma 17, secondo periodo.”
  2. Per i MOT nominati con d.m. 2 ottobre 2009 è prevista l’immissione in funzioni l’8 aprile 2011. Nonostante ciò, per effetto del citato articolo, a costoro verrà comunque corrisposto negli anni 2011, 12, 13, cioè per tre anni, l’attuale retribuzione di magistrati in tirocinio (già uditori). Di fatto non conseguiranno la differenza retributiva rispetto a quanto dovuto al magistrato di prime funzioni, oltre ad una parte dello scatto previsto in seguito alla prima valutazione positiva di professionalità. Si tratta di una perdita economica netta, irrecuperabile, di circa 700 euro netti per mensilità, per un ammontare complessivo che si avvicina ai 30.000 euro netti in tre anni. La perdita economica, oltre che attuale al periodo interessato, è anche futura, considerato che la pensione degli attuali MOT, se ci sarà, verrà calcolata e corrisposta secondo il c.d. metodo contributivo.
  3. Il sacrificio imposto è a dir poco sproporzionato. Si tratta di una perdita che corrisponde al 25% circa della retribuzione dovuta, cui vanno aggiunti gli ulteriori riflessi economici sul piano previdenziale, senza poi considerare le ingenti spese che il magistrato di prime funzioni si trova ad affrontare per l’insediamento nella prima sede di assegnazione, spesso molto lontana dal precedente luogo di abituale residenza.

 

LE CONSIDERAZIONI

  1. Siamo consapevoli delle perdite che la misura impone a tutti i dipendenti pubblici ed in particolare ai magistrati nostri colleghi più anziani. Non vogliamo sminuire l’impatto sulle altre categorie, ma solo denunciare la nostra particolare situazione. E’ indubbio che il sacrificio più rilevante viene imposto a coloro che hanno la retribuzione più bassa: non abbiamo fatto una ricerca analitica e approfondita, ma crediamo di non sbagliare dicendo che probabilmente a nessun altra categoria di dipendenti pubblici è imposta una perdita così ingente.
  2. La nostra reazione non è una rivendicazione salariale. Siamo dipendenti pubblici solamente e strettamente dal punto di vista economico. Nessun vincolo di subordinazione ci lega, e non potrebbe essere altrimenti, poiché uno stato di diritto richiede la presenza di magistrati indipendenti. I magistrati esercitano uno dei poteri fondanti lo Stato voluto dalla Costituzione, non sono pagati per le ore che lavorano, ma per il ruolo che rivestono ed il servizio che rendono, in definitiva: per le funzioni che svolgono. La retribuzione rappresenta dunque un tassello imprescindibile dell’indipendenza della magistratura (ci rendiamo conto che sono affermazioni banali, che dovrebbero essere quanto meno scontate, ma a questo punto ci sentiamo costretti a ribadirle).

Va da sé che la retribuzione dev’essere quanto meno adeguata alle funzioni svolte. E’ di solare evidenza che la retribuzione prevista per il magistrato ordinario in tirocinio non è adeguata per un magistrato che ha preso funzioni.

  1. E’ altrettanto chiaro che non tutti sono colpiti allo stesso modo. Ad esempio, chi ha già preso funzioni prima del 2011 percepirà la relativa retribuzione (perdendo altri futuri scatti), cui presto si affiancherà un nuovo magistrato che svolgerà le stesse funzioni ma con una retribuzione nettamente e significativamente inferiore.

Noi siamo il caso forse più evidente di una manovra che senza dubbio colpisce in maniera indiscriminata e sproporzionata. Non credo che servano molti argomenti per dare l'idea che in questo caso la nuova norma riesce contestualmente a violare due volte l'art. 3 della Costituzione: perché tratta in maniera diversa situazioni uguali, e al tempo stesso tratta in maniera uguale situazioni diverse.

 

 

LE SENSAZIONI

  1. Proviamo un certo senso di svuotamento. Non per il prossimo ammanco economico; non vogliamo esser fraintesi né nasconderci dietro una falsa retorica: il denaro serve per vivere, e la perdita economica netta che il decreto ci impone è un fatto concreto, ha un suo valore che è esattamente determinato. Ciò che lascia basiti è il modo cieco in cui questa manovra colpisce, il fatto stesso che lo strumento usato sia un atto legislativo d’urgenza, emanato nel giro di pochi giorni senza minimamente considerare la particolarità della nostra situazione (come quella di altre). Quasi nullo il dibattito, limitato a sparse voci da parte di alcuni rappresentanti politici, comunque solo successivo, non istituzionale e veicolato da mezzi di comunicazione. Ciò inevitabilmente scuote la sensibilità di chi è abituato a studiare il diritto e crede nel fondante valore sociale del rispetto delle regole. La manovra appare come una scure che si è casualmente abbattuta non solo sulla dimensione più concreta della nostra esistenza, ma anche su quella ideale.
  2. Si affianca un senso di pessimismo. E viene da persone che per loro natura sono ottimiste, lo dimostra la tenacia e la convinzione che ci ha portati ad affrontare e superare il concorso in magistratura. Sia consentito di aggiungere: di averlo superato in questo momento. Al di là delle personali fatiche e peripezie che riguardano ciascuna esperienza umana, ci sia concesso di comunicare un solo dato del nostro concorso: è stato bandito il marzo 2004, siamo stati nominati, quasi 5 anni dopo, il 2 ottobre 2009.
  3. Eppure, nella diversità in cui ciascuno vive la propria professione, rimane il senso di soddisfazione di aver vinto il concorso, la fierezza di aver conseguito il nostro obiettivo e di aver potuto perseguire una vocazione. E questo a ragion veduta. Nelle attività quotidiane che svolgiamo durante il tirocinio abbiamo trovato pieno riscontro della bontà nostra scelta: era proprio quello che volevamo fare. In quest'ultimo periodo, e particolarmente dopo la notizia del contenuto della manovra, è stato immergendoci nei compiti connessi alle funzioni del magistrato che abbiamo trovato tregua e sollievo dalle negatività che si sono manifestate sul piano concreto (cioè la perdita economica) ed emozionale. La nostra denuncia rimane, ma proprio per questo possiamo dire che quando sarà il momento svolgeremo comunque, e con la massima diligenza, le nostre funzioni, anche con la retribuzione di magistrati tirocinanti.

 

 

I magistrati ordinari in tirocinio di Trento,

Benedetto Sieff e Gennaro Ottaviano