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Movimento per la Giustizia Elezioni dei Consigli Giudiziari 2005
L'impegno nei Consigli Giudiziari costituisce, nel momento attuale di attacco al sistema del governo autonomo della magistratura, un'occasione di straordinaria importanza.
Si tratta di dimostrare nei fatti e non solo a parole che utilizzando in pieno tutte le potenzialità degli istituti e superando inerzie e prassi burocratiche non più giustificabili una parte rilevante dell'ordinamento giudiziario può funzionare meglio, rimanendo nella cornice delineata dalla lettera e dallo spirito della Costituzione.
Per questo il Movimento per la Giustizia ha deciso di individuare in modo chiaro, per l'attività dei prossimi Consigli Giudiziari, alcuni punti particolarmente problematici e di formulare alcune proposte operative.
Ci impegniamo a promuovere queste linee di condotta e, come sempre abbiamo fatto, chiederemo con forza che in tutti i distretti si tengano elezioni primarie per consentire un'effettiva possibilità di scelta dei candidati da parte dell'elettorato.
Roma, febbraio 2005.

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1. TRASPARENZA NELL'ATTIVITA' DEI CONSIGLI GIUDIZIARI

Siamo convinti che l'operato dei Consigli Giudiziari debba essere immediatamente conoscibile da tutti i magistrati.
La maggior parte dei regolamenti dei Consigli Giudiziari oggi prevedono che l'ordine del giorno sia distribuito tra i dirigenti degli uffici, i quali lo distribuiscono a loro volta a tutti i magistrati del distretto. Alcuni Consigli Giudiziari, però, non sono ancora dotati di regolamento e altri non prevedono neppure questa forma di pubblicità dell'ordine del giorno. Di regola, inoltre, nei regolamenti si prevede che possa avere copia dei verbali e dei singoli atti adottati dal Consiglio Giudiziario solo il diretto interessato e chi vi abbia specifico interesse (previo nulla osta del Consiglio Giudiziario).
Ci impegniamo a estendere in tutti i distretti la preventiva comunicazione dell'ordine del giorno ed a chiedere la automatica pubblicità dei verbali e delle delibere sulle quali non vi siano ragioni particolari, da motivare, per mantenerle riservate.
Anche la designazione del relatore è un momento di fondamentale importanza nell'attività del Consigli Giudiziari, sia sotto il profilo della trasparenza, sia sotto quello della serietà dell'esame delle questioni che a volte solo la competenza specifica può garantire. I rappresentanti del Movimento per la Giustizia si impegnano a chiedere che, anche tramite apposite modifiche dei regolamenti, il Presidente del Consiglio Giudiziario debba attenersi nell'assegnazione delle pratiche ai singoli componenti a criteri oggettivi e predeterminati, salve motivate deroghe, tenendo conto anche delle specifiche esperienze di settore di ciascuno. Occorre prevedere, inoltre, la incompatibilità a svolgere il ruolo di relatore nella materia tabellare del membro del Consiglio Giudiziario che è in servizio presso l'Ufficio di cui si discute.
La pubblicità dei lavori e la predisposizione di regole chiare per la designazione dei relatori sarebbero, però, accorgimenti facilmente vanificati se continuasse a consentirsi, con discrezionalità priva di limiti, la possibilità di inserire in via straordinaria ulteriori argomenti nella seduta del Consiglio Giudiziario rispetto a quelli previsto nell'ordine del giorno. Ci impegniamo a chiedere che nei regolamenti venga limitata con regole e criteri chiari la possibilità di portare in Consiglio Giudiziario le pratiche cd. "fuori sacco".


2. CONSIGLI GIUDIZIARI E CSM

I Consigli Giudiziari costituiscono parte, sempre più importante, del sistema del governo autonomo della magistratura e contribuiscono ad esprimerne, in concreto, cultura e valori. Nessuna efficace forma di collegamento garantisce, però, che la fisiologica dialettica che può instaurarsi con il Consiglio Superiore della Magistratura non venga dispersa secondo i criteri della decisione burocratica e verticale, ma divenga, invece, occasione di riflessione ed elaborazione comune, appunto, del sistema. Oggi la circolazione delle informazioni sulle valutazioni difformi compiute all'interno del circuito dell'autogoverno tra il CSM ed i Consigli Giudiziari è lasciato a meccanismi di natura "personale" ovvero al sistema delle "correnti", senza che vi sia, invece, alcuna forma di raccordo istituzionale. Crediamo sia opportuno che nei Consigli Giudiziari vengano individuati dei componenti incaricati di mantenere il collegamento informativo con il CSM, acquisendo notizie sull'esito delle pratiche in cui è prevedibile, per la natura delle questioni trattate o perché si è votato a maggioranza, valutazioni difformi dei due organi. Si darebbe così occasione ai Consigli Giudiziari, laddove "convinti" dalla diversa prospettazione del C.S.M., di rivedere per il futuro le proprie posizioni o, di contro, di riaffermarle rafforzandole con quelle ulteriori motivazioni che trarrebbero ragion d'essere proprio dal diverso deliberato del CSM.


3. EFFICIENZA NELL'ATTIVITA' DEI CONSIGLI GIUDIZIARI
Per svolgere in modo adeguato e soprattutto con tempestività i sempre più impegnativi compiti istituzionali, i componenti effettivi e supplenti dei Consigli giudiziari devono usufruire di un effettivo esonero parziale dagli affari giudiziari come già previsto dal CSM. Per rendere concreta la riduzione del carico di lavoro, ci impegniamo a chiedere che i Capi degli Uffici vengano sollecitati ad adottare provvedimenti organizzativi che incidano sulla qualità degli affari assegnati ai componenti dei Consigli Giudiziari più che sull'aspetto quantitativo del numero delle assegnazioni. Occorre avere particolare attenzione, ad esempio, alla concreta presenza del magistrato in udienza e ridurre le occasioni in cui il componente del Consiglio Giudiziario è adibito alla trattazione di procedimenti urgenti che rendono impossibile ovvero vanificano una preventiva organizzazione del lavoro. (Ad es., per un civilista costituisce sicuro beneficio la mancata assegnazione di procedimenti cautelari ante causam mentre è praticamente inutile ridurgli il numero delle assegnazioni: il beneficio si produrrebbe a mandato scaduto. Nell'imminenza delle sedute Un penalista potrebbe avere un concreto beneficio dalla mancata partecipazione al turno direttissime e un p.m. potrebbe essere esentato dai turni di udienza ovvero da altre emergenze).
La necessità di suddividere i pesanti carichi di lavoro e garantire risposte in tempi appropriati impone, inoltre, l'esatta equiparazione fra componenti effettivi e supplenti del Consiglio Giudiziario, introducendo una apposita norma regolamentare che garantisca un criterio rigido e predeterminato di rotazione.



4. MAGGIORE ATTENZIONE NEI PARERI PER INCARICHI EXTRAGIUDIZIARI

Riteniamo che i Consigli Giudiziari debbano esercitare un più penetrante controllo della compatibilità dell'attività extragiudiziaria richiesta dal magistrato con l'impegno professionale del richiedente.
In particolare ci impegniamo a richiedere puntuale attuazione della circolare del CSM in materia di incarichi di giustizia tributaria, di ampio conferimento ed allo stato sottratti non solo al regime autorizzatorio (secondo una precedente decisione del CSM) ma anche alla semplice conoscenza dell'organo di autogoverno, mentre la circolare in materia prevede invece la periodica comunicazione degli incarichi ai Consigli Giudiziari, per verificare la compatibilità con l'attività giudiziaria.
I componenti dei Consigli Giudiziari del Movimento per la giustizia chiederanno, quindi, l'applicazione della circolare consiliare sugli incarichi extragiudiziari. (Circolare n.15207 del 16 dicembre 1987 e successive modifiche) laddove prevede che "I consigli giudiziari saranno chiamati ad una verifica biennale sulla professionalità dei giudici impegnati nelle Commissioni Tributarie, da compiersi anche mediante acquisizione delle statistiche comparate e dei rapporti del capo dell'Ufficio" e allo scopo solleciteranno, innanzitutto, l'acquisizione di notizie sui nominativi dei magistrati che esercitano tale attività .






5. FORMULAZIONE DEI PARERI PER LE VALUTAZIONI DI PROFESSIONALITA'

Da sempre il Movimento per la Giustizia sostiene che le verifiche di professionalità non debbono avere come obbiettivo quello di giungere ad una graduatoria di "bravura" dei magistrati fondata sul mero computo dei titoli, bensì quello di avere delle fonti di conoscenza, degli elementi che possano essere indice, avere significato di neghittosità , di negligenza, di incapacità a svolgere il proprio mestiere e di mancanza di attitudine a svolgere una diversa funzione. Fonti di conoscenza che non possono essere che costituite dal "prodotto del lavoro del magistrato", da intendere non soltanto come l'atto di esercizio della sua funzione, bensì e soprattutto come capacità complessiva di gestione del lavoro in un determinato ufficio.
In questa direzione si è mosso anche il CSM con la circolare del 30.7.2003 integrativa della circolare n.1275, con la quale è stato previsto che i Consigli Giudiziari debbano acquisire a campione provvedimenti del magistrato di cui occorre valutare la professionalità .
Le nuove disposizioni sono state recentemente integrate con la circolare del 26.1.2005 che individua quali categorie di provvedimenti dovranno essere acquisiti a seconda della funzione svolta.
Ci impegniamo a dare attuazione piena alle nuove disposizioni in modo che l'esame dei provvedimenti acquisiti a campione venga utilizzato come uno dei numerosi indici di rilevazione della preparazione e capacità del magistrato, e ciò partendo dall'esperienza già maturata in alcuni distretti dove i Consigli Giudiziari avevano previsto la possibilità , e in alcuni casi l'obbligo, di acquisire provvedimenti a campione. Riteniamo, inoltre, che attraverso l'esame dei provvedimenti acquisiti debba essere esercitato anche un più attento controllo sui pareri dei Capi degli Uffici in modo che gli stessi, che rimangano di fondamentale importanza, contengano valutazioni ancorate a dati concreti e non formule elogiative stereotipate.

Di fronte a questo passo in avanti fornito dalle novità contenute nella circolare del CSM sopra richiamata, si è aperto, tuttavia, un divario inaccettabile con quanto succede per i pareri per le domande a posti semi-direttivi o direttivi. Per questi casi ancora oggi le circolari in materia nulla prevedono in ordine a quali elementi concreti vadano acquisiti per fornire una oggettiva valutazione da parte del consiglio giudiziario. E' prevista una auto-relazione e che i candidati vengano sentiti dal CSM, ma si dovrebbe ancorare queste valutazione anche a dati obiettivi che consentano una più oggettiva valutazione dei candidati.
Ci impegniamo a proporre che i Consigli giudiziari assumano in proprio l'iniziativa di prevedere l'acquisizione di dati oggettivi anche sulle capacità dei soggetti che fanno domanda materia di semi-direttivi e direttivi. Pensiamo anche qui all'acquisizione di provvedimenti a campione o di circolari in materia di organizzazione, alla previsione di un parere obbligatorio del superiore gerarchico (che non sempre viene fatta quando si tratta in particolare di Presidenti di Tribunale che chiedono di andare a presiedere Tribunali diversi o di Procuratori) e ad esempio, anche alla possibilità di audizioni su fatti e circostanze specifiche (da parte del consiglio giudiziario) di uno o più colleghi, del personale amministrativo e di rappresentanti del foro locale.

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