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Proc. n. 23/2002 R.G. - Sentenza del 14.3.2003/1.10.2003 n. 28/2003 Reg. dep. - Presidente Rognoni - Estensore Buccico.

Doveri del magistrato: correttezza. Condotta privata scorretta nei confronti di agenti di pubblica sicurezza. Sussistenza dell'illecito.

Commette illecito disciplinare, da sanzionare con l'ammonimento, il magistrato che, appoggiando il proprio tesserino sul naso di uno dei due carabinieri che gli avevano richiesto di esibire un documento di riconoscimento, pone in essere un comportamento non conforme a canoni di civile convivenza e di correttezza, lesivo pertanto del prestigio dell'Ordine Giudiziario.




i n c o l p a z i o n e

della violazione dell'art. 18 R.D.L. 31 maggio 1946, n. 511, perché imputato, come da decreto di rinvio a giudizio in data 19.2.1999 del Procuratore della Repubblica presso la Pretura Circondariale di …….:
a) della contravvenzione p. e p. dall'art. 221 R.D. 18.6.1931 n. 773 (in relazione all'art. 294 R.D. 6.5.1940 n. 635), poiché - richiesto da una pattuglia di agenti di pubblica sicurezza (Carabinieri) di esibire un documento di riconoscimento - rifiutava di esibire tale documento;
b) del delitto p. e p. dall'art. 341 c.p., poiché offendeva l'onore ed il prestigio dell'Appuntato dei carabinieri °°°°°° - che si trovava nell'esercizio delle sue funzioni - appoggiandogli sul naso il proprio tesserino di Magistrato.
In …….3.4.1998.
Con l'adozione di tale condotta, caratterizzata dalla violazione del dovere di correttezza, il dott. ****** si è reso immeritevole della fiducia e della considerazione di cui il magistrato deve godere, così compromettendo il prestigio delle funzioni esercitate.


Svolgimento del procedimento

Con missiva datata 18 maggio 1999 il Procuratore Generale presso la Corte Suprema di Cassazione comunicava al Ministro di Giustizia che procedeva disciplinarmente nei confronti del dott. ****** per gli stessi fatti per i quali era stato disposto in sede penale il rinvio a giudizio presso la Pretura Circondariale di .......: in data 31.5.1999, a norma dell'art. 59 DPR 16.9.1958 n.916, sempre da parte del Procuratore Generale veniva data notizia della avviata istruzione sommaria alla Sezione Disciplinare del CSM.
Il capo di incolpazione è pedissequamente recettizio dei reati contestati ed attiene ad una duplice condotta: il rifiuto, da parte del dott. ******, di esibire ad una pattuglia di Carabinieri, che ne avevano fatto richiesta, un documento di riconoscimento e l'aver appoggiato sul naso dell'Appuntato dei Carabinieri °°°°°° il tesserino di magistrato, così offendendone l'onore ed il prestigio e, con la violazione del dovere di correttezza, rendendosi immeritevole della fiducia e della considerazione di cui un magistrato deve godere con la conseguente compromissione del prestigio delle funzioni esercitate.
La genesi dei fatti si colloca nella annotazione di P.G. del 3 aprile 1998, rassegnata dai Carabinieri °°°°°° e ^^^^^ alla fine del loro turno di lavoro (h 0 - 6) nel Comune di ………: da tale annotazione è, poi, scaturito il procedimento penale a carico del dott. ****** conclusosi con sentenza del Giudice Unico Monocratico del Tribunale di ....... del 4.7.2000 con cui il dott. ****** veniva assolto dal capo A (rifiuto di esibizione di documenti di riconoscimento) perché il fatto non sussiste e dal capo B essendo venuta meno la norma incriminatoria.
Naturalmente, ed ecco che l'itinerario conoscitivo si perfeziona e completa, il Procuratore Generale presso la Corte di Appello di ....... in data 14.12.1998 trasmetteva gli atti del procedimento penale al CSM, al Ministro e al Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione.
Sempre nel corso della istruttoria il dott. ****** trasmetteva alla Procura Generale la sentenza resa dal Tribunale di ………., l'interrogatorio reso innanzi al P.M. ed una memoria difensiva: non si presentava, invece, a rendere interrogatorio, giustificando la mancata comparizione con la ritenuta esaustività delle giustificazioni già rese e confidando nella archiviazione.
Il procedimento, una volta intervenuta richiesta di fissazione della discussione orale, veniva rinviato alla udienza del 29 ottobre 2002 per irregolarità nelle notificazioni e per impedimento del dott. ****** sulla base di eccezioni e richieste avanzate dal difensore dott. """""": rifissato per la udienza del 14 marzo 2003 veniva celebrato.
Nella occasione il difensore esibiva documentazione relativa alle statistiche e al profilo professionale del dott. ******. 
Il P.G. concludeva, infine, per l'affermazione di responsabilità dell'incolpato e per la conseguente inflizione della sanzione dell'ammonimento.
Il difensore concludeva chiedendo l'assoluzione.


Motivi della decisione

Le conclusioni, assertorie della responsabilità , formulate dal P.G. possono condividersi sia pure entro i limiti e con le specificazioni argomentative che seguono.
Appare opportuno introdurre preliminarmente una considerazione di ordine generale che attiene alla nascita ed allo sviluppo della azione disciplinare e che si concretizza e, per certi versi, si emblematizza nella fattispecie de qua.
Ricorre sovente, infatti, che, come nel caso di specie, il capo di incolpazione venga strutturato prendendo a base, con letterale testualità , la contestazione sorta nel procedimento penale, ed, ovviamente, sempre quando i fatti si prestano sia alla attenzione penalisticamente rilevante sia a quella disciplinare.
Tale tecnica non favorisce tutti i necessari approfondimenti disciplinari, non rinvenendosi, in termini di giustapposizione automatica, una perfetta e corrispondente identità tra i fatti, oggetto della indagine penale e quelli, di ben più ampia portata, di interesse disciplinare.
La presente vicenda lancia così due segnali di indirizzo: la necessità di una più attenta verifica, a fronte di vicende penalmente rilevanti, dei fatti e delle circostanze che presentino un oggettivo interesse disciplinare e la opportunità che la istruttoria non si limiti all'interrogatorio dell'incolpato e alla eventuale acquisizione di documenti.
Tali osservazioni di carattere generale si prestano ad essere verificate nella valutazione della presente vicenda che, sia pur sulla base della annotazione di P.G. del 3.4.1998 dell'appuntato °°°°°° e del carabiniere ^^^^^^^, avrebbe dovuto suggerire, se non addirittura, imporre una diversa e più ampia modulazione circostanziale della contestazione sia con riferimento al capo A che con riferimento al capo B.
Talchè allo stato non si può che osservare, senza decampare, il perimetro della contestazione senza che possano incidere minimamente nella valutazione gli anomali segmenti fattuali che hanno -del tutto ingiustificatamente- portato la notte del 3 aprile 1998 ad assumere una inconcepibile posizione antagonista nei confronti di due giovani carabinieri intenti a compiere, senza la minima sbavatura, il proprio lavoro.
Inquadrati i fatti in tale ottica appare ancora subito e necessario prendere atto della sentenza pronunciata nel giudizio penale, pure sorto, come si è detto, a carico del dott. ******, e valutare la incidenza sulle omologhe incolpazioni disciplinari: il Tribunale di ......., competente per territorio trattandosi di giudizi a carico di magistrati operanti nel distretto di …… all'epoca, in composizione monocratica ha assolto il dottor ****** dal capo A) perché il fatto non sussiste, mentre lo ha, pure, e correttamente, mandato assolto dal capo B), per essere venuta meno la norma incriminatrice.
Consegue che, in relazione al capo A, la qualità della formula assolutoria inibisce una nuova valutazione del Giudice disciplinare e comporta una pronuncia assolutoria di contenuto analogo, ricalcata nella formula della esclusione degli addebiti.
Naturalmente in tale obbligatoria direzione converge la corretta applicazione delle norme di rito (art. 653 c.p.p. 1988 così come novellato dall'art. 1 Legge 27 marzo 2001 n.97).
Obiettivamente occorre aggiungere, sempre con stretto riferimento al capo di incolpazione (sinteticamente racchiusa in una frase di sintesi: "rifiutava di esibire tale documento"), che l'itinerario argomentativo sviluppato dal Giudice monocratico è condivisibile in punto di diritto, anche con riferimento alla sagaci escursioni in tema di "semplice ritardo" e di "mancanza dell'elemento psicologico".
La Sezione ritiene giusto pervenire a tale approdo, non essendo tra l'altro possibile -mancando ogni contestazione- tener conto delle espressioni, non solo gratuite ma sintomatiche di una gerarchizzazione dei ruoli e delle personalità , che il dott. ******, secondo l'annotazione, avrebbe pronunciato: "Attenti perché faccio un lavoro molto più in alto del vostro, siete ragazzi non capite niente, la cosa non finisce qui".
A diversa conclusione, e quindi nel senso dell'affermazione di responsabilità , deve pervenirsi nell'esame della incolpazione di cui al capo B, in ordine alla quale la novella abrogatrice dell'art. 341 consente al Giudice disciplinare libero spettro valutativo.
Anche per tale capo di incolpazione la valutazione della Sezione si muove all'interno del ristretto perimetro contestativo ("appoggiandogli sul naso il proprio tesserino di magistrato"), esulando le condotte di contorno, pure oggetto, di una analitica, e per come si vedrà , credibile ed attendibile descrizione (il riferimento è allo "sventolamento più volte sul volto del graduato del tesserino, alle frasi nel contesto pronunciate: "State zitti - siete ragazzi e quindi dovete stare zitti" ed infine al lancio del documento sul tetto della autovettura di servizio).
La Sezione ritiene che il fatto storico, così come -sia pur limitatamente contestato- si sia verificato.
Conferiscono conforto a tanto l'attendibilità della relazione resa dai Carabinieri e la risibilità delle giustificazioni addotte dal dott. ******.
Depongono per un giudizio di completa e piena attendibilità dei Carabinieri le considerazioni che seguono:
a)-il tempo della annotazione, presentata alla Stazione dei Carabinieri di …………. il 3 aprile 2003 alle ore 7 antimeridiane appena rientrati dal servizio notturno svoltosi dalla mezzanotte precedente alle h. 00,6; b)-la qualità della annotazione, caratterizzata da coerenza logica e contenutezza espositiva; c)-la assoluta mancanza di elementi, comunque provenienti ed utilizzabili, dai quale evincere ragioni di risentimento, di astio o di rivalsa dei Carabinieri; d)-la mancata proposizione, dopo la novella abrogativa del 341, della istanza querelatoria per i reati di ingiuria e minaccia da parte dell'appuntato °°°°°°, la cui condotta -anche per ciò- si connota per disinteresse e adempimento dei compiti istituzionali; e)-i dati storici complementari (presenza del dott. ****** nelle ore notturne ed il confessato rapimento artistico) confermativo dell'accadimento; f)-la indiscussa legittimità dell'intervento dei Carabinieri.
In definitiva neppure a livello illatorio sorge una qualsiasi ragione di sospetto in ordine alla narrazione esposta dai Carabinieri.
Né le giustificazioni esposte dal dott. Gimbetti sia in sede disciplinare che in sede penale riescono a scalfire la solidificata realtà dell'evento verificatosi nella notte del 2 aprile 1998.
Va subito chiarito il clima di tensione al quale nella memoria ha accennato il dott. ******, concetto poi ripreso dal Giudice monocratico sia pure in termini asettici e senza la individuazione di responsabilità : se tensione vi fu (ed è assai probabile che lo scambio di battute abbia naturalmente determinato atteggiamenti formali) non può revocarsi in dubbio che ad innescarne le condizioni sia stato proprio lo strano atteggiamento del dott. ******, che meglio avrebbe fatto -e proprio perché si trovava di fronte a due giovani tutori dell'ordine in faticoso servizio notturno- a mostrarsi con disponibilità e con spirito di apertura.
A parte la inopportunità di comparazioni con l'episodio nel quale fu coinvolto il Presidente Cossiga e la ironica ineleganza del riferimento all'eroe di Rostand, è fuor di dubbio che il dott. ****** abbia espressamente ammesso ("ricordo che …….) di aver "avvicinato frontalmente l'oggetto (id est il tesserino di riconoscimento) al viso del militare in guisa tale che il tesserino si frapponeva tra me e la parte centrale del viso dell'altro".
Aggiunge nella sua ricostruzione il dott. ****** (l'interrogatorio in sede penale, ancorché vissuto con spirito difensivistico, inanella particolari interessanti e confessori: "il tono della domanda mi irritò") che se vi fu contatto, non fu voluto: è portato però ad escludere il contatto, anche se si costruisce una via di uscita allorché afferma che "in quell'istante era preclusa la vista della parte centrale del viso dell'interlocutore" talchè riusciva impossibile misurare la distanza (s'intende dal viso del carabiniere) della mano protesa.
In definitiva, al di là degli equilibrismi semantici, il fatto storico -nella sua evidente anomalia- esce confermato dalle stesse dichiarazioni del dott. ******: restano peraltro esclusi dalle contestazioni significativi post-facta idonei a disegnare un crescendo d'ira, lo sventolamento e il buttar via il tesserino.
Ora non vi è chi non veda l'anomalia del comportamento, assolutamente non conforme a canoni di civile convivenza vieppiù riconoscibili ed ossequiabili da parte di un magistrato.
Certamente una simile condotta nell'antagonismo, poi, con forze dell'Ordine, nella plateale tracimazione dei doveri di correttezza, è idoneo a far scemare il patrimonio di affidabilità del quale non può che godere un magistrato: e non può non risentirne il prestigio dell'ordine magistratuale e giudiziario.
Si pone quindi, nel caso di specie, in maniera scolastica la violazione del dovere di correttezza al quale il dott. ****** avrebbe dovuto conformare la propria condotta: è evidente come nel comportamento tenuto il disvalore deontologico della scorrettezza sia ravvisabile, nella confessata asimmetria dei ruoli, in una inaccettabile araldica concezione della funzione magistratuale sostanzialmente diretta ad intimidire gli interlocutori (in termini pressocchè pedissequi, cfr. sent. n. 113/98 del 27.7.1998).
La documentazione relativa al profilo professionale si pone in termini di irrilevanza rispetto alla trasgressione, avvenuta, col palesamento delle qualità di magistrato, fuori dell'esercizio delle funzioni: ma il prestigio dell'ordine giudiziario è pur sempre aggredibile anche attraverso comportamenti privati nei quali la qualità del magistrato si palesi.
La sanzione adeguata alla trasgressione, tenuto conto, in tale occasione, comunque del buon profilo professionale del dott. ****** e delle complessive circostanze, può essere contenuta in quella dell'ammonimento.

P.Q.M.

La Sezione Disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura;
Visto l'art. 35 del R.D.L. 31 maggio 1946, n. 511,

assolve

il dott. ****** dalla incolpazione ascritta sub capo A) per essere rimasto escluso l'addebito e

dichiara

il dott. ****** responsabile della incolpazione ascrittagli sub B) e gli infligge la sanzione disciplinare dell'ammonimento.
Roma, 14 marzo 2003 


L'ESTENSORE
(Emilio Nicola Buccico)



IL PRESIDENTE
(Virginio Rognoni)

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