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Consiglio di Stato Sez.IV sent.1663 dep. 31 marzo 2003 Min. Giustizia c/Catanese R E P U B B L I C A I T A L I A N A IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta) ha pronunciato la seguente D E C I S I O N E sui ricorsi in appello nn. 2179 e 2536 del 2002 proposti: - il n. 2179 dal Ministero della Giustizia in persona del Ministro pro-tempore e dal Consiglio superiore della magistratura, in persona del Presidente pro-tempore, rappresentati e difesi dall’Avvocatura generale dello Stato, presso i cui uffici domiciliano in Roma, via dei Portoghesi n. 12 contro Antonino Catanese, rappresentato e difeso dall’avv. Prof. Aldo Tigano ed elettivamente domiciliato in Roma, Piazzale delle Belle Arti 6, presso lo studio dell’avv. Alberto Marchetti - il n. 2536 da Barcellona Giuseppe, rappresentato e difeso dall’avv. Girolamo Buongiorno ed elettivamente domiciliato in Roma, presso lo studio del professor Giuseppe Ruffini, alla via degli Scipioni n. 181 contro il dott. Antonino Catanese, rappresentato, difeso ed elettivamente domiciliato come sopra e nei confronti del Consiglio Superiore della magistratura e del Ministero della Giustizia, in persona del Ministro pro-tempore, rappresentati, difesi e domiciliati come sopra per l’annullamento della sentenza emessa tra le parti dal TAR Lazio Sez. I, n. 219/2002 del 21 novembre 2001/14 gennaio 2002, non notificata Visti gli appelli con i relativi allegati; Viste le memorie prodotte dalle parti a sostegno delle rispettive difese Visti gli atti tutti della causa Udito il relatore, Consigliere Livia Barberio Corsetti ed uditi altresì gli Avv.ti A. Tigano, l'Avvocato dello Stato Greco e l'Avv. G. Ruffini su delega dell'Avv. G. Buongiorno Ritenuto in fatto e in diritto quanto segue FATTO Con atto notificato il 17 e il 20 settembre 2001 il dott. Antonino Catanese, magistrato ordinario con funzioni di procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Reggio Calabria, ha impugnato, chiedendone l’annullamento, il decreto, di data ed estremi ignoti, con il quale il dott. Giuseppe Barcellona è stato nominato procuratore generale presso la Corte d’Appello di Caltanissetta . Il ricorrente ha esposto che ha partecipato al procedimento per la copertura del posto in questione, ritenendo di avere, in relazione alla normativa in materia, alla sua prassi interpretativa e al gruppo dei concorrenti, ottime probabilità di successo. Ciò in quanto la vigente circolare del C.S.M. dell’8 luglio 1999, in materia di conferimento degli Uffici direttivi, prevede taluni criteri di massima che, con riferimento, in particolare, all’Ufficio direttivo superiore di procuratore generale – avente sede in zona caratterizzata da rilevante presenza di criminalità organizzata di tipo mafioso – attribuisce rilievo, nella valutazione delle attitudini, “alle esperienze maturate nella trattazione dei procedimenti relativi ai reati indicati dall’art. 51, comma 3 bis, c.p.p., desunta concretamente dalla rilevanza dei procedimenti trattati e dalla durata della attività inquirente e requirente”, mentre, con riguardo alla capacità, valuta particolarmente, fra altri profili, “il positivo esercizio, specie se in epoca non remota e per un tempo adeguato, di funzioni di identica o analoga natura di quelle dell’Ufficio da ricoprire”. D’altra parte, l’importanza attribuita dalla circolare del C.S.M. ai due requisiti sopra menzionati, avrebbe trovato riscontro alcuni mesi prima nella deliberazione con cui il C.S.M. aveva conferito il posto della procura generale della Corte d’appello di Palermo al dott. S. Celesti, proprio in relazione al fatto che detto magistrato svolgeva identiche funzioni come procuratore generale presso la Corte d’appello di Caltanissetta. Per contro, nel procedimento in esame, il C.S.M. avrebbe inopinatamente modificato il percorso logico-valutativo normativamente seguito e non avrebbe tenuto conto che il dott. Barcellona non possedeva nessuno dei due requisiti sopra menzionati, di cui era, invece, in possesso l’istante. In particolare, la sola esperienza inquirente e requirente vantata dal dott. Barcellona sarebbe limitata alla funzione svolta nella Procura circondariale di Palermo, quale procuratore aggiunto, dall’ottobre 1989 all’ottobre 1994, laddove il ricorrente, come assume, da circa nove anni e mezzo ha svolto e svolge funzioni in ambito inquirente – requirente, come sostituto procuratore generale (1992/1997) e come capo di una procura della Repubblica distrettuale particolarmente importante e impegnativa, a livello di criminalità di tipo mafioso – ‘ndrangheta -, quella appunto di Reggio Calabria (1997/2001). Il C.S.M. ha preferito al ricorrente il dott. Barcellona in considerazione della più ampia esperienza direttiva maturata da quest’ultimo da oltre sei anni come presidente del Tribunale di Termini Imerese, laddove il primo dette funzioni svolge da poco più di tre anni. Ad avviso del ricorrente, tale motivazione è irrilevante e illogica, perché dimentica di considerare che l’ufficio da conferire era una procura generale situata in zona altamente funestata dal fenomeno mafioso, che le capacità dimostrate dal dott. Barcellona “nel fronteggiare situazioni di grave difficoltà dell’Ufficio” dovevano essere riconosciute, almeno in pari misura, anche a lui e che analogamente doveva operarsi in relazione alle “doti organizzative di spiccato rilievo” che pure erano state attribuite al dott. Barcellona. Resistevano al ricorso l’Amministrazione e il controinteressato intimati. 2. Il Tar adito accoglieva il ricorso. La sentenza premette all’esame degli atti la considerazione che per quanto riguarda il conferimento degli incarichi direttivi ai magistrati ordinari, vige il principio della riserva di legge di cui all’art. 108, comma primo, della Costituzione, dovendo anche in tale materia essere garantita l’indipendenza dell’Ordine giudiziario: è pertanto la legge che deve fissare i criteri generali di valutazione e selezione degli aspiranti agli incarichi direttivi e le conseguenti modalità della nomina e che è stato, peraltro, precisato (Corte costituzionale 8 febbraio 1991, n. 72) che dal principio della riserva di legge non discende che i necessari criteri di valutazione e selezione degli aspiranti debbano essere così analiticamente e dettagliatamente fissati dal legislatore da rendere meccanicistica e meramente esecutiva la concreta attività di selezione del personale di magistratura da preporre agli uffici direttivi, onde il suesposto principio deve ritenersi rispettato quando il Legislatore abbia fissato alcuni criteri generali e precisi per orientare la discrezionalità dell’organo deputato alla selezione e alla valutazione degli aspiranti. Nella materia del conferimento degli incarichi direttivi, oltre che delle poche e scarne disarticolate fonti a livello legislativo ordinario (art. 6 della L. 24 maggio 1951 n. 392; artt. 10, 11 e 17 della L. 24 marzo 1958 n. 195; artt. 188, 192 e 194 del R.D. 30 gennaio 1941 n. 12 e successive modifiche; art. 19 della L. 20 dicembre 1973 n. 831), bisogna tener conto anche delle delibere e delle circolari del Consiglio superiore della magistratura di cui è stato ritenuto costituzionalmente legittimo l’intervento integrativo (ed anche suppletivo) nell’indicazione dei principi specifici per la scelta dei magistrati ritenuti idonei (così, di recente, C.d.S., Sez. IV, 15.5.2000, n. 2715). 2 a. Con riferimento al caso di specie, la sentenza afferma che deve tenersi conto della delibera del C.S.M. in data 7 luglio 1999, trasfusa poi nella circolare prot. P-99-13000 dell’8 luglio 1999 avente ad oggetto “Modifica della vigente circolare in materia di conferimento degli uffici direttivi”. Detta circolare ha disposto, in tema di capacità, al punto A-3, lettera e), che essa è valutata, tra l’altro, in riferimento “al positivo esercizio, specie se in epoca non remota e per un tempo adeguato, di funzioni di identica o analoga natura di quelle dell’ufficio da ricoprire” e, in tema di attitudini, alla lettera e.2), che: “si attribuisce rilievo, nella valutazione delle attitudini agli uffici direttivi di merito, senza che costituisca titolo preferenziale, al positivo esercizio delle funzioni di merito per un tempo non inferiore a quattro anni negli ultimi quindici alla data della vacanza del posto in concorso; nei medesimi termini, si attribuisce rilievo: (…) per gli uffici di Procuratore della Repubblica di una Procura Distrettuale e per quelli di procuratore generale – aventi sede, questi ultimi, in zone caratterizzate da rilevante presenza di criminalità organizzata di tipo mafioso – alle esperienze maturate nella trattazione dei procedimenti relativi ai reati indicati dall’art. 51 comma 3 bis c.p.p., desunte concretamente dalla rilevanza dei procedimenti trattati e dalla durata della attività inquirente e requirente”. 2 b. Sulla base delle richiamate disposizioni normative il collegio ha ritenuto che il ricorso del dr. Catanese fosse fondato e dovesse, quindi, essere accolto. Ha infatti rilevato che dalla deliberazione del C.S.M. del 12 luglio 2001 emerge che la valutazione comparativa tra il dott. Barcellona e il dott. Catanese si è conclusa a favore del primo per la considerazione che “nonostante le valutazioni positive sulle capacità professionali, sulle doti di merito e sulle capacità organizzative del dott. Catanese, la più ampia esperienza direttiva maturata dal dott. Barcellona – che esercita tali funzioni da oltre sei anni, laddove l’altro candidato in valutazione dette funzioni svolge da poco più di tre anni (con riferimento alla data della vacanza del posto) – la capacità dal medesimo dimostrata nel fronteggiare situazioni di gravi difficoltà dell’ufficio e le doti organizzative di spiccato rilievo inducono a preferirlo al dott. Catanese”. Ad avviso del TAR siffatta valutazione, che scaturisce dal ruolo centrale che si è inteso attribuire al criterio dell’esperienza nell’esercizio della funzione direttiva e a quello della capacità organizzativa, si pone in contrasto con la summenzionata circolare del 1999, la quale regola in modo speciale la scelta e la valutazione degli aspiranti per il conferimento di specifici uffici direttivi (Presidente del Tribunale per i minorenni, Procuratore della Repubblica presso lo stesso Tribunale, Presidente del Tribunale di sorveglianza, Procuratore della Repubblica in zone caratterizzate da rilevante presenza di criminalità organizzata di tipo mafioso; Procuratore della Repubblica di una Procura Distrettuale e Procuratore generale in zone caratterizzate da rilevante presenza di criminalità organizzata di tipo mafioso) rispetto alla disciplina generale del conferimento degli incarichi direttivi. Mentre per questi ultimi, infatti, è previsto il riferimento alle attitudini, al merito e all’anzianità, opportunamente integrati tra loro, per i summenzionati specifici incarichi direttivi, pur non costituendo gli stessi titolo preferenziale, si attribuisce rilievo, ai fini della valutazione attitudinale, alla professionalità e alle esperienze specifiche maturate negli specifici settori. Ciò nel convincimento che dette esperienze specifiche costituiscono un insostituibile arricchimento e bagaglio culturale, opportuno ed indispensabile per il buon esercizio delle relative funzioni direttive, da considerare in maniera prevalente rispetto ai requisiti di carattere generale dell’anzianità, del merito e delle attitudini (così, relativamente al conferimento dell’incarico di Presidente del Tribunale dei minorenni, C.d.S., Sez. IV, 15.5.2000, n. 2715). Nel caso concreto non è contestato che nel corso degli ultimi quindici anni il ricorrente ha trattato numerosi procedimenti penali – sia in funzione giudicante che in quella requirente contro la criminalità organizzata di tipo mafioso (art. 51, comma 3 bis, c.p.p.) e che tale attività è ancora svolta dallo stesso come procuratore della repubblica distrettuale presso il Tribunale di Reggio Calabria. Sulla base dei non contestati dati di fatto riguardanti il servizio del ricorrente e dei principi di scelta e valutazione dei candidati per il conferimento dell’incarico in questione, fissati nella summenzionata circolare del 1999 del Consiglio superiore della magistratura, appare, quindi, evidente che quest’ultimo, nella valutazione comparativa dei dott. Barcellona e Catanese, non poteva non tener conto (dare rilievo) della specifica attività inquirente e requirente diretta a contrastare la criminalità organizzata. Dare rilievo, come sopra evidenziato, se non poteva significare l’automatica preferenza del dott. Catanese per l’ufficio di procuratore generale presso la Corte d’appello di Caltanissetta, doveva comportare la valutazione dell’effettiva qualità dell’esperienza e professionalità maturate nella lunga durata dell’attività nel settore specifico e, dunque, implicava la necessaria esternazione delle ragioni per le quali, malgrado tale durata, a fronte di una durata obiettivamente più limitata del dott. Barcellona (cinque anni come procuratore aggiunto presso la pretura circondariale di Palermo), quest’ultimo poteva essere preferito. Ha pertanto disposto l’annullamento del provvedimento impugnato, restando salve le ulteriori determinazioni dell’Amministrazione. 3. Il Consiglio superiore della Magistratura impugna tale sentenza, che ritiene erronea, per i motivi che di seguito si riportano. La sentenza del T.A.R. del Lazio si basa su un errata interpretazione della circolare del CSM del 28 settembre 1996 n. 13531 e succ. mod., concernente i criteri di riferimento degli uffici direttivi, nonché su un erronea censura dei vizi di violazione di legge, eccesso di potere, insufficiente motivazione, individuati nell’iter di tale procedura ed in realtà insussistenti. La delibera del Plenum, approvata in data 12 luglio 2001, con cui è stato assegnato al dott. Barcellona l’ufficio direttivo di Procuratore Generale della Repubblica di Caltanissetta è invece perfettamente legittima perché ampliamente motivata, con riferimento all’articolata ed unanime proposta di Commissione, in relazione alla posizione del dott. Catanese, in modo tale che le enunciazioni e le valutazioni comparative in essa contenute, in rapporto con la posizione del dott. Barcellona, hanno soddisfatto l’esigenza di garantire la cognizione e la ricostruzione dell’iter logico che ha poi portato alle determinazioni in concreto manifestate. Essa appare completa sotto il profilo della coerenza, congruità e logicità. Costituisce ius receptum nella giurisprudenza del Consiglio di Stato e del Tar Lazio il principio secondo il quale, in sede di legittimità, e in particolare in riferimento alle delibere di conferimento degli uffici direttivi, gli atti consigliari sono sindacabili solo “sotto il profilo della congruenza dei presupposti e congruità della motivazione, nonché dell’accertamento del nesso logico di consequenzialità tra presupposti e conclusioni”, al fine di accertare “se il potere discrezionale del C.S.M: “in subiecta materia” si sia svolto nel rispetto dei criteri generali predisposti dallo stesso Consiglio ed in conformità ai canoni di ragionevolezza che connotano qualsivoglia potere amministrativo” ( Consiglio di Stato, sez. IV, 3 febbraio 1996, n. 111 ). E’ quindi precluso il riesame della valutazione effettuata dall’organo di autogoverno ed il sindacato sulla maggiore o minore attitudine dei candidati, ove l’apprezzamento consegua ad un iter logico ancorato ad elementi di giudizio correttamente assunti nella loro consistenza obiettiva ( Tar Lazio. sez. I, 10 ottobre 1995, 1666). Nell’atto impugnato, il C.S.M. ha esattamente individuato i presupposti e congruamente motivato in ordine alle ragioni che hanno fondato la preferenza per il dott. Barcellona, con giudizio logicamente corretto, coerente e motivato. Il Consiglio, infatti, ha analiticamente esplicitato le motivazioni che hanno fondato la valutazione assoluta e comparativa posta a base della designazione. Il giudice di primo grado ha censurato la delibera impugnata con riferimento alla mancata valorizzazione in favore del dott. Catanese della specifica esperienza di sostituto procuratore generale della Repubblica presso la Procura generale di Messina ( e non a Palermo come erroneamente indicato nella sentenza n. 219/02 del T.A.R. Lazio ), con il connesso esercizio di funzione analoghe a quelle dell’ufficio da ricoprire, non tenendo conto (dando rilievo), e comunque non motivando sul punto, della specifica attività inquirente e requirente diretta a contrastare la criminalità organizzata posseduta dal ricorrente. Orbene deve osservarsi che, in base ai parametri della circolare per il conferimento degli uffici direttivi il profilo attitudinale è espresso “come idoneità dell’aspirante ad esercitare degnamente, per i requisiti di indipendenza, prestigio e capacità, le funzioni direttive da ricoprire…”. Per quanto riguarda la valutazione del subcriterio della capacità vengono in rilievo; il profilo professionale complessivo, la conoscenza approfondita delle norme primarie e secondarie di ordinamento giudiziario, il positivo esercizio di funzioni giudiziarie diverse, ovvero anche di identica o analoga natura di quelle dell’ufficio da ricoprire e di livello pari o superiore, le doti organizzative desumibili dall’esercizio non solo di funzioni dirigenziali in relazione alle concrete iniziative adottate per rendere più efficiente il lavoro dei magistrati e del personale addetto all’ufficio, ma anche rivelate nell’esercizio di funzioni non dirigenziali. Appare evidente che in base alla formulazione della circolare, l’esercizio delle funzioni direttive costituisce un fattore non esclusivo, ma concorrente con quello “dell’evidente validità dei metodi operativi”, al fine della valutazione della capacità organizzativa, richiamata alla lett. b), che a sua volta, integra, unitamente al profilo professionale complessivo di cui alla lett. a) circ. cit., ed al progresso positivo esercizio di funzioni di livello pari a quelle del posto da ricoprire e di funzioni della stessa o di analoga natura, di cui alla lett. c), uno dei tre elementi che concorrono a definire il requisito attitudinale (Cons. di Stato, sez. IV, 9 gennaio 1996, n. 31; TAR Lazio, sez. I, 12 giugno 1995, n. 1063; sez. I, 29 marzo 1994, n. 472; sez. II, 5 ottobre 1995, n. 1646). Appare chiaro, pertanto, che il pregresso esercizio di funzioni direttive, meritoriamente svolte pur non integrando un elemento preferenziale assorbente, costituisce, in considerazione della maggior durata dell’incarico direttivo ricoperto, esplicazione qualificata di uno dei parametri che devono concorrere al fine dell’accertamento delle attitudini. Peraltro, a favore del dott. Barcellona militano non meno significativi elementi, concorrenti nella configurazione del requisito attitudinale, quali in particolare la preparazione, la capacità e la competenza dimostrate nel corso di tutta l’attività professionale, e tali, dal punto di vista qualitativo, da poter essere giudicate “grandissime” sotto il profilo della qualità tecnica ed “eccezionali” sotto il profilo organizzativo, come ampiamente dimostrato dalla delibera. Appare opportuno sottolineare che al dott. Barcellona è stato riconosciuto un giudizio complessivo di assoluto valore, anche con riferimento alle esperienze di carattere istituzionale, rappresentate dalla sua elezione, per ben due volte, alla carica di componente effettivo del Consiglio giudiziario della Corte di appello di Palermo, grazie alla quale egli ha potuto maturare una conoscenza approfondita delle tematiche relative alla materia dell’ordinamento giudiziario, che costituisce un ulteriore, importante parametro per il conferimento di un ufficio direttivo. Proprio dall’alta considerazione goduta dal dott. Barcellona gli ha permesso di trovare, tra l’altro, interlocutori istituzionali attenti alle sue richieste, consentendogli di eliminare le gravissime scoperture di organico, ottenere l’ampliamento della pianta organica mediante l’introduzione di un posto di presidente di sezione, e l’ultimazione dei nuovi locali del palazzo di giustizia dove il tribunale si è poi trasferito nel 1995. Sotto il profilo della capacità, che è appunto uno dei requisiti necessari ad una valutazione assolutamente positiva a dirigere l’ufficio direttivo richiesto, la Circolare del C.S.M. n. 13531 del 28 settembre 1996 richiede anche “il positivo esercizio di funzioni di identica o analoga natura di quelle dell’ufficio da ricoprire, specie se in epoca non remota, per un tempo adeguato e di livello pari o superiore” oltre che “il positivo esercizio di funzione giudiziarie diverse”. Orbene, se non emergono dati eclatanti in indagini e processi di criminalità organizzata in favore del dott. Barcellona, neppure può disconoscersi che tutta l’attività del dott. Barcellona si è svolta in uffici dove il fenomeno criminale in oggetto era comunque presente e la conoscenza delle sue caratteristiche e delle modalità d’indagine che lo riguardano, non poteva essere sconosciuta a chi comunque ricopriva un ufficio apicale inquirente; ciò è stato giustamente ritenuto presupposto dal Consiglio, nel momento in cui si procede ad una analisi comparativa di concorrenti che hanno svolto la loro vita giudiziaria, e comunque il periodo preso in esame in realtà territoriali ove la presenza del fenomeno mafioso è fatto notorio e la necessità di confrontarsi con lo stesso è un dato di cui sono pienamente consapevoli tutti i dirigenti degli uffici giudiziari interessati. Peraltro, sicuramente elementi specifici sul punto non sono stati dedotti neppure dal dott. Catanese, mentre non può essere condivisa la censura relativa al fatto che il dott. Barcellona non abbia ricoperto funzioni analoghe; il periodo di permanenza del candidato prescelto presso gli uffici della Procura circondariale di Palermo, in qualità di aggiunto sono segnati da giudizi che riconoscono “le eccezionali capacità organizzative e direttive, ................ unitamente alla rilevantissima attività giudiziaria espletata che risulta dai prospetti allegati, svolta senza smentire altresì le doti di eccezionale laboriosità che gli sono state sempre riconosciute, obiettivamente riscontrabili anche presso gli uffici di provenienza ...…”. Sono state dunque correttamente vagliate nella valutazione comparativa operata tra i ricorrenti tutte quelle doti utili a concretizzare qualità indispensabili per preporre all’ufficio direttivo da ricoprire il candidato più idoneo per attitudini, merito e anzianità; si è avuto così riguardo alle esigenze funzionali da soddisfare anche in relazione ai particolari profili ambientali. Dare rilievo, come sopra evidenziato, non può certo evidenziare esprimere un’automatica preferenza in favore del dott. Catanese per l’ufficio de quo, ma ha comportato la valutazione dell’effettiva qualità dell’esperienza e professionalità maturate nella lunga durata dell’attività nel settore requirente anche all’interno dell’ufficio direttivo e del relativo impegno culturale e professionale, implicando la necessaria manifestazione delle ragioni per le quali malgrado una durata inferiore, ma comunque assolutamente significativa in senso assoluto, del dott. Barcellona, quest’ultimo poteva essere preferito. Solo in presenza di un quadro sostanziale equivalenza dei profili professionali dei due aspiranti, si sarebbe potuto utilizzare la diversificazione delle esperienze professionali del dott. Catanese, come criterio di preferenza di quest’ultimo. Senonchè è proprio il giudizio di equivalenza che non emerge dalla scelta del C. S. M. risultando che è stato dato il giusto rilievo alla esperienza e alla professionalità vantato dal dott. Antonino Catanese, e all’esito di questo giudizio comparativo complessivo, è stato preferito il dott. Barcellona all’unanimità. Pertanto, sotto questo profilo, appare evidente la correttezza nell’individuazione dei presupposti di fatto assunti a base del giudizio e la razionalità e la congruenza dell’iter logico sviluppato, con la conseguenza che non si ritiene possa essere censurato l’atto sotto i profili dell’inesistenza, ovvero dell’insufficienza della motivazione. Una volta fissate le ragioni che correttamente hanno portato il Consiglio a privilegiare il profilo professionale del dott. Barcellona in relazione ai criteri attitudinali, non sussistono elementi ostativi a riconoscere la congruenza della motivazione operata dal Consiglio per quanto riguarda anche questo profilo. La determinazione impugnata d’altra parte, anche dimostrando di aver considerato le ragioni addotte dal ricorrente a sostegno della propria candidatura, non ha negato che lo stesso forse in possesso di attitudini ad uffici direttivi, ma nella corretta applicazione dei criteri assunti nella circolare citata, ha formulato un giudizio di minore idoneità in relazione allo specifico posto da conferire. In realtà, ciò che veramente ha lamentato il ricorrente non risiede nel procedimento e nei criteri valutativi seguiti dal Consiglio, come sembra ritenere il TAR Lazio, bensì nell’esito di tale valutazione, vale a dire nella sostanza del giudizio in forza del quale è stato preferito e nominato l’altro concorrente. Non può però non rileversi che tale critica investe il merito della decisione, che si caratterizza, con specifico riguardo alla nomina per gli uffici direttivi, da ampia discrezionalità ( Cons. Stato sez. IV, 13.10.1999 n. 1570; 13.12.1999 n. 1872). Deve essere ribadito, pertanto, che con la delibera in esame il Consiglio ha correttamente ed esaustivamente identificato i presupposti di fatto della valutazione, esplicando le ragioni della medesima e procedendo alla comparazione dei candidati. Non appare possibile ritenere, pertanto, alcun errore sugli elementi posti a base della valutazione, né alcuna incongruità nello svolgimento dell’iter logico espositivo. 4. Anche il dott. Barcellona impugna la sentenza osservando che il TAR Lazio avrebbe effettuato una errata interpretazione della circolare prot. P-99-1000 dell’8 luglio 1999 emanata in forza della delibera del C S M del 7 luglio 1999 relativa al conferimento degli uffici direttivi. In quanto questa attribuisce rilievo al positivo esercizio delle funzioni di merito prestate in uffico di procura generale avente sede in zone caratterizzate da rilevante presenza di criminalità mafiosa, ma precisa che tale rilievo non costituisce titolo preferenziale. Ciò vuol dire che per l’attribuzione degli incarichi direttivi la valutazione va rivolta principalmente al profilo professionale complessivo del candidato, con particolare riguardo alla capacità dirigenziale e organizzativa degli uffici sottoposti, mentre la motivazione adotta dal TAR Lazio avrebbe come conseguenza la limitazione della discrezionalità del C S M fino a rendere la scelta quasi obbligata, in applicazione meccanicistica del solo criterio delle funzioni inquirenti -requirenti nei territori interessati dal fenomeno della criminalità organizzata. Ciò potrebbe invece verificarsi solo ove il giudizio complessivo dei due aspiranti conduca ad un risultato di sostanziale parità, nel senso che l’esperienza specifica maturata potrebbe far propendere in tal caso il giudizio in favore di chi ne è in possesso. Nel caso in esame, il giudizio comparativo tra il dott. Barcellona e il dott. Catanese ha dato un risultato favorevole al primo, all’unanimità, quanto a qualità tecniche ed organizzative. Non è stata pertanto illogica l’attribuzione dell’incarico, trattandosi di posto nel quale certamente la professionalità richiesta è quella organizzativa e di controllo degli uffici subordinati. Senza contare che il Barcellona ha prestato il suo servizio sempre in aree a forte tasso di delinquenza organizzata. Una simile situazione non può essere paragonata a quella del giudice minorile, ove la professionalità specifica è altamente specialistica e settoriale e può effettivamente prevalere in giudizio comparativo, su altre qualità. Conclude pertanto per l’annullamento della sentenza impugnata. Il Consiglio di Stato, con separate ordinanze n. 1505/02 e n. 1534/02 ha accolto le istanze di sospensione della sentenza impugnata. Il dott. Barcellona e il dott. Catanese hanno insistito sulle loro posizioni con memorie depositate il 30 gennaio 2003. DIRITTO Gli appelli, rivolti contro la medesima sentenza, debbono essere riuniti e congiuntamente decisi. L’appello del Consiglio Superiore della magistratura è essenzialmente volto a censurare l’impugnata sentenza sotto il profilo che essa avrebbe formulato un giudizio di merito, sostituendo la propria discrezionalità a quella riservata al Consiglio stesso. La sentenza avrebbe inoltre attribuito all’onere di valutazione dell’esperienza professionale specifica valenza di criterio di preferenza, in contrasto con quanto stabilito dai criteri che lo stesso C.S.M. si è dato per procedere alle nomine. Censure sostanzialmente analoghe rivolge alla sentenza il dott. Barcellona, insistendo sul punto che l’applicazione meccanicistica del solo criterio delle funzioni inquirenti -requirenti nei territori interessati dal fenomeno della criminalità organizzata condurrebbe a vanificare qualsiasi possibilità di scelta da parte del C S M. Tale criterio può invece supplire solo nel caso il giudizio complessivo dei due aspiranti conduca ad un risultato di sostanziale parità, nel senso che l’esperienza specifica maturata potrebbe far propendere in tal caso il giudizio in favore di chi ne è in possesso. Gli appelli sono fondati. Si deve premettere che, nella specie, il C S M era chiamato ad esprimere un giudizio non facile di scelta tra due candidati in possesso di elevatissime qualità, ambedue ricchi di positiva esperienza, ambedue stimati negli ambienti di lavoro. Il primo giudice ha creduto di poter risolvere il dilemma interpretando il criterio in base al quale si deve dare rilievo all’avvenuto svolgimento di funzioni identiche a quelle messe a concorso nel senso che tale “rilievo” costituisce un criterio non superabile, anche a fronte del possesso di altri requisiti nell’altro candidato, nei confronti dei quali l’esperienza lavorativa specifica dovrebbe sempre prevalere. La Sezione ritiene che il menzionato criterio non possa essere così applicato, fermo restando che esso individua un requisito importante, al quale deve essere attribuito il giusto valore. Tale requisito confluisce però, insieme agli altri, in un giudizio complessivo sull’intera carriera, che non può essere ridotto ad una sola, per quanto importante, esperienza professionale. Esso inoltre può influire sulla voce “attitudini”, costituisce nelle modalità e con comportamenti un elemento che in qualche modo rifluisce nelle voci di merito, mentre rimane certamente estraneo all'anzianità. In questo senso i criteri sono chiarissimi quando prescrivono che “si attribuisce rilievo, nella valutazione delle attitudini agli uffici direttivi di merito, senza che costituisca titolo preferenziale, al positivo esercizio delle funzioni di merito per un tempo non inferiore ai quattro anni negli ultimi quindici ..…”. Nel caso in esame non è in contestazione che il Dott. Catanese avesse maturato una maggiore esperienza nell’esercizio delle funzioni inquirenti - requirenti e di questo dà atto il verbale del C S M di conferimento dell’ufficio direttivo superiore di Procuratore generale presso la Corte d’Appello di Caltanissetta, nel quale si può leggere: “A conferma dell’unanime riconoscimento delle doti personali e professionali del suddetto magistrato sta infine il conferimento delle funzioni di Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, in un’area ad alta densità mafiosa”. Ciò premesso, i tre aspetti che il C S M era chiamato a valutare sono, in base ai criteri, l’attitudine, il merito e l’anzianità. Ammesso anche che il dott. Catanese avesse diritto al migliore giudizio sull’attitudine, il Barcellona ha riportato un più favorevole giudizio sui meriti, essendo state in più sedi sottolineate le sue eccezionali capacità organizzative. Giudizio di eccellenza che non sminuisce le doti organizzative riconosciute anche al Catanese, che sono espressamente riconosciute dal C S M, ma che certamente, sotto tale profilo, colloca il Barcellona in posizione migliore per il conferimento dell’incarico. A fronte di questa situazione, con due candidati sostanzialmente in identica posizione (l’uno prevalente per le attitudini sotto il profilo della specifica esperienza, l’altro per il merito sotto il profilo della capacità organizzativa) il C S M ha dato rilievo all’unico elemento di differenziazione in suo possesso, vale a dire alla più lunga durata dell’esercizio delle funzioni direttive (sei anni per Barcellona e tre per il Catanese) così motivando: “Nonostante le valutazioni positive sulle capacità professionali, sulle doti di merito e sulle capacità organizzative del dott. Catanese, la più ampia esperienza direttiva maturata dal dott. Barcellona – che esercita tali funzioni da oltre sei anni, laddove l’altro candidato valutazione dette funzioni svolge da poco più di tre anni - la capacità del medesimo dimostrata nel fronteggiare situazioni di gravi difficoltà dell’ufficio e le doti organizzative di spiccato rilievo, inducono a preferirlo al dott. Catanese”. Tale conclusione appare al collegio non censurabile sotto il profilo della logica e della coerenza con i criteri sopra ricordati. Esso è, infatti, ancorato ad un dato effettivo, che può essere congruamente valorizzato nel momento in cui si conferisce un incarico direttivo superiore rispetto al quale la durata della precedente esperienza direttiva può rappresentare, in un quadro di complessiva eccellenza, una ragione di favore. Dalle considerazioni che precedono discende che gli appelli devono essere accolti, con conseguente annullamento della sentenza impugnata. Sussistono tuttavia giusti motivi per compensare le spese del giudizio. P.Q.M. Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione IV: Riunisce gli appelli, li accoglie e per l’effetto annulla la sentenza impugnata. Compensa le spese del giudizio. Così deciso in Roma, addì 11 febbraio 2003 dal Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione IV
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