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LA PROPOSTA DI MODIFICA STATUTARIA AVANZATA PER L’ASSEMBLEA NAZIONALEI
(approvata all'unanimità dall'assemblea nazionale di roma il 25 marzo 2006

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Il dato di un palese scollamento tra il numero sempre crescente di donne magistrato e le presenze femminili negli ambiti associativi (organi dei gruppi, ANM) ed anche istituzionali di autogoverno (CSM) costituisce un sintomo evidente di uno squilibrio c.d. di genere all’interno di una magistratura ancora non in grado di “imporsi” criteri di partecipazione - ancor meglio, indirizzi culturali - idonei a garantire l’apporto paritario di uomini e donne.

L’anomalia della situazione è evidenziata dalla generale consapevolezza che non vi sono preclusioni ordinamentali, e pregiudizi “di sesso” interni alla magistratura, a che le donne partecipino come gli uomini alla vita associativa: non si può ritenere che le donne siano in qualche modo discriminate, anzi si può affermare che “se le donne vogliono”, hanno lo spazio per emergere e dare il loro contributo.

Occorre allora interrogarsi sulle effettive cause di questa carenza di “vocazioni” per porre in essere tutti gli opportuni rimedi: per molti, la carenza di partecipazione sembra trovare una sua ragione anche in un’attitudine prevalentemente femminile a ‘non proporsi’, in una cultura più o meno consapevole delle donne per cui la gestione della cosa pubblica è prevalentemente delegata ai maschi; a questo si aggiungono le difficoltà concrete di conciliare lavoro e famiglia, con onere prevalente del carico famigliare alle donne. In un quadro complesso è facile che le donne scelgano come priorità, oltre al lavoro, quelle della famiglia, e dunque siano spinte a tenersi fuori dai diversi ambiti di esposizione pubblica.

Prevedere uno strumento ‘forzoso’ negli ambiti associativi può allora essere considerato uno stimolo a creare un circolo virtuoso di esposizione femminile e di maturazione di volontà partecipativa: in questa chiave occorre al contempo rivalutare e sdrammatizzare il significato promozionale delle quote, con una dose di laico realismo che prenda atto della oggettiva sottorappresentanza femminile e dell’importanza dell’obbiettivo di una effettiva condivisione della parità fra i sessi quanto ad opportunità professionali e chances di contributi paralavorativi.

La previsione di una quota paritaria di genere, da rendersi obbligatoria per i candidati nelle liste del Movimento (elezione del Consiglio Direttivo - art. 19; elezione del CDC dell’ANM - art. 12), deve essere intesa non tanto come una misura di protezione, quanto come una sfida per le donne stesse a verificare la loro capacità di spendersi oltre gli ambiti a loro tradizionalmente deputati, anche per portare il contributo dello specifico femminile, che altrimenti resta ai margini, e spesso neppure consapevolizzato. La previsione delle quote non è sicuramente da intendersi come un obbiettivo di occupazione di spazi; il lavoro di presa di coscienza delle donne circa l’importanza di assumere cariche associative, o di partecipazione agli organi di autogoverno, in uno spirito di partecipazione e di servizio, deve maturare anche con altri strumenti, quali riflessioni allargate, periodiche, con la creazione di momenti di confronto.

La previsione di una minor quota obbligatoria di eletti di genere diverso (1/3), contemplata soltanto per l’elezione del Direttivo del Movimento, va poi nella direzione di garantire che la quota abbia una certezza in ordine alla sua efficacia.

Si ritiene pertanto che la proposta circa le modifiche statutarie sia da condividere e che comunque sulla base della stessa possa aprirsi un’apprezzabile discussione.

(approvato in esito alla riunione del direttivo del Movimento per la Giustizia del 18.6.2005)





























TESTO DEGLI ARTICOLI DELLO STATUTO INTERESSATI DALLA PROPOSTA DI MODIFICA



Art.12
Attribuzioni dell’Assemblea

L’Assemblea ordinaria discute i problemi generali della giustizia al fine di individuare le iniziative culturali del Movimento tese al necessario coinvolgimento della società civile sui fini dell’associazione.

L’Assemblea provvede inoltre a:
a) nominare il Presidente;
b) nominare i componenti del Collegio dei Probiviri;
c) approvare il bilancio consuntivo annuale.
Con la sola partecipazione dei soci magistrati, l’Assemblea provvede a:
d) discutere e deliberare su temi riguardanti le eventuali designazioni di candidati alle elezioni di
componenti di organismi istituzionali della magistratura e di organismi dell’Associazione Nazionale Magistrati, seguendo in ogni caso il criterio di promuovere e favorire la partecipazione paritaria di uomini e donne; nella lista dei candidati presentata per l’elezione del CDC dell’Associazione Nazionale Magistrati va garantita la partecipazione in misura paritaria di ciascun genere;
e) eleggere il Segretario Generale;
f) eleggere il Consiglio Direttivo.





Art. 19
Composizione e durata del Consiglio Direttivo

Il Consiglio Direttivo resta in carica due anni ed è composto di nove soci, di cui almeno tre appartenenti a genere diverso. Ne fanno parte di diritto il Presidente dell’associazione, che lo presiede, ed il Segretario Generale. I restanti sette membri vengono eletti tra i soci magistrati dall’assemblea dei soci magistrati ordinari con voto segreto con il limite di due preferenze e all’interno di una lista di candidati in numero non inferiore a 10, composta in eguale misura da donne e da uomini.

Le candidature sono deliberate, con voto palese e a maggioranza semplice, dalle Assemblee distrettuali, o presentate da almeno cinque elettori o loro delegati. Ogni proposta di candidatura deve contenere l’indicazione di un numero pari di donne e di uomini. La lista deve essere depositata e approvata dall’Assemblea Generale almeno due giorni prima della data delle elezioni.

Ogni nuovo Consiglio Direttivo elegge tra i suoi componenti, nella sua prima riunione, il Vice Presidente dell’associazione (che è anche il Vice Presidente del Consiglio).

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