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MOVIMENTO PER LA GIUSTIZIA-ART.3 E ANM, DI FRONTE ALLA "RIFORMA EPOCALE"

Pubblichiamo l'intervento di Valerio Fracassi, segretario generale del Movimento, al Comitato direttivo centrale dell'ANM di sabato 19 marzo 2011

"Tratterò solo alcuni punti per restare nei limiti di tempo assegnati . è necessario però chiarire la nostra impostazione.
La prima precisazione riguarda questa riforma che è inaccettabile nei contenuti e nei metodi. Non ripeterò quello che è stato già detto.
Non è solo una riforma che altera il ruolo delle cosiddette istituzioni di garanzia nelle società democratiche. Un ruolo disegnato anche dal costituente non a caso perché veniva dopo la tragedia del fascismo
Una riforma inaccettabile anche nei metodi . Il progetto fa seguito ad una serie di veri e propri insulti nei confronti della magistratura e dei magistrati.
Ma soprattutto una riforma costituzionale deve cercare la condivisione nel paese e non può essere fatta contro qualcuno .
E allora la prima riposta che dobbiamo dare è un NO a questa riforma, senza “se” e senza “ma”. Un NO che riguarda i contenuti che vengono proposti.
Siamo pronti a discutere delle riforme che servono veramente per il funzionamento della giustizia. Siamo pronti a discutere anche di quelle che possono essere le nostre responsabilità in quello che non funziona. Questa riforma non serve alla giustizia ma solo a punire i magistrati,
Il primo punto è dunque un No senza se e senza ma.
Ho sentito giustamente sottolineare che non ci sediamo ad alcun tavolo delle trattative. Una cosa è il confronto sui problemi della giustizia, l’interlocuzione doverosa con le istituzioni ma non ci sediamo al tavolo per trattare perchè non ci compete e perché di questa riforma non c’è nulla che vada bene.
Di fronte a questa prospettive di riforma ciascuno deve assumersi le sue responsabilità. Spetta al parlamento fare le leggi e nessuno lo ha mai messo in discussione. Neppure Giuseppe Cascini . Era già chiaro leggendo le informazioni più obiettive e complete ed è ora chiarissimo dopo il suo intervento di oggi.
Ma naturalmente abbiamo il diritto irrinunziabile di esprimere la nostre opinioni e non possiamo essere, passatemi il termine “criminalizzati” perché esercitiamo questo nostro diritto, esprimendoci per di più in modo argomentato.
Anzi avvertiamo anche il dovere , come associazione magistrati, di testimoniare qualcosa anche a futura memoria se questa riforma infausta dovesse passare.
Che cosa fare nell’immediato?
Mi associo al plauso alla giunta per l’efficacia ed il senso di responsabilità con cui ha gestito finora questa emergenza e il prossimo colloquio con il Capo dello Stato è il riconoscimento del ruolo responsabile che è stata in grado di svolgere.
Penso che sia indispensabile qui un approccio unitario.
Accolgo con piacere la disponibilità di Cosimo Ferri e, per quanto mi riguarda ribadisco la necessità di una un’immagine di compattezza, ma senza equivoci sui contenuti che ho illustrato: un No a questo progetto di riforma
Dico anche che tutti quanti noi dobbiamo sentire, al di là delle nostre sensibilità, il vincolo della rappresentatività dell’ANM che mai come in questo momento deve rappresentare i magistrati.
Sono d’accordo sulla scaletta che è stata proposta e faccio mio, in particolare il termine “mobilitazione diffusa”. Dobbiamo comunicare, partecipare, dimostrare la nostra fermezza che è fermezza di contenuto.
Ciò significa comunicazione a tutti i livelli. Dobbiamo parlare con la società, non stancarci ed arrenderci . Dobbiamo far comprendere le nostre ragioni perché portiamo argomentazioni e non slogan.
È un percorso lungo, difficile, che andrà organizzato in modo da dare risposte adeguate all’evoluzione della situazione senza escludere nulla, ma in modo tale che la magistratura sia pronta a rispondere, a dialogare, ma a dimostrare che è ferma nella difesa dei sui propri valori.
Anche l’assemblea straordinaria, da fissarsi quando avremo gli elementi per poter stabilire una data mi sembra un importante momento di coralità per la magistratura,.

Ho lasciato per ultimo un tema. Un tema che è stato toccato da Piergiorgio Moriosiuni e anche da Marcello Matera che ha espresso alcune perplessità.
Si, dobbiamo avviare una riflessione complessiva sui “fuori ruolo” in genere . Son d’accordissimo.
Però oggi siamo in una situazione un po’ diversa. Riteniamo fondamentale la collaborazione dei magistrati al ministero della giustizia, qualunque sia la maggioranza politica.
Certo, non avendolo prescritto il medico, ciascuno sceglie se e quando andare . Ma una volta al ministero la collaborazione deve essere leale.
Ma qui siamo in una situazione diversa. Siamo di fronte ad un progetto di riforma , definita epocale, che in realtà stravolge tutti i valori in cui crediamo come magistratura associata e che non possono essere oggetto di trattative.
Io direi che va da subito lanciato un segnale.
Dobbiamo scegliere. Il problema non è personale ma bisogna fare una scelta chiara che è quella di dire no a questa riforma.
E allora chi è magistrato, chi fa parte dell’ANM, chi si sente magistrato forse dovrebbe porsi un problema di compatibilità e dare un segnale
Non è un’obiezione di coscienza a questa o quella riforma, ma alla straordinarietà di una riforma inaccettabile, ad una riforma che stravolge la Costituzione.
Pongo il tema che è per noi molto sentito.
Chiudo il mio intervento esprimendo pieno consenso alla linea della GEC e invitandola a continuare in questa direzione.
Apprezzo la disponibilità ad un azione unitaria che si basi su questi contenuti
Mi auguro che dal CDC venga un messaggio forte perchè così più forti saranno componenti della GEC, presidente e segretario.
Per me non esiste un caso Cascini, dopo quello che ha spiegato oggi.
Attenzione! Non ci facciamo prendere in giro dalle strumentalizzazioni di una frase o un’altra soprattutto se estrapolata dal contesto di un discorso articolato e complesso.
Io credo che in questo momento dobbiamo stringerci tutti vicino alla nostra ANM perchè il momento è importantissimo.
Si parla di riforme epocali,. Occorre una reazione epocale che è però una reazione di contenuti."

Valerio Fracassi

 

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Associazione Nazionale Magistrati

 

Riforma, Anm proclama stato di agitazione

 

L’Associazione nazionale magistrati esprime la propria ferma contrarietà ai contenuti del disegno di legge costituzionale di riforma della giustizia approvato dal Consiglio dei ministri.

L’impianto complessivo della riforma si incentra su una netta alterazione dell’equilibrio tra i poteri, attraverso un incisivo rafforzamento del controllo della politica sul sistema giudiziario, in netto contrasto con il disegno originario della Costituzione del 1948. Le garanzie dei cittadini ed i diritti di libertà saranno privati della più efficace forma di tutela costituita dall’autonomia e dall’indipendenza della magistratura.

Nel disegno riformatore le garanzie di autonomia ed indipendenza, oggi puntualmente previste direttamente dalla Carta Costituzionale, sono rimandate a successive ed indeterminate norme di legge ordinaria, rimesse alle contingenti maggioranze politiche.

Con la riforma sarà la politica a indirizzare le indagini della polizia giudiziaria, che verrà sottratta alla direzione della magistratura; sarà la politica a scegliere i reati da perseguire.

Con la separazione delle carriere si creerà un organo di accusa che avrà il solo scopo di vincere il processo con la condanna dell’imputato e non quello di applicare in modo imparziale la legge; un pm separato accentuerà il carattere repressivo della funzione e il suo ruolo si  avvicinerà a quello della polizia. A pagare, anche in questo caso, saranno i cittadini più deboli. Se le scelte del pubblico ministero saranno condizionate dalle indicazioni della politica, sarà difficile, se non impossibile, che possano ancora avviarsi indagini sui reati commessi dai potenti.

Aumenterà il numero dei componenti nominati dalla politica all’interno degli organi di governo della magistratura e risulterà dunque svuotato il principio di autonomia dagli altri poteri dello Stato: se la carriera del giudice e la sua vita professionale dipenderanno da scelte della politica sarà più difficile ottenere decisioni giuste, ancora una volta a detrimento dei cittadini, in particolare dei più deboli.

Quanto alla responsabilità del magistrato, deve essere ricordato che oggi esistono ben cinque forme di responsabilità: penale, civile, disciplinare, contabile e anche professionale. In Italia, come in tutti gli ordinamenti democratici, è già prevista una responsabilità civile indiretta per i casi di dolo o colpa grave e diretta nei confronti dello Stato che può poi rivalersi sui magistrati

Ma, in particolare, va rimarcato che questa riforma non ha niente a che vedere con il funzionamento della giustizia. Non ridurrà di un solo giorno la durata dei processi penali e civili.

Sarebbe davvero “epocale”, invece, una riforma che, come più volte richiesto dall’Anm, realizzasse:

  • l’abolizione dei tribunali inutili;
  • l’eliminazione degli inutili formalismi nelle procedure penali e civili;
  • un’effettiva informatizzazione degli uffici e del processo;
  • l’ufficio del giudice e la riqualificazione del personale amministrativo;
  • un incremento e una razionalizzazione delle risorse umane e materiali per gli uffici giudiziari;
  • una seria depenalizzazione;
  • una reale riduzione del contenzioso civile.

Invece, anche in questo ambito, il Parlamento sembra impegnato in proposte di legge che avrebbero l’effetto di aggravare lo stato della giustizia o di ostacolarne il funzionamento, anche attraverso la modifica dei più efficaci strumenti di investigazione.

Per questi motivi la magistratura intende rappresentare in tutte le sedi, politiche ed istituzionali, nel rispetto delle prerogative di tutte le istituzioni, nonché all’opinione pubblica le ragioni della profonda contrarietà alle proposte di riforma in discussione.

Il Comitato direttivo centrale proclama lo stato di agitazione ed invita le sezioni distrettuali ed i magistrati ad una mobilitazione diffusa, demandando alla Giunta esecutiva centrale di intraprendere ogni iniziativa volta a rappresentare nelle sedi politiche ed istituzionali le motivazioni della contrarietà alla riforma costituzionale.

Il Comitato direttivo centrale è convocato in via permanente e valuterà i tempi di convocazione di un’assemblea generale.

Roma, 19 marzo 2011

Approvato all’unanimità dal Comitato direttivo centrale

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