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\"\"Professionalità dei magistrati
Dr. Claudio GITTARDI
Sostituto Procuratore DDA Procura della Repubblica
presso il Tribunale Ordinario di Milano


Sul tema della professionalità e delle conseguenti verifiche scontiamo come magistratura e come ANM dei ritardi culturali e progettuali che hanno profondamente inciso sulle risposte date dal nostro autogoverno.
Le condizioni per la costruzione di una figura di un magistrato dotato del necessario bagaglio professionale sono naturalmente complesse e trovano radici che affondano in terreni anche distanti , dalla formazione universitaria, ai meccanismi di preparazione e specializzazione professionale post universitaria , alla selezione concorsuale ed alla formazione iniziale nel corso del tirocinio.
CONGRESSO NAZIONALE ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI
ROMA- 6-8 GIUGNO 2008

SESSIONE PROFESSIONALITA’

INTERVENTO PROGRAMMATO:

Dr. Claudio GITTARDI Sostituto Procuratore DDA Procura della Repubblica presso il Tribunale Ordinario di Milano




Sul tema della professionalità e delle conseguenti verifiche scontiamo come magistratura e come ANM dei ritardi culturali e progettuali che hanno profondamente inciso sulle risposte date dal nostro autogoverno.
Le condizioni per la costruzione di una figura di un magistrato dotato del necessario bagaglio professionale sono naturalmente complesse e trovano radici che affondano in terreni anche distanti , dalla formazione universitaria, ai meccanismi di preparazione e specializzazione professionale post universitaria , alla selezione concorsuale ed alla formazione iniziale nel corso del tirocinio.
Ma è evidente che solo un sistema coerente di criteri di valutazione è idoneo a stimare e valorizzare merito ed attitudini ed a garantire la costante adeguatezza alle funzioni esercitate e, da ultimo, la creazione di dirigenti in grado di affrontare compiti organizzativi sempre più complessi e delicati.
Un tema profondamente sentito ed affermato dal Movimento per la Giustizia- Art.3 sin dalla sua nascita ed in molte occasioni riformulato con forza anche a costo di suscitare in alcuni reazioni di insofferenza : e questo non perché si volesse apparire unici interpreti di tale esigenza ma perchè il Movimento per la Giustizia ha sempre colto la centralità di questo tema , strettamente connesso al tema della efficienza, e che costituiva il nodo centrale da affrontare al nostro interno per affermare in modo serio e credibile, di fronte ai nostri interlocutori, le ragioni dell’autogoverno.
Il sistema nel corso degli anni ha elaborato valutazioni di professionalità in molti casi inidonee a rappresentare i profili professionali magistrato in particolare allorquando doveva esserne valutata l’attitudine per incarichi direttivi e semidirettivi.
Non si è riusciti in molte occasioni a caratterizzare a fronte di professionalità positive il livello e le peculiarità delle stesse , elemento necessario in vista di valutazioni per specifiche funzioni e incarichi ; inoltre il sistema non è stato in grado di evidenziare e segnalare aspetti critici nel bagaglio tecnico professionale sia per carenze e lacunosità intrinseche sia per atteggiamenti di inerzia o di malinteso spirito corporativo di chi era impegnato nella redazione di rapporti informativi e pareri .

Non essere riusciti ad investire nel corso degli anni tutte le energie di impegno autoriformatore sul tema della professionalità è costato all’ANM non tanto la riforma dell’ordinamento giudiziario, una riforma che sarebbe comunque arrivata e che poteva essere, come tutti sappiamo, ben più devastante, ma l’entrata in vigore di una riforma che ci ha visti in definitiva quali soggetti passivi e non come protagonisti culturali.

Tale ritardo è costato indirettamente all’ANM anche in termini di disaffezione verso la politica associativa: con una ANM per un verso tacciata di degenerazione correntizia , per altro verso accusata di non essere riuscita ad orientare in concreto le scelte riformatrici dopo avere dato per molti anni l’ illusione che in fondo, quanto alla statuto soggettivo e funzionale dei Magistrati, tutto potesse rimanere come prima.

Il tema della professionalità è un tema ineludibile in quanto una delle precondizioni dell’efficacia ed efficienza del lavoro giudiziario.
Sperimentiamo tutti i giorni sulla nostra pelle come su questi ultimi aspetti dell’azione giudiziaria incidano pesantemente anche fattori esogeni collegati alle scelte di politica normativa sostanziale e processuale ed alla previsione ed allocazione delle risorse .
Ma è altrettanto vero che carenze di professionalità non segnalate dal sistema o semplicemente professionalità non valorizzate nelle funzioni più idonee hanno ricadute necessarie sull’efficienza dell’attività giudiziaria.
E’ un tema ineludibile a fronte del ruolo centrale e garantito assegnato alla Magistratura di affermazione e tutela di interessi costituzionalmente protetti e delle tensioni che si accumulano inevitabilmente sulla sua azione per le ricadute sui diritti di libertà, nell’attuazione e tutela delle liberta civili ed economiche, della sicurezza, dell’ordine pubblico.
Il nodo della valutazione e del concreto soddisfacimento di adeguati standard di professionalità ordinaria e direttiva rimane dunque in agenda e con accenti di sempre maggiore urgenza ed indifferibilità: costituisce , se possibile oggi più di ieri, un aspetto essenziale per la credibilità della magistratura e dell’ANM e deve essere pertanto affrontato senza ritardi e con decisione nel quadro normativo del nuovo ordinamento giudiziario.
E’ un tema centrale per un autogoverno responsabile e coerente con la trama costituzionale disegnata dagli articoli 101 e ss della Costituzione : e solo facendosi carico pienamente dello stesso si possono evitare nuovi interventi che erodano concretamente anche se in modo indiretto gli ambiti dell’autogoverno spostando definitivamente all’esterno parte dei meccanismi di valutazione e delle decisioni sui riflessi disciplinari delle carenze di professionalità.

Nel quadro dell’attuale sistema normativo all’interno dei punti di riferimento offerti dal Dlg 160/2006 e dalla legge 111/2007 e dalla normativa secondaria rappresentata dalle circolari e risoluzioni del CSM (circolare 8 ottobre 2007 sulla valutazione di professionalità, risoluzione 21 novembre 2007 in materia di incarichi direttivi, risoluzione 10 aprile 2008 di individuazione degli indicatori oggettivi di attitudine direttiva , la recentissima circolare 30 aprile 2008 in materia di incarichi semidirettivi) i fronti di intervento immediato e strettamente collegati tra loro sulla professionalità sono sia di natura tecnico- operativo che culturale.

Su piano tecnico- operativo i meccanismi e le linee di intervento in materia di valutazioni di professionalità trovano la sede privilegiata nell’azione di costante impulso da parte dei Consigli giudiziari quali organi di autogoverno decentrato.

Voglio ricordare, quanto alla possibilità concreta di margini per interventi virtuosi dell’autogoverno locale , l’ esperienza degli anni passati del Consiglio giudiziario di Milano che già anteriormente alla riforma dell’ordinamento consentiva di pervenire a buoni risultati in tema di aderenza delle valutazioni ai profili reali del magistrato.

In tema di valutazione dei profili professionali, privilegiando i poteri di ampia cognizione dell’organo consiliare, si faceva ricorso in alcuni casi ad integrazioni del materiale istruttorio attraverso audizioni ovvero acquisizioni di ulteriori atti e provvedimenti ogniqualvolta il contenuto del fascicolo non consentisse di pervenire ad una esaustiva valutazione delle caratteristiche tecnico professionali del Magistrato. Si sollecitavano i Magistrati del distretto, anche con esplicita previsione regolamentare, ad utilizzare lo strumento dell’ autorelazione .
Si prevedeva a da ultimo l’introduzione in sede regolamentare di una disciplina dei casi di integrazione istruttoria in sede di formulazione dei pareri prevedendo che tale integrazione potesse venire richiesta dal consigliere relatore del parere ovvero da un determinato numero di componenti.
Con particolare riferimento ai pareri per il conferimento di incarichi direttivi e semidirettivi a magistrati già investiti di responsabilità organizzative si prevedeva con apposito deliberato del Consiglio Giudiziario , recepito anche in sede regolamentare, che i dirigenti degli uffici dovessero inviare, unitamente alla relazione informativa, quali elementi integrativi al fine di valutare la sussistenza in concreto di specifiche idoneità organizzative del richiedente l’incarico direttivo e semidirettivo, gli stralci delle relazioni ispettive ed il materiale statistico comparativo sull’attività della sezione o comunque dell’ufficio di provenienza del magistrato al fine di valutare in modo compiuto l’ attività dello stesso nello svolgimento di eventuali pregressi incarichi dirigenziali.


E’ assolutamente necessario che Consigli giudiziari, ancor più dopo la riforma che ne accentua i caratteri di organi di autogoverno decentrato , utilizzando gli strumenti in molti casi efficaci offerti dalla normazione secondaria diventino i motori di un processo di “buona prassi” in questa materia offrendo al CSM valutazioni di professionalità complete ed affidabili.

Due sono sostanzialmente le linee di intervento sul punto :

1. accentuazione dell’intervento integrativo e dei poteri istruttori discrezionali dei Consigli giudiziari nella progressione ordinaria e nei pareri per incarichi direttivi e semidirettivi.

In particolare quanto ai pareri per incarichi direttivi e semidirettivi la maggiore discrezionalità nelle valutazioni dei Consigli in conseguenza del temperamento del requisito di anzianità ( che permane in realtà come quid pluris rispetto a mero criterio di legittimazione quale indice di positivo esercizio delle funzioni utilizzabile in sede comparativa con attribuzione di punteggio aggiuntivo) impone un’ attività istruttoria completa per pervenire a decisioni corrette ed adeguatamente sorrette sul piano della motivazione.

E’ indiscutibile che nella complessiva attività di valutazione della professionalità siano da recuperare a tutti i livelli forza innovativa e coraggio, in sede di previsione regolamentare e soprattutto nelle prassi operative, per arricchire il materiale a disposizione per le valutazioni.
E questo ogni qualvolta i rapporti informativi , al di là delle puntuali indicazioni richieste dal CSM nelle circolari e risoluzioni e della previsione di modelli analitici standardizzati per le valutazioni di professionalità, risultino carenti o generici sul piano del reale apporto conoscitivo al fine di qualificare in modo puntuale la professionalità del magistrato e per dare un contenuto effettivo, negli incarichi direttivi, alle valutazioni sui parametri del merito e della attitudine direttiva generica e specifica.
Allo stesso modo quando i rapporti informativi risultano in contrasto con altri fonti di conoscenza nella disponibilità dei Consigli giudiziari

In questo processo appare fondamentale l’affermazione del principio di non tipicità delle fonti conoscitive che comporta un ampio spazio di autonomia per i Consigli giudiziari in relazione alle situazioni concrete che si pongono all’esame nel processo di valutazione nel rispetto dei principi di contraddittorio in caso di istruttoria complessa.

Siamo tutti ben consapevoli della delicatezza della materia e del contributo di responsabile partecipazione all’autogoverno che viene richiesto in tal modo non solo a chi svolge compiti istituzionali ma ai dirigenti ed ai singoli magistrati. Mi pare peraltro un passaggio in molti casi obbligato.

Non è tanto un problema di quantità delle informazioni dal momento che a volte una massa generica ed indifferenziata di dati è inutile e comporta attività dispendiose sul piano del tempo di raccolta dei dati e delle risorse umane e materiali coinvolte.
Il nodo centrale è il contenuto mirato sul piano “qualitativo” e la selezione e valutazione da parte dei Consigli giudiziari sulla affidabilità delle fonti “ordinarie” che costituisce il presupposto per l’eventuale attività integrativa..
In questa prospettiva occorre valorizzare sul punto il patrimonio conoscitivo nuovo offerto(in forma tipizzata o non tipizzata) dall’articolo 11 della legge di riforma dell’ordinamento.
Penso in particolare all’apporto per le progressioni in carriera rappresentato dalle segnalazioni dei consigli dell’ordine: materia certamente delicatissima ma che ritengo debba essere adeguatamente valorizzata dal nostro autogoverno grazie al contenuto non equivoco della norma primaria se adeguatamente vissuto con senso di corresponsabilità istituzionale da parte dei Consigli dell’Ordine.
In primo luogo perché la segnalazione ha comunque per oggetto elementi specifici in negativo e non può essere interpretata o come previsione di un parere aggiuntivo sulla professionalità da parte dell’Avvocatura, lettura che sarebbe in contrasto con la stessa legge di riforma dei Consigli giudiziari oltre che con l’impianto costituzionale.
In secondo luogo in quanto le segnalazioni devono necessariamente passare attraverso il filtro del dirigente dell’ufficio (oltre che essere naturalmente valutate Consiglio Giudiziario e del CSM) che è tenuto a verificarne la fondatezza o l’ eventuale strumentalità così traducendosi il meccanismo, in entrambi i casi, in un incremento dei dati conoscitivi sui profili professionali.
Si pensi anche ai contributi conoscitivi acquisibili dai magistrati dello stesso ufficio e di altri uffici : ad esempio alla utilità di indicazioni provenienti dal corrispondente ufficio di Procura e che potrebbero essere utilizzate anche attraverso il consueto filtro del rapporto informativo del dirigente di un ufficio giudicante per valutare le modalità di conduzioni dei dibattimenti da parte di un presidente di collegio o alle stesse audizioni dell’interessato.

Nel regolamento approvato in questi giorni dal Consiglio Giudiziario di Milano si prevede ad esempio quanto ai pareri:

Il Consiglio Giudiziario, ai fini della formulazione dei pareri per la progressione in carriera e per il conferimento degli incarichi direttivi e semidirettivi, ove non vi abbia già provveduto, invita il magistrato interessato a produrre una autorelazione con eventuali provvedimenti.
Alla prima seduta utile il Consiglio designa il relatore; il relatore deposita una bozza del parere entro novanta giorni dall’assegnazione almeno quattro giorni prima della riunione del Consiglio Giudiziario.
I pareri vengono redatti con criteri di uniformità, seguendo gli schemi predisposti dal CSM.
II Consiglio restituisce al dirigente dell’ufficio il rapporto informativo dallo stesso redatto qualora sia carente o incompleto.
II Consiglio Giudiziario può disporre l\'acquisizione di ulteriori atti e documenti ovvero le audizioni ritenute utili ai fini della valutazione.
I componenti del Consiglio Giudiziario a conoscenza di circostanze rilevanti ai fini della valutazione, che non siano emerse nel rapporto del dirigente dell\'ufficio o già risultanti dal fascicolo, ne danno tempestivamente notizia al Consiglio Giudiziario per i conseguenti approfondimenti istruttori.
Nei casi previsti ai commi 5 e 6 il Consiglio Giudiziario dà immediata comunicazione degli approfondimenti istruttori disposti al magistrato interessato il quale può presentare memorie e chiedere l\'audizione.
Il Parere non viene redatto nei casi in cui l’istanza sia manifestamente inammissibile.

Ma una ricaduta indiretta sul piano della valutazioni , in particolare di coloro che abbiano già svolto funzioni direttive o semidirettive possono derivare da una seria attività dei Consigli giudiziari in materia di vigilanza sull’andamento degli uffici giudiziari del distretto. Ricordo che sul punto il nuovo regolamento del CG di Milano ha previsto:

Il Consiglio Giudiziario esercita la vigilanza su tutti gli uffici giudiziari del distretto. A tal fine:
acquisisce, anche d’iniziativa, e valuta tutte le informazioni riguardanti l’organizzazione ed il funzionamento degli uffici, anche attinenti al concreto utilizzo delle risorse umane e materiali;
Segnala al Capo dell’Ufficio le disfunzioni di cui sia venuto a conoscenza con riferimento a fatti che hanno incidenza sull’andamento dell’ufficio e agli obbiettivi indicati nelle relazioni accompagnatorie del progetto tabellare;
comunica al Ministro della giustizia, al CSM e ad ogni altro organo competente, nell’ambito delle diverse attribuzioni, ogni fatto rilevante emergente dal concreto esercizio delle funzioni di vigilanza.
Il Consiglio Giudiziario può avvalersi di ogni informazione desunta:
dalle statistiche comparate e dalle relazioni annuali che i dirigenti degli uffici dovranno inviare ogni anno ai Consigli giudiziari;
dai dati e dalle relazioni che periodicamente, almeno una volta all\'anno, ovvero a richiesta del Consiglio, la Commissione permanente per l\'analisi del flussi e delle pendenze trasmette al Consiglio;
dalle relazioni trasmesse dal Comitato per le pari opportunità;
dai verbali delle riunioni trimestrali previste dall\'art. 15 d.lgs. n. 273/89;
dai verbali delle riunioni previste dall\'art. 47 quater O.G.;
dalle segnalazioni provenienti dai Consigli dell\'Ordine degli avvocati;
dalle segnalazioni provenienti da ciascun componente del Consiglio;
da ogni altra fonte di conoscenza, compresi gli esposti pervenuti purché non anonimi.
Ogni componente del Consiglio ha facoltà di esaminare il contenuto dell\'esposto e i risultati dell’attività istruttoria.
Ove non occorra alcuna iniziativa istruttoria, né provvedere ad alcuna segnalazione, il Consiglio delibera l’archiviazione del procedimento. In caso contrario, dispone un approfondimento istruttorio mediante gli stessi relatori ovvero con altra modalità ritenuta opportuna; in qualsiasi momento, provvede alle segnalazioni di competenza. Il Consiglio può richiedere informazioni scritte ovvero disporre l\'audizione dei dirigenti degli uffici giudiziari, di magistrati, di personale amministrativo, di rappresentanti dei consigli dell\'ordine degli avvocati e di altre persone informate sui fatti. L’acquisizione delle relazioni, la richiesta di atti e la convocazione di persone informate sui fatti deve essere espressamente disposta o autorizzata dal Consiglio, senza porsi in contrasto con l’esigenza della segretezza delle indagini preliminari e con le altre ipotesi di segreto tutelate dalla legge.
Su richiesta del Consiglio, la Commissione flussi ed il comitato P.O., nell’ambito delle rispettive competenze, acquisiscono dagli uffici i dati e le informazioni necessarie all’espletamento della funzione di vigilanza.
Quando ritenuto necessario, il Consiglio organizza incontri con i magistrati degli uffici giudicanti e requirenti del distretto, al fine di raccogliere informazioni sull\'andamento degli Uffici. Il Consiglio, o una sua delegazione, può anche riunirsi presso gli uffici giudiziari del distretto. Analoghi incontri possono essere organizzati con i componenti dei Consigli dell\'Ordine e con il personale amministrativo o loro rappresentanze.

2. Il secondo intervento riguarda l’integrazione ed arricchimento dei dati sui flussi di lavoro degli uffici.

Un dato statistico completo e raffinato svolge una funzione centrale in primo luogo e principalmente in materia tabellare e di organizzazione degli uffici consentendo a Consigli giudiziarie a CSM di prospettare ai dirigenti degli uffici modifiche “ mirate” degli assetti organizzativi in tema di criteri di ripartizione degli affari, di dimensionamento delle sezioni e di distribuzione dei magistrati.
La maggiore ricchezza delle informazioni sul lavoro e le strutture complessive dei singoli uffici, ancora una volta convogliato presso i Consiglio giudiziari e le rispettive Commissioni flussi, appare peraltro utile anche per fotografare con elevato grado di precisione sul piano quantitativo e qualitativo l’apporto dei singoli magistrati oltre che dei dirigenti degli uffici in relazione alle condizioni oggettive di lavoro e quindi può rappresentare un utile supporto anche in materia di valutazioni di professionalità.

E’ evidente peraltro che per ottenere risultati credibili si devono elaborare a livello nazionale schemi di rilevamento statistico dei flussi e delle pendenze dei procedimenti penali e civili dei vari uffici giudiziari dei vari distretti provvedendo alla raccolta di una notevole mole di dati maggiormente “raffinati” sull’andamento dei procedimenti introitati ed esauriti che consentano di rilevare con analiticità e precisione nei singoli settori e per le varie tipologie di procedimenti il reale andamento dell’attività giudiziaria.
Per ottenere dati in modo continuo ed affidabile gli stessi devono essere facilmente registrabili e ricavabili in via informatica per tutti i settori di lavoro con modalità di raccolta ed estrazione comuni sul piano nazionale.
Questo impone uno richiesta di sforzo organizzativo ed informatico che dobbiamo richiedere al Ministero /CSM : qui lo sforzo informatico se fatto seriamente è notevole e costoso ma va detto che il ritardo accumulato è insostenibile per le sue ricadute sul piano organizzativo.
Si parla di ricerca di standard medi di definizione dei procedimenti ed ovviamente ciò presuppone completezza ed affidabilità in partenza del dato statistico e quindi l’acquisibilità di dati complessi necessariamente mediante sistemi e procedure informatiche standardizzate ed affidabili ( sui flussi dei procedimenti, ma anche sulle risorse di personale giudiziario amministrativo, sulle risorse materiali ,sul peso e sulla qualità degli affari giudiziari, altro elemento essenziale ma di ardua estrazione)

I Consigli giudiziari devono dunque assumere pienamente il ruolo centrale di organi promotori di autogoverno a livello locale che partecipano e collaborano all’assetto ed all’organizzazione degli uffici fornendo al CSM un contributo decisivo nelle selezioni delle “professionalità”.

Ma questo non basta.

Sul piano culturale appare infatti centrale la costruzione ed affermazione da parte dell’ANM di una reale “etica della professionalità” come altra faccia del ruolo costituzionale della Magistratura.

Siamo infatti consapevoli che i meccanismi di emersione della professionalità richiedono per pervenire a risultati affidabili una presa di coscienza culturale da parte della Magistratura che deve perfezionare, a tutti i livelli di competenza nel sistema di valutazione della professionalità, il cammino di responsabilità nell’autogoverno diffuso .

Si possono elaborare a livello di normazione primaria e secondaria parametri e indici segnalatori del merito e delle attitudini sempre più analitici e raffinati, costruire modelli di pareri rigidi e puntuali, prevedere rilevanti trasfusioni di dati e provvedimenti nel circuito della valutazione ma, a parte ogni altra considerazione sui “costi” di tale sistema tutto questo può condurre a risultati modesti se non si traduce in atteggiamenti coerenti in sede di concreto autogoverno.

Come sempre le regole hanno efficacia se camminano con le nostre azioni altrimenti rimangono a formare uno scenario di cartapesta , fragile e illusorio.

Come vedete in entrambi gli interventi l’ANM può e deve svolgere una funzione essenziale, lontana da corporativismi e derive correntizie.
E’ chiamata a far crescere la cultura dell’autogoverno diffuso in chi viene valutato e in chi contribuisce alla valutazione di altri magistrati e deve partecipare alle istituzioni che tali professionalità sono chiamate alla fine a valutare.

Una funzione non antitetica a condizione che la magistratura associata tenga sempre ben presenti i fondamenti costituzionali della sua autonomia ed indipendenza e dell’autogoverno.

ANM e politica associativa non devono fare un passo indietro.
Direi all’opposto: la buona politica associativa se ha realmente a cuore il destino della magistratura deve fare un passo avanti e diventare protagonista di tale processo.


Roma, 7 giugno 2008


Dr. Claudio GITTARDI
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