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- Ricordo di Rosario A. Livatino – Vincenzo Livatino, padre di Rosario, incontrando il Papa disse: "la mafia uccidendo mio figlio ha reciso un fiore, ma la primavera arriverà lo stesso.” Nuova pagina 2




Ricorre in questi giorni il decimo anniversario della barbara uccisione di Rosario Livatino ed dopo tanti anni è certamente ancora utile a ricordarlo pubblicamente a quanti non hanno avuto la fortuna di conoscerlo ed ai tanti che lo hanno, troppo presto, dimenticato.
Il 21 settembre 1990, alle porte di Agrigento Rosario Livatino, un Giudice come tanti – inerme, senza scorta, quasi sconosciuto ai non addetti ai lavori – veniva assassinato e di colpo investito da una notorietà che in vita aveva sempre – ostinatamente - allontanato da sé.Rosario Livatino da Sostituto Procuratore della Repubblica non rilasciava interviste, non passava veline, non lasciava filtrare nulla sulle inchieste che conduceva ed aveva mantenuto ferma questa sua “anomalia” anche dopo il trasferimento in Tribunale.Si limitava a lavorare con impegno, bravura e correttezza, in silenzio e con assoluta discrezione, un vero gentiluomo, colto, garbato e imparziale.
E’ così che mi piace ricordarlo, sottolineandone la profonda umanità, la disponibilità verso i colleghi più giovani, l’intelligenza della conversazione e la totale onestà.Sarebbe inutile e retorico richiamare i suoi meriti, il suo impegno nel lavoro, l’efficacia delle sue inchieste, l’eleganza, la completezza e la precisione delle sue requisitorie e delle sue sentenze.Anche nell’A.N.I.D.A. (Associazione Nazionale di informatica per il Diritto e L’Amministratore) – ove per un breve periodo abbiamo avuto modo di collaborare – Rosario aveva dato prova di intuire, con genialità e prima degli altri, l’evolversi della realtà cogliendo appieno le straordinarie potenzialità dell’uso del computer nelle investigazioni e più in generale nell’intera attività giurisdizionale.Ancora oggi – a dieci anni dal suo martirio – il miglior modo per ricordare la sua figura di Uomo e di Magistrato mi sembra quello di ribadire che, sopra ogni altra cosa, egli fu Giudice, solamente e semplicemente Giudice, ma nel significato più alto del termine, sia da giudicante che, soprattutto, da requirente, senza mai prendere le parti dell’accusa per l’accusa (e molti di noi sanno quanto ciò sia difficile).E, forse, anche per questo un commando di barbari assassini la mattina del 21 settembre 1990, lo braccò, lo ferì, lo inseguì lungo una scarpata e gli sparò in bocca un ultimo colpo di pistola subito dopo che Rosario – con una limpidezza ed una ingenuità di cui solo un uomo certo di aver fatto soltanto il proprio dovere può in quei frangenti essere capace – con stupore aveva chiesto ai suoi carnefici “… ma cosa vi ho fatto? …”.
Per capire chi era Rosario Livatino basta richiamare un episodio cui ho avuto la fortuna di assistere:
un giorno, P.M. d’udienza, dopo aver chiesto la condanna di un imputato, ascoltando l’arringa del difensore si convinse della bontà delle tesi giuridiche esposte e, senza tentennamenti, in sede di replica, ritirò la richiesta e chiese l’assoluzione dell’imputato.Questo è lo straordinario servizio che Rosario Livatino ha reso alla sua terra ed all’intero Paese esercitando la Giurisdizione con impegno, obiettività e serenità di Giudizio, senza esibizionismi né tesi preconcette.Una lezione attuale per tutti coloro che continuano in questo Paese ad esercitare il “mestiere” di Giudice - sia con funzioni requirenti che giudicanti – per riaffermare la legalità, contrastare la criminalità mafiosa, la corruzione nella pubblica amministrazione e la criminalità economico-finanziaria, molto spesso interconnesse tra loro.Per questi Giudici, troppo spesso aggrediti da polemiche violente e gratuite, vale l’esempio di Rosario Livatino nella speranza che all’impegno di lavorare in silenzio da parte dei Magistrati corrisponda maggiore rispetto per la verità ed una più pacata ragionevolezza nell’affrontare la “Questione Giustizia”, da tutti opportunamente ritenuta di centrale importanza nel più vasto quadro delle riforme istituzionali.La nostra democrazia ha bisogno di formare ed utilizzare Giudici preparati, impegnati e indipendenti proprio come Rosario Livatino, per garantire il controllo di legalità nel nostro Paese e per far questo non servono le conferenze stampa, i proclami guerreschi, le aggressioni personali, lo scontro istituzionale, ma un confronto sereno e costruttivo tra tutte le componenti della società civile.
Se questo avverrà sarà possibile liberare la Sicilia (e l’intero Paese) dal giogo mafioso e dell’illegalità diffusa in cui da troppo tempo si trova intrappolata, senza che per questo Magistrati, appartenenti alle Forze dell’Ordine ed inermi cittadini siano costretti a rischiare ogni giorno la propria vita.Se questo avverrà Rosario Livatino – e con lui tutte le altre vittime degli omicidi e delle stragi di mafia – non sarà morto invano.Luigi Birritteri

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