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Intercettazioni: un disegno di legge da riformare 

Armando SPATARO

Procuratore della Repubblica Aggiunto a Milano

Un’altra nube si addensa all’orizzonte: il grave indebolimento del sistema delle intercettazioni telefoniche ed “ambientali”, cioè di uno dei più efficaci strumenti investigativi a disposizione della polizia giudiziaria e della magistratura contro ogni tipo di criminalità, specie da quando prima il centrosinistra, tra la fine del ’99 e l’inizio del 2001, e poi il centrodestra nella legislazione successiva, hanno depotenziato lo strumento della prova orale.
Il relativo disegno di legge del Governo sarà discusso probabilmente in autunno ma la sua presentazione è già stata accompagnata da notizie e dati palesemente infondati, spesso propalati dagli organi di informazione senza alcuno sforzo di analisi critica: ripetuti all’infinito, del resto, essi servono, secondo un copione già visto, a far digerire ai cittadini italiani riforme che, diversamente, apparirebbero contraddittorie rispetto alla declamata attenzione per il tema della sicurezza.

Decreti Legge in materia di sicurezza e per lo smaltimento dei rifiuti in Campania, direttive per il prelievo delle impronte digitali ai nomadi, Lodo Alfano: bastano queste citazioni per dar corpo al fantasma di un’altra stagione devastante per il nostro sistema giustizia e, come cento costituzionalisti hanno spiegato, densa di strappi al principio di eguaglianza dei cittadini di fronte alle legge. Ma un’altra nube si addensa all’orizzonte: il grave indebolimento del sistema delle intercettazioni telefoniche ed “ambientali”, cioè di uno dei più efficaci strumenti investigativi a disposizione della polizia giudiziaria e della magistratura contro ogni tipo di criminalità, specie da quando prima il centrosinistra, tra la fine del ’99 e l’inizio del 2001, e poi il centrodestra nella legislazione successiva, hanno depotenziato lo strumento della prova orale.

Il relativo disegno di legge del Governo sarà discusso probabilmente in autunno ma la sua presentazione è già stata accompagnata da notizie e dati palesemente infondati, spesso propalati dagli organi di informazione senza alcuno sforzo di analisi critica: ripetuti all’infinito, del resto, essi servono, secondo un copione già visto, a far digerire ai cittadini italiani riforme che, diversamente, apparirebbero contraddittorie rispetto alla declamata attenzione per il tema della sicurezza.

Si è detto, ad esempio, che “l’Italia è il paese più ascoltato del mondo” ed a sostegno di tale asserzione molti esponenti del Governo si sono affannati a “dare i numeri” delle intercettazioni negli Stati Uniti e di altri paesi europei. Ma nessuno ha fatto rilevare che, prescindendo dalla eccezionale diffusione dei fenomeni criminali di ogni genere nel nostro Paese, tale da richiedere strumenti di contrasto adeguati (l’80% circa delle intercettazioni autorizzate riguarda, infatti, indagini di terrorismo e criminalità organizzata), in altri Stati - dagli USA alla Gran Bretagna, ma non solo - le intercettazioni vengono eseguite, in numero ben maggiore, soprattutto dai servizi d’informazione, al di fuori di qualsiasi controllo giudiziario e senza adeguate garanzie per i diritti dei cittadini: basta ricordare le documentate denunce del New York Times della fine del 2005 e la declaratoria di incostituzionalità di quelle procedure contenuta in una sentenza di un giudice federale di Detroit. I dati relativi alle intercettazioni effettuate in altri paesi, spesso neppure disponibili, non sono dunque comparabili con quelli italiani, proprio per la diversità dei rispettivi sistemi. Quanto al numero delle persone intercettate in Italia, il Ministro della Giustizia ha diffuso cifre le quali non tengono conto di un banale rilievo: al numero delle utenze sotto controllo non corrisponde affatto un pari numero di persone intercettate poichè, come è regola tra i criminali, i singoli indagati usano spesso molteplici schede telefoniche ed apparati cellulari, ciascuno necessariamente oggetto di specifica autorizzazione.

Vengono poi denunciati, ancora una volta secondo parametri di valutazione a dir poco approssimativi, i costi elevati delle intercettazioni, senza che se ne precisino le ragioni: esse rimandano a precise responsabilità politiche poiché nessuna maggioranza si è fin qui fatta carico di disciplinare il vero e proprio business scatenatosi attorno al sistema delle intercettazioni. Eppure basterebbero poche misure amministrative per abbattere i costi: istituire un albo nazionale delle aziende private abilitate ad operare nel settore, prevedere tariffe omogenee su tutto il territorio nazionale per il noleggio di apparecchiature e tecnologie, e vincolare le società concessionarie del servizio pubblico di telefonia a porre a disposizione dello Stato le linee necessarie senza costi aggiuntivi.

Altri luoghi comuni, invece, risultano addirittura offensivi per magistrati e pubblici ufficiali: ci si riferisce a quelli diffusi da chi li addita, prima, come i responsabili delle “fughe” dei verbali che finiscono sui giornali e, poi, come privi di determinazione, forse per dolo, nelle indagini volte a identificarne e punirne i responsabili. Su tali assunti è fondata la ventilata nuova versione dell’art. 53 del codice di rito contenuta nel DDL: basterà una denuncia per rivelazione illecita di segreti inerenti a un procedimento penale contro il PM titolare di una delicata indagine per sottrarne la conduzione al medesimo e persino al suo Procuratore, se denunciato anche lui! In realtà chi continua a lanciare queste accuse sembra ignorare che l’attuale disciplina prevede la segretezza delle intercettazioni solo fino al momento in cui il soggetto indagato o i suoi difensori non ne abbiano avuto conoscenza (ad es., perché riportate in un provvedimento di cattura o perché depositate), sicchè, a partire da quel momento, il segreto viene meno e con esso decade anche il divieto di pubblicazione del “contenuto” dei colloqui intercettati: permane il solo divieto di pubblicazione delle intercettazioni nella loro integralità, la cui violazione è però punita come mera contravvenzione (art. 684 cp) oblazionabile e quindi del tutto priva di efficacia deterrente. Dunque, non si comprende perché si punti il dito contro i magistrati quando la pubblicazione delle conversazioni avviene dopo che esse sono state acquisite in copia dagli avvocati e non sono più segrete.

Peraltro, va ricordato che l’attuale sistema non consente al PM di eliminare dalle carte processuali le conversazioni che egli ritenga irrilevanti perché i difensori potrebbero invece ritenerle utili e chiederne la trascrizione. Dunque, lo “stralcio” delle conversazioni irrilevanti è possibile solo davanti al giudice, il che – nell’attuale sistema – avviene solo dopo che la segretezza è già caduta.

Ben vengano, dunque, alcune scelte presenti nel disegno di legge quali la previsione che le sale ascolto siano localizzate presso le Procure distrettuali con possibilità di ascolto “remotizzato” presso altre Procure e gli Uffici di P.G., la creazione di un archivio riservato dove custodire le intercettazioni ancora segrete, il divieto assoluto di pubblicazione delle conversazioni di cui il giudice abbia ordinato la distruzione perché irrilevanti, e persino l’aggravio delle pene previste per i reati commessi dai pubblici ufficiali e per il citato reato contravvenzionale di cui all’art. 684 cp (Pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale), con relativa sanzione pecuniaria per l’editore, ma ci si spieghi – per favore - quale nesso esiste tra il problema della doverosa tutela del diritto alla riservatezza e la limitazione dell’uso di uno strumento investigativo che si rivela sempre più importante in ogni tipo di processi. Qui si annida l’equivoco e si smaschera il paradosso: si declama attenzione alla sicurezza ma si indeboliscono le possibilità di acquisire prove decisive per reati che destano grave allarme sociale.

Da un lato, infatti, non sarà più possibile, salvo poche eccezioni, autorizzare le intercettazioni o acquisire tabulati di traffico telefonico per indagini relative ad una lunga lista di gravi reati, quelli puniti con la reclusione fino a 10 anni; dall’altro, si introduce un illogico limite alla durata dell’ascolto autorizzabile: massimo tre mesi, incluse le possibile proroghe. Senonchè, già esistono i termini di durata delle indagini preliminari, soggetti a proroghe motivate disposte dal giudice, per cui non ha senso logico prevedere che, all’interno di un limite temporale già previsto per legge, un dato strumento di ricerca della verità possa essere usato solo per un periodo più breve. E’ come se si dicesse ad un poliziotto : “puoi indagare su Tizio per sei mesi, ma puoi pedinarlo solo per tre” .

Ed è anche falso che, non valendo questo limite in tema di terrorismo e criminalità organizzata, le relative indagini non sarebbero penalizzate: in realtà, prescindendo dal fatto che spesso sono le indagini sui reati fine (per molti dei quali l’ascolto non sarà più possibile) che consentono di smascherare le organizzazioni criminali, si omette di ricordare che, così come per tutti gli altri reati, anche in quei settori criminali le autorizzazioni e le proroghe delle intercettazioni non saranno più possibili sulla base dei soli elementi desunti da conversazioni intercettate nel medesimo procedimento (come spesso oggi avviene) e che, inoltre, le comunicazioni tra presenti saranno intercettabili solo ove vi sia fondato motivo di ritenere che nei luoghi ove esse avvengono si stia svolgendo l’attività criminosa (condizione oggi prevista solo per abitazioni e luoghi di privata dimora). Insomma, se due persone parlano al telefono di un omicidio compiuto o da compiere non potranno essere ulteriormente intercettate se la stessa notizia non arrivi anche da altra fonte, nè si potrà collocare una microspia in un’autovettura se non quando si abbia la prova (non attraverso un’altra conversazione, si badi bene!) che vi si sta compiendo uno specifico reato!

Insomma, anche le indagini in tema di criminalità organizzata ne risulteranno indebolite e ciò sta suscitando serio allarme presso i vertici degli apparati di Polizia Giudiziaria.

Altra scelta suscettibile di arrecare gravi danni alle indagini è costituita poi dal divieto di utilizzazione dei risultati delle intercettazioni in altri procedimenti, salvo che in quelli di criminalità organizzata e terrorismo, mentre oggi – come è noto – sono utilizzabili, in caso di indispensabilità, per l’accertamento anche dei ben più numerosi delitti per i quali è obbligatorio l’arresto in flagranza.

Infine, prescindendo da pur altri possibili rilievi, tra cui quelli sull’attribuzione ai tribunali aventi sede in capoluoghi di provincia della competenza collegiale ad autorizzare le intercettazioni (il che determinerà problemi ordinamentali ed organizzativi) e sull’imposizione anomala ai giudici di una precisa modalità di redazione delle misure cautelari (vietando loro di riprodurvi nella loro interezza le conversazioni intercettate e prevedendo, invece, di richiamarle solo nel loro contenuto), è necessario sottolineare la grave limitazione alla libertà di stampa ed al diritto di informazione che si intende introdurre con la modifica dell’art. 114, c. 2 cpp: sarà vietata, infatti, la pubblicazione anche per riassunto del contenuto di atti di indagine o del fascicolo del pm, pur non sussistendo più alcun segreto, fino alla conclusione delle indagini preliminari o della udienza preliminare. Il che significa, in pratica, divieto di informare per un anno e più i cittadini sui contenuti di quelle indagini, anche se non più segrete, che coinvolgono l’esercizio del potere politico e le modalità di rappresentanza delle istituzioni.

Giorgio Lattanzi, in un’intervista a Il Sole 24 Ore del 10.8.2005, ebbe a dichiarare : “Se le norme dell’88 hanno fatto acqua è perché non sono riuscite ad impedire la divulgazione di conversazioni irrilevanti ai fini processuali, facendo venir meno ogni tutela del diritto alla riservatezza. Questo è il punto che richiede davvero una modifica ”. Si tratta di un’affermazione che conserva ancor’oggi intatta la sua validità. Sarebbero bastati pochi interventi, dunque, come già si limitava a prevedere il DDL Flick, per tutelare insieme le esigenze, talora opposte, della indagini, della difesa degli indagati, della privacy individuale e del diritto di cronaca: lo ha ricordato varie volte anche Vittorio Grevi.

Ma si è purtroppo scelta un’altra strada, quella di limitare la categoria dei reati ed il tempo per cui le intercettazioni sono autorizzabili, nonché di restringere le condizioni per le autorizzazioni stesse, finendo con l’indebolire, così, persino le indagini in tema di mafia e terrorismo. Si tratta all’evidenza di un grande regalo ad ogni tipo di criminalità, compresa  quella dei “colletti bianchi”.

 
 
 

ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI

Assemblea Distrettuale – Milano, 30.6.2008

 

PROSPETTO DI CONFRONTO TRA LE  NORME VIGENTI  IN TEMA DI INTERCETTAZIONI TELEFONICHE, AMBIENTALI etc. IN VIGORE E LE MODIFICHE IPOTIZZATE NEL DISEGNO DI LEGGE GOVERNATIVO COME DIFFUSO IL 16.6.2008

 
(a cura di Armando Spataro)
 

Norme del Codice di Procedura Penale,

Norme del Codice Penale, delle Disposizione di Attuazione del CCP, del Codice Privacy, della Legge sulla Stampa e di altri

provvedimenti di legge

nella versione vigente

 

(che dovrebbero essere modificati  secondo le previsioni del Disegno di Legge)                                               

Modifiche ipotizzate nello schema del Disegno di Legge diffuso il 16.6.2008

 

“Norme in materia di intercettazioni telefoniche, telematiche ed ambientali. Modifiche della disciplina in materia di astensione del giudice, degli atti di indagine e integrazione della disciplina sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche

 
 

Art. 36.
Astensione.

1. Il giudice ha l\'obbligo di astenersi:

a) se ha interesse nel procedimento o se alcuna delle parti private o un difensore è debitore o creditore di lui, del coniuge o dei figli;

b) se è tutore, curatore, procuratore o datore di lavoro di una delle parti private ovvero se il difensore, procuratore o curatore di una di dette parti è prossimo congiunto di lui o del coniuge;

c) se ha dato consigli o manifestato il suo parere sull\'oggetto del procedimento fuori dell\'esercizio delle funzioni giudiziarie;

d) se vi è inimicizia grave fra lui o un suo prossimo congiunto e una delle parti private;

e) se alcuno dei prossimi congiunti di lui o del coniuge è offeso o danneggiato dal reato o parte privata;

f) se un prossimo congiunto di lui o del coniuge svolge o ha svolto funzioni di pubblico ministero;

g) se si trova in taluna delle situazioni di incompatibilità stabilite dagli articoli 34 e 35 e dalle leggi di ordinamento giudiziario;

h) se esistono altre gravi ragioni di convenienza.
 
 

2. I motivi di astensione indicati nel comma 1 lettera b) seconda ipotesi e lettera e) o derivanti da incompatibilità per ragioni di coniugio o affinità, sussistono anche dopo l\'annullamento, lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio.

3. La dichiarazione di astensione è presentata al presidente della corte o del tribunale, che decide con decreto senza formalità di procedura.

4. Sulla dichiarazione di astensione del presidente del tribunale decide il presidente della corte di appello; su quella del presidente della corte di appello decide il presidente della corte di cassazione.

 

Art. 53.
Autonomia del pubblico ministero nell\'udienza. Casi di sostituzione.

1. Nell\'udienza, il magistrato del pubblico ministero esercita le sue funzioni con piena autonomia.

2. Il capo dell\'ufficio provvede alla sostituzione del magistrato nei casi di grave impedimento, di rilevanti esigenze di servizio e in quelli previsti dall\'articolo 36 comma 1 lettere a), b), d), e). Negli altri casi il magistrato può essere sostituito solo con il suo consenso.

3. Quando il capo dell\'ufficio omette di provvedere alla sostituzione del magistrato nei casi previsti dall\'articolo 36 comma 1 lettere a), b), d), e), il procuratore generale presso la corte di appello designa per l\'udienza un magistrato appartenente al suo ufficio.

 
 
Art. 1

(Modifiche agli articoli 36 e 53 del Codice di Procedura penale)

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

1. All\'articolo 36, comma 1, del codice di procedura penale, dopo la lettera h) è aggiunta la seguente:
«h-bis) se ha pubblicamente rilasciato dichiarazioni concernenti il procedimento affidatogli».



 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

2. All\'articolo 53, comma 2, del codice di procedura penale, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) dopo le parole: «lettere a), b), d), e)» sono inserite le seguenti: «ed h-bis), nonché se il magistrato risulta iscritto nel registro degli indagati per il reato previsto dall\'articolo 379-bis del codice penale, in relazione ad atti del procedimento assegnatogli, sentito in tale caso il capo dell\'ufficio competente ai sensi dell\'articolo 11 in merito alla rilevanza, serietà e gravità dei fatti»;
b) è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Il procuratore generale procede allo stesso modo, sentito il capo dell\' ufficio competente ai sensi dell\'articolo 11 e del comma 1, se il capo dell\'ufficio ed il magistrato assegnatario risultano indagati per il reato previsto dall\'articolo 379-bis del codice penale, ovvero hanno rilasciato dichiarazioni pubbliche in merito ad un procedimento pendente presso il loro ufficio».

 

Art. 114.
Divieto di pubblicazione di atti e di immagini

1. E\' vietata la pubblicazione, anche parziale o per riassunto, con il mezzo della stampa o con altro mezzo di diffusione, degli atti coperti dal segreto o anche solo del loro contenuto.

2. E\' vietata la pubblicazione, anche parziale, degli atti non più coperti dal segreto fino a che non siano concluse le indagini preliminari ovvero fino al termine dell\'udienza preliminare.

3. Se si procede al dibattimento, non è consentita la pubblicazione, anche parziale, degli atti del fascicolo per il dibattimento, se non dopo la pronuncia della sentenza di primo grado, e di quelli del fascicolo del pubblico ministero , se non dopo la pronuncia della sentenza in grado di appello. E\' sempre consentita la pubblicazione degli atti utilizzati per le contestazioni.

4. E\' vietata la pubblicazione, anche parziale, degli atti del dibattimento celebrato a porte chiuse nei casi previsti dall\'articolo 472 commi 1 e 2. In tali casi il giudice, sentite le parti, può disporre il divieto di pubblicazione anche degli atti o di parte degli atti utilizzati per le contestazioni. Il divieto di pubblicazione cessa comunque quando sono trascorsi i termini stabiliti dalla legge sugli archivi di Stato ovvero è trascorso il termine di dieci anni dalla sentenza irrevocabile e la pubblicazione è autorizzata dal ministro di grazia e giustizia.

5. Se non si procede al dibattimento, il giudice, sentite le parti, può disporre il divieto di pubblicazione di atti o di parte di atti quando la pubblicazione di essi può offendere il buon costume o comportare la diffusione di notizie sulle quali la legge prescrive di mantenere il segreto nell\'interesse dello Stato ovvero causare pregiudizio alla riservatezza dei testimoni o delle parti private. Si applica la disposizione dell\'ultimo periodo del comma 4.

6. E\' vietata la pubblicazione delle generalità e dell\'immagine dei minorenni testimoni, persone offese o danneggiati dal reato fino a quando non sono divenuti maggiorenni. È altresì vietata la pubblicazione di elementi che anche indirettamente possano comunque portare alla identificazione dei suddetti minorenni. Il tribunale per i minorenni, nell\'interesse esclusivo del minorenne, o il minorenne che ha compiuto i sedici anni, può consentire la pubblicazione .

6-bis. E\' vietata la pubblicazione dell\'immagine di persona privata della libertà personale ripresa mentre la stessa si trova sottoposta all\'uso di manette ai polsi ovvero ad altro mezzo di coercizione fisica, salvo che la persona vi consenta.

7. E\' sempre consentita la pubblicazione del contenuto di atti non coperti dal segreto.

 
 
 

Art. 115.
Violazione del divieto di pubblicazione.

1. Salve le sanzioni previste dalla legge penale, la violazione del divieto di pubblicazione previsto dagli articoli 114 e 329 comma 3 lettera b) costituisce illecito disciplinare quando il fatto è commesso da impiegati dello Stato o di altri enti pubblici ovvero da persone esercenti una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato.

2. Di ogni violazione del divieto di pubblicazione commessa dalle persone indicate nel comma 1 il pubblico ministero informa l\'organo titolare del potere disciplinare.

 

Art. 2
(Modifiche agli articoli 114 e 115 del codice di procedura penale)



 
 
 
 
 

1. L\'articolo 114, comma 2, del codice di procedura penale, è sostituito dal seguente:
«2. È vietata la pubblicazione, anche parziale o per riassunto o nel contenuto, di atti di indagine preliminare, nonché di quanto acquisito al fascicolo del pubblico ministero o del difensore, anche se non sussiste più il segreto, fino a che non siano concluse le indagini preliminari ovvero fino al termine dell\'udienza preliminare.».


 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

2. L\'articolo 114, comma 7, del codice di procedura penale, è sostituito dal seguente:
«7. È in ogni caso vietata la pubblicazione anche parziale o per riassunto della documentazione, degli atti e dei contenuti relativi a conversazioni o a flussi di comunicazioni informatiche o telematiche di cui sia stata ordinata la distruzione ai sensi degli articoli 269 e 271».


 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

3. L\'articolo 115, comma 2, del codice di procedura penale, è sostituito dal seguente:
«2. Di ogni iscrizione nel registro degli indagati per fatti costituenti reato di violazione del divieto di pubblicazione commessi dalle persone indicate al comma 1, il procuratore della Repubblica procedente informa immediatamente l\'organo titolare del potere disciplinare, che, nei successivi trenta giorni, ove sia stata verificata la gravità del fatto e la sussistenza di elementi di responsabilità e sentito il presunto autore del fatto, può disporre la sospensione cautelare dal servizio o dall\'esercizio della professione fino a tre mesi.».

Art. 266.
Limiti di ammissibilità.

1. L\'intercettazione di conversazioni o comunicazioni telefoniche e di altre forme di telecomunicazione è consentita nei procedimenti relativi ai seguenti reati:

a) delitti non colposi per i quali è prevista la pena dell\'ergastolo o della reclusione superiore nel massimo a cinque anni determinata a norma dell\'articolo 4;

b) delitti contro la pubblica amministrazione per i quali è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni determinata a norma dell\'articolo 4;

c) delitti concernenti sostanze stupefacenti o psicotrope;
d) delitti concernenti le armi e le sostanze esplosive;
e) delitti di contrabbando;

f) reati di ingiuria, minaccia, usura, abusiva attività finanziaria, abuso di informazioni privilegiate, manipolazione del mercato, molestia o disturbo alle persone col mezzo del telefono;

f-bis) delitti previsti dall\'articolo 600-ter, terzo comma, del codice penale, anche se relativi al materiale pornografico di cui all\'articolo 600-quater.1 del medesimo codice.

2. Negli stessi casi è consentita l\'intercettazione di comunicazioni tra presenti. Tuttavia, qualora queste avvengano nei luoghi indicati dall\'articolo 614 del codice penale, l\'intercettazione è consentita solo se vi è fondato motivo di ritenere che ivi si stia svolgendo l\'attività criminosa.

 

                          Art. 3.
   (Modifiche all\'articolo 266 del codice di

                   procedura penale)

1. L\'articolo 266 del codice di procedura penale, è sostituito dal seguente:
«266 (Limiti di ammissibilità): 1. L\'intercettazione di conversazioni o comunicazioni telefoniche, di altre forme di telecomunicazione, di immagini mediante riprese visive, e la acquisizione della documentazione del traffico delle conversazioni o comunicazioni stesse sono consentite nei procedimenti relativi ai seguenti reati:
a) delitti non colposi per i quali è prevista la pena dell\'ergastolo o della reclusione superiore nel massimo a dieci anni determinata a norma dell\'art.4;
b) delitti di cui agli articoli 51 commi 3- bis, 3-quater e 3-quinquies, e 407, comma 2, lettera a);
c) delitti contro la pubblica amministrazione per i quali è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni determinata a norma dell\'art. 4;
d) reati di ingiuria, minaccia, usura, molestia o disturbo delle persone con il mezzo del telefono.

2. Negli stessi casi è consentita l\'intercettazione di comunicazioni tra presenti solo se vi è fondato motivo di ritenere che nei luoghi ove è disposta si stia svolgendo l\'attività criminosa.

3. L\'intercettazione di conversazioni o comunicazioni telefoniche, di altre forme di telecomunicazione, di immagini mediante riprese visive e la acquisizione della documentazione del traffico delle conversazioni o comunicazioni sono consentite, su richiesta della persona offesa e limitatamente alle utenze ovvero ai luoghi nella disponibilità della stessa, nei procedimenti relativi ai delitti non colposi per i quali è prevista la pena della reclusione superiore nel massimo a cinque anni».

Art. 266-bis.
Intercettazioni di comunicazioni informatiche o telematiche.

1. Nei procedimenti relativi ai reati indicati nell\'articolo 266, nonché a quelli commessi mediante l\'impiego di tecnologie informatiche o telematiche, è consentita l\'intercettazione del flusso di comunicazioni relativo a sistemi informatici o telematici ovvero intercorrente tra più sistemi.

IMMUTATO
 
 

Art. 267.
Presupposti e forme del provvedimento.

1. Il pubblico ministero richiede al giudice per le indagini preliminari l\'autorizzazione a disporre le operazioni previste dall\'art. 266. L\'autorizzazione è data con decreto motivato quando vi sono gravi indizi di reato e l\'intercettazione è assolutamente indispensabile ai fini della prosecuzione delle indagini.

1-bis. Nella valutazione dei gravi indizi di reato si applica l\'articolo 203.

 
 
 

2. Nei casi di urgenza, quando vi è fondato motivo di ritenere che dal ritardo possa derivare grave pregiudizio alle indagini, il pubblico ministero dispone l\'intercettazione con decreto motivato, che va comunicato immediatamente e comunque non oltre le ventiquattro ore al giudice indicato nel comma 1. Il giudice, entro quarantotto ore dal provvedimento, decide sulla convalida con decreto motivato. Se il decreto del pubblico ministero non viene convalidato nel termine stabilito, l\'intercettazione non può essere proseguita e i risultati di essa non possono essere utilizzati.

3. Il decreto del pubblico ministero che dispone l\'intercettazione indica le modalità e la durata delle operazioni. Tale durata non può superare i quindici giorni, ma può essere prorogata dal giudice con decreto motivato per periodi successivi di quindici giorni, qualora permangano i presupposti indicati nel comma 1.

 
 
 
 
 
 
 
 
 

4. Il pubblico ministero procede alle operazioni personalmente ovvero avvalendosi di un ufficiale di polizia giudiziaria.

 

5. In apposito registro riservato tenuto nell\'ufficio del pubblico ministero sono annotati, secondo un ordine cronologico, i decreti che dispongono, autorizzano, convalidano o prorogano le intercettazioni e, per ciascuna intercettazione, l\'inizio e il termine delle operazioni.

 

                             Art. 4.
    (Modifiche all\'articolo 267 del codice di

                    procedura penale)

1. All\'articolo 267 del codice di procedura penale, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) il comma 1 è sostituito dal seguente:
«1. Il pubblico ministero richiede al tribunale nella composizione di cui all\'articolo 322 bis, comma 1 bis, l\'autorizzazione a disporre le operazioni previste dall\'articolo 266. L\'autorizzazione é data con decreto motivato, contestuale e non successivamente modificabile o sostituibile, quando vi sono gravi indizi di reato e l\'intercettazione é assolutamente indispensabile ai fini della prosecuzione delle indagini e sussistano specifiche ed inderogabili esigenze relative ai fatti per i quali si procede, fondate su elementi espressamente ed analiticamente indicati nel provvedimento, non limitati ai soli contenuti di conversazioni telefoniche intercettate nel medesimo procedimento»;
b) al comma 2 la parola "giudice" è sostituita dalla parola "tribunale" e dopo le parole: «con decreto motivato», ovunque ricorrano, sono inserite le seguenti: «, contestuale e non successivamente modificabile o sostituibile»;

 
 
 
 
 
 
 
 

c) il comma 3 è sostituito dal seguente:
«3. Il decreto del pubblico ministero che dispone l\'intercettazione indica le modalità e la durata delle operazioni per un periodo massimo di quindici giorni, prorogabile dal tribunale in pari misura e per una durata complessiva massima non superiore a tre mesi»;
d) dopo il comma 3 è inserito il seguente:
«3-bis. Quando l\'intercettazione è necessaria per lo svolgimento delle indagini in relazione ad un delitto di criminalità organizzata, di terrorismo o di minaccia col mezzo del telefono, l\'autorizzazione a disporre le operazioni previste dall\'articolo 266 è data se vi sono sufficienti indizi. Nella valutazione dei sufficienti indizi si applica l\'articolo 203 del codice di procedura penale. La durata delle operazioni non può superare i quaranta giorni, ma può essere prorogata dal tribunale con decreto motivato per periodi successivi di venti giorni, qualora permangano i presupposti indicati nel comma 1. Nei casi di urgenza, alla proroga provvede direttamente il pubblico ministero secondo le previsioni del comma 2»;

e) al comma 4, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: «Nei casi di cui al comma 3-bis, il pubblico ministero e l\'ufficiale di polizia giudiziaria possono farsi coadiuvare da agenti di polizia giudiziaria»;

f) il comma 5 è sostituito dal seguente:
«5. In apposito registro riservato tenuto in ogni procura della Repubblica sono annotati, secondo un ordine cronologico, la data e l\'ora di emissione e la data e l\'ora di deposito in cancelleria o in segreteria dei decreti che dispongono, autorizzano, convalidano o prorogano le intercettazioni e, per ciascuna intercettazione, l\'inizio e il termine delle operazioni».

 
 

Art. 268.
Esecuzione delle operazioni.

1. Le comunicazioni intercettate sono registrate e delle operazioni è redatto verbale.

 

2. Nel verbale è trascritto, anche sommariamente, il contenuto delle comunicazioni intercettate.

 
 
 
 

3. Le operazioni possono essere compiute esclusivamente per mezzo degli impianti installati nella procura della Repubblica. Tuttavia, quando tali impianti risultano insufficienti o inidonei ed esistono eccezionali ragioni di urgenza, il pubblico ministero può disporre, con provvedimento motivato, il compimento delle operazioni mediante impianti di pubblico servizio o in dotazione alla polizia giudiziaria.

3-bis. Quando si procede a intercettazione di comunicazioni informatiche o telematiche, il pubblico ministero può disporre che le operazioni siano compiute anche mediante impianti appartenenti a privati.

4. I verbali e le registrazioni sono immediatamente trasmessi al pubblico ministero. Entro cinque giorni dalla conclusione delle operazioni, essi sono depositati in segreteria insieme ai decreti che hanno disposto, autorizzato, convalidato o prorogato l\'intercettazione, rimanendovi per il tempo fissato dal pubblico ministero, salvo che il giudice non riconosca necessaria una proroga.

5. Se dal deposito può derivare un grave pregiudizio per le indagini, il giudice autorizza il pubblico ministero a ritardarlo non oltre la chiusura delle indagini preliminari.

 
 
 

6. Ai difensori delle parti è immediatamente dato avviso che, entro il termine fissato a norma dei commi 4 e 5, hanno facoltà di esaminare gli atti e ascoltare le registrazioni ovvero di prendere cognizione dei flussi di comunicazioni informatiche o telematiche. Scaduto il termine, il giudice dispone l\'acquisizione delle conversazioni o dei flussi di comunicazioni informatiche o telematiche indicati dalle parti, che non appaiano manifestamente irrilevanti, procedendo anche di ufficio allo stralcio delle registrazioni e dei verbali di cui è vietata l\'utilizzazione. Il pubblico ministero e i difensori hanno diritto di partecipare allo stralcio e sono avvisati almeno ventiquattro ore prima.

7. Il giudice dispone la trascrizione integrale delle registrazioni ovvero la stampa in forma intellegibile delle informazioni contenute nei flussi di comunicazioni informatiche o telematiche da acquisire, osservando le forme, i modi e le garanzie previsti per l\'espletamento delle perizie. Le trascrizioni o le stampe sono inserite nel fascicolo per il dibattimento.

 

8. I difensori possono estrarre copia delle trascrizioni e fare eseguire la trasposizione della registrazione su nastro magnetico. In caso di intercettazione di flussi di comunicazioni informatiche o telematiche i difensori possono richiedere copia su idoneo supporto dei flussi intercettati, ovvero copia della stampa prevista dal comma 7.

 
                          Art. 5
   (Modifiche all\'articolo 268 del codice di

                 procedura penale)

1. Nell\'articolo 268 del codice di procedura penale, i commi 1, 2 e 3 sono sostituiti dai seguenti:
«1. Le comunicazioni intercettate sono registrate e delle operazioni è redatto verbale. I verbali ed i supporti delle registrazioni sono custoditi nell\'archivio riservato di cui all\'articolo 269.

2. Il verbale di cui al comma 1 contiene l\'indicazione degli estremi del decreto che ha disposto l\'intercettazione, la descrizione delle modalità di registrazione, l\'annotazione del giorno e dell\'ora di inizio e di cessazione dell\'intercettazione, nel medesimo verbale sono altresì annotati cronologicamente, per ogni comunicazione intercettata, i riferimenti temporali della comunicazione e quelli relativi all\'ascolto, la trascrizione sommaria del contenuto, nonché i nominativi delle persone che hanno provveduto alla loro annotazione.
3. Le operazioni di registrazione sono compiute per mezzo degli impianti installati nei centri di intercettazione telefonica istituiti presso ogni distretto di corte di appello. Le operazioni di ascolto sono compiute mediante gli impianti installati presso la competente procura della Repubblica ovvero, previa autorizzazione del pubblico ministero, presso i servizi di polizia giudiziaria delegati per le indagini. Quando si procede a intercettazioni di comunicazioni informatiche o telematiche, il pubblico ministero può disporre che le operazioni siano compiute anche mediante impianti appartenenti a privati».

2. Dopo il comma 3-bis è inserito il seguente:
«3-ter. Ai procuratori generali presso la corte di appello e ai procuratori della Repubblica territorialmente competenti sono attribuiti i poteri di gestione, vigilanza, controllo e ispezione, rispettivamente, dei centri di intercettazione e dei punti di ascolto di cui al comma 3».

 

3. I commi 5, 6, 7 e 8 sono sostituiti dai seguenti:
«5. I verbali e le registrazioni sono immediatamente trasmessi al pubblico ministero. Entro cinque giorni dalla conclusione delle operazioni, essi sono depositati in segreteria insieme ai decreti che hanno disposto, autorizzato, convalidato o prorogato l\'intercettazione, rimanendovi per il tempo fissato dal pubblico ministero salvo che il tribunale, su istanza delle parti, tenuto conto del loro numero, nonché del numero e della complessità delle intercettazioni, non riconosca necessaria una proroga.
6. Se dal deposito può derivare un grave pregiudizio per le indagini, il tribunale autorizza il pubblico ministero a ritardarlo non oltre la data di emissione di avviso della conclusione delle indagini preliminari.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

7. Ai difensori delle parti è immediatamente dato avviso che, entro il termine di cui ai commi 4 e 5, hanno facoltà di prendere visione dei verbali e dei decreti che hanno disposto, autorizzato, convalidato o prorogato l\'intercettazione, e di ascoltare le registrazioni ovvero di prendere cognizione dei flussi di comunicazioni informatiche o telematiche. È vietato il rilascio di copia dei verbali, dei supporti e dei decreti.

8. È vietato disporre lo stralcio delle registrazioni e dei verbali prima del deposito previsto dal comma 4.

9. Scaduto il termine, il pubblico ministero trasmette immediatamente i decreti, i verbali e le registrazioni al tribunale, il quale fissa la data dell\'udienza in camera di consiglio per l\'acquisizione delle conversazioni o dei flussi di comunicazioni informatiche o telematiche indicati dalle parti, che non appaiono manifestamente irrilevanti, procedendo anche d\'ufficio allo stralcio delle registrazioni e dei verbali di cui è vietata l\'utilizzazione. Il tribunale decide in camera di consiglio a norma dell\'articolo 127.
10. Il tribunale, qualora lo ritenga necessario ai fini della decisione da assumere, dispone la trascrizione integrale delle registrazioni acquisite ovvero la stampa in forma intelligibile delle informazioni contenute nei flussi di comunicazioni informatiche o telematiche acquisite, osservando le forme, i modi e le garanzie previsti per l\'espletamento delle perizie. Le trascrizioni o le stampe sono inserite nel fascicolo per il dibattimento.
11. I difensori possono estrarre copia delle trascrizioni e fare eseguire la trasposizione delle registrazioni su supporto informatico. In caso di intercettazione di flussi di comunicazioni informatiche o telematiche i difensori possono richiedere copia su idoneo supporto dei flussi intercettati, ovvero copia della stampa prevista dal comma 9».

 
 

Art. 269.
Conservazione della documentazione.

1. I verbali e le registrazioni sono conservati integralmente presso il pubblico ministero che ha disposto l\'intercettazione.

 
 

2. Salvo quanto previsto dall\'articolo 271 comma 3, le registrazioni sono conservate fino alla sentenza non più soggetta a impugnazione. Tuttavia gli interessati, quando la documentazione non è necessaria per il procedimento, possono chiederne la distruzione, a tutela della riservatezza, al giudice che ha autorizzato o convalidato l\'intercettazione. Il giudice decide in camera di consiglio a norma dell\'articolo 127.

3. La distruzione, nei casi in cui è prevista, viene eseguita sotto controllo del giudice. Dell\'operazione è redatto verbale.

 

                          Art. 6.
   (Modifiche all\'articolo 269 del codice di            procedura penale)

1. All\'articolo 269 del codice di procedura penale sono apportate le seguenti modificazioni:
a) il comma 1 è sostituito dal seguente:
«1. I verbali ed i supporti contenenti le registrazioni sono conservati integralmente in apposito archivio riservato tenuto presso l\'ufficio del pubblico ministero che ha disposto l\'intercettazione, con divieto di allegazione, anche solo parziale, al fascicolo»;

b) al comma 2, primo periodo, dopo le parole: «non più soggetta a impugnazione» sono inserite le seguenti: «e delle stesse è disposta la distruzione nelle forme di cui al comma 3»:


c) al comma 2 ed al comma 3, la parola «giudice» è sostituita dalla parola «tribunale».


 
 

Art. 270.
Utilizzazione in altri procedimenti.

1. I risultati delle intercettazioni non possono essere utilizzati in procedimenti diversi da quelli nei quali sono stati disposti, salvo che risultino indispensabili per l\'accertamento di delitti per i quali è obbligatorio l\'arresto in flagranza.

2. Ai fini della utilizzazione prevista dal comma 1, i verbali e le registrazioni delle intercettazioni sono depositati presso l\'autorità competente per il diverso procedimento. Si applicano le disposizioni dell\'articolo 268 commi 6, 7 e 8.

3. Il pubblico ministero e i difensori delle parti hanno altresì facoltà di esaminare i verbali e le registrazioni in precedenza depositati nel procedimento in cui le intercettazioni furono autorizzate.

                             Art. 7.
(Modifiche all\'articolo 270 del codice di procedura penale)


1. All\'articolo 270 del codice di procedura penale, il comma 1 è sostituito dal seguente:
«1. I risultati delle intercettazioni non possono essere utilizzati in procedimenti diversi da quelli nei quali sono state disposte, salvo che risultino indispensabili per l\'accertamento dei delitti di cui agli articoli 51, commi 3-bis e 3-quater, e 407, comma 2, lettera a), e non siano state dichiarate inutilizzabili nel procedimento in cui sono state disposte»


Art. 271.
Divieti di utilizzazione.

1. I risultati delle intercettazioni non possono essere utilizzati qualora le stesse siano state eseguite fuori dei casi consentiti dalla legge o qualora non siano state osservate le disposizioni previste dagli articoli 267 e 268 commi 1 e 3.

2. Non possono essere utilizzate le intercettazioni relative a conversazioni o comunicazioni delle persone indicate nell\'articolo 200 comma 1, quando hanno a oggetto fatti conosciuti per ragione del loro ministero, ufficio o professione, salvo che le stesse persone abbiano deposto sugli stessi fatti o li abbiano in altro modo divulgati.

3. In ogni stato e grado del processo il giudice dispone che la documentazione delle intercettazioni previste dai commi 1 e 2 sia distrutta, salvo che costituisca corpo del reato.

 

                           Art. 8.
(Modifiche all\'articolo 271 del codice di procedura penale)

1.All\'articolo 271, comma 1, del codice di procedura penale, le parole: «commi 1 e 3» sono sostituite dalle seguenti: «commi 1, 3, 6, 7 e 8».

2. All\'articolo 271 del codice di procedura penale dopo il comma 1 è inserito il seguente:
«1-bis. I risultati delle intercettazioni non possono essere utilizzati qualora, nell\'udienza preliminare o nel dibattimento, il fatto risulti diversamente qualificato e in relazione ad esso non sussistono i limiti di ammissibilità previsti dall\'articolo 266».


 
 

Art. 292.
Ordinanza del giudice.

1. Sulla richiesta del pubblico ministero il giudice provvede con ordinanza.

2. L\'ordinanza che dispone la misura cautelare contiene, a pena di nullità rilevabile anche d\'ufficio:

a) le generalità dell\'imputato o quanto altro valga a identificarlo;

b) la descrizione sommaria del fatto con l\'indicazione delle norme di legge che si assumono violate;

c) l\'esposizione delle specifiche esigenze cautelari e degli indizi che giustificano in concreto la misura disposta, con l\'indicazione degli elementi di fatto da cui sono desunti e dei motivi per i quali essi assumono rilevanza, tenuto conto anche del tempo trascorso dalla commissione del reato;

c-bis) l\'esposizione dei motivi per i quali sono stati ritenuti non rilevanti gli elementi forniti dalla difesa, nonché, in caso di applicazione della misura della custodia cautelare in carcere, l\'esposizione delle concrete e specifiche ragioni per le quali le esigenze di cui all\'articolo 274 non possono essere soddisfatte con altre misure;

d) la fissazione della data di scadenza della misura, in relazione alle indagini da compiere, allorché questa è disposta al fine di garantire l\'esigenza cautelare di cui alla lettera a) del comma 1 dell\'articolo 274;

e) la data e la sottoscrizione del giudice.

2-bis. L\'ordinanza contiene altresì la sottoscrizione dell\'ausiliario che assiste il giudice, il sigillo dell\'ufficio e, se possibile, l\'indicazione del luogo in cui probabilmente si trova l\'imputato.

2-ter. L\'ordinanza è nulla se non contiene la valutazione degli elementi a carico e a favore dell\'imputato, di cui all\'articolo 358, nonché all\'articolo 327-bis.

3. L\'incertezza circa il giudice che ha emesso il provvedimento ovvero circa la persona nei cui confronti la misura è disposta esime gli ufficiali e gli agenti incaricati dal darvi esecuzione.

 
 

                              Art. 9
(Modifiche all\'articolo 292 del codice di procedura penale)


 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

1. All\'articolo 292, comma 1, del codice di procedura penale, dopo il comma 2 ter è inserito la seguente:
«2 quater. Nell\'ordinanza le intercettazioni di conversazioni, comunicazioni telefoniche o telematiche possono essere richiamate soltanto nel contenuto e sono inserite in un apposito fascicolo allegato agli atti di causa».


 

Art. 329.
Obbligo del segreto.

1. Gli atti d\'indagine compiuti dal pubblico ministero e dalla polizia giudiziaria sono coperti dal segreto fino a quando l\'imputato non ne possa avere conoscenza e, comunque, non oltre la chiusura delle indagini preliminari.

2. Quando è necessario per la prosecuzione delle indagini, il pubblico ministero può, in deroga a quanto previsto dall\'articolo 114, consentire, con decreto motivato, la pubblicazione di singoli atti o di parti di essi. In tal caso, gli atti pubblicati sono depositati presso la segreteria del pubblico ministero.

3. Anche quando gli atti non sono più coperti dal segreto a norma del comma 1, il pubblico ministero, in caso di necessità per la prosecuzione delle indagini, può disporre con decreto motivato:

a) l\'obbligo del segreto per singoli atti, quando l\'imputato lo consente o quando la conoscenza dell\'atto può ostacolare le indagini riguardanti altre persone;

b) il divieto di pubblicare il contenuto di singoli atti o notizie specifiche relative a determinate operazioni.

 
 
 

                          Art. 10.
(Modifiche all\'articolo 329 del codice di procedura penale)


1. All\'articolo 329, comma 1, del codice di procedura penale le parole "gli atti di indagine" sono sostituite dalle seguenti: "gli atti e le attività di indagine".


2. All\'articolo 329 del codice di procedura penale il comma 2 è abrogato.


 

Art. 380.
Arresto obbligatorio in flagranza.

1. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria procedono all\'arresto di chiunque è colto in flagranza di un delitto non colposo, consumato o tentato, per il quale la legge stabilisce la pena dell\'ergastolo o della reclusione non inferiore nel minimo a cinque anni e nel massimo a venti anni.

2. Anche fuori dei casi previsti dal comma 1, gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria procedono all\'arresto di chiunque è colto in flagranza di uno dei seguenti delitti non colposi, consumati o tentati:

a) delitti contro la personalità dello Stato previsti nel titolo I del libro II del codice penale per i quali è stabilita la pena della reclusione non inferiore nel minimo a cinque anni o nel massimo a dieci anni;

b) delitto di devastazione e saccheggio previsto dall\'articolo 419 del codice penale;

c) delitti contro l\'incolumità pubblica previsti nel titolo VI del libro II del codice penale per i quali è stabilita la pena della reclusione non inferiore nel minimo a tre anni o nel massimo a dieci anni;

d) delitto di riduzione in schiavitù previsto dall\'articolo 600, delitto di prostituzione minorile previsto dall\'articolo 600-bis, primo comma, delitto di pornografia minorile previsto dall\'articolo 600-ter, commi primo e secondo, anche se relativo al materiale pornografico di cui all\'articolo 600-quater.1, e delitto di iniziative turistiche volte allo sfruttamento della prostituzione minorile previsto dall\'articolo 600-quinquies del codice penale;

e) delitto di furto, quando ricorre la circostanza aggravante prevista dall\'articolo 4 della legge 8 agosto 1977, n. 533 quella prevista dall\'articolo 625, primo comma, numero 2), prima ipotesi, del codice penale, salvo che, in quest\'ultimo caso, ricorra la circostanza attenuante di cui all\'articolo 62, primo comma, numero 4), del codice penale;

e-bis) delitti di furto previsti dall\'articolo 624-bis del codice penale, salvo che ricorra la circostanza attenuante di cui all\'articolo 62, primo comma, numero 4), del codice penale;

f) delitto di rapina previsto dall\'articolo 628 del codice penale e di estorsione previsto dall\'articolo 629 del codice penale;

g) delitti di illegale fabbricazione, introduzione nello Stato, messa in vendita, cessione, detenzione e porto in luogo pubblico o aperto al pubblico di armi da guerra o tipo guerra o parti di esse, di esplosivi, di armi clandestine nonché di più armi comuni da sparo escluse quelle previste dall\'articolo 2, comma terzo, della legge 18 aprile 1975, n. 110;

h) delitti concernenti sostanze stupefacenti o psicotrope puniti a norma dell\'art. 73 del testo unico approvato con D.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, salvo che ricorra la circostanza prevista dal comma 5 del medesimo articolo;

i) delitti commessi per finalità di terrorismo o di eversione dell\'ordine costituzionale per i quali la legge stabilisce la pena della reclusione non inferiore nel minimo a quattro anni o nel massimo a dieci anni;

l) delitti di promozione, costituzione, direzione e organizzazione delle associazioni segrete previste dall\'articolo 1 della legge 25 gennaio 1982, n. 17 , delle associazioni di carattere militare previste dall\'articolo 1 della legge 17 aprile 1956, n. 561, delle associazioni, dei movimenti o dei gruppi previsti dagli articoli 1 e 2, della legge 20 giugno 1952, n. 645, delle organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi di cui all\'art. 3, comma 3, della L. 13 ottobre 1975, n. 654;

l-bis) delitti di partecipazione, promozione, direzione e organizzazione della associazione di tipo mafioso prevista dall\'articolo 416-bis del codice penale;

m) delitti di promozione, direzione, costituzione e organizzazione della associazione per delinquere prevista dall\'articolo 416 commi 1 e 3 del codice penale, se l\'associazione è diretta alla commissione di più delitti fra quelli previsti dal comma 1 o dalle lettere a), b), c), d), f), g), i) del presente comma.

3. Se si tratta di delitto perseguibile a querela, l\'arresto in flagranza è eseguito se la querela viene proposta, anche con dichiarazione resa oralmente all\'ufficiale o all\'agente di polizia giudiziaria presente nel luogo. Se l\'avente diritto dichiara di rimettere la querela, l\'arrestato è posto immediatamente in libertà.

 
 

                             Art. 11.
(Modifiche all\'articolo 380 del codice di procedura penale)


 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

1. All\'articolo 380, comma 2, lettera m) del codice di procedura penale, dopo le parole: "o dalle lettere a), b), c), d)" sono aggiunte le seguenti: "e), e- bis),"

 

Disposizioni di attuazione di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale

 
 
 
Art. 89


Verbale e nastri registrati delle intercettazioni

  1. Il verbale delle operazioni previsto dall\'articolo 268 comma primo del codice contiene l\'indicazione degli estremi del decreto che ha disposto l\'intercettazione, la descrizione delle modalità di registrazione, l\'annotazione del giorno e dell\'ora di inizio e di cessazione della intercettazione nonché i nominativi delle persone che hanno preso parte alle operazioni.
  2. I nastri contenenti le registrazioni, racchiusi in apposite custodie numerate e sigillate, sono collocati in un involucro sul quale sono indicati il numero delle registrazioni contenute, il numero dell\'apparecchio controllato, i nomi, se possibile, delle persone le cui conversazioni sono state sottoposte ad ascolto e il numero che, con riferimento alla registrazione consentita, risulta dal registro delle intercettazioni previsto dall\'articolo 267 comma quinto del codice.

Art. 129
Informazioni sull\'azione penale

1.                   Quando esercita l\'azione penale nei confronti di un impiegato dello stato o di altro ente pubblico, il pubblico ministero informa l\'autorità da cui l\'impiegato dipende, dando notizia dell\'imputazione. Quando si tratta di personale dipendente dai servizi per le informazioni e la sicurezza militare o democratica, ne dà comunicazione anche al comitato parlamentare per i servizi di informazione e sicurezza e per il segreto di stato.

2.                   Quando l\'azione penale é esercitata nei confronti di un ecclesiastico o di un religioso del culto cattolico, l\'informazione é inviata all\'ordinario della diocesi a cui appartiene l\'imputato.

3.                   Quando esercita l\'azione penale per un reato che ha cagionato un danno per l\'erario, il pubblico ministero informa il procuratore generale presso la corte dei conti, dando notizia della imputazione.

4.                   bis. Il pubblico ministero invia la informazione contenente la indicazione delle norme di legge che si assumono violate anche quando taluno dei soggetti indicati nei commi 1 e 2 è stato arrestato o fermato ovvero si trova in stato di custodia cautelare.

 

Art. 12.
(Modifiche alle disposizioni di attuazione di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale)

1. All\'articolo 89 del decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271, sono apportate le seguenti modificazioni:

 
 
 

a) il comma 1 è abrogato;

 
 
 
 
 
 
 
 
 

b) al comma 2, le parole: «I nastri contenenti le registrazioni» sono sostituite dalle seguenti: «I supporti contenenti le registrazioni ed i flussi di comunicazioni informatiche o telematiche» e dopo le parole: «previsto dall\'articolo 267, comma 5» sono inserite le seguenti «, nonché dal registro delle notizie di reato di cui all\'articolo 335»;
c) dopo il comma 2 è aggiunto il seguente:
«2-bis. Il procuratore della Repubblica designa un funzionario responsabile del servizio di intercettazione, della tenuta del registro riservato delle intercettazioni e dell\'archivio riservato nel quale sono custoditi i verbali ed i supporti».


2. All\'articolo 129 del decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) al comma 1, dopo le parole: «dell\'imputazione» sono inserite le seguenti: «, con espressa menzione degli articoli di legge che si assumono violati, nonché della data e del luogo del fatto»;
b) il comma 2 è sostituito dal seguente:
«2. Quando l\'azione penale è esercitata nei confronti di un ecclesiastico o di un religioso del culto cattolico, l\'informazione è inviata all\'autorità ecclesiastica di cui ai commi 2-ter e 2-quater.»;
c) dopo il comma 2 sono inseriti i seguenti:
«2-bis. Il pubblico ministero invia l\'informazione anche quando taluno dei soggetti indicati nei commi 1 e 2 è stato arrestato o fermato, ovvero quando è stata applicata nei suoi confronti la misura della custodia cautelare; nei casi in cui risulta indagato un ecclesiastico o un religioso del culto cattolico invia, altresì, l\'informazione quando è stata applicata nei suoi confronti ogni altra misura cautelare personale, nonché quando procede all\'invio della comunicazione di cui all\'articolo 369 del codice.
2-ter. Quando risulta indagato o imputato un Vescovo diocesano, prelato territoriale, coadiutore, ausiliare, titolare o emerito, o un Ordinario di luogo equiparato a un Vescovo diocesano, abate di una abbazia territoriale o sacerdote che, durante la vacanza della sede, svolge l\'ufficio di amministratore della diocesi, il pubblico ministero invia l\'informazione al Cardinale Segretario di Stato.

2-quater. Quando risulta indagato o imputato un sacerdote secolare o appartenente ad un Istituto di vita consacrata o ad una società di vita apostolica, il pubblico ministero invia l\'informazione all\'Ordinario diocesano nella cui circoscrizione territoriale ha sede la procura della Repubblica competente»;
d) il comma 3-bis è abrogato.

 
 

Art. 379-bis Codice Penale
Rivelazione di segreti inerenti a un procedimento penale.

Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque rivela indebitamente notizie segrete concernenti un procedimento penale, da lui apprese per avere partecipato o assistito ad un atto del procedimento stesso, è punito con la reclusione fino a un anno. La stessa pena si applica alla persona che, dopo avere rilasciato dichiarazioni nel corso delle indagini preliminari, non osserva il divieto imposto dal pubblico ministero ai sensi dell\'articolo 391-quinquies del codice di procedura penale.

 
 

Art. 614 Codice Penale
Violazione di domicilio.

Chiunque s\'introduce nell\'abitazione altrui, o in un altro luogo di privata dimora, o nelle appartenenze di essi, contro la volontà espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo, ovvero vi s\'introduce clandestinamente o con inganno, è punito con la reclusione fino a tre anni.

Alla stessa pena soggiace chi si trattiene nei detti luoghi contro l\'espressa volontà di chi ha il diritto di escluderlo, ovvero vi si trattiene clandestinamente o con inganno.

Il delitto è punibile a querela della persona offesa.

La pena è da uno a cinque anni , e si procede d\'ufficio, se il fatto è commesso con violenza sulle cose, o alle persone, ovvero se il colpevole è palesemente armato.

 
 
NON TROVA CORRISPONDENZA
 
 
 
 
 

Art. 684 Codice Penale
Pubblicazione arbitraria di atti di un procedimento penale.

Chiunque pubblica, in tutto o in parte, anche per riassunto o a guisa d\'informazione, atti o documenti di un procedimento penale, di cui sia vietata per legge la pubblicazione è punito con l\'arresto fino a trenta giorni o con l\'ammenda da euro 51 a euro 258.

 

                          Art. 13.
(Modifiche al codice penale)

1. Al codice penale sono apportate le seguenti modificazioni:
a) l\'articolo 379-bis è sostituito dal seguente:
«Art. 379-bis. - (Rivelazione illecita di segreti inerenti a un procedimento penale).
Chiunque rivela indebitamente notizie inerenti ad atti del procedimento penale coperti dal segreto dei quali è venuto a conoscenza in ragione del proprio ufficio o servizio svolti in un procedimento penale, o ne agevola in qualsiasi modo la conoscenza, è punito con la reclusione da uno a cinque anni.
Se il fatto è commesso per colpa, la pena è della reclusione fino a un anno.
Chiunque, dopo avere rilasciato dichiarazioni nel corso delle indagini preliminari, non osserva il divieto imposto dal pubblico ministero ai sensi dell\'articolo 391-quinquies del codice di procedura penale è punito con la reclusione fino ad un anno»;

 
 
 

b) all\'articolo 614, primo comma, le parole: «di privata dimora» sono sostituite dalla seguente: «privato».

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

c) dopo l\'articolo 617-sexies sono inseriti i seguenti:
«Art. 617-septies. - (Accesso abusivo ad atti del procedimento penale).
Chiunque mediante modalità o attività illecita prende diretta cognizione di atti del procedimento penale coperti dal segreto è punito con la pena della reclusione da uno a tre anni»;


 
 
 
 
 
 

d) all\'articolo 684, primo comma, le parole: «fino a trenta giorni o con l\'ammenda da euro 51 a euro 258» sono sostituite dalle seguenti: «fino a sei mesi e con l\'ammenda da euro 250 a euro 750»;

e) all\'articolo 684, dopo il primo comma è aggiunto il seguente:
«Se il fatto di cui al comma precedente riguarda le intercettazioni di conversazioni o comunicazioni telefoniche, le altre forme di telecomunicazione, le immagini mediante riprese visive, e la acquisizione della documentazione del traffico delle conversazioni o comunicazioni stesse, la pena è dell\'arresto da uno a tre anni e dell\'ammenda da 500 a 1.032 euro».

 
 
 
NON TROVA CORRISPONDENZA
 

                             Art. 14.
(Modifiche al decreto legislativo 8 giugno 2001, n.231)

1. Dopo l\'articolo 25-octies del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, è inserito il seguente:
«Art. 25-nonies.
- (Responsabilità per il reato di cui all\'articolo 684 del codice penale).
1. In relazione alla commissione del reato previsto dall\'articolo 684 del codice penale, si applica all\'ente la sanzione pecuniaria da cento a trecento quote.».

Legge 8.2.48 n. 47, recante Disposizioni sulla Stampa

 

Articolo 8

Risposte e rettifiche.

1. Il direttore o, comunque, il responsabile è tenuto a fare inserire gratuitamente nel quotidiano o nel periodico o nell’agenzia di stampa le dichiarazioni o le rettifiche dei soggetti di cui siano state pubblicate immagini od ai quali siano stati attribuiti atti o pensieri o affermazioni da essi ritenuti lesivi della loro dignità o contrari a verità, purché le dichiarazioni o le rettifiche non abbiano contenuto suscettibile di incriminazione penale.

2. Per i quotidiani, le dichiarazioni o le rettifiche di cui al comma precedente sono pubblicate, non oltre due giorni da quello in cui è avvenuta la richiesta, in testa di pagina e collocate nella stessa pagina del giornale che ha riportato la notizia cui si riferiscono.

3. Per i periodici, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, non oltre il secondo numero successivo alla settimana in cui è pervenuta la richiesta, nella stessa pagina che ha riportato la notizia cui si riferisce.

 
 
 

4. Le rettifiche o dichiarazioni devono fare riferimento allo scritto che le ha determinate e devono essere pubblicate nella loro interezza, purché contenute entro il limite di trenta righe, con le medesime caratteristiche tipografiche, per la parte che si riferisce direttamente alle affermazioni contestate.

 
 
 
 
 
 
 

5. Qualora, trascorso il termine di cui al secondo e terzo comma, la rettifica o dichiarazione non sia stata pubblicata o lo sia stata in violazione di quanto disposto dal secondo, terzo e quarto comma, l’autore della richiesta di rettifica, se non intende procedere a norma del decimo comma dell’articolo 21, può chiedere al pretore, ai sensi dell’articolo 700 del codice di procedura civile, che sia ordinata la pubblicazione.

 
 
 
 

6. La mancata o incompleta ottemperanza all’obbligo di cui al presente articolo è punita con la sanzione amministrativa da lire 15.000.000 a lire 25.000.000 (La sanzione originaria della multa è stata sostituita con la sanzione amministrativa dall’art. 32, L. 24 novembre 1981, n. 689, e così elevata dall’art. 114, primo comma, della citata L. 24 novembre 1981, n. 689, in relazione all’art. 113, secondo comma, della stessa legge).

7. La sentenza di condanna deve essere pubblicata per estratto nel quotidiano o nel periodico o nell’agenzia. Essa, ove ne sia il caso, ordina che la pubblicazione omessa sia effettuata(Articolo cosi` sostituito dall’art. 42, L. 5 agosto 1981, n. 416)

                             Art. 15
(Modifiche alla legge 8 febbraio 1948, n. 47)

1. All\'articolo 8 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

a) dopo il terzo comma è inserito il seguente: «Per le trasmissioni radiofoniche o televisive, le dichiarazioni o le rettifiche sono effettuate ai sensi dell\'articolo 32 del decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177. Per i siti informatici, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono»;

b) al quarto comma dopo le parole: «devono essere pubblicate» sono inserite le seguenti: «, senza commento,»;

c) dopo il quarto comma è inserito il seguente: «Per la stampa non periodica l\'autore dello scritto, ovvero i soggetti di cui all\'articolo 57-bis del codice penale, provvedono, su richiesta della persona offesa, alla pubblicazione, a propria cura e spese su non più di due quotidiani a tiratura nazionale indicati dalla stessa, delle dichiarazioni o delle rettifiche dei soggetti di cui siano state pubblicate immagini o ai quali siano stati attribuiti atti o pensieri o affermazioni da essi ritenuti lesivi della loro reputazione o contrari a verità, purché le dichiarazioni o le rettifiche non abbiano contenuto di rilievo penale. La pubblicazione in rettifica deve essere effettuata entro sette giorni dalla richiesta con idonea collocazione e caratteristica grafica e deve inoltre fare chiaro riferimento allo scritto che l\'ha determinata»;

d) al quinto comma, le parole: «trascorso il termine di cui al secondo e terzo comma» sono sostituite dalle seguenti: «trascorso il termine di cui al secondo, terzo, quarto, per quanto riguarda i siti informatici, e sesto comma» e le parole: «in violazione di quanto disposto al secondo, terzo e quarto comma» sono sostituite dalle seguenti: «in violazione di quanto disposto dal secondo, terzo, quarto, per quanto riguarda i siti informatici, quinto e sesto comma»;

e) dopo il quinto comma è inserito il seguente:
«Della stessa procedura può avvalersi l\'autore dell\'offesa, qualora il direttore responsabile del giornale o del periodico, il responsabile della trasmissione radiofonica, televisiva o delle trasmissioni informatiche o telematiche non pubblichino la smentita o la rettifica richiesta».

Decreto-legge 13 maggio 1991, n. 152, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 1991, n. 203: Provvedimenti urgenti in tema di lotta lla criminalità organizzata

 
Art. 13.

1.                  In deroga a quanto disposto dall\'articolo 267 del codice di procedura penale, l\'autorizzazione a disporre le operazioni previste dall\'articolo 266 dello stesso codice è data, con decreto motivato, quando l\'intercettazione è necessaria per lo svolgimento delle indagini in relazione ad un delitto di criminalità organizzata o di minaccia col mezzo del telefono in ordine ai quali sussistono sufficienti indizi.

2.                  Nei casi di cui al comma 1, la durata delle operazioni non può superare i quaranta giorni, ma può essere prorogata dal giudice con decreto motivato per periodi successivi di venti giorni, qualora permangono i presupposti indicati nel comma 1. Nei casi di urgenza alla proroga provvede direttamente il pubblico ministero; in tal caso si osservano le disposizioni del comma 2 dell\'articolo 267 del codice di procedura penale.

3.                  Negli stessi casi di cui al comma 1 il pubblico ministero e l\'ufficiale di polizia giudiziaria possono farsi coadiuvare da agenti di polizia giudiziaria".

 
 

                              Art. 16.
                        (Abrogazioni)

 
 
 

1. L\'articolo 13 dei decreto-legge 13 maggio 1991, n. 152, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 1991, n. 203, è abrogato.


 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Codice in materia di protezione di dati personali
 
 

Art. 139
(Codice di deontologia relativo ad attivita\' giornalistiche)

1. Il Garante promuove ai sensi dell\'articolo 12 l\'adozione da parte del Consiglio nazionale dell\'ordine dei giornalisti di un codice di deontologia relativo al trattamento dei dati di cui all\'articolo 136, che prevede misure ed accorgimenti a garanzia degli interessati rapportate alla natura dei dati, in particolare per quanto riguarda quelli idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale. Il codice puo\' anche prevedere forme semplificate per le informative di cui all\'articolo 13.

2. Nella fase di formazione del codice, ovvero successivamente, il Garante, in cooperazione con il Consiglio, prescrive eventuali misure e accorgimenti a garanzia degli interessati, che il Consiglio e\' tenuto a recepire.

3. Il codice o le modificazioni od integrazioni al codice di deontologia che non sono adottati dal Consiglio entro sei mesi dalla proposta del Garante sono adottati in via sostitutiva dal Garante e sono efficaci sino a quando diviene efficace una diversa disciplina secondo la procedura di cooperazione.

4. Il codice e le disposizioni di modificazione ed integrazione divengono efficaci quindici giorni dopo la loro pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale ai sensi dell\'articolo 12.

5. In caso di violazione delle prescrizioni contenute nel codice di deontologia, il Garante puo\' vietare il trattamento ai sensi dell\'articolo 143, comma 1 , lettera c).

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Art. 170. Inosservanza di provvedimenti del Garante
1. Chiunque, essendovi tenuto, non osserva il provvedimento adottato dal Garante ai sensi degli articoli 26, comma 2, 90, 150, commi 1 e 2, e 143, comma 1, lettera c), è punito con la reclusione da tre mesi a due anni.

 

                            Art. 17
(Modifiche in materia di protezione dei dati personali, di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196)

1 Al codice in materia di protezione di dati personali, di cui al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, sono apportate le seguenti modificazioni:

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

a) il comma 5 dell\'articolo 139 è sostituito dal seguente:
"5. In caso di violazione delle prescrizioni contenute nel codice di deontologia o, comunque delle disposizioni di cui agli articoli 11 e 137 il Garante può vietare il trattamento o disporne il blocco ai sensi dell\'articolo 143 comma 1, lett c).
Nell\'esercizio dei compiti di cui agli articoli 143, comma 1, lett b) e lett c) 154, comma 1, lett. e) il Garante può anche prescrivere quale misura necessaria a tutela dell\'interessato, la pubblicazione o diffusione in una o più testate della decisione che accerta la violazione, per intero o per estratto ovvero di una dichiarazione riassuntiva della medesima violazione";

b) dopo il comma 5 sono inserite i seguenti:
"5-bis Nei casi di cui al comma 5, il Consiglio nazionale e il competente Consiglio dell\'Ordine dei giornalisti anche in relazione alla responsabilità disciplinare, nonché, ove lo ritengano, le associazioni rappresentative di editori, possano far pervenire documenti e la richiesta di essere sentiti.
5-.ter. L pubblicazione o diffusione di cui al comma 5 è effettuata gratuitamente nel termine e secondo le modalità prescritte con la decisione, anche per quanto riguarda, la collocazione le relative caratteristiche anche tipografiche e l\'eventuale menzione di parti interessate. Per le modalità e le spese riguardanti la pubblicazione o diffusione disposta su testate diverse da quelle attraverso la quale è stata commessa la violazione, si osservano le disposizioni di cui all\'articolo 15 del decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 2003 n. 284.";


 

e) nell\'articolo 170, comma 1, le parole: "26, comma 2, 90," sono sostituite dalle seguenti: "26, comma 2, 90, 139, comma 5,".

 

                          Art. 18.
              (Disciplina transitoria)

1. Le disposizioni della presente legge non si applicano ai procedimenti pendenti alla data della sua entrata in vigore.
2. Le disposizioni di cui al comma 3 dell\'articolo 268 del codice di procedura penale, come modificato dall\'articolo 5 della presente legge, si applicano decorsi tre mesi dalla data di pubblicazione di apposito decreto del Ministro della giustizia che dispone l\'entrata in funzione dei centri di intercettazione telefonica di cui al medesimo comma 3. Fino a tale data, continuano a trovare applicazione le disposizioni del comma 3 dell\'articolo 268 del codice di procedura penale nel testo vigente prima della data di entrata in vigore della presente legge.

 


Bozza non corretta
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