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L'elezione del nuovo CDC dell'Associazione Magistrati : le valutazioni del Segretario e del Presidente del Movimento per la Giustizia (documento del 16 maggio 2003)

Dopo qualche commento a caldo, ci è apparso utile attendere il consolidamento ufficiale degli esiti elettorali e lasciare trascorrere due o tre gg. per un'analisi più articolata del voto che i magistrati italiani hanno espresso per il rinnovo del Comitato Direttivo Centrale dell'ANM. Come si sa, a freddo, i neuroni dovrebbero funzionare meglio, respingendo la
tracimazione degli ormoni .
Dunque, proviamoci:
1) La elevatissima partecipazione al voto (circa 7.350 votanti) è un successo per tutti i magistrati italiani; è un dato che frustra i tentativi della maggioranza parlamentare che ci governa di dividerci, di indirizzarci verso le trattative economiche su tavoli separati (quasi che l'associazionismo si debba esaurire nelle discussioni sullo status economico), il tentativo di far passare l'impegno associativo per attività politica tout court. Segna, dunque, il successo dell'ANM e, pur con le critiche che ciascuno ha mosso o poteva muovere alla sua azione negli ultimi 4/5 anni, sottolinea la richiesta dei magistrati di essere autorevolmente
rappresentati. Il voto così massiccio, infine, premia l'efficacia ed il prestigio delle giunte presiedute da Gennaro e Bruti Liberati (non a caso sommersi da un alto numero di preferenze individuali). Spiace, a dire il vero, non poter esprimere lo stesso compiacimento per la presidenza Patrono poichè il collega gode personalmente - anche da parte del Movimento e dei
suoi dirigenti - di altissimo e meritato credito, ma crediamo che le sue dimissioni dalla carica, alla vigilia dello sciopero del giugno del 2002, per quanto determinate dalle pressioni della componente maggioritaria e "trattavista" interna ad M.I., siano state un atto "politicamente" errato;

2) è mancata sin qui, nei commenti circolati dopo il voto, una riflessione più ad ampio raggio sul fatto che, in meno di un anno, la magistratura è stata chiamata a ben tre elezioni successive: il CSM, i Consigli Giudiziari ed, infine, il CDC dell'ANM (con prossimo e conseguente rinnovo della Giunta); si apre, dunque, una lunga fase in cui i magistrati chiamati ad esercitare il loro ruolo in organismi istituzionali o associativi avranno da dimostrare - o, nel caso del CSM, stanno già dimostrando - il personale grado di coerenza e quello dei gruppi di appartenenza rispetto ai propositi enunciati nelle campagne elettorali. A questa verifica, oggi e per il futuro, il Movimento solleciterà i magistrati italiani attraverso una serrata attività di informazione, se possibile più intensa che nel recente passato e con ogni strumento possibile. Non perchè intenda aprire una stagione di permanente campagna elettorale, ma perchè i riflettori puntati sull'azione di ciascuno possono determinare l'emersione di ogni eventuale opacità. Ma il triplice voto in circa 10 mesi, sia pure con la scarsa interpretabilità di quello per il rinnovo dei Consigli Giudiziari (a causa di un sistema e di prassi associative che vorremmo modificate), indiscutibilmente premia chi ha manifestato fermezza di intenzioni e chi si è conseguentemente rivelato intransigente nella difesa dei principi che reggono l'esercizio della giurisdizione. Sono state sconfitte le ambiguità e le morbidezze di chi è abituato a flirtare con i potenti di turno, esercitando moderatismo e non - come si deve e si può - moderazione. Vittoria prevedibile, a dire il vero, al punto che, alla vigilia del voto, si sono intensificati i comprensibili tentativi di togliere memoria al voto dei magistrati italiani : era diventato persino impossibile distinguere i trattativisti di un tempo da "toghe rosse", talebani, "minoranze sparute" ed affini. Todos caballeros, allora ? Se così è, non possiamo che esserne compiaciuti, ma è anche chiaro che nessuno può pensare di ritornare agli equilibrismi ed alle opacità del passato di fronte alle controriforme che avanzano! E del resto, già a partire dal 24 pomeriggio, giorno di prima convocazione del nuovo CDC, sarà subito verificabile se l'emergenza che sembra averci ricompattato costituisca o meno la fonte di una unità reale e praticata;

3) l'area della cd. "Alleanza" che ha vinto le elezioni per il rinnovo del CSM ha vinto ancora: certo, un pò più divisa che nel 2002, ma diversi erano i rispettivi sistemi elettorali e legittima l'aspirazione delle tre componenti, ciascuna giustamente orgogliosa della propria storia, a non vedere annacquata la propria identità in questa scadenza: di qui, la presentazione, per ciascuna delle tre componenti, di una propria lista di candidati. Per il futuro sarà necessario prevenire ulteriori frammentazioni dell'associazione e pervenire, invece, ad una maggiore e più leggibile sintesi politica, ma, nel frattempo, l'omogeneità del comune sentire ha fatto comunque consistenti passi avanti nella vita ed attività consiliare dei consiglieri del Movimento ed MD; ed il confronto con Art. 3, sia pure talvolta acceso e dialettico come in ogni fase preelettorale, si è indubbiamente rafforzato. E' per questo che, esaurita per qualche anno la prospettiva di nuove elezioni, è auspicabile che l'intesa si rafforzi nell'azione associativa e nella comune elaborazione culturale e scientifica. Come si può rilevare dal nostro programma elettorale, il Movimento non ha criticato, come altri, la scelta di Art.3 di presentare una lista autonoma: sarebbe stato come rinnegare parte della nostra storia che ha avuto inizio, sia pure su base territoriale più estesa, per ragioni analoghe. Non possiamo che rilevare con piacere, dunque, che il successo di quella lista, sia pure in parte penalizzante per la nostra in certi distretti meridionali,
rappresenta pur sempre un rafforzamento dell'area di cui, al pari di altri, ci sentiamo asse portante. Un'area che - come abbiamo detto mille volte - non vogliamo politicamente caratterizzata, che vogliamo anzi estendere ulteriormente, fino a sfatare l'immagine bipolare che, della magistratura, si tende strumentalmente a dare da parte dei soliti noti;

4) mentre Unicost e Magistratura Indipendente hanno perso voti e seggi (e, ancor di più, hanno perso in percentuale, considerato l'aumento del numero dei votanti), Magistratura Democratica ha mantenuto seggi e percentuale ed ha guadagnato un centinaio di voti. Una tenuta confortante, che peraltro suona riconoscimento di un impegno e di una capacità di elaborazione scientifico-culturale certamente ammirevoli e di alto profilo. Non credo che spetti a noi discutere delle ragioni di una mancata ulteriore crescita del gruppo; forse alcune saranno desumibili da quanto appresso diremo sulle ragioni del nostro successo. Certamente, comunque, i 362 voti raccolti da Art.3 costituiscono, almeno in parte, una di queste ragioni e - se ci è
consentito dirlo - hanno inciso anche sull'entità del successo del Movimento che, diversamente, avrebbe potuto assumere dimensioni più consistenti;

5) Cercando di non emulare, in materia elettorale, le pessime abitudini del ceto politico, vogliamo evitare di usare espressioni trionfalistiche, ma è indubbio che, tra le quattro componenti tradizionali dell'ANM, il Movimento per la Giustizia è il gruppo uscito più rafforzato dalle elezioni. I numeri parlano chiaro: siamo l'unico gruppo che ha guadagnato in voti (da 830 a 1067), in percentuale (di oltre due punti, fin quasi al 15%) ed in seggi (da 4 a 5). Il dato è ancora più rilevante ove si pensi che tradizionalmente il Movimento ha colto maggiori successi nelle elezioni per il CSM, mostrando, invece, una certa tiepidezza, per quelle associative: il rinnovato impegno di aderenti e simpatizzanti, dunque, non può che significare precisa coscienza della gravità del momento che la nostra democrazia sta vivendo e conseguente desiderio di "partecipazione", con significative indicazioni, alla vita associativa. Ciononostante, la profonda soddisfazione deve essere contenuta entro confini razionali: restiamo pur sempre un gruppo di minoranza e 5 componenti su 36 sono sempre pochi, pur se animati da buona volontà, dall'orgoglio di rappresentare il 15% dei magistrati italiani e dal desiderio di contribuire fattivamente all'azione unitaria dell'ANM. Ma vale comunque la pena di analizzare le ragioni di questo successo che - sia ben chiaro - resta per noi preziosissimo e confortante;

6) Le ragioni della vittoria del Movimento per la Giustizia. Cercheremo, qui, di essere schematici, riservando all'eventuale dibattito l'approfondimento delle valutazioni che seguono: a) Al pari di MD, abbiamo denunciato con forza e dal primo giorno lo scandalo e la vergogna degli ultimi due anni di politica giudiziaria guidata dall'interesse personale di pochi e caratterizzata dal totale disinteresse per il tema dell'efficienza del sistema giustizia; una politica giudiziaria che, quanto alle riforme annunciate, appare caratterizzata da rancore e desiderio di umiliare la magistratura; b) più di qualsiasi altra componente dell'ANM, abbiamo anche denunciato, con non minore determinazione, i guasti prodotti negli ultimi due anni di vita del precedente governo da una legislazione in materia di giustizia guidata dalla ambigua "logica della bicamerale", una logica, cioè, ispirata ad inaccettabili esigenze di mediazione, ad accordi sotterranei tra rappresentanti di partito, traccheggiante sull'attualità, cieca e sorda sul futuro del sistema giudiziario, del processo penale e civile, dell'ordinamento giudiziario e dello stesso equilibrio tra i poteri costituzionali. Questa è stata sempre la nostra posizione e sulla medesima, alla fine, hanno dovuto convergere anche quanti esaltavano "giusto processo" e l'inflazione di "pseudogaranzie" che, in realtà, sono servite solo a bloccare i processi; c) la nostra "impoliticità", alla fine, si è rivelata, per quella che era: genuina e rigorosa nel rifiuto di ogni possibile equivoco e di ogni tipo di collateralismo, non ottusa o disattenta alle ragioni degli altri. Forse proprio questa impoliticità ha convinto l'elettorato (compreso quello più giovane), che verosimilmente ha ben compreso anche le ragioni della nostra posizione di riserbo sulla guerra; d) abbiamo dedicato attenzione alle possibilità di crescita del gruppo nelle "periferie", cioè nei centri medio-piccoli dove giovani colleghi e giovani punti di riferimento si sono avvicinati a noi con entusiasmo, quello, magari, ritrovato anche da alcuni vecchi "militanti": si spiegano così, con il maggior radicamento del gruppo nel territorio, la sua crescita nei distretti di Bologna, Brescia, Caltanissetta, Firenze, L'Aquila (ove siamo il primo gruppo), Messina, Trento, Venezia ed in Cassazione, nonchè la tenuta e la ripresa delle attività a Bari, Cagliari, Catania, Genova, Perugia, Reggio Calabria, Torino, Trieste; e) mentre a Milano la crescita del Movimento è stata modesta (forse anche per la contemporanea presenza di due prestigiosi candidati di MD), clamorosi si sono rivelati i successi a Palermo (siamo il primo gruppo), a Napoli (più che raddoppiati i voti rispetto al passato) ed a Roma (aumento del 50%): segno evidente di una presenza ormai attiva, autorevole e riconosciuta del Movimento; f) notevole importanza, a mio avviso, hanno poi avuto, rispetto al nostro successo, il
frequentatissimo e modernissimo sito del gruppo e la sua mailing list : entrambi spumeggianti e vivaci. Possiamo riconoscerci, infatti, il merito di avere individuato per primi - ed ormai da tempo - l'importanza di uno strumento, quello informatico, che fosse aperto al dibattito ed alla informazione per tutti i magistrati italiani, indipendentemente da ogni
logica di appartenenza; g) infine, le modalità della nostra campagna elettorale "leggera", non influenzata da indicazioni degli organi direttivi, che ha così consentito ad ogni elettore di esercitare il proprio diritto di scelta entro un lotto di candidati dal profilo personale e professionale autorevolissimo, colleghi tutti che hanno agito in una logica di mero servizio. A tutti loro il sincero ringraziamento del Direttivo;

Fin qui l'analisi del voto, ma dal prossimo 24 maggio, come abbiamo detto, inizieremo a verificare quanto sia effettiva la volontà di ciascuna componente e di ciascuno degli eletti di contribuire ad un'azione unitaria dell'ANM: il prossimo semestre di presidenza italiano dell'U.E., durante il quale i processi (tutti) dovranno andare avanti come si usa in democrazia,
dovrà essere occasione irrinunciabile per portare all'attenzione della comunità internazionale l'anomalia (e la vergogna) del caso italiano, cioè di un ordinamento in cui sono a rischio il principio della divisione dei poteri e dell'eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Ed in cui le forze politiche di governo accusano di politicizzazione la magistratura italiana anche quando - come ieri è avvenuto - un Tribunale delibera la separazione da un processo della posizione di un imputato "legittimamente
impedito", quasi che fosse legittimo e tutelabile anche l'eventuale interesse ad impedire la decisione sui coimputati ! Anche il termine "stralcio", così, è entrato da ieri nel lotto dei sinonimi di politicizzazione della magistratura !
Quanto alle azioni da preparare in vista del semestre europeo, esporremo, per correttezza, le nostre proposte in occasione della prima assemblea del nuovo CDC, ricordando, comunque, che già il Relatore speciale sull'indipendenza dei giudici e degli avvocati della Commissione delle Nazioni Unite per i diritti dell'uomo, in una lettera del 23 gennaio 2002 diretta al nostro governo e poi il 26 marzo con la relazione per la 58^ Sessione annuale della Commissione dell'ONU per i diritti dell'uomo, tenutasi quel giorno a Ginevra, aveva espresso le preoccupazioni, maturate a seguito della visita compiuta in Italia, circa le interferenze della classe politica italiana su quella giudiziaria.
E, tra le iniziative da studiare, non potranno più trascurarsi quelle giudiziarie, che ben potrebbero competere all'ANM, a tutela della dignità della funzione giurisdizionale.
Ringraziamo, anche a nome del Direttivo, i magistrati italiani che hanno premiato il Movimento per la Giustizia con il loro voto o con la loro attenzione. E di tutti, naturalmente, auspichiamo anche le critiche: ci serviranno per fare meno errori; dunque per migliorare e per crescere.

Nino Condorelli (Presidente) ed Armando Spataro (Segretario del Movimento per la Giustizia)


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