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Movimento per la Giustizia.
Documento approvato all\'Assemblea Genrale riunita a NAPOLI dal 15 al 17 FEBBRAIO 2008

L’ASSEMBLEA GENERALE del MOVIMENTO PER LA GIUSTIZIA,

riunita a NAPOLI dal 15 al 17 FEBBRAIO 2008,

APPROVA all’unanimità QUESTE INDICAZIONI POLITICHE:

1. Il MOVIMENTO PER LA GIUSTIZIA si è da sempre caratterizzato per la promozione dei valori della professionalità, della responsabilità e della ‘laicità’ nell’ambito della giurisdizione e del governo autonomo della magistratura, con una visione dei problemi della giustizia nell’ottica del cittadino e non del magistrato: ciò giustifica il peculiare rapporto con gli esterni.

La ‘questione morale’ è locuzione di sintesi per una proposta programmatica complessiva che – consapevole del fatto che lo speciale ruolo attribuito dalla Costituzione alla magistratura è finalizzato a realizzare una giurisdizione al servizio dei cittadini e non a costituire privilegi corporativi autoreferenziali – ha voluto indicare come prioritari la professionalità responsabile, un governo autonomo libero dalla logica dell’appartenenza e della protezione corporativa, l’impegno per una giustizia davvero efficace.

Il MOVIMENTO ha cercato nel tempo di essere fedele a questi principi statutari.

Innanzitutto con il comportamento concreto negli uffici giudiziari dei suoi iscritti. Che è stato – ed è ancor oggi – il traino principale per l’avvicinamento di altri magistrati.

In secondo luogo con le scelte concrete realizzate nel governo autonomo, sia nei consigli giudiziari che soprattutto nel CSM.

Ancora, ricercando il dialogo paritario e convinto con le componenti estranee alla magistratura e con la società civile.

2. Abbiamo sperimentato la difficoltà della COERENZA.

A volte per i limiti individuali oppure per la non capacità dei singoli di rinunciare realmente alle aspettative dell’appartenenza: non vi è dubbio infatti che nella realtà anche l’adesione al Movimento apre spazi per aspettative individuali che altrimenti difficilmente il singolo potrebbe coltivare.

A volte perché le peculiari complessità delle scelte rendono anche oggettivamente poco semplice individuare con immediatezza la regola da rispettare.

A volte perché rispetto delle regole e senso politico delle scelte sono valori, o realtà, difficilmente scindibili.

Dobbiamo però essere sempre più CONSAPEVOLI che nell’attuale panorama associativo e di crisi generalizzata della rappresentanza la presenza di un gruppo come il Movimento si giustifica solo se in concreto si riescono a coniugare efficacia dell’azione e coerenza delle condotte ai principi, SEMPRE.

3. La STRUTTURA del Movimento – nella sua attuale articolazione statutaria di assemblea, direttivo, presidente e segretario generale, con la competenza ‘piena’ dell’assemblea sulle scelte essenziali per la vita del Gruppo – e forse specialmente il modo in cui la realtà di questa struttura si è concretizzata hanno reso difficoltosa una presenza ‘politica’ autorevole, affidabile e costante. Il MOVIMENTO, in altri termini, continua a vivere le tensioni dell’essere ormai una corrente tuttavia caratterizzata da modalità operative da gruppo spontaneo sostanzialmente poco strutturato e dove la libertà e l’autonomia del singolo rispetto alla ‘struttura’ – sezioni periferiche, ‘dirigenza’ contingente – vengono vissute non solo come un positivo valore ‘movimentista’ ma come regola sovraordinata dell’adesione al gruppo.

Ma la sempre maggiore complessità delle problematiche che caratterizzano la vita della giurisdizione OGGI, in questa società ed in questa realtà, e la pluralità di aspetti tutti essenziali e di importanza primaria (come l’inefficacia grave della giustizia che sempre più mina l’indipendenza della magistratura, il ruolo della magistratura e la sua effettiva adeguatezza al servizio che le compete, il rapporto con la politica e con la società civile, l’efficacia del governo autonomo nelle sue varie articolazioni – CSM, consigli giudiziari, disciplinare –) impongono una risposta che, se vuole contare e non rimanere sterile ed occasionale declamazione, deve essere la sintesi di riflessioni e apporti condivisi e consapevoli, capaci di coniugare la chiarezza dei principi di riferimento con l’efficacia e concretezza delle proposte e, poi, l’impegno comune e diffuso per la loro attuazione.

La riscoperta del valore e del metodo di un genuino permanente CONFRONTO COSTRUTTIVO COLLETTIVO, che superi ed ignori personalismi o aprioristiche contrapposizioni, ad ogni livello della vita del gruppo, è la strada obbligata per divenire, ciascuno e tutti insieme, davvero non autoreferenziali, e tornare ad essere polo di attrazione delle forze più aperte della magistratura anche più giovane e punto di riferimento affidabile ed autorevole per gli esterni alla magistratura. Proprio la condivisione di un sano spirito di gruppo, dove i valori e gli obiettivi statutari mantengono la loro costante autonomia rispetto alle aspettative ed agli anche legittimi interessi dei singoli, deve imporre un tale metodo, in quanto unico idoneo a consentire al Movimento di essere ancora adeguato al ruolo che gli compete nel panorama associativo.

4. Per quello che è l’assetto costituzionale della magistratura il CSM – che costituisce per larghissima parte l’essenza del governo autonomo – assume un ruolo assolutamente nevralgico per il perseguimento e la concretizzazione dell’idea di magistratura che ci anima e, sola, giustifica il nostro stare insieme in questo gruppo associato. E’ quindi naturale ed inevitabile che all’operato del CSM guardino con attenzione, preoccupazione e speranza le attese di tutti noi. Ciò specialmente per un gruppo come il Movimento che rifiuta valori e aspettative corporative, protezionistiche ed autoreferenziali.

Per il magistrato che cerca di impegnarsi con fatica, sacrificio e coerenza in una quotidiana giurisdizione attenta solo alla dimensione del servizio, il CSM è il luogo dove sono riposte TUTTE LE ATTESE di gestione corretta ed efficace della magistratura; dalle valutazioni professionali, alle nomine di ogni genere, all’aspetto disciplinare, alla cura per un’organizzazione che coniughi efficacia del servizio e tutela dell’indipendenza, ma non della corporazione. Per questo in un sistema come l’attuale dove con l’indicazione del gruppo si rende effettiva la possibilità di concorrere alla nomina di uno o più consiglieri, il nostro gruppo mantiene, aumenta, perde credibilità a seconda della capacità che i colleghi eletti al CSM, con il concorso necessario del Movimento, hanno di operare – nei vari aspetti del loro incarico – con scelte che con immediatezza siano percepibili da tutti come la traduzione nel concreto dei valori fondanti e caratterizzanti il nostro gruppo rispetto agli altri, sul piano della professionalità, dell’osservanza delle regole e della tutela dell’indipendenza responsabile.

Allo stesso tempo il ruolo costituzionale del CSM, e dei singoli consiglieri, impone il rispetto di un’autonomia che è propria della funzione pubblica esercitata, e che verrebbe offesa dall’eventuale ingerenza nelle singole scelte, ancor più se sistematica, del gruppo, della sua dirigenza, o dei singoli iscritti, specialmente quando la funzione si connoti di caratteristiche giurisdizionali.

Per questo MAI dalla loro elezione il segretario e i componenti del consiglio direttivo sono intervenuti per orientare o sollecitare alcuna nomina.

E’ questa la ragione non superabile che rende davvero centrale la questione del rapporto tra responsabilità politica ed autonomia istituzionale dei consiglieri eletti su indicazione del gruppo.

Insomma, il mancato rispetto anche da parte dei singoli iscritti al gruppo dell’autonomia istituzionale dei consiglieri costituisce negazione del senso della giurisdizione e del suo ruolo costituzionale, propri del gruppo.

Ed invece l’eventuale inadeguata concretizzazione dei valori fondanti il Movimento da parte dei consiglieri costituisce sconfitta politica che un gruppo non corporativo come il nostro, che vive del consenso volta per volta libero dell’ ‘opinione’, paga a carissimo prezzo.

L’equilibrio tra queste due esigenze e realtà, ENTRAMBE ESSENZIALI, è pertanto assolutamente indispensabile.

Il metodo del confronto trasparente e costruttivo, permanente, è la via sicura per perseguire questo equilibrio, ed è necessaria la conferma senza remore dell’impegno a perseguirla, da parte di tutti.

Innanzitutto un confronto pieno tra i consiglieri, confidando che la comune condivisione dei valori fondanti il gruppo consenta nella discussione sistematica l’individuazione delle soluzioni volta per volta più adeguate, rispettose dell’autonomia e della rilevanza e ricaduta ‘pubblica’ della scelta e, al tempo stesso, dell’esigenza di tradurre in pratica valori coerenti con le aspettative ‘positive’ del gruppo. Un tal genuino ed esaustivo confronto consente poi, con certezza, di spiegare sempre e con adeguatezza ogni singola scelta quando sia stata presa.

Poi un confronto permanente con tutto il gruppo – attraverso il rapporto con la ‘dirigenza’, gli incontri in sede locale, la lista di servizio e quella generale – perché sia possibile il trasparente concorso politico di idee e valutazioni che, sulle questioni generali tipiche e proprie del governo autonomo, contribuiscano all’orientamento ed alle autonome determinazioni assunte nella propria responsabilità istituzionale dai consiglieri.

Infine un confronto attivato con le sedi locali quando si tratti di acquisire informazioni utili per orientare al meglio le scelte concrete in contesti di inadeguatezza delle conoscenze formali, da utilizzare nell’ambito dell’attività istituzionale con trasparenza e nel rispetto delle regole anche formali, con la disponibilità all’esplicitazione delle ragioni di tali scelte per consentirne l’adeguata comprensione.

5. Il MOVIMENTO ha ancor oggi uno spazio politico specifico nella magistratura associata.

La semplice rilettura degli scopi del Movimento - dall’art. 3 del nostro Statuto - manifesta che se questo gruppo non esistesse occorrerebbe crearlo, perché risponde ad esigenze non soddisfatte dagli altri gruppi e neppure dal disagio delle colleghe e dei colleghi che sempre più oggi contestano l’associazionismo che conosciamo. Esigenze che oggi vanno soddisfatte con il pieno concorso di chiunque le condivida fattivamente ed operi nella medesima direzione: da qui anche la prossima ultima tappa del nostro percorso di incontro con Articolo 3.

Ma il Movimento deve vincere una sua propria sfida, quella della capacità di tradurre finalmente in azione politica coesa, efficace, riconoscibile e diffusa tutte le potenzialità di cui dispone.

Nulla potrà mai sostituire la testimonianza concreta del singolo nel suo lavoro giurisdizionale.

Ma questa non può più essere sufficiente, se vogliamo che il MOV sia all’altezza delle SFIDE DELL’ OGGI.

Possiamo, dobbiamo e vogliamo vincere questa sfida, tutti insieme. Per un interesse che siamo consapevoli non essere affatto solo ‘nostro’.

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L’ASSEMBLEA GENERALE CONFERMA LA FIDUCIA AL SEGRETARIO GENERALE ED AL DIRETTIVO , CHE INVITA A PROSEGUIRE NELLA PROPRIA AZIONE FINO ALLA SCADENZA NATURALE DEL MANDATO BIENNALE

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