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 AVVOCATI E AUTOGOVERNO

 di Ciro RIVIEZZO

 

 

 

 

 

 La tavola rotonda tenutasi in occasione del Centenario dell'A.N.M. è stata, a mio parere, di elevato spessore politico. Tutti gli interventi (Rodotà, Guarnieri, Maddalena, Spataro, Bruti Liberati, Berruti) sono stati interessanti, anche se mi sarà consentito citare in particolare quello di Armando Spataro, che ha rappresentato con forza e lucidità la posizione del Movimento. Tra l'altro, secondo me dall'ascolto degli interventi si comprendono bene le differenze culturali e di impostazioni che vi sono tra i vari gruppi associativi, pur nel rispetto delle posizioni di ciascuno.

Ma qui voglio soffermarmi sull'intervento del Prof. Guarnieri che, sintetizzo brutalmente, ha sostenuto che gli aspetti deteriori del correntismo derivano strutturalmente dal corto circuito elettori/controllati - eletti/controllori, ed ha auspicato un maggior coinvolgimento nel governo della magistratura di avvocati e studiosi del diritto.

La tesi mi trova parzialmente d'accordo, e comunque ci deve far riflettere. Nel senso che è certamente vero che - come diceva qualcuno - l'autogoverno è il mestiere più difficile del mondo, perché si chiede ad una categoria di controllarsi da sola, ma - pur con tutti suoi difetti - è l'unico metodo per garantire l'indipendenza della giurisdizione. E' un poco come la famosa definizione di democrazia di Winston Churcill. Anzi, ritengo che inserire questo rapporto nel circuito costituito dalle correnti sia l'unica forma possibile di verifica, come di fatto dimostrano le continue polemiche e prese di posizioni all'interno dei singoli gruppi e tra di loro, che costituiscono pur sempre una forma di controllo democratico sulle scelte. Vado dicendo da tempo che al di fuori di questo ci sono solo i rapporti personali clientelari, che sfuggono a qualsiasi possibilità di verifica perché basati per loro natura sugli interessi individuali. Per non parlare dei sistemi basati sul sorteggio, che costituisce il massimo della irresponsabilità e viola lo spirito stesso del disegno costituzionale.

Ma ciò che mi sembra più interessante è la seconda parte della tesi, che riguarda il coinvolgimento nel governo della magistratura della classe forense e degli studiosi di diritto. E' una posizione che il Movimento ha sempre sostenuto, chiedendo un maggior coinvolgimento di tali categorie nei Consigli Giudiziari (così completando il disegno costituzionale sulla composizione del CSM, poi parzialmente attuato dalla riforma Castelli/Mastella) e aprendosi - unica corrente - alla partecipazione degli esterni.

Stiamo cercando di far seguire alle parole i fatti.

Un esempio. Coerentemente con tale impostazione, allorchè si è trattato di adeguare la Circolare del C.S.M. alla riforma dell'art. 18 Ord. Giud. sulle incompatibilità parentali tra magistrati e avvocati operanti nella medesima sede, su forte indicazione del Movimento (nell'indifferenza degli altri, ahimè, rivelatasi non ingiustificata....), è stata introdotta la consultazione obbligatoria dei Consigli dell'Ordine degli Avvocati in caso di potenziale incompatibilità. Abbiamo, così, voluto dar voce alla classe forense su un argomento sul quale sappiamo tutti che è forte la sensibilità tra gli avvocati e che suscita perplessità e diffuse, anche se spesso velate, proteste. Salvo sempre il giudizio finale riservato all'organo di autogoverno, a tutela dell'indipendenza.

Purtroppo l'esperienza concreta è stata non solo deludente, ma assolutamente negativa, nel senso che i Consigli dell'Ordine in genere non rispondono nemmeno, rallentando le pratiche, e quando lo fanno danno solo notizie ricavabili dai dati ufficiali (tipo: l'avv. Tizio è iscritto all'Albo; non risulta che abbia studio associato; ecc.). Sta accadendo sempre più di frequente che alleghino la dichiarazione dell'avvocato interessato, che dice che non c'è incompatibilità (sic !). Quando invece dovrebbero informare su fatti rilevanti a loro conoscenza, quali ad esempio se quell'avvocato ha, di fatto, rapporti di collaborazione costante con altri professionisti (per prevenire il rischio dell'esercizio della professione sotto altro nome, al fine di aggirare l'incompatibilità), se la presenza nella stessa sede di quel magistrato e di quell'avvocato suscita disagio nel Foro e perchè, se l'avvocato esercita di fatto in un determinato settore o in una determinata sede distaccata, se svolge attività di consulenza in quel settore, seppure non compare formalmente nelle cause relative, ecc. ecc. . Fornire, cioè, elementi utili alla decisione che sfuggono alla conoscibilità degli organi di autogoverno. Il tipo di risposte date, invece, sta di fatto mandando in desuetudine la norma (la Commissione, comprensibilmente, si è stancata di aspettare inutilmente e di essere presa in giro). In realtà prevale anche nell'avvocatura una copertura corporativa di protezione del proprio iscritto (salvo lamentarsi nei corridoi).

E' una frustazione soprattutto per chi, come noi, crede veramente che la collaborazione con gli avvocati - in particolare - sia un antidoto forte al nostro corporativismo. E non rivelarsi una somma di corporativismi.

Questa è una battaglia che sarebbe bello combattessero, nel loro ambito professionale, anche gli avvocati iscritti o simpatizzanti del Movimento, che proprio per questo ha una composizione pluralista.

Ciro Riviezzo

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