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A proposito di 'riforme a costo zero'

pubblichiamo, con il suo consenso, un'email inviata dalla collega Caterina Trentini ad una mailing list di magistrati, che descrive efficacemente un'esperienza professionale utilissima per far comprendere che l'espressione 'riforme a costo zero' troppo spesso viene usata superficialmente, o maliziosamente: il 'costo' per le persone e la struttura organizzativa esistono sempre, quando ci sono modifiche che introducono nuove incombenze a parità di forza lavoro e di risorse, incombenze che si aggiungono alle precedenti, già per sè oltre i limiti individualmente sostenibili.

Scrivo molto raramente di argomenti "nuovi" sulla lista, solo quando trovo qualcosa di cui sono davvero convinta e che credo di conoscere.
Stavolta avrei due cose da dire in tema di informatica "circondariale" e colleghi che se ne occupano.
A gennaio 2011, rientrata dalla maternità, sono stata nominata magistrato di riferimento per l'informatica della Procura di Monza, non su mia richiesta, ma per assenza di aspiranti all'ambito ruolo.
Sono stata quasi travolta dai tanti progetti di innovazione informatica in cantiere, sicuramente interessanti e sicuramente - nel lungo periodo - forieri di miglioramenti sensibili nel nostro modo di lavorare (e in qualche misura inevitabili: che ci piaccia o no, quello è il futuro).
Ma altrettanto sicuramente questi progetti - se seguiti in maniera decente – sono sufficienti da soli a costituire un lavoro a tempo pieno.
Il punto, secondo me (e non solo secondo me, sembrerebbe, leggendo la relazione illustrativa alla circolare del CSM in materia di magistrati referenti distrettuali e magistrati di riferimento per l'informatica del 9/11/11), è che ogni cambiamento di sistema informatico è anche, se non soprattutto, un problema organizzativo.
Quando in una società privata si introduce un nuovo strumento informatico in genere succede così: arrivano dei consulenti (organizzativi, non informatici) mappano l’organizzazione e i processi lavorativi, ne studiano un'ottimizzazione e in funzione di questa modificano il sistema per adattarlo alle esigenze specifiche della realtà dove andrà utilizzato.
Poi provvedono ad accompagnare gli utenti, poiché la parte spesso più difficile e faticosa del lavoro è proprio la gestione del cambiamento: motivare gli utenti a lasciare "il vecchio", "la carta", per lavorare in un modo nuovo, che come ogni nuova cosa crea paure e resistenze.
Da noi, purtroppo, spesso l'introduzione di un nuovo sistema negli uffici circondariali si sostanzia nell'invio di scatoloni di HW (auspicabilmente adeguato), nell'installazione di SW (auspicabilmente funzionante), in qualche giornata di formazione e tanti auguri.
Lo sappiamo, non ci sono risorse per i toner, figuriamoci per un servizio costosissimo come l'assistenza al cambiamento.
Quindi il lavoro ingrato di stare dietro al tutto (perché se si vuole che le cose funzionino tocca starci dietro), ricade sulle spalle dei dirigenti degli uffici e di "volontari", magistrati e amministrativi.
E fatalmente il magistrato di riferimento per l'informatica (il referente "circondariale", perché è un lavoro da fare in concreto negli uffici, non programmando da remoto) si troverà annoverato tra i "volontari".
Il che va benissimo, per carità, ma bisogna avere il coraggio di dirlo.
Lo penso da un po', ma lo scrivo ora perché ho letto la circolare sopra citata, che, oltre a imporre agli "informatici circondariali" nuovi impegni di programmazione e oneri burocratici, prevede: “Il magistrato di riferimento degli uffici con un organico superiore a quaranta magistrati può usufruire di un esonero parziale dall’attività giurisdizionale ordinaria, che deve tener conto delle dimensioni dell’ufficio e dei settori assegnati…”
Quindi, per un ufficio medio come il mio, sotto i 40 magistrati (ma ben sopra i 40 utenti, se si contano personale amministrativo e PG, che comunque sono "in carico" dal punto di vista informatico), non vi sono esenzioni possibili.
Ora, c'è un lavoro "ordinario" di informatica, che va dal collega che chiama "perché non mi va più il pc, sono di turno e non so più a chi rivolgermi", al monitoraggio del passaggio ad ADN, ai rapporti con CISIA/DGSIA/società di assistenza, alla manutenzione del sistema di redazione degli atti (perché in attesa di REGE 3 mica possiamo farci gli atti a mano), alle telefonate di chi pone problemi "altri", perché ormai è tale l'impatto dell'informatica sul nostro lavoro che ogni aspetto ha il suo risvolto informatico e spesso si fa prima a risolvere i problemi che ad indirizzare gli utenti verso altri interlocutori.
L'ordinario informatico si gestisce sì in meno di un'oretta al giorno (ipotizzando 40-50 ore di lavoro alla settimana siamo sotto al 10%): stiamo parlando di un impegno analogo a tante altre corvée che ci toccano, come gli esami d'avvocato o le applicazioni distrettuali, per cui, - non conosco l'impegno di un ufficio più grande, ma quand’anche fosse attorno al 10% del tempo di lavoro -, forse non ha nemmeno senso prevedere esenzioni dal lavoro ordinario, nell'ottica dell'oggi a me, domani a te (magari con un'esclusione per chi ha figli piccoli).
Ma per lo straordinario, per mesi in cui l'impegno per l’introduzione di un nuovo sistema "ruba" al lavoro una media di una giornata la settimana (da sommare, ovviamente, all'ordinario informatico), tra corrispondenza via mail (ho contato in 11 mesi nella cartella “informatica” qualcosa come 550 mail in entrata e almeno la metà in uscita), telefonate e riunioni con Procuratore/Aggiunto/CISIA/DGSIA/società di assistenza sistemistica/Assistenti/Personale Amministrativo di altre articolazioni dell'ufficio/Avvocati/Colleghi del distretto/, "gite" presso Uffici che già utilizzano il sistema.. ecco che il lavoro "vero" del magistrato non può non risentirne.
Non parlo pro domo mea, io, se Dio vuole, dovrei essere quasi fuori dall'estenuante start up del progetto di digitalizzazione, per un anno ho fatto - inevitabilmente - meno indagini, ho accumulato – inevitabilmente - un bel po’ di fascicoli, ma ho imparato tantissimo sulle articolazioni e l'organizzazione dell'ufficio e va bene così. Però che venga in qualche modo ufficializzato che tutto questo vada fatto - come purtroppo già in parte avviene - nel tempo libero, beh, mi lascia un po' perplessa.
E, alla proposta del prossimo progetto ministeriale, in assenza di altri volontari, non so se sia giusto che l'Ufficio decida di aderire.

Caterina Trentini

 

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