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Solidarietà e gratitudine a Mesiano

di Alfonso AMATUCCI

 

 

 

 

 

 

Come Spencer Tracy in "Indovina chi viene a cena", anch'io stasera ho sbottato "che mi prenda un colpo!"  quando ho improvvisamente capito che al collega Mesiano, più ancora che solidarietà, va manifestata gratitudine.

 

Non solo per averci dato l'occasione di cogliere a quali abiezioni si può giungere man mano che degrada il rispetto per le istituzioni, che il privato si fa pubblico ed il pubblico privato.

Dobbiamo essergli grati anche per le seguenti, assai più banali, ragioni:
a) perché è andato a tagliarsi i capelli, e non a tingerseli;
b) perché, essendosi fatto fare anche uno shampoo, magari i capelli sono davvero i suoi;
c) perché, se per avventura non lo erano, non s'è mostrato in pubblico con una bandana dopo il trapianto;
d) perché non aveva messo rialzi nelle scarpe bianche;
e) perché, infine, è uscito per andare dal barbiere e non "a putt..." (chiedo scusa per la licenza, ma bisogna dire proprio così).

Ma ve lo immaginate come lo avrebbero coperto di ridicolo se avesse fatto anche una soltanto di quelle cose? Non che siano tutte disdicevoli, per carità, ma non possiamo negare che un pò di imbarazzo lo avremmo provato. Ci saremmo sentiti tutti, come italiani prim'ancora che come giudici, coinvolti al ribasso in atti che un uomo assurto a notorietà farebbe bene a non compiere, almeno se fa parte di un'istituzione.

Grazie dunque, caro Mesiano, per non aver fatto nulla di quanto sopra mentre a tua insaputa ti riprendevano.

Grazie per la sicurezza che ci dai (e che traiamo dalla compostezza del tuo spontaneo modo di comportarti) sul fatto che non lo farai nemmeno in futuro, quando saprai che le televisioni stanno immortalando ogni tuo atto.

Grazie per il gesto delle corna che allora eviterai.

Grazie anche per il "nascondino" al quale non ricorrerai per sorprendere giocosamente alle spalle il cineoperatore malandrino.

Grazie, ancora, per non esserti pubblicamente doluto di un giornalismo nemico, benché ne avessi ben donde.

Grazie infine per avere, tu sì, salvaguardato la nostra dignità.

 

Alfonso Amatucci

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