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MOVIMENTO per la GIUSTIZIA e ARTICOLO 3

AVANTI INSIEME PER RIFORMARE L’ASSOCIAZIONISMO DELLA MAGISTRATURA.

Punti programmatici di un rinnovato impegno per adeguare l’ANM alle attese dei magistrati

1. L’Associazione Nazionale Magistrati vive un momento difficile. Le fatiche e le frustrazioni di oltre quattro anni di impegno per fronteggiare propositi di restaurazione, che riportassero la Magistratura a prima della Costituzione, hanno anche comportato un anomalo stallo della vita associativa, imponendo un’unità cui non corrispondono stili e valori sempre comuni e, soprattutto, impedendo di fatto il necessario dibattito ed il conseguente impegno per un’azione associativa adeguata al tempo ed ai suoi peculiari problemi, efficace e corretta. Il gran numero di giovani magistrati e di donne entrati in magistratura negli ultimi anni, la continua riduzione delle risorse di mezzi e persone con l’esasperazione delle consuete difficoltà nelle condizioni di lavoro, l’apparente definitiva rinuncia ad una legislazione coordinata ed ispirata solo al genuino e trasparente tentativo di risolvere le complesse e contrastanti problematiche oggettive con l’assunzione dell’onere delle necessarie scelte di valore: tutto questo avrebbe richiesto una presenza associativa più attenta, originale, dinamica, pronta ad abbandonare prassi e schemi ormai inadeguati. Così è stato solo in parte insufficiente.

L’insoddisfacente conclusione degli aspetti normativi formali della questione Ordinamentale impone un obiettivo ulteriore – vigilare ed attivarsi senza tregua per impedire la perdita della cultura di autentica indipendenza, assicurare la concretizzazione degli aspetti positivi per una professionalità capace del servizio richiesto, essa stessa precondizione dell’indipendenza – ma consente finalmente di recuperare ogni necessaria autonomia, che permetta a ciascuno di portare senza più remore il proprio contributo originale, di idee ed azione, secondo la metodologia ritenuta più adeguata, restituendo così anche ad ogni magistrato la possibilità – che diviene onere – di scelta responsabile. Ciò anche e specialmente per imporre il superamento dell’inerzia sulle essenziali questioni del sistema giustizia e della funzionalità e ragionevole durata del processo: questioni che si devono affrontare con efficacia e con metodologie comunicative anche originali, e che non possono vedere i magistrati “lontani” dai cittadini e dagli altri operatori della giustizia.

2. Alla delusione di diversi colleghe e colleghi, anche alcuni amiche ed amici, che sembrano non credere più alla possibilità che – pur con un impegno diverso per forza e decisione – l’ANM possa ancora rispondere alle aspettative che i singoli magistrati ripongono nell’esperienza associativa, opponiamo una proposta chiara e del tutto diversa: impegni concreti, obiettivi da raggiungere su cui misurare il nostro impegno ed il consenso fra i colleghi. Idee per superare la degenerazione del correntismo e risvegliare la partecipazione.

Partiamo dalla lista comune del Movimento e di Articolo 3, FATTO che rappresenta il tentativo concreto di rinunciare a singole appartenenze e di incontrarsi sul terreno dei contenuti e del progetto, creando un luogo di confronto e di elaborazione aperto ed attento alle diverse realtà territoriali dell’ANM; l’indicazione fra i candidati anche di colleghi non iscritti ai nostri gruppi è un altro FATTO di superamento della logica dell’appartenenza.

3. E procediamo con alcuni punti chiari del programma per il rinnovo del CDC, che sarà poi più compiutamente formulato, perché ciascuno possa dare un contributo di idee e di soluzioni:

· Prevedere la decadenza dalla qualità di socio dell’ ANM per il componente della Giunta o del CDC che transiti ad incarichi presso l’esecutivo, prima di un anno dalla cessazione del suo ruolo associativo. I nostri candidati che risulteranno eletti proporranno subito una modifica statutaria in tal senso. Ci impegniamo altresì a formulare modifiche interne agli statuti dei nostri gruppi che impegnino i candidati.

Contiamo di elaborare altre soluzioni perché si prevedano ulteriori incompatibiltà per combattere il professionismo associativo

· Prevedere regole per favorire il ricambio generazionale e la partecipazione dei giovani alla vita associativa ed ai suoi organi rappresentativi.

· Verificare la capacità dell’attuale organizzazione dell’Anm a garantire, indipendentemente dalle quote-rosa, l’effettiva partecipazione della donna-magistrato, procedendo alle modifiche strutturali eventualmente necessarie.

· Incentivare sistemi di elezioni primarie per la scelta dei candidati.

· Aggiornare il codice etico, e renderne effettiva l’attuazione - con l’individuazione di ‘nuove condotte’ per affrontare con nuovi strumenti la questione morale e per assicurare la professionalità adeguata al servizio richiesto dai cittadini e ai valori costituzionali - affinchè l’ANM stigmatizzi condotte ad esso contrarie, prescindendo dalla loro eventuale rilevanza penale o disciplinare.

· Costruire una ANM itinerante, che sappia essere presente con i suoi organi elettivi in tutte le zone del Paese, con riunioni ed assemblee convocate nelle diverse località e non solo nella sede centrale.

· Valorizzare le sezioni e le sottosezioni come luogo di effettivo dibattito, promozione e verifica di esperienze, idee e proposte.

· Istituire un ufficio stampa professionale.

· Ricorrere all’apporto di professionisti esterni su tematiche peculiari (in materia di previdenza, questione economica, gestione del personale, carichi di lavoro) per essere partecipi di progetti di riforma sullo status e sui diritti-doveri del magistrato.

· Aprire gruppi di studio tematici sulle più importanti problematiche di interesse per la categoria (ad es. organizzazione degli uffici; prassi virtuose; protocolli di udienza; magistratura onoraria, legislazione sovranazionale, ecc….) alla partecipazione dei magistrati interessati, mediante procedure che non si prestino ad adombrare nemmeno in via ipotetica meccanismi selettivi spartitori.

· Sostenere il ruolo autonomo dell’Anm nei confronti dell’Esecutivo per le rivendicazioni sulla carenza di mezzi, sulla sicurezza dei luoghi di lavoro ecc.., ma anche come stimolo e vigilanza sul corretto esercizio dei poteri organizzativi, e dell’autogoverno a livello centrale e locale, a tutela dell’indipendenza del singolo magistrato, rompendo quel circolo vizioso che, passando per le correnti, impone troppo spesso la logica della protezione e del microcorporativismo.

· Diffondere un progetto culturale per l’efficienza del servizio da formulare muovendo da una severa autocritica; obbligatorietà “relativa” dell’azione penale (priorità nell’esercizio dell’azione, irrilevanza del fatto ecc..); organizzazione razionale degli uffici attraverso programmi e tabelle che indichino gli obiettivi, i costi e poi, a consuntivo, i risultati conseguiti; necessità di privilegiare il buon funzionamento del servizio giustizia sulle prerogative del singolo magistrato lavoratore; prevedibilità delle decisioni giudiziarie; applicazione del principio cost. dell’art 97 che completi quelli di autonomia, indipendenza, giusto processo e terzietà.

· Affrontare anche con approccio originale questioni afferenti le condizioni di lavoro e di vita dei magistrati specialmente nei primi anni di carriera (convenzioni per le necessità logistiche, asili nido, ecc..)

· Prevedere che le sezioni locali dell’ANM possano costituire un punto di informazione ed ausilio per i colleghi più giovani, promuovendo una “cultura tabellare” nonchè dei rispettivi diritti e prerogative.

· Strutturare in forma più leggibile il sito web dell’ANM, arricchendolo (come anche la mailing-list connessa) di forum tematici e di confronto operativo, procedendo anche ad un ammodernamento della rivista, da divulgare anche in veste informatica.

· Sostenere un progetto culturale per la modifica della disciplina regolamentare del CSM e dell’autogoverno per far fronte al fenomeno del correntismo e della lottizzazione degli incarichi per la nomina di magistrati segretari, ufficio studi, comitato scientifico ecc.., e per la non sovraordinazione degli incarichi extragiudiziari rispetto alle esperienze professionali di esercizio delle funzioni giudiziarie nelle procedure concorsuali;

· Accentuare ogni possibile meccanismo di trasparenza diretto a pubblicizzare il bilancio dell’ANM.

Su questi obiettivi, che verranno presentati in modo adeguato prima delle prossime elezioni, fin d’ora chiediamo il consenso delle magistrate e dei magistrati italiani. Li invitiamo a discuterne insieme, disponibili agli adeguamenti opportuni, per la compiuta definizione delle proposte di riforma e delle metodologie per la loro concretizzazione.

Su questi temi ci confronteremo con gli altri gruppi; non saremo disponibili a partecipare alla GEC senza garanzie per un effettivo impegno di riforma dell’Anm secondo quanto appena prospettato.

Allo stesso tempo ad un impegno forte di candidati e dirigenti associativi, auspichiamo che corrisponda un ritorno alla partecipazione, che non può esaurirsi nel momento elettorale o nella sterile critica a cose fatte, ma deve essere coinvolgimento ed impegno di ciascun magistrato per un migliore associazionismo, che sappia a sua volta contribuire ad un più efficiente sistema giustizia.

Antonello Ardituro Carlo Citterio

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