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ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI
MOVIMENTO PER LA GIUSTIZIA – ARTICOLO 3

DOCUMENTO PRESENTATO AL CDC DEL 24 NOVEMBRE 2007
1. Premessa.

Passata la forca caudina del 30 luglio, la magistratura associata può riprendere a fare politica (giudiziaria) a tutto campo, calibrando le richieste, e le risposte, all'importanza dei problemi sul tavolo. Da questo bisogna partire, e non da discorsi astratti di schieramento, o peggio ancora di tornaconto correntizio.
Se, infatti, partissimo da questi, dovremmo dire "mai più giunte con chi, al momento giusto, è riuscito a sfilarsi, lasciando la croce sulle spalle altrui, pur essendo parte non secondaria di una giunta c.d. unitaria (addirittura per una corrente, occupando la posizione di vertice)".

2. Il problema.

Partendo perciò dai problemi, per chiunque si occupi di giustizia la vera questione è, oggi, una sola: il pessimo funzionamento della giustizia.
Ma le reazioni sono diverse.
I cittadini, cioè gli utenti del servizio, vorrebbero una giustizia in tempi ragionevoli, resa da magistrati decentemente affidabili, quanto a preparazione, indipendenza e terzietà, ed anche con la "giusta" prevedibilità dei suoi esiti.
I magistrati, almeno i più, vorrebbero poter lavorare in condizioni accettabili, con sufficienti strumenti, senza paure né speranze, ma con la soddisfazione di svolgere un compito importante, riconosciuto anche a livello di "status retributivo".
I nostri collaboratori amministrativi chiedono motivazioni più forti, retribuzioni adeguate e condizioni di lavoro dignitose.
Alla stessa Avvocatura più seria importa un servizio reso in tempi e modi ragionevoli.
Se il problema (principale) è sostanzialmente unico, le soluzioni, come si dirà, sono molteplici e tutte collegate. Ma solo se si riesce a fare questa "quadratura", si può recuperare la necessaria sintonia con la società civile.
Di questo deve occuparsi il nuovo vertice associativo, e da questo dovrà derivare la nuova struttura del vertice stesso.

3. Le possibili soluzioni.

Tra le riforme più importanti, quelle che appaiono assolutamente urgenti e che vanno attuate nei primi cento giorni di questo nuovo CDC riguardano la credibilità della magistratura e l'efficienza del
servizio-giustizia.
Mentre, però, l'efficienza dipende in parte minore da noi e maggiore dalla volontà e dalle decisioni di "altri", la credibilità sta tutta nelle nostre mani.
Quanto alla credibilità il primo impegno deve essere quello di superare la tendenza alla costruzione di una specie di carriera parallela, iniziando proprio dall'ANM.
Un modo efficace per affrontare questa vecchia e irrisolta questione è quella di prevedere una soglia minima di
incompatibilità, che chiediamo all'Associazione di inserire nel proprio Statuto. Ci sembra necessario, cioè, prevedere almeno l'impegno per i componenti del CDC a non accettare incarichi ministeriali o nell'esecutivo, sotto qualsiasi forma, durante il mandato e per uno o due anni dopo la sua scadenza.
Sullo stesso piano va posta la richiesta di un impegno, da parte dei magistrati associati, a non dare la propria disponibilità per la nomina nel direttivo della scuola di formazione in "quota Ministro".
Quanto al circuito del governo autonomo anche lì non mancano i problemi, perché talvolta sembra non soddisfare più le aspettative poste alla base della sua istituzione.
Al CSM e spesso anche ai CG si sente forte l'eco dei "suggerimenti" correntizi per i togati, e politico-partitici per i laici. L'ANM non può continuare a disinteressarsene, con l'alibi ipocrita delle diverse competenze.
La recente doppia esperienza negativa dell'annullamento, da parte del Tar Lazio, della nomina ad un incarico semidirettivo di un componente del CSM subentrato ad un altro, in palese violazione della legge, e il ritorno in commissione della pratica sul c.d. "codice etico" del consigliere, sono facce entrambe negative della stessa medaglia, sulle quali non si può tacere.
A chi dovesse obiettare che queste sono questioni tradizionalmente sottratte alla "competenza associativa", si deve rispondere che la diversità di ambiti resta, ma nulla impedisce alla Associazione di esaminare e, se del caso, criticare, il funzionamento dell'istituzione, i cui componenti, ovviamente, rimangono assolutamente liberi da condizionamenti, ma non sottratti alle critiche.

Quanto all'efficienza, anche qui si tratta di stabilire una scala di priorità: di fronte alla incredibile situazione di degrado, urge il rilancio di una emergenza giustizia, che, insieme al personale amministrativo e agli avvocati, ci veda tutti schierati per misure rapide ed incisive, da sollecitare con uno stato di agitazione "vero", proclamato subito e con manifestazioni di protesta, nessuna esclusa, fissate a breve.
In questa ottica deve trovare collocazione una riproposizione della questione economica, che veda, come prima richiesta, la riparametrazione delle retribuzioni per i colleghi più giovani, la deducibilità fiscale delle spese per l'aggiornamento professionale, nonché, immediatamente dopo, la perequazione con le retribuzioni dei
magistrati amministrativi e contabili.
Deve poi affrontarsi la centrale questione del carico di lavoro esigibile (che è altro da quello sostenibile) nelle diverse tipologie di uffici, in modo che questa rappresenti l'occasione per innescare un circolo virtuoso di "reale" produttività.
Ragionando in questa prospettiva, l'ANM deve immediatamente richiedere una razionale revisione delle circoscrizioni giudiziarie -in linea con gli impegni pubblici già assunti dal Ministro - improntata a canoni di efficienza e razionale impiego delle risorse umane disponibili.

Sul piano delle riforme vanno seguiti e incoraggiati gli sforzi del Consiglio Superiore di rendere effettive le parti positive della riforma dell'O.G. (temporaneità degli incarichi direttivi e semidirettivi, nonché i nuovi criteri di valutazione di professionalità, anche in riferimento alla nomina e conferma dei dirigenti degli uffici); mentre occorre chiedere, con tutta la forza necessaria, l'abolizione delle leggi-vergogna approvate nella passata legislatura (a cominciare dalla prescrizione), e la modifica degli aspetti negativi della riforma ordinamentale (dalla gerarchizzazione delle procure alla assurda disciplina della separazione delle funzioni, dagli aspetti più irragionevoli dell'organizzazione "tricefala" della Scuola all'eliminazione dei poteri "straordinari" del Ministro in materia di trasferimento d'ufficio).
In particolare, per le procure va reintrodotta la competenza piena del CSM nel controllo dei programmi organizzativi di uffici posti a presidio del controllo di legalità.

4. Le scelte per il governo dell'ANM

Una lettura obiettiva dell'esito elettorale, con la netta affermazione di due gruppi e il netto arretramento degli altri due, porta alla ovvia conclusione di affidare a chi ha raccolto il più ampio e numericamente sufficiente consenso il governo dell'Associazione.
Se invece, sulla base degli irrinunciabili punti programmatici della nostra proposta, si prendesse in esame la formazione di una giunta unitaria, unica alternativa possibile, nessuno pensi in ogni caso alla ripetizione di prassi vecchie ed inaccettabili.
Gli incarichi vanno attribuiti ai gruppi, ma anche alle persone all'interno dei gruppi: tutti debbono poter valutare la scelta delle persone, perché le persone sono funzionali al raggiungimento degli obiettivi. Anche questa è una questione di credibilità. Le ipocrisie sul punto sono ormai tradizionali e non più sopportabili.

In conclusione, sulla base di quanto premesso, ribadiamo quelli che sono – per noi – punti irrinunciabili.

A) sul piano della credibilità:

• condivisione immediata da parte del CDC ed impegno della GEC per la proposta di modifica dello Statuto dell'ANM in tema di incompatibilità, modulata sulla scorta dell'impegno pubblico già assunto dai candidati del MOV./ART. 3 al CDC;
• affermazione del diritto di valutazione e di critica – ferma l'autonomia dei rispettivi campi di attività – da parte
dell'associazione circa le decisioni del CSM su linee di indirizzo e casi emblematici, espressione di deteriore
influenza "correntizia", con l'immediata richiesta al Consiglio di decidere sull'adozione del "codice deontologico" dei consiglieri;
• invito ai magistrati associati a non dare la propria disponibilità ad assumere incarichi su nomina del ministro nel comitato direttivo della Scuola della Magistratura, invitando il Ministro stesso ad attivare una procedura di concerto con il CSM sul punto;

B) sul piano dell'efficienza e delle riforme:

• impegno sul tema della qualità delle condizioni di lavoro dei magistrati, con specifico riferimento alle risorse investite ed alla riforma delle circoscrizioni giudiziarie, con formali richieste rivolte al ministero sostenute da uno stato di agitazione della categoria, previo collegamento con l'avvocatura e le associazioni
del personale di categoria;
• richiesta di una corsia preferenziale in sede legislativa sui due DDL in tema di processo civile e penale.
• invito alle giunte distrettuali a vigilare sull'organizzazione delle Procure e sulla tutela dell'autonomia
interna dei pubblici ministeri;
• richiesta di abolizione delle leggi-vergogna approvate nella passata legislatura (a cominciare dalla prescrizione) e di modifica degli aspetti negativi della riforma ordinamentale.

Roma, 24 novembre 2007.

Antonello ARDITURO
Vito D'AMBROSIO
Nicola DI GRAZIA
Gioacchino NATOLI
Pierluigi PICARDI
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