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Il carico ragionevole di lavoro


Alla ricerca degli indicatori per la omogenea definizione a livello nazionale del carico esigibile quale prima fase della costruzione di un carico ragionevole quale coefficiente di durata e complessità del procedimento parametrato all’esperienza professionale acquisita dal magistrato,
sempre affinabile e comunque comprensivo di fattori moltiplicatori /demoltiplicatori che tengono conto delle reali condizioni di lavoro del singolo.

di Federico Augusto MAZZA

Quella del carico esigibile è una questione di solitudine esistenziale prima ancora che professionale del singolo collega che si sente drammaticamente solo nel fronteggiare un numero enorme di fascicoli che vuole responsabilmente definire ma è consapevole che per quanto fatichi, comunque e sempre potrà essere ritenuto disciplinarmente responsabile di ritardi ed inadempienze dall’apparato che gli chiederà conto di quel determinato fascicolo - X perché oggettivamente ritardo in quel procedimento c’è - senza considerare le centinaia di quelli ben fatti e definiti. Gli si chiederà conto ex art.5 l. 89/01 (legge Pinto), normativa che senza considerare per niente la concretezza del carico di lavoro del magistrato e, quindi, dei tempi da questi esigibili per la definizione dei procedimenti , ha posto una presunzione di responsabilità per negligenza del magistrato in ogni caso in cui il ritardo dia luogo ad un indennizzo, prevedendosi in via generalizzata la comunicazione del decreto che accolga la domanda di equa riparazione al procuratore generale della Corte dei conti, al dichiarato fine dell’eventuale avvio del procedimento di responsabilità, ed ai titolari dell’azione disciplinare.

E’ il dramma di chi volendo svolgere una prestazione di diligenza avverte di essere ora richiesto di una prestazione impossibile di risultato perchè la deve dare in un tempo ristretto, e per giunta legislativamente dato, e avverte che in ciò è insita una aporia irresolubile : la trasposizione sul piano esistenziale di questa acquisita consapevolezza genera grave inquietudine e perdita di serenità. Solo se ci poniamo sotto questo profilo si riesce a comprendere perché è incessante e pressante ( connotata anche da vene di sincera emotività da parte di taluno e di irresponsabile demagogia da parte di altri) la richiesta / pretesa, avanzata da una quotidianamente crescente ampia porzione dei colleghi, a che l’Autogoverno definisca subito e comunque il carico di lavoro esigibile al singolo e l’Associazione svolga la sua parte di proposta e di pressione .

La fredda attenzione alla giurisprudenza di legittimità e alla normazione primaria e secondaria consente di ricavarne - seppur vi siano state alcune eccezioni allarmanti per tutti noi e devastanti per chi le ha patite - che ancora oggi il magistrato serio e responsabile che lavora nella consapevolezza di quanto comporta la sua funzione non è meccanicisticamente soggetto a conseguenze contabili/disciplinari per omissioni o ritardi. Qui non v’è spazio per una rassegna di giurisprudenza e si invitano i colleghi a riflettere su quella consolidata della Corte regolatrice (tra le tante valgono la lettura integrale le sentenze Sez.1 n.21020 del 27.9.06 Rv.593123; SU n. 17916 del 23.8.07 Rv.598260 e n. 20602 del 1.10.07 Rv 598931).Vero è che l’essere sottoposto a processo è di per sé, a tacer d’altro, una pena ingiusta per l’innocente ma è parimenti vero che la lettura delle sentenze esita che la condanna definitiva colpisce posizioni indifendibili.

V’è dunque spazio nell’affrontare il tema dei carichi esigibili non per una soluzione comunque, apodittica ed affrettata, tesa anche al dotarsi di un illusorio scudo disciplinare, numeri e scudo destinati a sgretolarsi su entrambi i fronti (valutazioni di professionalità / disciplinare) alla prima verifica di idoneità concreta perché frutto di una predeterminazione non adeguatamente argomentata , bensì per pervenire a ragionevole soluzione , dimostrata e ponderata, che può affinarsi/consolidarsi nel tempo. Si tratta di procedere alla acquisizione di un complesso di elementi seri e verificabili dagli Uffici per la definizione del carico medio esigibile di lavoro per riempire il solco tracciato normativamente dalla Circolare 20691/07 del CSM a seguito del dettato della L 111/07 : “congruità del numero di procedimenti e processi definiti per ciascun anno in relazione alle pendenze del ruolo, ai flussi in entrata degli affari ed alla complessità dei procedimenti assegnati e trattati; rispetto degli standard medi di definizione dei procedimenti individuati dalla media statistica della produzione dei magistrati dell’ufficio di cui il magistrato sottoposto a valutazione fa parte ed assegnati a funzioni, sezioni, gruppi di lavoro omogenei a quest’ultimo valutati unitamente ed alla luce della complessiva situazione organizzativa e strutturale degli uffici; qualità degli affari trattati, determinata in ragione del numero delle parti o della complessità delle questione giuridiche affrontate ed infine tempi di trattazione dei procedimenti e dei processi “ .

E’ il momento per ognuno di noi , per la salvaguardia del nostro Autogoverno perché possa esprimere parametri di valutazione adeguati , per la dignità del nostro lavoro quotidiano e del Servizio che molti di noi con vero sacrificio offrono , di collaborare a costruire – da persone informate della propria realtà e di quella nazionale e delle sue poliedriche diversità – i carichi medi esigibili ed i standard medi di definizione dei procedimenti che devono necessariamente essere equivalenti per tutti i magistrati e quindi abbisognano di indicatori e coefficienti diversi per la loro generale ed omogenea individuazione.

Per ben arare il solco tracciato dalla Circolare occorre che la competente Commissione ANM consideri nelle loro relazioni reciproche i dati quantitativi e qualitativi provenienti dai diversi mestieri dei magistrati, ponderando i pesi dei diversi provvedimenti propri di quel mestiere nonché la loro relazione complessiva con il tempo ed arricchendo il dato delle diverse specificità locali latu sensu ( strutture, personale etc). L’indagine va svolta a livello nazionale - badando a non cadere nell’errore dell’adagiarsi esclusivamente su Uffici di eccellenza bensì vanno considerate le diverse tipologie/condizioni di Ufficio - sui dati statistici delle Corti di appello e del Ministero verificandone la loro reciproca corrispondenza e nel contempo va ricercata la collaborazione dei colleghi dei singoli Uffici loro chiedendo di riferire sulla concrete modalità del rilievo statistico dei loro uffici e delle soluzioni adottate, ove ve ne siano, per provvedere alla “pesatura” del loro lavoro e/o se il “tempo” assume una valenza nel succedersi delle assegnazioni .

Si ricevono così preziose informazioni, suggerimenti, critiche, utili specialmente per definire un giusto approccio alla tematica del rapporto qualità/quantità , per non cadere negli equivoci del procedimento falso facile o del falso gravoso . Questo è in concreto uno dei temi più delicati, non sono pochi tra noi coloro che subiscono o si avvantaggiano della non corretta definizione del detto rapporto , anomalia che in realtà denuncia una crisi di credibilità interna del sistema dell’autogoverno nei singoli Uffici, crisi che ci deve vedere impegnati, sulla base di dati oggettivi e con fondato supporto motivazionale illustrativo della sperequazione , per il suo effettivo superamento . Occorre infatti provvedersi di dati disaggregati e di notizie dal territorio per capire la variegata realtà italiana , ponderarla a livello nazionale, così tutti noi fornendo concreto contributo per costruire gli indicatori a livello nazionale . E c’è tempo per gli affinamenti che qui si propongono per lavorare bene giacchè la stessa Circolare 20691/07 citata avverte che “ nella fase di prima applicazione gli indicatori hanno una valenza che ex sé non può essere considerata decisiva”.

E’ da anni che il magistrato serio e responsabile lavoratore auspica di essere valutato su questi parametri dall’Autogoverno: ora che per questo scopo gli strumenti normativi ci sono ed il Consiglio ha di conseguenza approntato le necessarie strutture tecniche sue proprie e di collaborazione con il Ministero, egli esige con forza dall’Associazione intelligente impegno di studio e attività di proposta credibile e resistibile e primariamente da parte della competente nuova Commissione ANM.

Le tematiche della professionalità e quindi il sotto-tema del carico ragionevole di lavoro in funzione di rendere un servizio ai cittadini efficace ed effettivo, anche quale metodo di persuasione della necessità della autonomia ed indipendenza della Magistratura e rafforzamento costante della sua legittimazione, sono connaturate all’esistenza del Movimento per la Giustizia ora Movimento per la Giustizia - Art.3. Ricordo, per quando ci appunteremo una ‘Storia minima’ sul tema, che la prima circolare sulla professionalità, e sono ormai vent’anni, è nota come Circolare Tamburino dal nome del nostro consigliere superiore e che risale al 20.9.00 ad opera dei nostri consiglieri Natoli,Spataro,Parziale la presentazione al Comitato di Presidenza del Consiglio Superiore della richiesta di una apertura di pratica “definizione dei carichi di lavoro e della produttività media esigibile”.

Sul piano associativo, ricordato che come Movimento-Art.3 chiediamo con forza ed insistenza al Ministro mezzi e strutture e specialmente per le sedi disastrate in cui i giovani colleghi svolgono ormai per lunghi anni le loro prime funzioni, che riteniamo incongruo il divieto senza eccezioni della loro assegnazione alle funzioni monocratiche, che con lealtà e fermezza consideriamo il Ministero la nostra controparte; in parte qua - richiamata la relazione Fresa sulla giurisdizione civile approvata dalla Giunta ANM il 14.2.06 (nella quale si legge ‘che da più parti è evidenziato in 400/550 il numero di procedimenti che consentono di ritenere gestibile ed efficiente il ruolo civile’), detto che il Gruppo è presente nella Commissione “Carichi” della ANM - tra le più recenti cose vi invito a leggere sul nostro sito Internet gli Atti del Seminario di Studio del Movimento tenutosi a Bologna il 16.6.07 nonché gli esiti del 19.1.08 dell’Intergruppo “Civile” Movimento per la Giustizia/Art.3 - MD .

L’individuazione del carico medio esigibile e la sua sperimentazione è la prima essenziale acquisizione per mettere in cantiere nel medio termine un progetto di più ampio respiro che prevede la coordinazione attiva tra il semidirettivo ed i magistrati che coordina chiave di volta per affrontare l’unicum di pluralità di interdipendenze organizzazione del concreto Ufficio / carico ragionevole di lavoro del singolo magistrato.

Resta il carico esigibile quale misura dell’obbligo sostenibile che va adempiuto dal singolo , ma si vuole arrivare al carico ragionevole quale best practice ottenibile dalla Sezione /Gruppo di lavoro di Procura : sotto il profilo soggettivo significa lavorare con l’anima (intelligenza,sensibilità,tenacia) per i Valori , dove i Valori oggettivamente sono il servizio consapevolmente fatto efficiente, autonomo ed indipendente, alla Repubblica ed ai suoi scopi costituzionali.

In questo senso molto di quello che proponiamo è in nuce nella figura del semidirettivo come è tratteggiata nell’aggiornamento dato con Delibera 30 aprile 2008 della Circolare 15098 del 93, altro lo si ricava agevolmente dalla Delibera 25.7.07 del CSM programmatica per le tabelle 08/09, altro richiederebbe alcune precisazioni integrative alle Circolari.

Questo unicum di pluralità di interdipendenze vive calato nella concreta realtà quotidiana, vive e lavora nel tempo che non va però qui inteso come concetto astratto bensì dimensione di ore e giorni che scorrono. Il tempo percepito non è fattore di misura della attività lavorativa di quell’unicum bensì è la dimensione in cui si svolge ineluttabilmente ed inesorabilmente quella vita e della quale dimensione quell’unicum è necessitato a tener sempre conto pena l’essere fuori dal tempo, dunque dalla realtà. Le recentissime sentenze 348 e 349 / 07 della Corte Costituzionale sul rapporto CEDU /durata ragionevole dei processi , gli inviti rivoltici dalla Commissione Europea per l’efficacia della Giustizia, per altro percorso e con accentuazioni diverse ma per gli stessi scopi finali descrivono situazione analoga.

Per pervenire al carico ragionevole va perseguita in via partecipata e condivisa nella situazione data - nella responsabilità valutabile professionalmente del semidirettivo (e del dirigente) cui è imputata la corresponsabilità dei fascicoli,corresponsabilità che mantiene sotto il profilo organizzativo ma non giurisdizionale dopo la loro graduale nel tempo assegnazione ai singoli magistrati che coordina - la migliore organizzazione delle risorse di personale amministrativo e strutturali disponibili (poche o tante che siano, qui è indifferente) . Sulla base di questa ottimizzazione (che può costare qualche perdita di comode abitudini o consolidati privilegi), il semidirettivo e i magistrati che coordina sviluppano il piano di lavoro di quel segmento di Ufficio che poi altro non è che il carico ragionevole di lavoro di ogni singolo magistrato all’interno di una situazione temporale sufficientemente dilatata.

L’Agenda del giudice è non più solo il luogo in cui sono appuntate le date dei processi bensì è il documento - che oltre ad accogliere quanto di compatibile proposto dal Gruppo di Studio “Agenda del processo”( alla Ass. Nazionale degli Osservatori sulla giustizia civile del 17 e 18 giugno 2006 a Firenze) - in cui il magistrato deposita le sue notazioni per dar conto alla fine di quel lasso temporale di come ha impiegato quel tempo e perché ne è risultato, ove vi sia, eccesso/difetto rispetto a quell’individuato carico ragionevole ricevuto. Il semidirettivo sulla scorta dei verbali,utilizzabili solo sotto il profilo della conoscenza delle capacità organizzative del singolo nonchè degli statini con inizio/interruzione/fine dell’ora di udienza ha la traccia concreta dello svilupparsi nel tempo dell’attività su quel carico ragionevole ed in spirito di piena collaborazione interviene per agevolare il collega con riequilibri di assegnazioni, stimolarlo con decisione ove il collega gestisca il ruolo con indolenza, raffreddare la tensione ove il collega necessiti di un tempo di recupero fisico/psichico ovvero per studio del caso etc. .

Nessun vulnus alla autonomia ed indipendenza , non si tratta di scelte giurisdizionali ma di organizzazione, di individuare ed abbattere i dissuasori di velocità ragionevole. Si esemplifichi ipotizzando il ripetersi continuo di provvedimenti istruttori di Ufficio: il magistrato che li assume potrà spiegare al semidirettivo e poi ai colleghi le ragioni che li hanno determinati (e su questo le sue ragioni sono insindacabili ma proprio per questo possono essere dibattute tra i colleghi in spirito di collaborazione) ed il semidirettivo potrà ove ciò dipenda da carenze altrui (dunque organizzative) intervenire con chi di competenza sollecitandolo nella sua posizione di garanzia di scioglimento dei dissuasori di velocità ( continuando l’esemplificazione, il presidente di sezione sollecita il procuratore aggiunto ad una più puntuale elencazione della lista testi per evitare di ricorrere da parte del giudice al provvedimento officioso ex art.507 cpp con conseguente rallentamento del procedimento).

E’ ovvio che così come si ha riguardo alla situazione strutturale / ambientale data , si deve aver riguardo alla pregressa esperienza del collega : non è ragionevole quel carico di lavoro che nella stessa sezione sia uguale per chi è esperto della materia ed è da anni in carriera e per chi è più giovane o non esperto.

Questo è solo un accenno del sistema di valorizzazione dei molteplici aspetti positivi e negativi delle situazioni date che è allo studio del Movimento per la Giustizia -Art.3 e che potrà esitare dopo il giusto tempo di approfondimento di analisi e poi di sperimentazione un coefficiente di durata e complessità del procedimento parametrato all’esperienza professionale acquisita dal magistrato, sempre affinabile e comunque comprensivo di fattori moltiplicatori /demoltiplicatori che tengono conto delle reali condizioni di lavoro del singolo.

Sulla base di un ragionato e adeguatamente motivato criterio di onerosità dei procedimenti nella situazione concreta , la Sezione/Gruppo di lavoro di procura provvederà alla calendarizzazione dei processi in diversi circuiti di carico ragionevole di lavoro per abbassare i diversi indici di affollamento delle pendenze/sopravvenienze. L’insieme degli affinamenti degli indici attuato per Distretto e poi per macro aree regionali e di comparazione delle aree metropolitane esiterà infine quel range di parametro idoneo a livello nazionale .

E’ un progetto sfida che si incentra sul ruolo del semidirettivo e che potrà attuarsi se il Consiglio Superiore continua nella sua intrapresa azione della diffusione della cultura della organizzazione e della motivazione alla coordinazione attiva tra i magistrati . Sono più di 200 i semidirettivi di prossima nomina, noi chiediamo che l’Autogoverno - scelga quei colleghi che illustrano questa cultura così come gli esiti in parte qua siano il discrimine per la loro o meno conferma tra quattro anni.

Si confida che per la sua ragionevolezza il nostro progetto di medio termine che si innesta sul carico medio esigibile - che permane quale obbligo - per portarlo ad essere carico ragionevole, qui appena abbozzato trovi interesse e condivisione nella Magistratura associata; ogni contributo di studio e critica è utile e lo chiediamo nella dichiarata disponibilità di costruire insieme per successivi affinamenti sulla base del massimo delle evidenze osservabili del fenomeno.

In altri termini l’ambizioso obbiettivo di oggi è innervare con elementi della prospettiva del carico ragionevole la definizione del carico medio esigibile che come tale è concetto che pone in rilievo più l’aspetto difensivo (del singolo dal disciplinare e ma anche dell’Autogoverno nei confronti del Paese e delle altre Istituzioni come capacità di ottenerlo da tutti i magistrati ) per passare poi nel medio termine al carico ragionevole che è concetto propositivo , attivo , che evoca il lavorare bene, meglio e di più, e con soddisfazione : sotto il profilo soggettivo è lavorare con l’anima (intelligenza,sensibilità,tenacia,pazienza in coordinamento consapevole ) per i Valori , id est lavorare sotto il profilo oggettivo con le risorse umane e materiali ottimizzate per il servizio efficiente,autonomo ed indipendente,alla Repubblica ed ai suoi scopi costituzionali.

Per questo il Movimento per la Giustizia -Art.3 non condivide le proposte che considerano di individuare un carico di lavoro esigibile esclusivamente quale baluardo a tutela del singolo quasi che potesse ipotizzarsi il poter dire “io faccio il mio numero di fascicoli e non mi interessa di quanto accade intorno a me, nel mio segmento di Ufficio, nel mio Ufficio”, (si pensi,esemplificando riguardo alle Procure quale formidabile assist si lancerebbe ai sostenitori della azione penale discrezionale e dei criteri di indirizzo sulla attività della Procure stesse), giacchè tra le molte opzioni di vita è per nostra scelta - e ben sapendo a quali doveri le funzioni ci avrebbero chiamati - che abbiamo scelto di diventare magistrati ordinari della Repubblica.

Federico-Augusto Mazza
Componente del Direttivo del Movimento per la Giustizia-Art.3
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