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Leggi (e "vergogne") da cancellare

di Armando SPATARO

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Ho trovato particolarmente stimolante l’intervento di Nando Dalla Chiesa (L’Unità , 8 luglio) su ciò che dovrà fare un futuro governo di centrosinistra delle leggi varate dall’attuale maggioranza. Secondo Dalla Chiesa, non è immaginabile un sistema politico in cui ogni nuova maggioranza si proponga innanzitutto di cancellare le leggi fatte da quella precedente: ciò destabilizzerebbe la credibilità delle istituzioni ed i contenuti della vita sociale, nonchè la stessa possibilità , per i cittadini, di programmare strategie di vita ed investimenti di risorse. Meglio, dunque, in relazione a “gran parte della produzione normativa�, intervenire sapientemente, elaborando nuovi indirizzi sociali ed economici che tengano conto del bisogno di stabilità che pure la società esprime. Inutile dire che sono stato stimolato ad intervenire dall’esempio – a mio avviso infelice – che Dalla Chiesa usa a sostegno della sua tesi: “perfino la Cirami potrebbe – con pochi interventi - essere rovesciata di segno..e la legge della vergogna sarebbe già un’altra cosa�. Come giurista, non condivido quest’ultima affermazione e come cittadino vorrei sommessamente dire la mia sul tema generale evocato da Dalla Chiesa, il cui limpido impegno politico non ha certo bisogno di essere da me ricordato. Il suo discorso mi pare da un lato condivisibile perché scontato (chi potrebbe ragionevolmente, in condizioni normali, sostenere che ad ogni cambio di maggioranza debbano essere azzerate tutte le leggi varati dalla precedente?), dall’altro pericolosamente sbilanciato in direzione di una logica tutta politica, che privilegia, cioè, le comprensibili necessità di gestione del sistema connesse ad ogni fase di alternanza della guida politica del paese. Senonchè, le peculiarità del sistema italiano non vi rendono oggi praticabili prassi diffuse in altri paesi – europei e non – in cui l’alternarsi al governo dell’uno o dell’altro schieramento politico è fisiologico : neppure negli Stati Uniti, dove i poteri del Presidente-premier sono notoriamente estesissimi, si è mai pensato di attenuare, come da noi, il peso dei controlli bilanciati e reciproci che sono l’essenza di ogni sistema democratico o di minare la credibilità delle istituzioni che li esercitano; in quei sistemi, infatti, il passaggio delle consegne avviene normalmente senza traumi e nessuna forza politica ha mai preannunciato che, in caso di vittoria, “non farà prigionieri�. E’ comprensibile, dunque, che, secondo logiche politiche altrove praticate, si possa pensare innanzitutto ad assicurare continuità ad un sistema sociale ed al corpo delle leggi che lo regolano, ma lo è meno in Italia dove, per il futuro sviluppo del paese, è necessario innanzitutto ricostruire una scala di valori condivisa, anche a costo di determinare discontinuità parziale o assoluta rispetto al passato (cioè, l’attuale presente). Centrale diventa, così, per chiunque intenda proporsi come futura forza di governo, l’elaborazione di una leggibile scala di valori e di precise priorità di intervento da proporre agli elettori, anche a costo di scontentarne una parte: perché non è vero che ogni privata progettualità deve essere premiata! Non può essere rassicurato, ad esempio, chi ha investito sulla speculazione edilizia, o sul susseguirsi dei condoni, o sulla possibilità di accaparrarsi posizioni di monopolio, di negarsi alla solidarietà , di licenziare più facilmente, di lucrare sulla sanità e sull’istruzione e – perché non dirlo ancora una volta ? – di sottrarsi, in un modo o nell’altro, alla giustizia. So che Dalla Chiesa non solo condivide questi principi, ma ne è stato anche fiero propugnatore in tempi impopolari ed è per questo che mi permetto di dire, tornando alla giustizia che è poi il mio campo, che non abbiamo affatto bisogno di una ciramina, così come non abbiamo bisogno di forme attenuate di immunità delle alte cariche o di una riforma dell’ordinamento giudiziario un po’ più soft di quell’accozzaglia di norme incostituzionali votate in Senato qualche settimana fa. Come cittadini, più che come magistrati, abbiamo bisogno, piuttosto, che quanti in questi anni si sono lodevolmente opposti alle leggi ad personam, alle leggi-vergogna ed a tutte quelle che, in ogni campo, non rispondono agli interessi generali dei cittadini ci dicano – semplicemente e chiaramente – che quelle leggi intendono raderle al suolo.

12.7.04

Armando Spataro

Segretario del Movimento per la Giustizia


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