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Nuova pagina 1

Verona:solidarietà solidarietà solidarietà : e poi?
di Nino CONDORELLI
Segretario Movimento per la Giustizia

Nuova pagina 1

Alcuni giorni fa (vedi @ dell'8.2.2005,"solidarietà a Cristina Sarli"), avevo tra l'altro scritto alla lista :

"Per chi abbia perso la notizia, il Corriere della sera di Domenica scorsa,
ed. locale, annunziava a titoli cubitali per Domenica prossima (13
febbraio): "Guerra alla sentenza sui militanti condannati per
razzismo.Corteo con Calderoli , Borghezio e Speroni...tutta la cavalleria
schierata....". E il consigliere regionale Tosi - uno dei condannati -
testualmente presentava l'ennesima manifestazione di massa contro Papalia in
questi termini " in effetti a me ha dato più fastidio la sentenza di
Sannite, il presidente del collegio, che Papalia. Ma è lui che è più
conosciuto dalla collettività ...Il problema non è solo di Verona,. E' di una
buona parte della magistratura e di alcune leggi come la Mancino che
andrebbero eliminate". Il Ministro della Giustizia in carica ha
ripetutamente e sempre più esplicitamente approvato e incoraggiato queste
posizioni e le relative manifestazioni di piazza "per la eliminazione della
suddetta buona parte" ( e magari della vigente legge antirazzista), ed ora,
dopo una notte insonne, con incontestabile coerenza comunica al popolo "che
lo ha eletto", che "il magistrato deve emettere le sentenze secondo il
sentire comune del popolo" ( "sentire comune" che - il passo è breve ed
inevitabile - solo i "rappresentanti eletti,come lui, dal popolo", potranno
stabilire).
Quali sono e quali saranno, nell'immediato futuro, le devastanti conseguenze
di simili comportamenti e dichiarazioni?

Cominciamo a riflettere sulle sentenze, le ordinanze, le impugnazioni che
ogni giorno redigiamo e/o leggiamo, e a interrogarci sui possibili risultati
anche solo linguistici o meramente lessicali della sistematica e invereconda
campagna di intimidazione in atto, che mira ancora una volta, non certo a
piegare i singoli colleghi aggrediti come Papalia (sulla cui sostanziale
"vulnerabilità " penso che nemmeno il Ministro e i suoi sodali si facciano
soverchie illusioni), ma a diffondere un generale e sconcertato disagio, e
quindi i presupposti per un effettivo e diffuso, silente e come tale ben più
pericoloso, condizionamento.

Fino a poco tempo fa tutto questo è passato attraverso il tentativo di
isolare i vertici dell'ANM, indicati come sparuta minoranza di "magistrati
rossi" rappresentanti solo di se stessi. Fallito questo tentativo di fronte
all'evidente e straordinaria prova di compattezza degli scioperi, si passa
ad una strategia più rozza ed aggressiva contro chiunque, nella
magistratura, si trovi ad operare scelte non gradite, non importa se
necessitate e/o imposte da norme e da loro legittime interpretazioni. Quante
Forleo, quante Sarli saranno ancora pubblicamente aggredite perchè ciascun
magistrato avverta il peso dell'isolamento e il pericolo sempre incombente
di essere additato come corpo estraneo, "dai rappresentanti del popolo" al
"popolo sovrano"?
Chiediamocelo, sconfiggendo l'angoscia ma non rifiutando di confrontarci con
questa spiacevole realtà e con i gravissimi pericoli che ne discendono.

nino condorelli"

Puntualmente, ed ancora una volta, il rito si è consumato: con forme sempre più esplicite e violente si è celebrato il linciaggio della giustizia mimando (ma fino a quando solo mimando?) quello fisico dei magistrati.

I rappresentanti della maggioranza più miti e formalmente "aperti al dialogo" parlano di "episodio di cattivo gusto" (o, al più ,di "atto stravagante", Gargani sul Corriere) e, bontà loro, esprimono "solidarietà al procuratore di Verona"(Vietti su repubblica di oggi).

Chiederei a questo punto ai nostri amici linguisti che pure ci fanno l'onore di frequentare questa lista di dirci quale reale messaggio si esprima o possa ancora oggi continuare ad esprimersi attraverso la parola "solidarietà ", se essa è ancora un "significante" e quale sia il suo reale significato, nei vari contesti culturali e nei relativi codici utilizzati dai loro comunicatori.

Da parte nostra comunque dobbiamo prendere atto che questa è l'ennesima prova che "la solidarietà " - se ancora significa qualcosa, e per coloro per i quali ancora significa qualcosa - non può a questo punto certamente bastare, e rischia di diventare una sorta di "contro rito consolatorio" , quasi una stereotipa e scenograficamente necessaria appendice delle disgustose esaltazioni di piazza del "buon senso popolare".

Quello che è certo è il puntuale, ossessivo ripetersi dei "serial" propagandistici mirati - nello scoperto disegno dei loro autori, pronti ad interpetrare, a seconda delle necessità , i contrapposti ruoli di "falchi" e "colombe" - a fiaccare e, infine, a piegare, la capacità della generalità dei magistrati di rimanere fedeli ai principi costituzionali.

Se così è, come credo, allora bisogna capire che il tempo si sta consumando, e che non ne rimane molto perché intervenga una necessaria ed immediata, forte, risposta attiva, e non già di mera attestazione di solidarietà , da parte di tutti coloro - cittadini e uomini politici, ma anche avvocati, operatori della giustizia, esponenti della cultura e della storiografia, non solo giuridica - che in questo Paese possono e debbono bloccare il tentativo in atto di ricondurre i giudici sotto il giogo del "sentimento popolare".
Nessuno - all'interno di ciascuna istituzione di garanzia e, all'esterno di queste, nell'ambito del proprio ruolo politico-sociale - in questo momento può sottrarsi alle sue responsabilità , che sono immense, e che coinvolgono i diritti inalienabili di ciascuno di noi e, anche, di ciascuno di coloro che oggi sciaguratamente plaudono agli attacchi contro i magistrati.

La magistratura associata, pur riaffermando la sua fiducia nella capacità di sopravvivenza del modello di giudice "che nulla teme e nulla spera" , deve a sua volta farsi carico di ogni iniziativa possibile per invocare ed evocare questa forte ed efficace risposta generale.

nino condorelli
segretario generale movimento per la giustizia

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