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Comunicato del Movimento per la Giustizia sul "Caso Pizzorusso"

MOVIMENTO PER LA GIUSTIZIA

Con un po' di ritardo siamo riusciti a leggere l'intervento del prof. Pizzorusso, oggetto, delle note polemiche e prese di posizione. Il documento è stato diffuso in un incontro di studi dell' 8 ottobre, cioè
più di un mese fa.
La prima cosa che si coglie è la sua assoluta pertinenza rispetto all'oggetto dell'incontro che, testualmente riguardava: "Il profilo costituzionale del giudice e del pubblico ministero: il confronto tra il modello formale e l'attuazione pratica nella prospettiva storica e comparatistica ".
Il Prof. Pizzorusso tratta infatti sia della prospettiva storica (si va dalla rivoluzione francese e dall'ordinamento napoleonico allo Statuto Albertino fin alla legge sull'ordinamento giudiziario fascista del 1941, e quindi alla legge sulle guarentigie e alla VII disp. transitoria della Costituzione) che di quella comparatistica (con accenni, tra l'altro, agli ordinamenti francesi ed inglesi), e non trascura poi di occuparsi della "attuazione pratica", evidenziando le drammatiche e clamorose contraddizioni della situazione attuale rispetto ai modelli della Costituzione tuttora vigente.

L'altro dato che traspare è la diversa destinazione originaria dello scritto (intervento presso l'accademia dei Lincei di cui il prof. Pizzorusso fa parte), e il tono fortemente critico usato - in un contesto certamente diverso - nei confronti dell'Esecutivo e
segnatamente dell'attuale Presidente del Consiglio.

Non si colgono invece "le gravissime offese" contro attuali componenti del CSM causa di scandalizzato clamore presso Istituzioni ed Organi di informazione. L'unico riferimento esistente riguarda l'ultima legge di riforma della composizione del CSM, laddove testualmente si afferma : "...è sufficiente che quattro di essi (ndr.:consiglieri laici) si assentino perché si determini l'invalidità della seduta e quindi venga bloccato il funzionamento del Consiglio. E dato che una convenzione parlamentare assegna alla maggioranza cinque degli otto posti destinati ai laici e che in regime di partito-azienda tra il leader della maggioranza parlamentare ed i "suoi" membri del Consiglio sussiste un vincolo assai stretto, la minaccia è molto più reale di quanto non fosse in passato, quando i partiti riconoscevano una certa autonomia agli eletti al Consiglio su loro designazione. Questa modifica è stata approvata con legge ordinaria, ma è evidente che la sua portata pratica è quella di ridimensionare non di poco la norma costituzionale che assegna al Consiglio le sue funzioni, subordinandone l'esercizio ad una sorta di tacito nulla-osta del leader della maggioranza parlamentare".
Si rileva quindi :
a) che il prof. Pizzorusso ha espresso le sue valutazioni in generale e in astratto sui rischi conseguenti all'intervento normativo, peraltro sottolineati da diversi commentatori imparziali, e ben noti agli stessi componenti del Consiglio ;
b) ha evitato di citare specificamente sia gli attuali cinque componenti laici del Polo sia il caso già verificatosi del loro rifiuto di
discutere il parere del CSM sulla Cirami, che ha determinato la mancanza di numero legale ed ha impedito la discussione del parere.

In definitiva, riteniamo che - al di là di ogni diversa valutazione globale di opportunità politica, non esigibile da parte di uno studioso - dovremmo essere tutti grati al prof. Pizzorusso per la sua indipendenza di giudizio, nient'affatto scivolata verso la denigrazione di alcun componente del CSM, tale non ponendosi considerare la sottolineatura di un rischio derivante dalla legge (e come tale già denunciato da ogni componente dell'ANM).


Ma quel che più conta sottolineare, al di là della scontata ma dovuta solidarietà al Prof. Pizzorusso (apprezzato e massimo esperto di ordinamento giudiziario che ha consegnato "agli atti" una sua relazione redatta in occasione di un dibattito di elevatissima qualità, addirittura all'Accademia dei Lincei), è che nella prassi consiliare, non è fortunatamente mai avvenuto - e speriamo non avverrà mai - che, scelto un relatore, si pensi di poterne censurare o solo controllarne le affermazioni (scritte o orali), preventivamente o ex post. Certo, questo non esime il CSM, e gli organizzatori dei corsi dall'assicurare il necessario pluralismo scientifico, affiancando dialetticamente interventi di diversa ispirazione ideale in modo da garantire - soprattutto su temi di così alta rilevanza costituzionale e di "sistema" - le autonome e consapevoli valutazioni critiche di tutti i partecipanti
ai corsi

il Presidente Nino Condorelli
il Segretario Armando Spataro

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