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MOVIMENTO PER LA GIUSTIZIA
PROGRAMMA PER LE ELEZIONI DEL CSM 2006

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1. LE ELEZIONI DEL 2006: UNA PESSIMA LEGGE, UNA GRANDE RESPONSABILITÀ

I magistrati italiani sono di nuovo chiamati a scegliere i componenti dell'organo di governo autonomo della magistratura, in numero insufficiente all'assolvimento dei primari compiti istituzionali , e con un sistema elettorale che, con la pretesa di togliere potere ai gruppi associati, ha invece drasticamente ridotto le possibilità di scelta degli elettori. Con il sistema maggioritario nazionale, infatti, ogni voto in più del quorum è inutile, ed ogni voto disperso, cioè che non consenta il raggiungimento di un quoziente utile, depotenzia la rappresentatività effettiva dell'Istituzione; tutto questo in un contesto di realtà che riguarda un corpo elettorale a base molto ristretta (inferiore ai 9000 aventi diritto).

E' quindi innanzitutto indispensabile che ogni magistrato sappia che il "suo" voto è fondamentale, assicuri la propria presenza alle elezioni del 9 e 10 luglio 2006, sia consapevole che la qualità della scelta che compie è determinante per la composizione e l'azione concreta del futuro CSM. E' infatti a partire da questo voto che si avvia (ma non si esaurisce!) la partecipazione di ciascun magistrato alla funzione di autogoverno, che pure deve trovare adeguata e costante concretizzazione anche nel quotidiano relazionarsi con, e all'interno di, ogni istituzione, ufficio, collegio coinvolti in ciascuno dei molteplici momenti, locali e centrali, in cui si articola l'amministrazione della giurisdizione (ad es. nelle deliberazioni dei consigli giudiziari come nelle decisioni dei dirigenti degli uffici)

La centralità del CSM nel sistema costituzionale di governo autonomo della magistratura dovrà essere difesa quale che sia lo sviluppo dell'attuazione della Riforma dell'ordinamento giudiziario.
Una difesa non di parole, ma con i fatti: le recentissime vicende dell'accelerazione improvvida ed ingiustificata data dalla "stabile maggioranza" [orribile espressione e inammissibile realtà per un organo di alta amministrazione e garanzia contemplato in Costituzione!] togata e laica dell'attuale CSM all'attuazione anticipata di norme ordinamentali suscettibili di interpretazioni diverse stanno ad indicare, in tutta la loro gravità , le conseguenze della divaricazione tra principi affermati e scelte concretamente intraprese. Quasi si fosse voluto creare, per il discutibile beneficio di piccole sub-corporazioni, il fatto compiuto anche per il nuovo legislatore, e con ciò determinando un inutile aggravio del lavoro della commissione preposta ai trasferimenti (con la ulteriore conseguenza di allontanare ancora il soddisfacimento delle legittime aspettative di sollecita definizione dei trasferimenti ordinari).



2. IL CSM CHE VOGLIAMO

L'indipendenza e l'autonomia della magistratura possono essere tutelate e difese, con il solidale consenso dei cittadini a presidio dei cui diritti quei principi costituzionali sono riconosciuti, solo da un CSM che in concreto operi con trasparenza, tempestività , secondo giustizia e sempre esaltandone la ragione non corporativa ma di servizio. Un CSM, inoltre, che sappia sempre di piu' raccordare il sistema giudiziario italiano con le realta' sovranazionali e in particolare con l'ordinamento europeo; una prospettiva questa di piu' ampio respiro che allontana i rischi del corporativismo e del privilegio della sola logica dell'appartenenza, elevati a metodi di conquista del consenso per la permanente gestione del potere.

Spetta dunque ad ogni singolo magistrato operare scelte elettorali consapevoli, che orientino decisamente l'azione concreta del CSM verso la crescita professionale di tutta la magistratura e della sua capacità e volontà di rendere effettivamente ai cittadini una giustizia efficace e corretta, piuttosto che nel senso del corporativismo e della tutela dell'appartenenza.

In una storica relazione tenuta a Milano il 5 novembre 1988 dal titolo: "Coscienza della legalità ed autonomia della magistratura: l'irrinunciabilità dei valori", nel corso del convegno in cui si costituì il Movimento per la giustizia, Giovanni Falcone sottolineò, all'indomani del referendum in tema di responsabilità civile dei magistrati, come "la stragrande maggioranza dell'elettorato ritiene che la funzione giurisdizionale non è svolta attualmente con la necessaria professionalità e che bisogna porre rimedio alla sostanziale irresponsabilità dei magistrati" e, inoltre, che "l'indipendenza e l'autonomia della magistratura rischiano di essere gravemente compromesse se l'azione dei giudici non è assicurata da una robusta e responsabile professionalità al servizio del cittadino".

I magistrati 'normali', quelli che vivono il loro impegno confrontandosi con le mille difficoltà quotidiane nel rendere giustizia e tentando di superarle con lo sforzo, il sacrificio, l'intelligenza, la fantasia che nascono dalla gelosa consapevolezza del ruolo che la Costituzione assegna e pretende, meritano un CSM all'altezza dei tempi e delle attuali esigenze della giurisdizione, che coniughi appunto davvero principi e prassi, per corroborare l'autonomia di autorevolezza e credibilità .



3. IL MOVIMENTO PER LA GIUSTIZIA DICE "NO" ALLA DEGENERAZIONE CORRENTIZIA DELLE PRATICHE CONSILIARI. I POSSIBILI ANTIDOTI.

Il Movimento perciò dice 'no' alla regola del 13 o delle maggioranze precostituite, dove gli accordi costanti tra componenti togati e laici manifestano proprio e solo la tutela dell'appartenenza, non della professionalità e del servizio. Ed il mutare dei CSM non può e non deve eventualmente caratterizzarsi per il mutamento di tali maggioranze precostituite, solo di segno diverso.

Per questo il Movimento per la giustizia si impegna con i suoi candidati perché il nuovo CSM non abbia minoranze precostituite.

Perché la precostituzione di maggioranze e minoranze è l'esemplificazione evidente dell'infedeltà alle finalità assegnate dalla Costituzione al governo autonomo della magistratura.

Per questo proponiamo l'immediata attuazione di un "codice deontologico del consigliere", dando prioritario corso alla specifica proposta già presentata dai componenti del Movimento per la giustizia nella consiliatura che si conclude.

I consiglieri uscenti eletti su indicazione del Movimento per la giustizia si sono battuti contro le prassi negative che hanno portato ad un'irragionevole durata delle pratiche consiliari. Perché non è tollerabile che una procedura concorsuale duri a lungo solo perché bisogna trovare un punto di equilibrio tra le correnti, una sorta di pacchetto-compromesso che accontenti tutti, a discapito dell'efficace funzionamento degli uffici giudiziari e della trasparenza ed affidabilità delle nomine.

Un incarico direttivo o semidirettivo deve invece essere assegnato entro pochissimi mesi dalla vacanza, attraverso l'attuazione di regole certe, che privilegino sempre più il criterio attitudinale suffragato da fonti di conoscenza più puntuali ed obiettive.

Quanto queste dinamiche abbiano coinvolto nella precedente consiliatura la componente del Movimento lo attestano i resoconti delle attività consiliari settimanalmente redatti e diffusi sul sito web del gruppo, da cui possono ricavarsi utili elementi per verificare le discrasie tra declamazioni di principio e pratiche consiliari, e che concretano la testimonianza di chi non ha mai abdicato alla libertà di scegliere il collega ritenuto più meritevole, indipendentemente da logiche di appartenenza.

Troppi sono invece gli episodi di abuso della discrezionalità , pur insita nelle decisioni del Consiglio, denunziati senza ottenere risposte convincenti.

Proponiamo in particolare la previsione regolamentare di un termine massimo entro il quale il relatore è tenuto a formulare la proposta in commissione per la copertura dell'ufficio direttivo o semidirettivo, con potere-dovere sostitutivo del Presidente, in caso di ingiustificato superamento del termine (senza specifici rimedi all'inerzia i principi sono inefficaci declamazioni verbali).

Per avere dirigenti all'altezza, il nuovo CSM dovrà allora :
a) migliorare lo specifico percorso formativo;
b) accertare e valutare oggettivamente capacità ed attitudini, distinguendo chi possiede tali vocazioni e chi no, verificando la rilevanza in concreto e la effettiva qualità e affidabilità dei titoli presentati e posseduti;
c) praticare senza timidezze e in modo garantito e diffuso la revocabilità dell'incarico per giusti motivi, in caso di accertata inadeguatezza e quindi di incompatibilità funzionale.

La discrezionalità del CSM nel conferimento di taluni incarichi, a volte ineliminabile per la funzione stessa di governo autonomo, non può compromettere il bene essenziale della "prevedibilità " e ragionevolezza della decisione e deve quindi sottrarsi all'arbitrio della strumentalizzazione di motivi che volta per volta costituiscono la ragione solo dialetticamente giustificante la scelta: basti ricordare i tanti casi in cui, come puntualmente avvertito dai nostri consiglieri uscenti nei loro preziosi notiziari settimanali (strumento di informazione tempestiva e trasparente), l'esperienza in Cassazione è stata considerata elemento determinante o irrilevante per l'assegnazione di incarichi direttivi e semidirettivi, secondo l'appartenenza correntizia, e/o il gradimento del candidato, alla "solita" maggioranza precostituita (Unicost+ MI + i "soliti" laici).

Ed analogo riferimento può essere operato per la pluralità di esperienze (rispetto alla specializzazione settoriale), alla mobilità territoriale (rispetto alla maggiore conoscenza di un ufficio), in un caleidoscopio di acrobazie motivazionali che impediscono la determinazione di parametri valutativi oggettivi, generando una incertezza interpretativa incapace di offrire elementi anche solo di indicazione orientativa per i magistrati interessati.
Le sempre più numerose pronunzie del giudice amministrativo che hanno accolto i ricorsi di colleghi ingiustificatamente penalizzati nelle procedure concorsuali che abbiamo contrastato e denunziato, testimoniano la criticità di un sistema di selezione dei direttivi che non può essere consegnato ad interventi esterni all'autogoverno.

Anche in ordine alle procedure per la copertura di posti inerenti alle funzioni di legittimità e di quelli dell'ufficio del massimario, proponiamo l'introduzione di un termine massimo entro il quale il relatore è tenuto a formulare la proposta in commissione, garantendo una rigorosa applicazione delle nuove disposizioni intese a rivalutare l'attività prestata negli uffici giudiziari rispetto alla precedente preferenza accordata a chi poteva vantare una "carriera parallela" in incarichi prevalentemente fuori ruolo, con correlata produzione scientifica.

La materia dei trasferimenti ordinari richiede un intervento ponderato e complessivamente attento alle posizioni di tutti i magistrati interessati che, senza rischiare di determinare forzose ed inaccettabili contrapposizioni dettate da interessi settoriali e contingenti, persegua una riforma condivisa, rispettosa delle nuove esigenze e delle aspettative legittimamente maturate.Per velocizzare tali procedure chiediamo un rafforzamento della struttura informatica, con relativo ammodernamento dei software utilizzabili.

Le procedure di trasferimento ordinario dovranno inoltre essere adeguate alle nuove esigenze degli organici della magistratura, tendenti alla piena copertura, attribuendosi maggiore spazio ai criteri attitudinali.

In tema di sedi disagiate, è necessaria una modifica delle attuali regole che, non incidendo sui diritti quesiti, configuri una diversa disciplina per il futuro.

La destinazione dei magistrati fuori ruolo, nel pieno rispetto di delicate attribuzioni cui possono ben essere deputati i magistrati, va però attentamente monitorata sia per quanto attiene il numero (in progressivo aumento) dei colleghi che si collocano in posizione esterna alla giurisdizione, sia (e soprattutto) con riferimento al controllo del limite di durata massima del fuori ruolo, su cui la componente consiliare del Movimento ha presentato plurime istanze di verifica (sin qui inesitate).

Nella valutazione dei magistrati ai fini della progressione in carriera intendiamo garantire, inoltre, in collaborazione con i consigli giudiziari, il rispetto effettivo e non burocratico-formale della Circolare C.S.M. del 1° febbraio 2005 sull'acquisizione dei provvedimenti a campione



4. LA SEZIONE DISCIPLINARE

L'attività disciplinare costituisce un caposaldo costituzionale del governo autonomo della magistratura, senza il quale quest'ultimo verrebbe a perdere gran parte del suo significato ed effettività . È pertanto necessario potenziarne l'efficienza, la specializzazione e l'autonomia (che naturalmente potrebbero in futuro beneficiare dell'auspicato ritorno alla composizione con 20 togati e 10 laici).
Proponiamo comunque la previsione di alcune incompatibilità , tra l'incarico di componente della sezione disciplinare (che dovrebbe avere rilievo primario nella distribuzione dei carichi di lavoro) e quello di componente delle commissioni aventi specifiche competenze collaterali quali la prima (attività paradisciplinare)e la quarta (valutazioni della professionalità ), nonché, per motivi di efficienza e di immagine, una sede diversa e più adeguata per lo svolgimento delle udienze disciplinari.

Auspichiamo infine maggiore trasparenza dell'attività disciplinare, da realizzare con una vera e propria banca dati informatica delle relative sentenze, previa depurazione dei dati sensibili ai sensi della legge sulla privacy (va in proposito ricordato come il sito web del Movimento per la Giustizia sia l'unico ad ospitare una sezione riservata alla pubblicità delle più rilevanti pronunzie disciplinari del C.S.M.).



5. LA STRUTTURA DEL CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA

Quanto alla struttura organizzativa dei magistrati del CSM, la spartizione lottizzatoria della struttura organizzativa e scientifica dei magistrati del Consiglio deve cessare, mutando la dinamica della procedura para-concorsuale che dovrebbe portare chi aspira a tali posti alla consapevolezza di servire, anzitutto, l'istituzione consiliare. Meno telefonate per assicurare il 'controllo del territorio' e più tempo dedicato a rendere trasparente ed efficiente per tutti il 'normale' funzionamento delle strutture di servizio del Consiglio.

D'altra parte bisogna rivitalizzare la presenza istituzionale della struttura organizzativa dei magistrati del CSM, oggi chiamata allo svolgimento di compiti sempre più delicati e impegnativi.In quest'ottica può proporsi una modifica normativa che:
a) aumenti l'organico dei magistrati segretari da 11 a 14 (oltre segretario generale e vice segretario generale);
b) aumenti l'organico dei magistrati dell'ufficio studi da 6 a 8;
c) preveda che i suddetti incarichi abbiano una durata fissa e normalmente non prorogabile di quattro anni, senza possibilità di cumulare di seguito le due funzioni;
d) preveda un concorso, ogni due anni, per la copertura della metà dei posti in organico dei magistrati della segreteria e dell'ufficio studi;
e) preveda che, in caso di cessazione dall'incarico anticipata per i magistrati della segreteria e dell'ufficio studi, subentrino a scorrimento gli idonei, secondo graduatoria di concorso;
f) fissi un termine massimo di permanenza per il segretario generale e per il vice segretario generale, il cui concorso di accesso è regolamentato a parte.



6. INCOMPATIBILITA', TABELLE ED ORGANIZZAZIONE DEGLI UFFICI

In tema di incompatibilità ambientali e funzionali, denunciamo i lunghissimi tempi di espletamento della procedura ex art. 2 L.G., davvero "incompatibili" proprio con la ratio della norma che esige nei casi previsti, quando risulti sussistente il presupposto, un trasferimento d'ufficio rapido per evitare il discredito causato da una situazione di incompatibilità che, se rimossa dopo anni, determina un danno grave all'immagine ed alla funzionalità degli uffici interessati.

Proponiamo una sollecita modifica della relativa circolare, capace di bilanciare interessi parimenti degni di tutela, quali le garanzie procedurali per il magistrato interessato e la funzionalità dell'ufficio ove egli svolge l'attività giurisdizionale.

Quanto alle incompatibilità parentali, auspichiamo che l'attuazione delle regole debba essere improntata ai principi di buon andamento e imparzialità dell'amministrazione.

In tema di incarichi extragiudiziari, il tema riveste tradizionalmente un particolare interesse per tutti coloro che hanno a cuore i beni essenziali dell'indipendenza, della trasparenza e dell'efficienza; quanto agli incarichi sportivi, improvvidamente esclusi (nonostante la nostra opposizione) dalla regolamentazione della circolare 12 ottobre 2005, sosteniamo il distacco completo dei due ambiti istituzionali, quantomeno per lo sport professionistico in cui è ormai sotto gli occhi di tutti l'insostenibilità , non solo di immagine, di una pur ridotta permanenza di magistrati all'interno di strutture di gestione e disciplina di realtà tanto economicamente rilevanti e complesse, e risultate peraltro così pervasivamente compromesse sul piano dell'etica e della deontologia professionale e infine addirittura dello stesso diritto penale

Auspichiamo inoltre un maggiore approfondimento degli aspetti di controllo non trascurabili per l'immagine di indipendenza ed imparzialità del magistrato, quali, ad esempio, la verifica, nel caso di conferimento di incarichi didattici universitari, della sussistenza di rapporti professionali con il docente/avvocato e la verifica di adeguato assolvimento dei doveri di ufficio anche nel caso di particolari attività , quali quelle all'interno delle commissioni tributarie.

La doverosa pubblicità degli incarichi (richiesta dalla componente consiliare del Movimento), mediante un'anagrafe telematicamente consultabile, potrebbe costituire ulteriore elemento di garanzia e trasparenza.

In tema di tabelle e organizzazione, auspichiamo una particolare attenzione ai flussi dei procedimenti (che costituiranno il vero campo di verifica della congruità organizzativa dei progetti tabellari, accentuando la possibilità di compiuta interlocuzione dei magistrati dell'ufficio) ai fini del dimensionamento, della scelta delle specializzazioni, degli esoneri e delle deleghe di funzioni, dell'inserimento dei magistrati onorari e delle loro attribuzioni.

Auspichiamo altresì una maggiore partecipazione alla predisposizione del programma tabellare di tutte le componenti interessate, con apporti dei dirigenti amministrativi e dei presidenti dei Consigli dell'ordine degli avvocati. Nell'ovvio rispetto delle differenze di ruoli e competenze, il dialogo anche istituzionale con tali componenti non può che giovare all'individuazione delle soluzioni migliori per garantire l'efficienza del servizio giustizia e il soddisfacimento delle aspettative dei cittadini, stimolando anche nelle altre categorie la riflessione e l'apporto costruttivo rispetto agli interessi solo corporativi.

Condividendo la strada sin qui intrapresa dal CSM ai fini di una migliore e più funzionale gestione degli uffici, proponiamo, per il futuro, ulteriori correttivi tabellari ed organizzativi finalizzati allo smaltimento delle pendenze quali:
a) l'amplificazione della flessibilità , con previsione di udienze solo per alcuni giorni al mese in talune sezioni distaccate (task force) e accentramento di determinate materie in sede centrale;
b) nel processo civile, l'adozione di schemi di trattazione predisposti, con automatismi di tempi a seconda della categoria attribuita dal giudice in udienza;
c) sempre nel processo civile, il rafforzamento degli strumenti conciliativi, con la previsione della sostituzione del giudice, alla prima udienza o antecedentemente ad essa, secondo uno schema generale obiettivo e predeterminato analogo a quello dell'astensione.

Proponiamo con forza lo sviluppo del progetto della adeguata assistenza del giudice, con l'inserimento nella relazione di raccordo tra obiettivi giudiziali ed amministrativi della previsione del c.d. ufficio per il processo, anche con una diversa utilizzazione delle risorse umane disponibili.

Per accelerare i tempi insostenibili di esame delle numerose pratiche di variazione tabellare, va verificata la possibilità di un ampliamento delle attribuzioni in materia dei Consigli Giudiziari, nel quadro di un progressivo decentramento delle competenze che si pone come ineludibile per un recupero di efficienza di un organismo cui si demandano sempre nuove attribuzioni ed al contempo si riducono le risorse.

Più in generale crediamo sia giunto il tempo di abbandonare la pretesa di irretire la discrezionalità dei capi degli uffici nell'organizzazione del lavoro giudiziario predisponendo una disciplina generale sempre più complessa e rigida, destinata secondo un modello unico a realtà diverse tra loro e senza avere una possibilità di concreta verifica dell'effettivo rispetto delle disposizioni introdotte.
Occorre studiare, invece, la possibilità di regole tabellari differenziate, più aderenti alle effettive esigenze, per gli uffici di dimensioni medio-piccole; è necessario rivedere il carattere eccezionale della immediata efficacia dei provvedimenti di variazione, responsabilizzando al contempo sul piano della valutazione di professionalità e in particolare della compatibilità funzionale i dirigenti rispetto alle loro decisioni in materia; bisogna riflettere sulla ragionevolezza dell'applicazione indiscriminata di principi generali, come quello del divieto di permanenza ultradecennale nelle medesime funzioni, che comportano sacrificio della professionalità formata nella specializzazione e devono, perciò, essere coniugati con le esigenze di efficienza del servizio e, in alcuni casi, con la pratica impossibilità di realizzare l'intento perseguito.



7. MAGISTRATI E POLITICA

Un tema che all'interno del Movimento è molto sentito e dibattuto si riferisce alla problematica dei rapporti dei magistrati con la politica, non certo intesa nel senso nobile e aspecifico che è patrimonio inalienabile, e non suscettibile di limitazione, di tutti, come dimostra il nostro impegno (comune a MD e art.3) nel comitato referendario per il NO alla riforma costituzionale, ma con riferimento invece alle candidature di magistrati nelle varie competizioni elettorali, in sede locale o anche nazionale. Su queste vicende si registra un malvezzo piuttosto diffuso a ridosso dei singoli episodi, per cui ci si divide tra grandi censori e accesi sostenitori del diritto del magistrato a partecipare al rito fondamentale di ogni democrazia. E' singolare poi che tra i primi, pronti ad invocare severissimi interventi legislativi, si distinguano spesso politici di primo piano, esponenti di rilievo di quegli stessi partiti politici che offrono le tanto chiacchierate candidature ai magistrati. Puntualmente poi, calato il sipario sull'evento elettorale, l'attenzione scema e il problema non viene affrontato ma rimosso per ripresentarsi puntualmente alla successiva occasione. Si compie così un ciclico e un po' cinico rito che ha come unico scoperto obiettivo la persistente erosione della credibilità e legittimazione della Magistratura come istituzione.

L'anno scorso, ancora in occasione di una delle ultime "puntate" di questo tormentone, rappresentanti di primo piano dell'ANM hanno inutilmente insistito sulla necessità di una rapida approvazione di un disegno di legge giacente da tempo in Parlamento, volto a limitare nelle consultazioni amministrative l'elettorato passivo dei magistrati almeno nelle stesse circoscrizioni territoriali dove amministrano giustizia. In Consiglio poi si sono registrate differenti prese di posizione in merito all'attuazione nei confronti dei magistrati della normativa che garantisce ai dipendenti pubblici eletti presso gli enti locali di effettuare le loro prestazioni lavorative a distanze non eccessive e non incompatibili quindi con l'espletamento del mandato elettorale.

Ora la delicata questione rischia di aggravarsi con la previsione dell'illecito disciplinare della iscrizione o partecipazione[?] a partiti politici ovvero del coinvolgimento nelle attività di centri politici[???].

Bene, il Movimento per la Giustizia ritiene che sia venuto il momento quanto meno di varare con urgenza una normativa limitativa nel senso accennato al fine di salvaguardare al massimo i diritti politici dei cittadini-magistrati, recidendo comunque ogni legame tra il cittadino che decide di partecipare ad una competizione elettorale, collocandosi necessariamente nell'ambito di uno specifico schieramento di candidature, e la funzione giudiziaria fino a quel momento svolta. Si potrebbe in questa direzione riprendere in esame anche la proposta di una continuazione del rapporto di servizio presso altra amministrazione dello Stato.
Nel più rigoroso rispetto delle prerogative e competenze del Ministro e del Parlamento, può e deve il CSM dimostrare adeguata sensibilità a queste problematiche e decisamente assumere idonee e legittime iniziative rimanendo nell'ambito delle attribuzioni riconosciutegli dalla legge istitutiva (n.195 del 1958, art.10).



8. LA FORMAZIONE

In tema di attività di formazione - auspicando che il CSM possa continuare a svolgerla, con il governo della neoistituita scuola della magistratura - proponiamo l'incentivazione della formazione decentrata che è la scommessa per il futuro, per la "concentrazione" dei suoi corsi in singoli pomeriggi e la maggiore "duttilità " dei suoi programmi, assicurando un più diretto e sinergico rapporto con la formazione centrale, garantendo una maggiore diffusione dei risultati dei corsi di formazione che vada oltre il numero necessariamente ristretto dei partecipanti

In sede centrale auspichiamo il potenziamento della struttura del comitato scientifico, giacché i suoi componenti togati, non collocati fuori ruolo, svolgono la loro attività in condizioni difficili e, a volte, non proprio compatibili con l'attività lavorativa
Da tanto potrà derivare un incremento qualitativo e quantitativo dell'offerta formativa centrale, allo stato inadeguata con riferimento all'ingente domanda di partecipazione dei magistrati.

La progressiva diffusione di moduli di scambio formativo con altri paesi europei, attivata con successo negli ultimi anni, postula la predisposizione di una struttura di supporto dedicata funzionalmente a questa attività , prevista anche nella "carta" fondativa della nuova Europa.
Dovrà altresì essere incentivata l'utilizzazione degli strumenti telematici, anche per la predisposizione di banche dati dei provvedimenti giurisdizionali (e dando spazio alle esperienze di e.learning attualmente in fase di sperimentazione)



9. LA MAGISTRATURA ONORARIA

Sulla magistratura onoraria, il nuovo CSM dovrà farsi promotore di un progetto di riforma normativa che la riorganizzi dalle fondamenta, ponendo fine alla situazione di precarietà e di continue proroghe che danneggiano l'immagine della giustizia.

L'intervento dovrà prevedere una disciplina transitoria, che bilanci le esigenze dei magistrati onorari già in servizio con quelle di chi sperimenterà tale funzione in futuro e che consenta per chi si trova a svolgere attualmente le funzioni di magistrato onorario di avere quote riservate nei concorsi futuri e di fruire di riconoscimenti a fini previdenziali e pensionistici. Dovrà più in generale realizzare un nuovo sistema che valorizzi lo spazio temporale che il legislatore ormai sembra prevedere tra termine degli studi universitari e accesso alle professioni legali, chiamando a svolgere attività di GOT o VPO (per un biennio rinnovabile) in via prioritaria anzitutto i frequentatori delle Scuole di specializzazione post laurea.

L'accesso alle funzioni di Giudice di pace potrebbe essere consentito in primo luogo a chi abbia in precedenza lodevolmente svolto tali attività .

Maggiore attenzione va dedicata ai profili deontologici dei magistrati onorari, mediante una massimazione, funzionale alla costituzione di una banca dati, delle pronunzie disciplinari
Va in ogni caso proseguita l'azione di formazione professionale della magistratura onoraria intrapresa positivamente per la prima volta nel corso di questa consiliatura.




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In questo spirito e con questi propositi intendiamo confermare ed anzi rilanciare la scelta dell'Alleanza con i gruppi più vicini al nostro sentire; una scelta strategica, non certo di opportunità , che intende unire chi condivide le medesime preoccupazioni di fondo sul futuro dell'autogoverno e sulla stessa indipendenza della magistratura. In particolare, vogliamo ricordare che durante la consiliatura 2002-2006 i rappresentanti eletti col progetto dell'Alleanza hanno saputo, spesso, esprimere posizioni condivise e ottenere risultati importanti che hanno reso visibile, pur tra molte difficoltà e diversità di vedute su questioni anche importanti, la concreta possibilità di un lavoro comune nell'organo di autogoverno, con uno spirito unitario che riprenda le nostre positive esperienze condivise nelle Giunte associative distrettuali, nei Consigli giudiziari, nei Gruppi di lavoro, nelle tante iniziative culturali che in questi anni abbiamo saputo costruire insieme. Abbiamo deciso, allora, di sottoscrivere con Magistratura Democratica dei veri e propri documenti di impegno per l'autogoverno che vogliamo e di presentare alcune candidature comuni, impegnandoci a far sì che ciascuno degli eletti tenga durante la prossima consiliatura riunioni periodiche con gli aderenti e i simpatizzanti dei diversi Gruppi, senza percorrere logiche di stretta appartenenza che non vengono più comprese da chi fa riferimento ad un'area più vasta di quella dei nostri iscritti.

Nello stesso spirito,altro documento comune sarà sottoscritto con art.3 che ha dichiarato di appoggiare la candidatura di Dino Petralia
Presentiamo allora ai colleghi le candidature di Dino Petralia, Procuratore della Repubblica di Sciacca, per il collegio dei pubblici ministeri, e di Ciro Riviezzo e Mario Fresa, in servizio rispettivamente presso il Tribunale di Lanciano ed il Massimario della Cassazione, per il collegio dei giudici. Per il collegio della Cassazione sosteniamo con convinzione la candidatura del collega Livio Pepino di Magistratura Democratica.
La particolarità del sistema elettorale, e l'ampiezza del collegio elettorale a carattere nazionale, ci impongono di evitare che, nel collegio dei giudici, dispersioni, sovrapposizioni o una cattiva distribuzione del voto portino l'effetto non voluto di favorire l'elezioni di candidati indicati da aree diverse. Quindi, d'accordo con i candidati, abbiamo deciso che Ciro Riviezzo concentrerà la propria campagna elettorale nei distretti di Milano, Torino, Trento, Venezia, Trieste, Firenze, Ancona, L'Aquila, Napoli, Salerno e Bari, e Mario Fresa in quelli di Roma, Bologna, Genova, Perugia, Reggio Calabria, Catanzaro e Palermo. Negli altri distretti il nostro candidato nazionale P.M. Dino Petralia sarà affiancato dalle colleghe di Magistratura democratica Ezia Maccora (Brescia), Fiorella Pilato (Cagliari) e Marisa Acagnino (Lecce, Potenza, Messina, Caltanissetta e Catania) che pure sosterremo con forza.
Dino Petralia - come si diceva - sarà appoggiato, inoltre, dagli amici di Art.3 e, nei distretti di Lecce e di tutta la Sicilia, da Magistratura democratica.
Chiediamo a tutti i colleghi di sostenere il nostro sforzo elettorale. E' un momento in cui ciascuno ha la responsabilità e la possibilità concreta di contribuire alla difesa dei valori in cui tutti ci riconosciamo.

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