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MINISTRO E NOMINE

 

Sorprende che il Ministro della Giustizia abbia annunciato che si riserva di non dar più il proprio concorso alle delibere del CSM, relative alle nomine per gli incarichi direttivi che Egli non condivida perché frutto di ‘lottizzazione’

 

 

Così dicendo il Ministro pare ignorare che la Corte costituzionale della nostra Repubblica, intervenendo proprio su un caso di rifiuto da parte di un suo predecessore, ha già detto con la sentenza 380 del 2003 che non spetta al Ministro della giustizia non dare corso alla controfirma del decreto del Presidente della Repubblica di conferimento di ufficio direttivo sulla base di deliberazione del CSM, quando, nonostante sia stata svolta una adeguata attività di concertazione ispirata al principio di leale collaborazione, non si sia convenuto tra CSM e Ministro, in tempi ragionevoli, sulla relativa proposta.

Quanto alla lottizzazione e al CSM ostaggio delle correnti, non saremo certo noi del Movimento a negare i problemi che vi sono nell’azione del Governo autonomo della Magistratura.

Ma è singolare che il Ministro e tutti nel mondo della politica sfuggano il confronto con una realtà pure sotto gli occhi: il numero dei componenti ‘laici’ nominati dal Parlamento e presenti nel CSM è tale da attribuire loro, proprio per la variegata composizione dei componenti togati, un ruolo determinante nelle nomine. Il che vuol dire che ogni ‘lottizzazione’, se e quando avviene, avviene con l’apporto decisivo di chi è stato nominato dal Parlamento e dai partiti.

Il che significa che il problema del corretto funzionamento del Governo autonomo della Magistratura non si risolve affatto aumentando il numero dei componenti di nomina comunque politica, soluzione capace solo di dare maggior spazio ai partiti politici nei confronti della Magistratura. Ovviamente per … spoliticizzare quest’ultima.

27.9.08
Carlo Citterio – segretario generale del Movimento per la Giustizia

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