Get Adobe Flash player

IL MOVIMENTO PER LA GIUSTIZIA e ARTICOLO 3
Sulle dimissioni del ministro Mastella e sul dibattito parlamentare

Il MOVIMENTO PER LA GIUSTIZIA e ARTICOLO 3

Rivendicano con forza il principio costituzionale dell'indipendenza della Magistratura dagli altri Poteri dello Stato e dalla politica di parte e valutano assolutamente non accettabili talune affermazioni che oggi hanno caratterizzato l'intervento del Ministro e il dibattito successivo, secondo il resoconto stenografico.

Esprimono rispetto per le dimissioni annunciate dal Ministro Mastella in Parlamento.

Credono nel principio costituzionale di non colpevolezza e confidano nel massimo impegno possibile per una definizione del procedimento in tempi ravvicinati, anche per l'accertamento delle responsabilità di una inaccettabile fuga di notizie, grave violazione del vivere civile.

Ma la Magistratura italiana deve respingere con forza accuse di "trappola scientifica tesa in modo vile ed ignobile", di "presa in ostaggio", di "pacchetto di mischia giudiziaria", espressioni che non possono trovare giustificazione nel pur comprensibile coinvolgimento emotivo e personale e che mai avremmo voluto ascoltare da un Ministro della Giustizia che ha dichiarato addirittura di "avere paura dei magistrati".

Lascia poi esterrefatti che il dibattito parlamentare abbia potuto riprendere temi che si sperava in via di superamento, esprimendo valutazioni per cui la giustizia in Italia sarebbe un problema per il suo rapporto con
la politica, iniziative giudiziarie sarebbero determinate dall'odio ideologico o da ragioni di tipo esclusivamente politico, saremmo per via dell'amministrazione concreta della giustizia all'emergenza democratica ed all'impazzimento del potere giudiziario, il CSM - alle cui decisioni concorrono tra l'altro in modo sempre determinante i componenti eletti proprio dal Parlamento - sarebbe ridotto ad organo di amministrazione corporativa degli interessi dei singoli magistrati, addirittura di provvedimenti emessi senza alcun fondamento. Non è ovviamente in discussione il diritto di espressione politica. Ma che tutto ciò sia stato detto in Parlamento quando ancora nessuno conosceva il contenuto delle accuse concrete argomentate in un ponderoso provvedimento ed il contesto concreto e complessivo dell'indagine, manifesta livore e rancore mai sopiti, e
specialmente sia la permanente indisponibilità ad essere destinatari del controllo di legalità secondo il principio costituzionale della parità di trattamento tra i cittadini che l'insuperabile aspirazione ad una giustizia
mansueta con il potere.

A chi ha concretamente operato e sta operando in un difficile contesto ambientale va la nostra solidarietà, nella consapevolezza che lo svolgimento successivo del procedimento sarà l'unico ambito in cui valutare gli aspetti
di legittimità ed adeguatezza, secondo regole che valgono per tutti.

Non vogliamo per primi magistrati intoccabili ed esenti da rigorose valutazioni. Siamo consapevoli che solo la professionalità la preparazione e l'adeguatezza deontologica costituiscono la prima difesa dell'indipendenza che la Costituzione ha previsto non come privilegio ma come mezzo per una giustizia soggetta solo alla legge ed uguale per tutti. Ma proprio per questo la difesa del ruolo costituzionale della Magistratura e della dignità
ed autonomia del singolo magistrato è e sarà sempre un nostro obbligo indisponibile.

16 gennaio 2008

CARLO CITTERIO ANTONELLO ARDITURO

Share