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BARI 11-13 NOVEMBRE 2005 ASSEMBLEA NAZIONALE DEL MOVIMENTO PER LA GIUSTIZIA RELAZIONE DEL SEGRETARIO

1.- analisi della situazione generale: dai sussulti di fine legislatura agli interrogativi sul prossimo futuro; le certezze e le speranze



La relazione del segretario del Movimento per la Giustizia all’Assemblea di Catania del gennaio 2004 si apriva con queste parole:



“Non può esservi alcun dubbio sul fatto che il nostro Paese non abbia mai vissuto, dal dopoguerra ad oggi, un periodo così gravido di pericoli – ma anche di danni ormai consumati – per la stessa possibilità di corretto funzionamento del sistema democratico voluto dal costituente.

Si può affermare, anzi, che l’involuzione dei rapporti tra potere ed istituzioni, tra potere e cittadini è pervenuta a livelli mai immaginati anche dai più pessimisti osservatori della nostra realtà contemporanea…

L’osservazione della realtà internazionale, peraltro, conferma l’esistenza di una netta divaricazione tra l’Italia ed il resto del mondo occidentale: in nessun paese a democrazia avanzata, infatti, sarebbe possibile un così clamoroso conflitto di interessi come quello conosciuto nel nostro ….

Per non far torto all’intelligenza di alcuno, non intendo spendere una sola parola per illustrare il contenuto delle leggi-vergogna che sono state varate dalla primavera del 2001 ad oggi… Mi limiterò ad elencarle:

- la legge sul rientro anonimo dei capitali illecitamente costituiti all’estero;

- quella sul falso in bilancio;

- quella sulla composizione e sul sistema elettorale del CSM;

- quella sulle rogatorie;

- quella sul legittimo sospetto;

- quella sull’immunità alle cinque più alte cariche dello Stato”



Sono trascorsi quasi 2 anni da allora e non si può certo dire che la severa e puntuale diagnosi di Armando Spataro possa essere aggiornata e sottoposta a revisione in una nuova chiave meno desolante e pessimistica; anzi, lo sciagurato elenco si è catastroficamente “arricchito” con ulteriori interventi di portata “oggettivamente” eversiva degli equilibri strutturali e costituzionali dati, quali



- la legge Castelli-Vietti-Gargani-La Russa di “Riforma Contro” dell’ordinamento giudiziario, e il conseguente, raccapricciante anche se scontato, diluvio di “schemi” dei relativi decreti delegati “pronti nel cassetto”;



- l’approvazione, in seconda lettura, alla Camera della riforma della 2° parte della Costituzione;





- l’approvazione in Senato, e, in queste ore, alla Camera, della ex Cirielli





Sotto il profilo delle “cose fatte” o in procinto di essere definitivamente varate, è allora difficile negare che la situazione sembra gravemente e quasi irreversibilmente compromessa. Potrebbe quindi apparirci legittimamente insostenibile il compito di continuare a credere in un possibile diverso, certamente nuovo (ma anche, e in qualche misura, “antico”) “Dover Essere” delle Istituzioni, e di testimoniarne, nel quotidiano del nostro lavoro, la concreta possibilità, offrendo il doveroso contributo delle nostre proposte per l’indispensabile progetto di un modello alternativo e (ben) più virtuoso.

L’evoluzione del quadro generale è purtuttavia contrassegnata dall’alternarsi di segnali contraddittori: l’ondivago e non pienamente prevedibile sviluppo della crisi all’interno della Maggioranza, dopo le ripetute sconfitte elettorali, se ha alimentato in tanti cittadini concrete, anche se tutte da verificare, speranze di “liberazione” del Paese, e quindi anche di importanti correzioni di rotta nella legislazione e nella gestione del potere, ha anche innescato la consueta italica transumanza verso il (presunto) schieramento vincente, ma, soprattutto e per quello che a noi più interessa, ha determinato una svolta massimalista e particolarmente aggressiva della politica di fine legislatura.

Seguendo la logica del saccheggio, e della devastazione dell’ordinamento esistente, quasi a voler lasciare solo terra bruciata per i futuri responsabili delle Istituzioni, e non solo quindi guidati dall’istinto di sopravvivenza e dalla ricerca disperata di salvacondotti, e degli ultimi (e perciò più preziosi) vantaggi personali, i leaders della maggioranza parlamentare sembrano aver abbandonato ogni indugio e deciso di giocare d’azzardo radicalizzando lo scontro con particolare, anche se non esclusivo, riferimento ai temi, peraltro tradizionalmente e per ovvie ragioni da loro preferiti, della giustizia e della legalità (oltre, ovviamente, a quelli dell’informazione o attinenti propriamente al momento elettorale-politico).



Tra l’altro, proprio in queste ore [mentre preparo questa relazione], in preoccupante coincidenza con un prolungato black-out informativo, le sempre imprevedibili alchimie della politica sembrano riservarci un nuovo colpo di scena, secondo cui la ex Cirielli si avvierebbe a diventare anche una ex Salva-Previti (!). La eventuale notizia, se non può certo tranquillizzare le coscienze dei giuristi sulle comunque disastrose ed ambivalenti conseguenze dell’intervento sulla prescrizione (che nella specie sarebbero “semplicemente”, si fa per dire, limitate ai nuovi processi, lasciandone indenni i vecchi in deroga all’art. 2 co. 3 del C.P.), deve però far riflettere giacché costituisce una ennesima conferma di quanto sia non soltanto doveroso, ma concretamente rilevante, il mantenimento di una linea di dignitosa fermezza e di intransigente coerenza a difesa dei principi costituzionali di eguaglianza e di efficienza.

Non par dubbio infatti che gli estremi e contradditori , ma comunque non irrilevanti, ripensamenti di una parte della maggioranza sulla inaccettabilità di questo ennesimo strappo al principio di legalità (smaccatamente e dichiaratamente a favore di imputati di gravissimi reati, ma assai cari al Potere) e sulle relative “amnistie mascherate”, sono anche la conseguenza della puntuale attività di controinformazione, svolta dall’ANM e dagli Uffici Giudiziari, sui rovinosi effetti della legge [che, all’evidenza, non sono stati evitati ma soltanto parzialmente ritardati dalle ultime modifiche della Camera] fino all’ultimo inammissibilmente taciuti e/o minimizzati da un Ministro inadempiente ai suoi più elementari doveri nei confronti del Parlamento.



Si assiste quindi ad una singolare e del tutto nuova sovrapposizione di temi e di prospettive: per un verso si deve, nel presente, temere il peggio e tentare di porre in essere, o almeno di non indebolire, tutte le difese possibili, confidando (anche se non esclusivamente, né eccessivamente) nella tutela delle istanze di controllo e di salvaguardia della legalità costituzionale, per altro verso invece fa capolino l’ipotesi di una ormai imminente svolta che, sotto certi aspetti, potrebbe addirittura risultare epocale.

 

In tale ottica quindi – mentre ancora non conosciamo, né possiamo nel dettaglio conoscere, quali e quanti saranno complessivamente i danni e le emergenze da inventariare nel “day after tomorrow”- si pongono già interrogativi di rilevante spessore problematico e di indubbio interesse politico su quelle che saranno o potranno essere le scelte della prossima legislatura.



Soprattutto, ma non certo esclusivamente, per quanto riguarda la Giustizia, bersagliata in questi anni da una gragnola di colpi (bassi) sferrati dai difensori-legislatori, si pone innanzitutto la tradizionale domanda leniniana (che fare?).

Se infatti potrebbe sembrare scontato, almeno per molti (si spera), se non per tutti, gli esponenti dell’attuale opposizione, avviare una salutare inversione di tendenza rispetto al all’ispirazione puramente punitiva verso la Magistratura, e distruttiva della funzionalità ed efficienza del servizio giustizia, del Ministero Castelli, molto più articolato e polifonico già si presenta invece il dibattito sulle soluzioni concrete da adottare in riferimento innanzitutto ai guasti già prodotti nell’ordinamento vigente dalle modifiche legislative apportate in questi ultimi anni, o che stanno per essere apportate nei prossimi mesi.



Conosciamo bene la parola d’ordine attorno alla quale la passione e le speranze di tutti noi si sono raccolte per mobilitare le coscienze e sollecitare una forte palingenesi e ricupero di credibilità: “cancellare, radere al suolo le leggi vergogna”. Se questo è, e non può che essere, l’obbiettivo morale, è evidente però che occorre anche fare i conti con le esigenze della tecnica legislativa e dei tempi delle procedure parlamentari, e non sottovalutare le differenti “anime politiche” ed opinioni che già si cominciano a confrontare (di cui, spero, riusciremo ad avere delle prime, importanti indicazioni dalla Tavola rotonda di domani mattina).



Diciamo subito che occorre nettamente distinguere i piani della discussione, dimostrando ben differente dialetticità a seconda della diversità delle singole questioni.

Sotto un primo profilo, cioè, mi sembra chiaro che occorrerà cercare insieme il modo per neutralizzare l’effetto di queste leggi senza compromettere le esigenze di continuità e non lacunosità dell’ordinamento giuridico. In questo senso l’idea, di cui si è avuto notizia in questi ultimi giorni, di impedire la produzione dei negativi effetti delle nuove normative rinviandone la data dell’ entrata in vigore potrebbe anche essere valutata positivamente.

Sotto altro profilo si deve riconoscere, ad es. per ciò che concerne l’Ordinamento Giudiziario (mentre è nettamente diverso il discorso per taluni specifici interventi su singole norme penali, laddove invero la restitutio in integrum è pienamente e immediatamente esigibile) che non si tratta di determinare una semplice reviviscenza della disciplina precedente – largamente insoddisfacente ed inadeguata per unanime riconoscimento anche dell’ANM – ma di elaborare una giusta e positiva “Riforma per” la Giustizia per contrapporla ad una assurda e vendicativa “Riforma contro” la magistratura e la stessa efficienza del servizio.

Sarà perciò necessario sfruttare il tempo concesso dall’auspicata moratoria per mettere a punto e rendere rapidamente operativo – senza alcuna cesura o intervallo in cui si possa incuneare, per introdurre anche solo parte delle sue tossine, la pessima Riforma Castelli – questa “Riforma diversa”. I magistrati, l’ANM, e naturalmente anche (se non soprattutto) il Movimento per la Giustizia avranno quindi la grande responsabilità di non autoescludersi colpevolmente e di partecipare al dibattito per il varo delle nuove normative. E’ un appuntamento a cui non possiamo mancare ben consapevoli che non saranno certo solo “rose e fiori” e che dovremo confrontarci, con spirito laico e forte senso autocritico, anche con opinioni nettamente diverse dalle nostre, dovendo fare i conti anche con residui sgradevoli della lunga campagna di delegittimazione intrapresa contro la Magistratura, e con le sedimentazioni nella coscienza collettiva di taluni falsi miti negativi efficacemente e insistentemente propagandati in questi ultimi anni.





 

2.- il Governo Autonomo della Magistratura tra passato e futuro; bilancio e

prospettive della presenza e della partecipazione del Movimento e dei suoi

rappresentanti nelle istituzioni dell'autogoverno



E’ in tale quadro generale di riferimento che la storia del quadriennio consiliare che si avvia alla conclusione, e le prospettive del CSM prossimo venturo vanno attentamente analizzate e interpretate per correttamente orientare le importanti scelte che ci accingiamo a compiere.



Non possiamo infatti dimenticare le premesse sulle quali era nato ed era stato portato avanti nel 2002 il progetto dell’Alleanza con gli amici di MD e del futuro Art.3: da una difficoltà contingente legata alla nuova normativa elettorale, all’intuizione di un bisogno diffuso tra i magistrati di una sorta di “identità sovranazionale” capace di superare le differenze per ritrovarsi insieme, accomunati dalla condivisione delle scelte di fondo sui requisiti essenziali della giurisdizione, fra tutti coloro che apparivano disponibili a mantenere un intransigente e coerente linea di indefettibile difesa dei capisaldi e dei principi fondamentali dell’Autogoverno come garanzia essenziale e irrinunciabile dell’effettiva indipendenza del “giudice soggetto soltanto alla legge”.

Su questo nucleo forte, con connotazioni non meramente difensive ma ambiziosamente progressive, in una visione unificatrice delle molteplici, anche se non sempre coincidenti, istanze di rinnovamento presenti in entrambi i Gruppi (e nel “futuro” art.3), si pensava e si confidava di costruire una spinta positiva ed aggregatrice anche nei confronti di altri componenti e comunque di condurre il CSM su posizioni di non ripiegamento di fronte all’offensiva normalizzatrice del nuovo Esecutivo



A ben guardare si trattava – come sempre si tratterà a prescindere dal colore politico delle future maggioranze – della essenziale rivendicazione del ruolo insostituibile e non recessivo dei poteri di garanzia a dispetto del (c.d.) primato del potere politico in un indispensabile equilibrio (Onida) che non può né deve essere sacrificato in virtù di una sostanzialmente antidemocratica esaltazione totemica dell’investitura popolare.



Il risultato elettorale che ha premiato tutti gli otto candidati, se ha dimostrato il successo dell’iniziativa presso il corpo elettorale, ha poi ulteriormente acceso l’entusiasmo ed esaltato le aspettative di tutti. E, per la verità, non si può negare che, sulle prese di posizione in ordine alle grandi questioni di carattere generale ed alla tenuta complessiva di immagine di fronte ai continui attacchi e sconfinamenti altrui, il CSM abbia adeguatamente reagito a tutela del proprio ruolo e quindi a salvaguardia dell’indipendenza dei giudici.

E’ invece sul versante, in realtà non meno importante, della concreta amministrazione della giurisdizione e cioè delle singole scelte – come ad es. quelle dei capi degli uffici - che sono destinate ad incidere nella vita quotidiana di ciascuno di noi e nella efficacia e qualità della risposta alla domanda di giustizia e della azione di controllo della legalità, che si sono dovute registrare delle cocenti delusioni.

Come ha efficacemente scritto Paolo Arbasino – che si scusa per non essere oggi qui tra noi e che saluto calorosamente -



“ Questi due aspetti sono di eguale rilevanza: se è vero, infatti, che è essenziale tutelare la magistratura e difenderla dagli attacchi provenienti dall’esterno, è altresì vero che è altrettanto essenziale che la gestione avvenga secondo regole improntate alla chiarezza ed imparzialità e che le direttive siano ispirate dalle effettive esigenze di funzionalità degli uffici. Questi due aspetti sono poi tra loro strettamente correlati poiché è evidente che la credibilità ed autorevolezza del Consiglio non discende solo dai suoi interventi a tutela ma anche, soprattutto, dalla serietà, concretezza, coerenza ed imparzialità della sua azione complessiva di gestione della magistratura. E’ importante che l’organo di autogoverno goda della fiducia non solo dei terzi ma anche (e soprattutto) dei magistrati.

Ancor più il richiamo alle prerogative consiliari acquista rilevanza ove si considerino gli effetti che sul CSM e sulle sue prerogative deriveranno dalla riforma ordinamentale in via di attuazione.”





In tale settore, dunque, abbiamo dovuto amaramente constatare il puntuale ripetersi di una doppia, inquietante anomalia che può riassumersi nella tradizionale formula parlamentare “dell’essere minoranza”; doppia anomalia perché in un organo che esercita poteri, sia pure amministrativi, ma di garanzia – e non di governo politico – non dovrebbe esservi spazio alla formazione di stabili maggioranze, cioè di sindacati di voto capaci di controllare tutte le decisioni e di orientarsi quindi, all’evidenza, non già verso la soluzione più confacente alle esigenze oggettive del servizio ma in funzione della affermazione dei “propri” aspiranti; e perché, inoltre, questa stabile intesa si è realizzata tra l’altra metà dei consiglieri eletta dai magistrati e i laici espressi dalla Cdl, in barba ad ogni proclama di netta differenziazione dalla politica di umiliazione dei valori costituzionali della giurisdizione, perseguita – con scarsissima autonomia politica – da questi ultimi (ripetutamente distintisi ad es. nel far mancare il numero legale e paralizzare il Consiglio in talune occasioni di peculiare rilievo, si veda da ultimo la scandalosa vicenda della delibera a tutela dei magistrati di Verona).



Diciamo subito, a scanso di equivoci e volendo raccogliere le suggestioni positive che possono provenire dall’evolversi della situazione generale secondo cui si potrebbe verificare una diversa distribuzione della rappresentanza laica, che il Movimento, e tutti coloro che riterranno di poter realizzare con noi delle convergenze programmatiche assumeranno l’impegno di lottare strenuamente nel nuovo CSM contro il formarsi di maggioranze prestabilite, e di non parteciparvi comunque a nessun titolo



3.- Significato, valore e limiti dell'alleanza con Magistratura Democratica ed Art.3. Le scelte del Gruppo in vista delle elezioni del 2006.



A tale inevitabile, e per la verità sostanzialmente incolpevole, carenza di risultati si è quindi aggiunta la difficoltà dello stare insieme in assenza di precisi metodi e procedure ad hoc capaci di assicurare il fondamentale valore della collegialità e della circolazione delle notizie per una valutazione globale ed equilibrata delle decisioni.

Come è inevitabile, in simili situazioni, gli individualismi reattivi e le punte caratteriali di ognuno, insieme ad un certo malinteso spirito “patriottico”, riaffiorante e sempre in agguato in un contesto di generale comprensibile frustrazione, hanno determinato qualche ulteriore difficoltà sulle quali ci dobbiamo tutti impegnare per individuare gli errori e mettere a punto gli antidoti necessari per evitarne la ripetizione.

In questa direzione sarà importante raccogliere l’invito che ci è già provenuto dalla segreteria di MD di partecipare a momenti comuni di analisi e di riflessione, indicando anche i temi da trattare, per dar vita ad un’intesa programmatica che possa fungere da premessa di un forte rilancio che passi anche attraverso uno sforzo di maggior concretezza e quindi di delimitazione degli obbiettivi da raggiungere.

Sbaglierebbe però chi vi intravedesse una regressione o un ridimensionamento dell’esperienza collaborativa. Va infatti chiarito che l’intesa non deve necessariamente riguardare la totalità delle problematiche e non consentire una giustificata, e nobile, pluralità delle posizioni su questioni di ordine generale che particolarmente coinvolgono le diverse storie e provenienze di ciascuno.

Parimenti non può non essere accettata una fisiologica, e non precostituita, differenziazione delle valutazioni su singole deliberazioni, purché obbedienti alla logica dell’assoluta trasparenza e del rifiuto di ogni furbizia e compromesso sulle regole fondanti che devono tutelare tutti i magistrati al di fuori di ogni logica di appartenenza.

Con Nicola Di Grazia penso davvero che“esiste, deve esistere per il Movimento, un modo diverso per rilanciare questa esperienza senza rimanere schiacciati tra le lamentazioni a posteriori per i torti subiti ed il silenzio remissivo piegato alla real-politik”



Una brusca inversione di rotta con la “denunzia” dell’accordo non è d’altronde seriamente praticabile: in assenza di fatti nuovi di rilevanza tale da consentirci di renderne conto all’Elettorato, essa costituirebbe una incomprensibile, per i più, sconfessione delle nostre precedenti scelte e deluderebbe le speranze dei tanti che vi hanno riconosciuto un preciso valore aggiunto.



Sono comunque convinto che – come ho già avuto modo di dire a Fiesole – i problemi dell’Autogoverno non trovano, nemmeno in parte, le loro cause nell’Alleanza, non nascono da questa, ma pesano certamente su di essa, che ha il compito di affrontarli e di risolverli, e che deve da noi ricevere il massimo sostegno per riuscire ad assolverlo.



Su questo occorre insistere consapevoli della grande responsabilità che grava su di noi e su coloro che, eletti al CSM, saranno chiamati a interpretare con lo spirito più appropriato il senso di questa intesa, e a dare quindi riscontro al grande bisogno, fortemente e generalmente avvertito, di un “Buon Autogoverno”



Mi piace concludere – e non certo per mera anche se dovuta gratitudine per la calorosa ospitalità concessaci dai nostri cari amici baresi - questa parte della relazione riportando l’efficace deliberato dell’Assemblea del Movimento di Bari, del 27 ottobre scorso, “deciso all’unanimità”:



“Con l'attuale sistema elettorale appare imprescindibile la riconferma dell'alleanza elettorale con i colleghi di <> ed <> non per convenienza elettorale, ma perché è necessario rilanciare quel comune progetto posto a base dell'alleanza.



È necessario continuare a perseguire quegli obiettivi di trasparenza, onestà, efficienza nella gestione del servizio-Giustizia che debbono necessariamente passare attraverso il corretto funzionamento del nostro massimo organo di autogoverno.



In particolare occorre rilanciare tematiche fondamentali quali l'organizzazione degli uffici giudiziari e la questione morale, da intendersi in senso ampio come fondamentale rispetto delle regole, ivi comprese quelle che costituiscono le basi della nostra stessa carriera.



Troppo spesso in questi anni, anche in virtù di precostituite maggioranze tra togati e non togati della maggioranza, si è assistito alla mortificazione delle regole e della professionalità, legittimando quel dubbio, per molti divenuto certezza, che tanto sia dovuto ad una concezione distorta dell'appartenenza alle correnti.



In questi momenti in cui piovono leggi ad personam, decreti attuativi della sciagurata riforma dell'Ordinamento Giudiziario, stravolgimenti costituzionali che modificano in maniera illogica ed incoerente non solo il sistema giudiziario, ma l'intero ordinamento costituzionale, è necessario che la Magistratura sia coesa e coerente nell'applicazione concreta di quei principi troppo spesso vanamente declamati.



In questo contesto appare naturale proseguire il comune cammino tra chi questi principi cerca faticosamente di attuare e tanto appare ancor più naturale laddove questa strada è oramai stata intrapresa da molti anni con grandi riscontri anche in termini di consensi elettorali.”



4. - “nuovo” CSM:il metodo per le candidature e la sovranità dell’Assemblea, un difficile percorso



Nel verbale del direttivo del 22 ottobre 2005, trasmesso alla lista, si legge:



“In ordine all'aspetto dei rapporti con MD e art. 3, e alla conseguente scelta dei candidati al CSM, tutti i presenti convengono sul fatto - ampiamente sottolineato a Fiesole - che debba essere confermata l'assoluta centralità e sovranità dell'assemblea nazionale, cui esclusivamente spetta, per disposizione statutaria, di designare le candidature. Tale dato - insieme all'auspicato orientamento dell'Assemblea (parimenti emerso quanto meno dalla maggioranza degli interventi di Fiesole) di confermare l'alleanza con MD - induce a proporre, dopo una lunga riflessione sulle possibili modalità procedurali, che dall'Assemblea di Bari venga approvato e votato un metodo di lavoro così riassumibile:



tutte le ipotesi (e relative disponibilità) di candidature, formulabili attraverso le varie articolazioni del Movimento (direttivo, assemblee locali o anche singoli), verranno esplicitate e quindi comunicate, direttamente, o anche attraverso le segreterie distrettuali, alla segreteria; si formerà così un elenco di tali ipotesi di candidature (previa esplicita e incondizionata conferma della disponibilità dei singoli interessati) che, a partire dal 15 dicembre, potranno essere sottoposte al necessario confronto con i rappresentanti dell'Alleanza, e con le rispettive ipotesi di candidatura dei nostri interlocutori.



L'attività di scambio di informazioni e valutazioni sarà svolto da un gruppo di lavoro coordinato dal segretario, cui parteciperanno tutti i componenti del Direttivo - con la esclusione, per ovvie ragioni di opportunità, di coloro che, fra questi, dovessero dichiarare la loro disponibilità a far parte della platea dei candidabili - e dai tre componenti del CSM.



Dopo tale necessaria fase informativa, l'assemblea sarà quindi riconvocata, con congruo anticipo rispetto alla scadenza elettorale (entro marzo 2006) per votare - acquisite le informazioni e valutazioni emerse negli incontri del gruppo di lavoro - le designazioni di coloro che saranno effettivamente candidati all'elezione del nuovo CSM.



Ovviamente la sovranità delle scelte assembleari - ivi comprese le necessarie valutazioni e conseguenze politiche di tali scelte - non sarà in alcuna misura limitata dagli esiti dei precedenti incontri tra i rappresentanti dell'Alleanza, che avranno la funzione esclusiva di fornire il materiale informativo necessario per una deliberazione pienamente consapevole e adeguatamente ponderata.



La stessa Alleanza, come obiettivo politico largamente e sinceramente condiviso pur con tutte le puntualizzazioni del caso, e questo metodo di lavoro dovranno quindi essere sottoposti all'approvazione dell'Assemblea di Bari, a partire dalla quale dovranno/potranno appunto cominciare a emergere le candidature: si sottolinea ancora una volta come nessuna opera di filtro o scelta spetti al gruppo di lavoro, e che l'indicazione di un termine per la definizione delle prime disponibilità, a partire dal quale iniziare l'esame in concreto e i confronti sulle rispettive rose di candidabili, ha solo la funzione pratica di avviare il percorso assembleare.”



Su tali proposizioni non si può che insistere, ulteriormente chiarendo e riepilogando che:



1)L’assemblea è oggi chiamata a pronunziarsi sulla conferma dell’intesa con i gruppi che hanno partecipato all’alleanza del 2002. In tal senso sussiste una indicazione unanime del Direttivo. Ciò non esclude, ma anzi implica, che nei prossimi mesi si debbano sviluppare incontri tematici con i nostri interlocutori per mettere a punto un programma comune per il CSM, che dovrà fungere anche da strumento di orientamento al fine di superare le difficoltà e i limiti della precedente esperienza.



2)La centralità e la sovranità dell’Assemblea nazionale del Movimento, unico organo abilitato dall’art. 12 lett. d) dello Statuto “a discutere e deliberare sui temi riguardanti le eventuali designazioni di candidati alle elezioni di componenti di organismi istituzionali della magistratura e di organismi dell’ANM” (mentre ex art. 23 “le assemblee “periferiche” discutono e deliberano su temi riguardanti l’eventuale designazione dei candidati alle elezioni locali di componenti di organismi istituzionali della magistratura e di organismi dell’ANM” con delibera peraltro sottoposta a ratifica da parte del Direttivo) non può essere messa in discussione.

Ciò – sia detto incidentalmente – ci pone al riparo da quelle difficoltà in cui sembra che si stiano dibattendo diversi altri Gruppi nella dialettica organi esecutivi - iscritti a seguito dell’assurdo meccanismo introdotto dalla normativa elettorale del 2002, per cui, , diventando atto di puro autolesionismo offrire all’elettorato, per il medesimo seggio, una pluralità di scelte, si configura una sorta di anomala equivalenza candidatura-elezione

E’ ovvio peraltro che le nostre regole statutarie ci impediscono di andare oltre un procedimento di consultazione e di scambio amichevole di informazioni con i nostri alleati, non potendosi disporre di vere e proprie rose di candidature su cui “trattare” e concordare in modo vincolante le scelte definitive. Purtuttavia si ritiene, e si confida, che un buon lavoro preparatorio di acquisizione di dati e di elaborazione delle varie coordinate in gioco (territorialità, funzioni, caratterizzazioni delle candidature etc.) possa risultare prezioso per una decisione dell’Assemblea comunque consapevole e sperabilmente compatibile con gli indirizzi politici dalla stessa prescelti



3) Il conseguente invito del Direttivo a” formulare attraverso le varie articolazioni del Movimento (direttivo, assemblee locali o anche singoli), tutte le ipotesi (e relative disponibilità) di candidature” da “comunicare, direttamente, o anche attraverso le segreterie distrettuali, alla segreteria” (invito ad oggi già raccolto dalle assemblee di Palermo e di Bari) non deve, né può, essere inteso come una sorta di predeterminazione delle candidature, trattandosi – stante l’inequivoco tenore delle richiamate disposizioni statutarie - soltanto di un mero atto propulsivo, un sistema pratico per fornire al Direttivo (integrato dai 3 consiglieri uscenti, ed esclusi, per ovvie ragioni di opportunità, i suoi componenti che si siano dichiarati disponibili ad accettare l’eventuale candidatura) il materiale necessario per avviare i colloqui informativi con i nostri interlocutori.

Si è invece scartata l’ipotesi del doppio passaggio assembleare (prima sulla rosa, poi sulle effettive candidature) proposto da taluno in lista e/o a Fiesole (Spataro, Morisani ed altri ) perché ritenuto macchinoso e pleonastico (l’importante è che la decisione finale sia rimessa integralmente all’Assemblea, e la prima votazione sarebbe inutile, non potendosi normalmente negare a nessun iscritto – salvo casi di scuola – di proporsi come potenziale candidato, se non addirittura causa di potenziali e spiacevoli equivoci, potendosi anche astrattamente ipotizzare esiti contraddittori delle due votazioni)







5. - Il Movimento per la Giustizia nell'attuale fase storica ed in vista del Congresso nazionale di febbraio dell'A.N.M. Le scelte di fondo e le necessità organizzative



Come ho già detto (cfr. §1) siamo tutti chiamati ad un grosso sforzo organizzativo e propositivo in vista dei grandi appuntamenti che ci attendono: non soltanto le elezioni del nuovo CSM, che dovrebbero essere lo sbocco finale di un percorso che ho cercato di illustrare, ma già a febbraio il Congresso Nazionale dell’ANM di Roma che, preceduto da tre importanti incontri sui grandi temi del penale, del civile e dell’Ordinamento Giudiziario, dovrà dimostrare la capacità e la voglia della magistratura di mettere in campo tutte le sue migliori risorse per formulare proposte concrete e praticabili capaci di incidere sui grandi e irrisolti problemi della Giustizia Italiana ( dalla realizzazione del principio costituzionale della ragionevole durata del processo, passando per le verifiche di professionalità e i criteri e le procedure per le nomine dei capi degli uffici, per quindi raggiungere l’obbiettivo della trasparenza ed efficienza dell’amministrazione della giurisdizione e di una adeguata risposta alla sempre irrisolta, e centrale, questione morale nella sua più ampia accezione come opportunamente richiamata anche dal deliberato di Bari ).

Abbiamo più volte avuto modo di sentire e di leggere gli incitamenti ad impegnarsi in questa direzione da parte del nostro Ciro Riviezzo, Presidente dell’ANM che insieme al bravissimo Mario Fresa sta dando una straordinaria dimostrazione delle potenzialità di rinnovamento e di apertura alla società contenute nei nostri programmi e nella nostra storia.



E’ inutile però nasconderci che purtroppo le disponibilità sono assai scarse e che, fino a questo momento, sono risultati inutili i ripetuti tentativi di provocare e stimolare iniziative sul territorio capaci di suscitare dibattiti e di dimostrare la vitalità e la presenza del nostro Gruppo nel panorama della vita associativa. Soprattutto colpisce l’inerzia delle sedi periferiche e la difficoltà degli stessi segretari a partecipare ai direttivi allargati o anche semplicemente a dare riscontro alle richieste di informazioni provenienti dal centro. Continuando così non si va molto lontano.

Anziché insistere sulla pur necessaria autocritica preferisco però qui indicare le necessità minimali di autoorganizzazione e di impegno per i prossimi mesi:

Il Movimento, grazie a Carlo Citterio, è stato il primo gruppo a mettere a disposizione dei colleghi delle schede ragionate sulla “Riforma contro”, in modo da rendere possibile quella conoscenza che è il primo presupposto per una battaglia che nessuno di noi ritiene chiusa né, tanto meno, perduta.

E’ stata rilanciata a Fiesole l’idea di dar vita ad una serie di incontri locali finalizzati ad illustrare ora anche i sopravvenuti schemi di decreti delegati. Senza lasciare che altri, come già sta accadendo, realizzino a modo loro ciò che noi ci proponiamo, è assolutamente necessario che, a conclusione dell’Assemblea di Bari, magari approfittando della sperabile presenza dei segretari o comunque di referenti locali si stabilisca un calendario di incontri nelle varie sedi cui potranno partecipare componenti del Direttivo e del CSM

Inoltre bisognerà, sempre a Bari, costituire l’ossatura di un comitato che si assumerà l’incarico di collaborare con il segretario e il direttivo per la formulazione, in vista del Congresso di Roma di febbraio prossimo, di motivate e credibili proposte di riforme in uno o più dei settori interessati dalla riforma Caselli (Direttivi, Scuola, Professionalità, Procure, Disciplinare etc.) e anche dell’accelerazione dei processi.



I colleghi al CSM (componenti, segretari ufficio studi etc.)dovrebbero poi dare la loro piena disponibilità per lavorare alla predisposizione dei temi e degli incontri seminariali su cui, come sapete, esiste già una proposta di MD che però può, e deve, essere integrata.



6 - Il Movimento per la Giustizia e la necessità di rilanciare la

partecipazione delle donne magistrato alla vita associativa; proposte di

modifiche statutarie del Direttivo del 18 giugno 2005



Nella nota di presentazione della proposta di modifiche statutarie approvata dal direttivo del 18 giugno scorso si legge:



“Il dato di un palese scollamento tra il numero sempre crescente di donne magistrato e le presenze femminili negli ambiti associativi (organi dei gruppi, ANM) ed anche istituzionali di autogoverno (CSM) costituisce un sintomo evidente di uno squilibrio c.d. di genere all’interno di una magistratura ancora non in grado di “imporsi” criteri di partecipazione - ancor meglio, indirizzi culturali - idonei a garantire l’apporto paritario di uomini e donne.



L’anomalia della situazione è evidenziata dalla generale consapevolezza che non vi sono preclusioni ordinamentali, e pregiudizi “di sesso” interni alla magistratura, a che le donne partecipino come gli uomini alla vita associativa: non si può ritenere che le donne siano in qualche modo discriminate, anzi si può affermare che “se le donne vogliono”, hanno lo spazio per emergere e dare il loro contributo.



Occorre allora interrogarsi sulle effettive cause di questa carenza di “vocazioni” per porre in essere tutti gli opportuni rimedi: per molti, la carenza di partecipazione sembra trovare una sua ragione anche in un’attitudine prevalentemente femminile a ‘non proporsi’, in una cultura più o meno consapevole delle donne per cui la gestione della cosa pubblica è prevalentemente delegata ai maschi; a questo si aggiungono le difficoltà concrete di conciliare lavoro e famiglia, con onere prevalente del carico famigliare alle donne. In un quadro complesso è facile che le donne scelgano come priorità, oltre al lavoro, quelle della famiglia, e dunque siano spinte a tenersi fuori dai diversi ambiti di esposizione pubblica.



Prevedere uno strumento ‘forzoso’ negli ambiti associativi può allora essere considerato uno stimolo a creare un circolo virtuoso di esposizione femminile e di maturazione di volontà partecipativa: in questa chiave occorre al contempo rivalutare e sdrammatizzare il significato promozionale delle quote, con una dose di laico realismo che prenda atto della oggettiva sottorappresentanza femminile e dell’importanza dell’obbiettivo di una effettiva condivisione della parità fra i sessi quanto ad opportunità professionali e chances di contributi paralavorativi.

 

La previsione di una quota paritaria di genere, da rendersi obbligatoria per i candidati nelle liste del Movimento (elezione del Consiglio Direttivo - art. 19; elezione del CDC dell’ANM - art. 12), deve essere intesa non tanto come una misura di protezione, quanto come una sfida per le donne stesse a verificare la loro capacità di spendersi oltre gli ambiti a loro tradizionalmente deputati, anche per portare il contributo dello specifico femminile, che altrimenti resta ai margini, e spesso neppure consapevolizzato. La previsione delle quote non è sicuramente da intendersi come un obbiettivo di occupazione di spazi; il lavoro di presa di coscienza delle donne circa l’importanza di assumere cariche associative, o di partecipazione agli organi di autogoverno, in uno spirito di partecipazione e di servizio, deve maturare anche con altri strumenti, quali riflessioni allargate, periodiche, con la creazione di momenti di confronto.



La previsione di una minor quota obbligatoria di eletti di genere diverso (1/3), contemplata soltanto per l’elezione del Direttivo del Movimento, va poi nella direzione di garantire che la quota abbia una certezza in ordine alla sua efficacia.



Si ritiene pertanto che la proposta circa le modifiche statutarie sia da condividere e che comunque sulla base della stessa possa aprirsi un’apprezzabile discussione.”



Con questa proposta il Direttivo intende perciò non già porre fine ad una discriminazione che in magistratura grazie all’egualitarismo della nostra cultura basata sul principio sancito dall’art. 107 co. 3 Cost. non ha più, e da tempo, riguardato l’esercizio della giurisdizione, ma porre in essere un meccanismo giuridico che avvii un movimento virtuoso di sempre maggiore coinvolgimento delle donne nell’amministrazione della giurisdizione, e cioè nelle varie forme di partecipazione all’autogoverno e alla vita associativa.

Si tratta infatti di un contributo prezioso di cui non possiamo più fare a meno e che tra l’altro, con il progressivo, sempre più marcato prevalere delle donne tra i nuovi ingressi in magistratura, equivarrà molto presto alla partecipazione di gran parte della componente giovanile della magistratura.

Oggi insomma promuovere la partecipazione delle donne alla vita delle istituzioni dell’autogoverno e della vita associativa diventa una doppia ineludibile necessità, tendendo la questione femminile a divenire sempre più di per sé stessa (gran parte del) la questione giovanile, temi entrambi fondamentali per un recupero di vitalità e di creatività attraverso la partecipazione delle forze nuove e meno usurate della comunità dei giudici



Bari 11.11.2005

Nino Condorelli

Segr.gen. movimento per la giustizia

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