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Il senso dello Stato, il bene dell’indipendenza della Magistratura.

di Carlo Citterio

Vi sono momenti e circostanze, come questa preoccupante vicenda del contrasto tra le procure di Salerno e Catanzaro, in cui la prima, assoluta esigenza è il senso dello Stato da parte di tutti i possibili protagonisti. Altrimenti, tutti i valori ‘astratti’, tutte le ricostruzioni costituzionali, tutte le parole simboliche divengono nulla, ed anzi inchiodano ogni inadeguatezza ed ogni carenza.

Vi sono momenti e circostanze, come questa preoccupante vicenda del contrasto tra le procure di Salerno e Catanzaro, in cui la prima, assoluta esigenza è il senso dello Stato da parte di tutti i possibili protagonisti. Altrimenti, tutti i valori ‘astratti’, tutte le ricostruzioni costituzionali, tutte le parole simboliche divengono nulla, ed anzi inchiodano ogni inadeguatezza ed ogni carenza.

Nessuna forma istituzionale, nelle sue articolazioni, è infatti credibile se perde l’autorevolezza. Senza credibilità ed autorevolezza anche il valore che giustifica l’esistenza di quella forma istituzionale – nonostante sia valore ‘vero’ – rischia gravemente di essere travolto agevolmente da chi non lo tollera perché quel valore limita il proprio interesse. Non stupisce quindi l’immediato rilancio della grande riforma costituzionale sulle forme ordinamentali della giustizia, da parte di autorevoli esponenti politici, dopo che il progetto pareva accantonato.

Solo l’esercizio responsabile e consapevole della funzione giudiziaria consente la salvaguardia del bene costituzionale dell’indipendenza della Magistratura.

Per questo, prima esigenza assolutamente indefettibile è la costante rigorosa applicazione delle norme di legge ed il rispetto del sistema procedurale, in ogni azione giudiziaria, specialmente in quelle che, anche a prescindere dalla volontà dei singoli magistrati, coinvolgono valori ed interessi di rilevanza pubblica ed istituzionale. Soprattutto in tali contesti nessuno scostamento dalle regole, consapevole o superficiale che sia, può essere mai giustificato, perché determina comunque la perdita di autorevolezza ed inquina il valore ed il senso costituzionale dell’indipendenza, non privilegio di potere, quale che sia, per i singoli ma strumento finalizzato ad una giurisdizione uguale per tutti, efficace, secondo le regole, ed in tempi ragionevoli.

Solo il rispetto assoluto delle forme procedurali - che sono sostanza di garanzia della correttezza dell’azione - consente infatti di collegare l’agire di ogni magistrato alla soggezione alla legge, che l’art. 101.2 della Costituzione indica come unica fonte e unico limite per l’indipendenza del magistrato, così consentendo di resistere ad ogni possibile strumentalizzazione quando l’azione giudiziaria tocchi interessi ‘forti’, e di concretizzare invece anche in tali casi i principi di obbligatorietà dell’esercizio dell’azione penale, di uguaglianza davanti alla legge e di indipendenza del giudice. Senza immunità ed esenzioni per alcuno.

Il pubblicizzato sequestro degli atti di un’indagine senza porsi il problema di realizzare di fatto, con la forza, lo spossessamento di una competenza ex lege, e il ‘controsequestro’ immediato - quando esiste la possibilità di ricorrere ad acquisizione anche coattiva di copie, e prontamente al tribunale del riesame - non possono non determinare preoccupato sconcerto.

Ogni scostamento dell’esercizio dell’azione giudiziaria dal lineare modello legale determina la lacerazione del sistema. L’intervento del Capo dello Stato – opportunamente chiarito nei suoi esatti contenuti di acquisizione di informazioni nel rispetto delle prerogative costituzionali del CSM – e la critica politica del Ministro della giustizia sulla presunta implosione della magistratura costituiscono, pur nella loro diversità, i segni dell’assoluta indispensabilità di un esercizio sempre responsabile e professionale dell’attività giudiziaria.

E’ quello che da sempre perseguono i tantissimi magistrati italiani che quotidianamente e con sacrificio lavorano in coerenza con le ragioni dell’indipendenza che la Costituzione assegna a ciascuno di loro.

5.12.2008
CARLO CITTERIO

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