Get Adobe Flash player

Lettera aperta al Ministro Padoa Schioppa

LETTERA APERTA AL MINISTRO DELL’ECONOMIA TOMMASO PADOA-SCHIOPPA

Caro Ministro,
mi permetta di dire che Lei ha sbagliato. Nel Suo articolato intervento sul Corriere del 7 gennaio, affrontando in modo necessariamente sintetico il grande problema attuale del nostro Paese - il passaggio dalla stagnazione alla crescita con uno sforzo collettivo e convinto di chiunque è, volente o nolente, classe dirigente - si è riferito ai giudici solo per additarli come esempio tra chi si ‘aggrappa alla rendita’, con i loro ‘due mesi di vacanza’.

Veda, il Movimento per la Giustizia, uno dei gruppi associati nell’ANM, si caratterizza specialmente per la scelta di porre al centro delle nostre riflessioni e delle nostre azioni l’efficienza del servizio, il punto di vista del cittadino e non quello del magistrato. Siamo infatti convinti che i diritti ed il ruolo che la Costituzione assegna alla magistratura sono non privilegi di una corporazione autoreferenziale ma presupposti per un corretto esercizio della funzione. Per questo fin dalla nostra costituzione abbiamo fatto dell’efficienza e della professionalità, nell’ovvia fedeltà ai principi costituzionali, il nostro obiettivo. Nelle parole e, tentiamo con ogni sforzo, nei fatti. E non siamo ovviamente gli unici, nella magistratura.

Quel solo riferimento ai due mesi di vacanza dei giudici, accennando pur nell’inevitabile sintesi alla necessità della ‘crescita’ anche nel settore della Giustizia, ci ha fatto male.

Veda, potremmo partire con una risposta tecnica a questo rilievo – ricorrente nelle interviste dei politici di primo piano – e poi discuterne: non sono due mesi, sono 45 giorni, dei quali i primi quindici destinati alla stesura ed al deposito dei provvedimenti incamerati, perché i termini per i magistrati continuano a decorrere nonostante il periodo ‘feriale’; tant’è che per i magistrati fuori ruolo le ferie sono gli stessi trenta giorni di tutti gli statali. Oppure che ‘vacanze’ e ‘sospensione feriale dei termini’ sono due cose diverse. E quindi Lei ha richiamato una realtà formalmente non esistente.

Ma quello che ci ha preoccupato, e molto, facendoci anche arrabbiare, e molto, glielo confesso, è che per l’ennesima volta al cittadino viene fatto passare in modo così oggettivamente subdolo l’altro ricorrente pensiero: se la Giustizia non funziona è perché i magistrati sono lavativi.

Veda, proprio per la premessa da cui sono partito io non ho alcuna difficoltà a riconoscere che anche tra i magistrati c’è chi si sottrae ai suoi doveri lavorativi. Le sue ‘vacanze’ sono allora anche più dei ‘due mesi’… Ma la stragrande maggioranza dei magistrati ordinari italiani chiede da anni, e tuttora richiede, una sola cosa: esser posta nelle condizioni di poter lavorare al meglio, coniugando efficienza, efficacia e qualità del lavoro. Nell’interesse sì del cittadino; ma anche della categoria, perché noi siamo coscienti che con una giustizia inefficiente ed allo sbando l’indipendenza e l’autonomia della magistratura sono molto a rischio, perché viene meno il consenso diffuso dei cittadini e la magistratura rimane esposta con poche difese a chi la vorrebbe docile ed obbediente al potente di turno.

Ed allora vorremmo subito segnalarLe una prima tempestiva via per contribuire a far ‘crescere’ la giustizia. Lei tiene i ‘cordoni della borsa’: destini al ministero della Giustizia i fondi necessari per pagare gli straordinari al personale amministrativo per l’assistenza pomeridiana alle udienze. Saprà che per esempio a Milano si è dovuto disporre di fermarle tutte alle 14 perché non si può imporre al personale amministrativo lavoro non retribuito (dopo troppo tempo di disponibilità ‘gratuita’). Pensi quanta ‘produzione’ e credibilità in più. Siamo i primi, infatti, a non voler vivere di ‘rendita’.
Cordiali ossequi
Carlo Citterio
Rm – Ve, 10.1.07 Segretario nazionale del Movimento per la Giustizia

Share