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L'ufficio per il processo tra l'ottimizzazione delle risorse disponibili e le riforme strutturali possibili.
Intervento di Mario Fresa

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MAGISTRATURA DEMOCRATICA - MOVIMENTO PER LA GIUSTIZIA



UN PROGETTO MODERNO PER LA GIUSTIZIA CIVILE:
ORGANIZZARE L'UFFICIO PER IL GIUSTO PROCESSO
Alghero 29 ottobre 2004



L'ufficio per il processo tra l'ottimizzazione delle
risorse disponibili e le riforme strutturali possibili.
Intervento di Mario Fresa


Gli interventi di chi mi ha preceduto hanno già fatto decollare la nostra moderna astronave verso gli spazi siderali della Giustizia all'alba del terzo millennio. L'obiettivo del viaggio intrapreso è quello, entusiasmante ed ambizioso, di raggiungere nel più breve tempo possibile un Pianeta-Giustizia non ancora scoperto, un Pianeta dove la Giustizia sia finalmente moderna ed efficiente, giusta e soddisfacente.

L'idea di intraprendere questo viaggio risale ormai a circa due anni fa, quando alcuni magistrati civilisti di Magistratura Democratica e del Movimento per la Giustizia, coordinati da Gianfranco Gilardi e Pasquale D'Ascola - all'indomani delle elezioni del C.S.M. e per rendere concreta quella alleanza che aveva dato notevoli frutti in relazione alla attuale composizione consiliare - decisero di costituire un gruppo di lavoro che studiasse in una nuova prospettiva i problemi della Giustizia civile, soprattutto con riferimento al tema della lentezza dei processi e dei rimedi necessari per restituire capacità di funzionamento al sistema giudiziario.
L'approccio dato nell'affrontare le varie tematiche ha dato luogo, come si è visto, ad una vera e propria rivoluzione copernicana. La novità di impostazione si è sin dall'inizio palesata con il proposito - riscontrato anche tra avvocati, amministrativi, scienziati dell'organizzazione - di non mettere al centro della discussione solo le riforme del processo, convinti come siamo che, se al buon funzionamento della giustizia giovano anche modifiche della disciplina processuale, altre sono le urgenze del sistema giudiziario italiano.
Prima ancora che sul terreno delle riforme processuali, dunque, il recupero di funzionalità del processo deve essere perseguito sul piano organizzativo, denunciando ritardi e inadempienze dell'esecutivo in tutto ciò che riguarda le risorse, i mezzi e gli strumenti indispensabili per il buon funzionamento della giustizia, ma anche portando avanti una linea rivendicativa capace di manifestarsi, all'interno della magistratura, come pretesa di esercizio responsabile ed effettivo delle funzioni dell'autogoverno.

Abbiamo avuto da subito la convinzione che, su questa strada, molti ci avrebbero seguito. Sicché, proprio perché non interessati a logiche correntizie e perché crediamo all'utilità di porre idee nuove al servizio della collettività , abbiamo ritenuto necessario esportare il metodo di lavoro, sia all'interno dell'Associazione Nazionale Magistrati, sia all'esterno, estendendo la partecipazione ai diversi operatori del diritto.
Così, nell'ottica di un rovesciamento di metodo nella lettura della realtà giudiziaria, si è costituito un nuovo gruppo civile dell'ANM, che ha allestito a Roma, nel dicembre 2003, un Convegno dal titolo "Processo e organizzazione", dove i diversi aspetti dell'efficienza e del miglioramento dell'autogoverno, della denuncia delle disfunzioni e della difesa dell'indipendenza, sono stati collegati come elementi essenziali, onde assicurare una giustizia più funzionale ai cittadini.

In seguito, mentre il gruppo civile dell'ANM ha curato soprattutto gli aspetti relativi alle prassi virtuose, con la redazione del noto "libro bianco" e lo stretto collegamento con i vari Osservatori della Giustizia sparsi sul territorio ed operanti al fine di giungere a veri e propri Protocolli di udienza, il gruppo MD-Movimento ha elaborato una nuova visione culturale attinente l'organizzazione del processo e ne è testimonianza questa prima sessione del Convegno dedicata, appunto, all'ufficio per il processo, sorretto dai tre "pilastri" delle risorse interne (magistrati, dirigenti, funzionari e personale amministrativo), delle risorse esterne (GOT ed altre figure di possibili ausiliari del giudice) e delle risorse informatiche, quali il processo telematico civile.
Sia sul fronte dell'ANM che su quello interno, MD-Movimento, si è operato un "cambio di ritmo", ove il punto di partenza è immaginare ciò che possiamo fare con l'esistente, con un diverso ruolo del giudice civile, degli amministrativi e degli avvocati. Bisogna credere, tutti, che si può fare di più, anche con l'attuale situazione organizzativa e strutturale; certo, chiedendo al Ministro un maggiore impegno per l'attuazione del dettato di cui all'art. 110 della Costituzione, e chiedendo al Governo un maggiore stanziamento di fondi da destinare alla Giustizia nei capitoli del Bilancio.

Per questo obiettivo, oggi più che mai è una necessità costituire un tavolo di lavoro comune al quale partecipino tutte le categorie e gli operatori interessati. "Insieme" siamo più credibili, in quanto se tutti chiediamo le stesse cose, nessuna categoria potrà più essere additata, a torto o a ragione, come "corporativa".
Il recente Congresso di Napoli è stato "straordinario" anche per questo aspetto.
La segreteria dell'ANM ha registrato oltre 700 partecipanti. Tra essi non solo molti magistrati provenienti da ogni parte d'Italia, ma anche tanti avvocati ed operatori del diritto, sindacalisti, confindustria, gente comune, tutti insieme a denunciare i rischi di una controriforma ordinamentale di dubbia costituzionalità (come evidenziato, soprattutto, dalle relazioni di Leopoldo Elia ed Andrea Proto Pisani), punitiva non solo per la magistratura ma per i cittadini e per chiunque abbia a cuore la Giustizia ed il principio di uguaglianza dinanzi alla legge. Tutti insieme a denunziare la scarsa attenzione ai temi del buon funzionamento ed ai problemi reali della Giustizia.
Rafforzare il diritto non è questione solo dei magistrati, ma è questione di tutti.
Bisogna coinvolgere tutti e dobbiamo essere coinvolti tutti.

Nel settore della Giustizia civile, dobbiamo essere coscienti che il buon funzionamento del singolo processo non basta se lo studio delle cause non viene abbinato con lo studio dei problemi organizzativi più generali, relativi ai rapporti con l'utenza, i difensori e l'intero ufficio nelle sue articolazioni amministrative. Così, la prospettiva passa dalla professionalità del singolo giudice all'efficienza dell'intero ufficio giudiziario, ove è decisiva la funzione del magistrato dirigente, garante del processo produttivo dell'intera "macchina giudiziaria" di cui è a capo, ma è parimenti decisiva l'opera dei dirigenti amministrativi e degli avvocati.
Anche in considerazione dei tempi ristretti, per parte mia, mi limito ad evidenziare ciò che dovrebbero fare i magistrati che dirigono gli uffici o le sezioni, lasciando ai successivi interventi di avvocati e dirigenti amministrativi il compito di indicare una traccia in relazione ai necessari contributi dei difensori e del personale amministrativo per l'organizzazione di un processo civile rapido e giusto.

Ed allora:
Quanto ai presidenti di sezione, essi non solo devono collaborare col capo dell'ufficio per il funzionamento complessivo di quest'ultimo, ma devono controllare l'attività dei propri giudici e della propria cancelleria, stimolando il confronto fra i magistrati, utile ad evitare i contrasti giurisprudenziali inconsapevoli e limitare quelli consapevoli e adempiendo ai compiti assegnati dall'art. 47 quater ord. giud., strumento non ancora pienamente utilizzato.

Quanto al capo dell'ufficio, egli deve assolvere a delicati compiti: 1) proporre riunioni periodiche con i presidenti di sezione sulle questioni tabellari, sulle questioni organizzative, sulla definizione delle cause più risalenti, sui flussi degli affari, sui rapporti con le sezioni distaccate, sugli orientamenti giurisprudenziali contrastanti; 2) verificare la produttività dei singoli magistrati e delle singole sezioni; 3) monitorare il funzionamento dei servizi di cancelleria.
Ma, soprattutto, il capo ufficio deve redigere i progetti tabellari, le norme generali di funzionamento dell'ufficio, e ciò in ossequio ai criteri dettati in via generale dal CSM. Nel far questo egli dovrebbe far salvi in genere:
- l'esigenza di semispecializzazione delle sezioni,
- il ricorso a programmi informatizzati di assegnazione automatica dei processi,
- l'efficace utilizzo dei GOT in funzione sostitutiva dei magistrati assenti o impediti, ma anche destinandoli a particolari cause di minore difficoltà , come recentemente indicato in una circolare del CSM.
Le tabelle devono essere un momento programmatico e progettuale di ciò che l'ufficio giudiziario può esprimere e garantire in termini di tempi di accesso e capacità di risposta alla domanda di giustizia che proviene da un certo bacino di utenza.
Naturalmente, una programmazione tabellare che risponda a questi requisiti ha necessità di uffici statistici credibili ed efficienti.

Il problema della "misurazione" della giustizia in termini nuovi ed efficaci è oggi oggetto di estrema attenzione istituzionale e viene affrontato da una Commissione mista CSM-Ministero nel tentativo di giungere ad una corretta conoscenza dei dati di flusso degli uffici giudiziari e di rilevare in maniera obiettiva i dati stessi attraverso una serie di c.d. indicatori relazionali.
Il CSM ha infatti bisogno di dati affidabili, non solo per valutare i singoli magistrati, ma anche per valutare le necessità organizzative degli uffici e per rendere questi, per quanto possibile, efficienti. Ugualmente, il Ministero deve conoscere le esigenze reali degli uffici dopo averle adeguatamente comparate, onde soccorrere meglio di quanto abbia sinora fatto con un adeguato provvigionamento di mezzi e risorse.
E' stato detto che, come dal "cruscotto" di un'automobile dipende la capacità di rilevarne il buon funzionamento, così dalla rilevazione statistica derivante dall'incrocio dei dati di flusso (relativi al processo ed ai sui singoli momenti procedurali) e dei dati strutturali (gli organici) dipende il buon funzionamento della macchina giudiziaria.
Per questo il futuristico strumento di rilevazione-dati che la Commissione mista sta cercando di realizzare è stato definito, dall'impresa che vi collabora, "il cruscotto".

E' evidente che "il cruscotto" sarà il frutto della moderna tecnologia informatica, ma è anche evidente che questa sofisticata tecnologia potrà dare risultati apprezzabili solo se sarà preceduta da una accorta e precisa immissione dei dati rilevanti e da una giusta scelta e combinazione dei dati stessi, perché - come ha detto Jean Paul Jean, magistrato francese intervenuto al recente Convegno del 14 e 15 ottobre sul tema, presso la Corte di Cassazione - "si può comparare il comparabile, ma ciò che non è comparabile non lo si deve comparare".
Di qui l'estrema importanza di adeguate sinergie tra aspetti tecnologici-informatici ed aspetti gestionali-organizzativi.
Di qui la necessità della diffusione della cultura informatica all'interno degli uffici giudiziari, tra gli operatori amministrativi ma anche fra gli stessi giudici, che devono essere capaci di gestire le incredibili utilità che possono derivare dall'uso di questi strumenti per attività di ricerca e di diffusione dei dati, tenuto conto che il processo telematico civile è alle porte e che il suo scopo é quello di allontanare da giudici e cancellerie adempimenti di routine, recuperando tempi per studio, preparazione, decisione dei casi.
Come dice il prof. Zan, il processo telematico non può essere solo la tecnica per semplificare le comunicazioni tra i soggetti del processo, ma deve rappresentare un sistema sinergico cancellerie-magistrato, che consenta di realizzare in unico contesto obiettivi diversi.

Questo sistema sinergico si sta tentando di realizzare, oggi, presso la Corte di Cassazione, grazie soprattutto all'opera del nuovo Primo Presidente Aggiunto, Vincenzo Carbone e del Direttore dell'Ufficio Sistemi Informativi della Corte stessa, Franco Fiandanese, noto alla città di Alghero. Ma grazie anche ad una nuova cultura informatica-organizzativa che si sta diffondendo tra magistrati, dirigenti e personale amministrativo.
Così, pur tra enormi difficoltà , derivanti soprattutto dai sensibili tagli di spesa effettuati negli ultimi anni, ed in anticipo rispetto all'avvento del processo telematico, si sta procedendo all'informatizzazione di "pezzi" della procedura civile, quali ad esempio l'iscrizione della causa a ruolo, la verbalizzazione delle udienze, la pubblicazione delle sentenze, e si sta procedendo anche alla necessaria riqualificazione professionale del personale amministrativo, che deve essere pronto ad occuparsi efficacemente delle nuove incombenze. Inoltre, grazie ad una rinnovata collaborazione con il competente ufficio degli ufficiali giudiziari, si è giunti ad una razionalizzazione nelle attività connesse alle notificazioni, tale da limitare il numero di rinvii processuali dovuti alla mancata prova della avvenuta notifica.
Questo complesso di attività ha già prodotto una velocizzazione dei tempi processuali di circa otto mesi in media, e ciò avrà benefiche ripercussioni al fine di limitare quanto più possibile le condanne dell'Italia a Strasburgo. Rispetto al 2003, anno in cui sono state pubblicate circa 17.000 sentenze civili, si è giunti nel mese di ottobre 2004 a circa 20.000 sentenze pubblicate e si prevede che, per fine anno, si raggiungerà il tetto record di 23.000 sentenze.

Proprio oggi, alla presenza del Ministro e dei Capi di Corte, presso l'Aula Magna del Palazzo di Giustizia si è presentato ed inaugurato, in collaborazione con la Cassa Forense, il nuovo sito web (www.cortedicassazione.it), con accesso diretto tramite internet. L'accesso pubblico (pur regolamentato da apposite password), oltre a fornire direttamente le informazioni istituzionali, oggi consente all'avvocatura di tutta Italia di accedere in modalità sicura ai dati di cancelleria, sia civile che penale, per acquisire informazioni in merito allo stato dei giudizi. E' ora possibile, dunque, per gli avvocati la consultazione dei propri ricorsi e processi pendenti e di ogni dato processuale attinente, sì da sgravare le cancellerie dalle attività di servizio al pubblico, recuperandole per altre e più delicate attività .
Per altro verso, viene a perfezionarsi la c.d. "consolle" del giudice, che può utilizzare con l'accesso al sito tutti i suoi strumenti di lavoro, dai software applicativi che gli facilitano la redazione dei provvedimenti ai programmi di "information retrieval" che rendono possibili le ricerche giurisprudenziali, ai testi integrali di tutte le sentenze della Corte.
Parte delle sentenze della Corte sono da oggi visionabili nel nuovo sito anche dal c.d. utente della strada, con il rilancio e potenziamento del Servizio Novità , opera di un pool di magistrati del Massimario della Corte, i quali, avvalendosi di una valida struttura amministrativa di supporto, curano la pubblicazione in tempo reale delle più significative sentenze della Cassazione.

In questo rinnovato quadro di azione, ben si comprende come non più di ufficio del giudice deve parlarsi, ma di ufficio per il processo. Il problema non è quello di "supportare" il giudice in vista di uno sgravio del suo lavoro, quanto quello di "supportare" la giurisdizione, aiutandolo, appunto, a rendere il processo più funzionale ed in sintonia con il precetto costituzionale del vigente art. 111.
Ed allora, la prospettiva non deve essere solo quella di affidargli personale più o meno stabile alle sue dirette dipendenze, ma quella di porgli intorno una serie di figure professionali che con lui interagiscano, ciascuna nella sua autonomia funzionale, in vista di un risultato comune. In tal modo - è stato detto - viene ad essere superata la logica degli steccati professionali che si è fin qui espressa con disegni di legge "ad personam": tutte le figure professionali coinvolte nella gestione del processo vengono a partecipare con pari dignità all'organizzazione dell'attività giudiziaria.

Se così è, ben si comprende come la risposta che il legislatore sta cercando di dare al problema è fuorviante, parziale e non adeguata.
Mi riferisco alle norme relative alla "Istituzione in via sperimentale dell'ufficio del giudice", che erano collocate nell'art. 9 del disegno di legge C4636, concernente la riforma dell'Ordinamento Giudiziario, e che ora sono state stralciate a seguito dei rilievi effettuati dalla Commissione Bilancio della Camera.
Secondo questo progetto, la nuova figura dell'ausiliario del giudice, verrebbe posta sotto la diretta responsabilità del magistrato cui sarebbe assegnato e in rapporto fiduciario con il medesimo e sarebbe destinata:
1) a svolgere attività di ricerca della dottrina e dei precedenti giurisprudenziali;
2) ad assistere il magistrato nell'organizzarne l'attività in vista dell'udienza e nel coordinamento degli adempimenti istruttori, con facoltà di presenziare all'udienza ed esaminare gli atti;
3) a collaborare all'espletamento degli adempimenti che incombono al giudice dopo la pronuncia della sentenza;
4) a collaborare col giudice, svolgendo le attività da questi richieste, per alleviarlo da tutti gli incombenti che non riguardino lo stretto esercizio della funzione giurisdizionale;
L'organico degli ausiliari del giudice verrebbe stabilito in 2.250 unità e l'assegnazione degli ausiliari sarebbe distribuita tra uffici giudiziari in proporzione all'organico dei magistrati di ciascun distretto e tra i magistrati del distretto solo a coloro che ne facessero espressa richiesta, sulla base delle determinazioni del presidente della corte d'appello, sentito il consiglio giudiziario;
L'incarico di ausiliario del giudice avrebbe durata biennale e sarebbe rinnovabile per una sola volta.
Gli ausiliari del giudice (stipendiati con 1.032 euro netti mensili) sarebbero scelti fra coloro che hanno conseguito, con votazione non inferiore a 108/110, la laurea specialistica per la classe delle scienze giuridiche.
Il finanziamento avverrebbe con l'istituzione di una imposta del tre per cento della massa attiva risultante dalle procedure concorsuali chiuse nell'anno.

Si delinea così una figura ibrida, a metà strada tra il ricercatore universitario ed il segretario personale, proposta peraltro solo in via sperimentale, con assunzione a tempo determinato.
Il limitato numero degli assunti previsto non permetterebbe una copertura dei fabbisogni legati alla sola magistratura civile.
Per la modalità di selezione e la temporaneità del rapporto, il vincolo di segretezza sugli atti conosciuti nell'esercizio della attività sarebbe scarsa garanzia per tutelarsi rispetto alla possibilità di introdurre soggetti non sempre affidabili.
La figura verrebbe sottratta all'ordinario inquadramento del personale, determinando potenziali elementi di conflittualità interna all'ufficio giudiziario.

Per queste ragioni, la Giunta dell'ANM - pur conscia della necessità che il giudice civile venga "supportato" nel suo lavoro da una struttura organizzativa composta di uomini e mezzi adeguati - non aveva ritenuto di pronunciarsi positivamente in relazione alla figura dell'ausiliario così delineata. Tanto più che i sindacati del comparto Giustizia, con i quali si era affrontato più volte il problema, si erano opposti recisamente, paventando che attraverso disposizioni di tal genere, successivamente, si potesse procedere surrettiziamente ad un reclutamento straordinario di personale amministrativo destinato ad assumere posizione privilegiata.
D'altra parte, i profili professionali dell'assistente di studio e dell'assistente d'udienza sono già stati previsti dalla contrattazione collettiva, per cui sul punto l'ANM non intende chiedere riforme normative, ma affiancarsi ai sindacati nella richiesta di attuazione dell'accordo di contrattazione collettiva già stipulato, attraverso la piena copertura degli organici del personale amministrativo (manca infatti allo stato circa il 25% del personale amministrativo previsto complessivamente in organico) ed attraverso un effettivo completamento della riqualificazione del personale del comparto Giustizia, che renderà inutili le c.d. "esternalizzazioni", che non hanno mai abbattuto i costi e sono state spesso all'origine di ritardi e disfunzioni.
Le stesse funzioni previste dallo stralciato art. 9 potrebbero essere espletate da personale qualificato e interno al comparto Giustizia, previa copertura degli organici, con notevole risparmio per le casse dello Stato e migliori prospettive di effettivo funzionamento del sistema.

Tuttora presenti nel testo di disegno di legge delega sono invece altre norme riguardanti profili organizzativi e gestionali che tentano di risolvere, in maniera non condivisibile, problemi derivanti da eventuali carenze dirigenziali.
Per un verso, è grave la previsione, di dubbia legittimità costituzionale, contenuta nell'art. 2 del testo ora all'esame del Senato, che attribuisce al Ministro poteri di intervento: a) in caso di mancata predisposizione da parte del dirigente amministrativo e giudiziario del programma dell'attività da svolgersi nel corso dell'anno, b) in caso di contrasto; c) in caso di "mancata adozione di modifiche divenute indispensabili per la funzionalità dell'ufficio giudiziario".
Per altro verso, è singolare la figura (pure contenuta nell'art. 2) del manager di Corte di Appello presso le Corti di Roma, Napoli, Milano, e Palermo "con compiti di gestione e controllo delle risorse umane, finanziarie e strumentali relative ai servizi tecnico-amministrativi degli uffici giudicanti e requirenti presenti nell'ambito del distretto". Figura che non si identifica né col Presidente della Corte, né col Dirigente della Cancelleria della Corte stessa.
Il manager è nominato dal Ministro e pianifica l'utilizzo delle risorse in base alla valutazione relativa al carico giudiziario esistente, alla prevedibile evoluzione di esso ed alle esigenze di carattere sociale nel rapporto tra i cittadini e la giustizia. Per lo svolgimento dei suoi compiti si avvale di una struttura autonoma, composta da 11 unità estranee all'Amministrazione.
E' in sostanza la salomonica soluzione all'annosa querelle sulla doppia dirigenza: la competenza a gestire l'organizzazione degli aspetti strumentali della giurisdizione è attribuita ad un terzo protagonista. I magistrati si occuperanno solo di giurisdizione. Dipenderà da questo manager nei Distretti più importanti del Paese, stabilire quale settore della giurisdizione meriti maggiore attenzione e maggiori risorse in base alle sue valutazioni non solo tecniche sui flussi degli affari, ma anche di politica giudiziaria su ciò che è più rilevante "nel rapporto tra i cittadini e la giustizia". Se si pensa poi che di queste sue scelte non può che rispondere a chi lo ha nominato, cioè al Ministro, si comprende la rivoluzione che questo intervento comporta.
Preoccupante, poi, per come è stata strutturata la norma, pure di dubbia costituzionalità , è la previsione, contenuta nel successivo art. 11, dei cosiddetti uffici del monitoraggio dell'esito dei procedimenti, in tutte le fasi o gradi del giudizio, i quali sono preposti a "verificare l'eventuale sussistenza di rilevanti livelli di infondatezza giudiziariamente accertata della pretesa punitiva manifestata con l'esercizio dell'azione penale o con i mezzi di impugnazione ovvero di annullamento di sentenze per carenze o distorsioni di motivazioni ovvero di altre situazioni inequivocabilmente rivelatrici di carenze professionali". Qui ogni commento è superfluo.

L'esame di queste norme consente di affermare che l'effetto conseguente al varo della legge delega sarebbe davvero paradossale: una legge sbandierata come la panacea di tutti i mali della Giustizia e come una riforma tesa a ridare efficienza al sistema giustizia, non solo non migliora neanche un po' la qualità della giurisdizione, né accelera i tempi di gestione dei processi, ma, anche nelle poche norme che riguardano la struttura e l'organizzazione degli uffici giudiziari e non lo status dei magistrati, viene ad invadere prerogative proprie, a seconda dei casi, dei magistrati stessi o dei dirigenti, dei funzionari e del personale amministrativo, influenzando indirettamente ed indebitamente la giurisdizione.

L'analisi comparativistica delle strutture che assistono il giudice nel suo lavoro potrebbe essere utile, anche al nostro Legislatore, per giungere a soluzioni più soddisfacenti. Questo tema, interessantissimo, è stato affrontato dal collega Marcello Marinari, consigliere della Corte d'Appello di Milano, che, impossibilitato a partecipare al nostro incontro, ci ha fornito, unitamente al collega tedesco Ruegge, un pregevole scritto che consegno agli atti del Convegno.

Con questa e con altre iniziative che seguiranno dobbiamo far sì che il nostro impegno non si riduca ad un grido di dolore o ad un "de profundis" della Giustizia. Alla denunzia delle inadempienze Ministeriali o degli "abbagli" del Legislatore, dobbiamo affiancare un serio progetto propositivo, ove le fondamenta ben possono essere rappresentate dalla relazione di sintesi del lavoro svolto dal gruppo MD-Movimento, ed i muri portanti dai mattoni che tutti voi potrete apportare con un contributo di idee che nasce non da astratte elucubrazioni, ma dalla concreta, quotidiana esperienza maturata in anni di frequentazione di aule giudiziarie.
Perché a quel nuovo Pianeta-Giustizia, di cui parlavo all'inizio dell'intervento, voglio giungerci non da solo, stremato e disperso, magari adattandomi al nuovo clima per poter sopravvivere, ma insieme a voi, per cambiarne ove necessario anche le condizioni atmosferiche, e poter convivere con rinnovato entusiasmo nella sicura difesa dei valori fondanti della nostra democrazia e del nostro Paese.


Mario Fresa
Massimario della Corte di Cassazione

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