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Proc. n. 31/2003 R.G. - Sentenza del 26.9.2003/6.11.2003 n. 90/2003 Reg. dep. - Presidente Buccico - Estensore Fici.

Doveri del magistrato. Operosità . Ritardo nel deposito di sentenze civili. Illecito disciplinare. Sussiste.

Va sanzionato con l'ammonimento il magistrato che nel deposito di sentenze è incorso in ritardi che, per il loro numero complessivo rispetto al totale dei provvedimenti depositati, per decine di casi addirittura superiore ad un anno, hanno superato ogni limite di ragionevolezza e giustificabilità , pur nella doverosa considerazione delle positive valutazioni sulle capacità tecniche dell'incolpato nonché sulla cura e sulla meticolosità delle motivazioni. La reiterazione dei ritardi, il loro numero, la loro entità costituiscono circostanze che hanno inciso sulla credibilità del magistrato e sulla considerazione di cui lo stesso deve godere.



i n c o l p a z i o n e

violazione dell'art. 18 R.D.L. 31 maggio 1946, n. 511, per aver mancato ai suoi doveri, pregiudicando la fiducia e la considerazione di cui il magistrato deve godere unitamente al prestigio dell'Ordine Giudiziario, "per avere, quale giudice del Tribunale di XXXX, depositato, nel periodo compreso tra il 31/10/1996 ed il 31/5/2000, 215 sentenze civili con notevole ritardo (20 entro i 150 giorni; 39 tra i 150 ed i 200 giorni; 75 tra i 200 e 300 giorni; 53 tra i 300 ed i 350 giorni; 16 tra i 350 ed i 400 giorni; 6 tra i 400 ed i 450 giorni; 3 tra i 450 ed i 500 giorni; 1 dopo 524 giorni; 1 dopo 570 giorni; 1 dopo 648 giorni), così reiteratamente e sistematicamente violando il dovere di diligenza.
Con la protratta condotta come innanzi, il dott. ****** si è reso immeritevole di fiducia e considerazione, compromettendo altresì, il prestigio dell'Ordine Giudiziario.

Svolgimento del procedimento

1. All'esito di un'ispezione ordinaria al Tribunale, alla Procura della Repubblica ed all'ex Pretura Circondariale di XXXX, eseguita dal 18 giugno al 6 ottobre 2001, il Capo dell'Ispettorato Generale del Ministero della Giustizia segnalava - con nota del 18 marzo 2002 - al Ministro ed al Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione quanto era rimasto accertato in merito al ritardo nel deposito di sentenze da parte del dottor ******.
L'Ufficio ispettivo rappresentava, in particolare, che il predetto magistrato aveva depositato con ritardo 215 sentenze civili ordinarie, su un totale di 426, nel periodo compreso fra il 31 ottobre 1996 ed il 31 maggio 2000; ed osservava come "il numero delle sentenze depositate in ritardo (fosse) particolarmente elevato" e come "solo in parte l'inesperienza del magistrato, che presso il Tribunale di XXXX (era) stato destinato da uditore giudiziario, e la mole di lavoro …. (potessero) costituire una giustificazione". Il predetto Ufficio opinava, altresì, come "il dottor ******, il quale (aveva) conseguito il dottorato di ricerca in diritto costituzionale, (avesse) evidenziato nella nota trasmessa all'Ispettore Generale che alcuni suoi provvedimenti (erano) stati pubblicati sulla rivista Giustizia Civile, senza tuttavia tener conto (veniva così stigmatizzato) che l'impegno nell'aggiornamento professionale e nell'approfondimento dottrinale e giurisprudenziale delle varie questioni trattate non (poteva) essere disgiunto dall'adempimento dei doveri di puntualità nel deposito dei provvedimenti giurisdizionali".
Con nota del 10 luglio 2002 il Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione comunicava al Ministro della Giustizia di promuovere azione disciplinare nei confronti del predetto magistrato per i fatti specificati nel capo di incolpazione riportato in epigrafe.
Con successiva nota del 22 luglio 2002, il menzionato Procuratore Generale comunicava al C.S.M. che procedeva con istruzione sommaria nel procedimento disciplinare a carico del dottor ******.
Il 16 gennaio 2003 l'incolpato si presentava innanzi al Sostituto Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione e rendeva l'interrogatorio, nel corso del quale depositata una memoria ed alcuni documenti.
Nella memoria in questione il dottor ****** forniva una serie di elementi di giustificazione, quali il gravoso carico di lavoro, cui si era sobbarcato negli anni cui si riferivano gli accertamenti ispettivi; specificava, in particolare, quali erano state le funzioni (civili e penali) cui nei diversi periodi era stato cumulativamente destinato, deduceva che il numero complessivo delle sentenze dallo stesso depositate nel periodo oggetto di incolpazione era pari a 520 (e non anche 426 come dedotto nella relazione ispettiva) e segnalava, altresì, di "avere costantemente perseguito l'obiettivo della qualità delle sentenze e degli altri provvedimenti redatti", tutti caratterizzati - a suo giudizio - da meticolosità ed equilibrata valutazione degli atti di causa e, soprattutto, (da un) attento approfondimento giuridico, reso possibile dallo studio del diritto e dall'aggiornamento, cui (lo stesso) si dedica(va) incessantemente, nonché dal patrimonio di conoscenze e dall'affinamento del metodo di indagine acquisiti anche grazie al conseguimento del titolo di dottore di ricerca in diritto costituzionale presso l'Università La Sapienza di Roma". Richiamava, ancora, i pareri elogiativi espressi nei suoi confronti dal Consiglio Giudiziario e dal capo dell'Ufficio ed evidenziava come anche l'ispettore ministeriale avesse espresso il convincimento che anche grazie al suo impegno fosse stato ridotto il numero delle pendenze.
Tali giustificazioni non venivano condivise dal Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione che, con atto del 25 febbraio 2003, chiedeva al Presidente della Sezione Disciplinare la fissazione dell'udienza per la discussione del procedimento.
In data 15 settembre 2003 il difensore dell'incolpato produceva un'ulteriore memoria difensiva, con la quale, preliminarmente, richiamava la giurisprudenza disciplinare in materia di ritardo nel deposito dei provvedimenti, rilevando come il ritardo non è considerato elemento sufficiente per la sussistenza dell'illecito, stante l'esigenza di verificare se esso è sintomatico di un comportamento neghittoso o negligente, ovvero se possa ritenersi giustificato da particolari situazioni ambientali, lavorative, familiari o personali.
Nella memoria in esame venivano richiamati, in particolare, quei precedenti in materia nei quali la verifica di eventuali elementi di giustificazione era stata estesa alla "qualità del lavoro del magistrato, secondo un criterio che l'attuale tendenza alla esasperata valutazione delle esigenze di produttività vorrebbe che fosse abbandonato senza alcuna considerazione per i guasti, alla efficienza del sistema, prodotti dalle decisioni errate o anche solo immotivate"; criterio che, invece, deve ancora essere considerato "corretto e tutt'altro che secondario"; venivano forniti ulteriori elementi in merito al carico di lavoro assegnato all'incolpato, alla produttività , alle pendenze, al numero delle udienze complessivamente tenute, alla qualità dei provvedimenti redatti dal dottor ****** ed ai lusinghieri ed univoci pareri espressi nei suoi confronti.
A sostegno delle ragioni addotte, il difensore produceva prospetti statistici, attestati di cancelleria, copia di provvedimenti a firma dell'incolpato e pareri espressi nei confronti dello stesso.
2. All'odierna udienza di discussione l'incolpato si è riportato alle dichiarazioni precedentemente rese, specificando in particolare come fosse frutto di errore di calcolo l'indicazione di un ritardo pari a 648 giorni ed insistendo su tutte le altre difese.
Il Procuratore Generale ha concluso, quindi, chiedendo l'assoluzione dell'incolpato, sussistendo valide ragioni giustificative dei ritardi contestati. Il difensore si è associato alla richiesta.


Motivi della decisione

3. La richiesta concordemente formulata dalle parti non può essere accolta, ritenendo questa Sezione Disciplinare il rilievo disciplinare della condotta contestata, con esclusione della dedotta causa giustificazione.
In punto di fatto, dall'istruttoria dibattimentale e dalla documentazione acquisita è rimasto provato il fatto oggetto di incolpazione, se si prescinde da un marginale errore di calcolo relativo al deposito di una delle 215 sentenze indicate nel prospetto allegato alla contestazione.
Invero - se è corretto il rilievo dell'incolpato, che ha evidenziato come per la sentenza 425/98 (la prima dell'elenco analitico predisposto dall'Ispettore Generale) il ritardo era stato erroneamente calcolato a partire del 16 giugno 1996, quando ancora lo stesso non aveva neppure preso possesso al Tribunale di XXXX - nessuna ulteriore contestazione è stata mossa alle risultanze dell'ispezione ministeriale, posto che è soltanto apparente la divergenza del numero complessivo (426, ovvero 520) delle sentenze depositate dal magistrato incolpato.
Deve, dunque, ritenersi accertato che il dottor ******, nel periodo oggetto di accertamento (e, cioè, in tutto il periodo di sua permanenza presso il Tribunale di XXXX) ha depositato, oltre i 120 giorni, 215 sentenze: 39 fra i 150 ed i 200 giorni; 75 fra i 200 ed i 300 giorni; 53 fra i 300 ed 350 giorni; 16 fra i 350 ed i 400 giorni; 6 fra i 400 ed i 450 giorni; 3 fra i 450 ed i 500 giorni; una dopo 524 giorni; ed una dopo 570 giorni. La sentenza indicata in contestazione come depositata con un ritardo di 648 giorni (la n. 425/98, relativa al procedimento 2001/91), in merito alla quale l'incolpato ha dedotto l'erronea indicazione del dies a quo, è stata, in ogni caso, depositata in ritardo, atteso che - come risulta dalla certificazione del direttore di cancelleria del Tribunale di XXXX, prodotta dalla stessa difesa - detta sentenza è stata depositata il 26 marzo 1998, con causa assunta in decisione il 19 febbraio 1997 e decisa dal Collegio il 18 febbraio 1998.
Riguardo al numero complessivo delle sentenze depositate dal dottor ******, nel periodo oggetto di accertamento (coincidente con tutto il periodo di permanenza a XXXX dell'incolpato), nella segnalazione dell'Ispettore Generale del 18 marzo 2002 veniva evidenziato un totale di 426 (sentenze civili ordinarie), mentre nello stralcio della relazione ispettiva depositato dall'incolpato, in allegato alla memoria a sua firma del 14 gennaio 2003, veniva specificato che lo stesso aveva complessivamente depositato 520 sentenze, pari a 145,1 in media annua, tutte relativa a controversie ordinarie. Come si accennava si tratta di un'apparente divergenza, posto che dai prospetti statistici prodotti dallo stesso incolpato, in allegato alla memoria difensiva del 15 settembre 2003, risulta che lo stesso ha depositato complessivamente 426 sentenze civili ordinarie (con media annua pari a 118,9), 20 in materia di divorzio a firma congiunta e 74 sentenze camerali, per un totale appunto di 520 sentenze; e posto che il totale delle sentenze depositate, oltre i 120 giorni, va correttamente rapportato al totale (426) delle sentenze civili ordinarie. Da ciò consegue che deve ritenersi accertato che il dottor ****** ha depositato, oltre i 120 giorni, più della metà delle sentenze civili ordinarie a sua firma.
Il dato, estremamente significativo di per sé, va valutato come ancora più grave se confrontato con il lavoro svolto da altri magistrati del Tribunale di XXXX, per come rappresentato nella medesima relazione ispettiva: il dottor ******, fra quelli citati nello stralcio della relazione prodotto dall'incolpato, è stato il magistrato addetto pressoché esclusivamente al settore civile con la più bassa produttività , sia come valore assoluto che in relazione alla media annua; mentre lo stesso dottor ****** è stato il magistrato con il più alto numero di sentenze depositate oltre i 120 giorni.
Risulta, invero, che la dottoressa ++++++ ha depositato 1285 sentenze (2 sole oltre i 120 giorni), pari a 209,6 in media annua di cui 439 relative a controversie ordinarie e 849 in materia di lavoro e previdenza; la dottoressa °°°°°°° 516 sentenze (5 sole oltre i 120 giorni), pari a 188,9 in media annua, tutte relative a controversie ordinarie; la dottoressa çççççç 1232 sentenze (50 oltre i 120 giorni), pari a 192,4 in media annua, tutte relative a controversie ordinarie; la dottoressa ^^^^^^^ 1752 sentenze (4 sole oltre i 120 giorni), pari a 273,6 in media annua di cui 532 relative a controversie ordinarie e 1220 in materia di lavoro e previdenza; il dottor ====== 1417 sentenze (75 oltre i 120 giorni), pari a 221,3 in media annua di cui 979 relative a controversie ordinarie e 438 in materia di lavoro e previdenza.
Dai prospetti statistici prodotti dallo stesso incolpato risulta, poi, che la maggior produttività è stata dallo stesso raggiunta nell'anno 1998, con il deposito complessivo di 193 sentenze civili ordinarie (a fronte di 3 sentenze negli ultimi due mesi del 1996, 70 nel 1997, 162 nel 1999, 86 nel 2000 e 9 nel 2001) e che sempre nel 1998 risultano depositate, dal dottor ******, la quasi totalità delle ordinanze in materia di riesame (64 su 92) e la totalità (11) di quelle in materia di misura di prevenzione.
Tali dati documentano che il magistrato incolpato ha profuso un maggior impegno nell'anno 1998, anno in cui ha dovuto occuparsi anche di competenze nel settore penale, oltreché della trattazione delle cause di vecchio rito già assegnate ad altro magistrato fino alla devoluzione delle stesse alla Sezione Stralcio (così dalla relazione del 5 novembre 2002 del presidente del Tribunale di XXXX).
4. Alla stregua di tali elementi deve ritenersi che la produttività del dottor ****** non può certamente essere definita eccezionale e, se si prescinde dal 1998, neppure degna di particolare menzione; in ogni caso deve escludersi che una tale produttività possa essere considerata valido presupposto per una giustificazione degli accertati e generalizzati ritardi.
D'altra parte, una conferma della non elevata laboriosità del magistrato incolpato emerge da una lettura critica dei pareri espressi sul suo conto dai due Presidenti del Tribunale di XXXX succedutisi nel tempo e dal Consiglio Giudiziario, prodotti in allegato alla seconda memoria difensiva. Si tratta di pareri sicuramente positivi, estremamente elogiativi riguardo alla preparazione giuridica, allo disponibilità ad accettare incarichi diversi, al tratto signorile e cortese del dottor ******; più cauti, per certi versi evasivi, con riferimento al parametro della laboriosità .
Nessun riferimento alla produttività del nominato viene espresso nel parere del 10 dicembre 1997 del Presidente del Tribunale di XXXX, dottor $$$$$, che pure dà atto dell'ottima preparazione giuridica, della estrema cura nella forma e nella motivazione dei provvedimenti a firma dell'incolpato, delle vaste e profonde conoscenze dottrinali; e che esprime poi un generico richiamo alla serietà , alla massima scrupolosità nell'esercizio delle funzioni, alla piena disponibilità nello svolgimento degli incarichi, ad un comportamento sempre improntato a cortesia e signorilità anche fuori dall'ambiente di lavoro. Nessun riferimento, invece, alla circostanza secondo cui in quel primo anno di esercizio di funzioni giurisdizionali il dottor ****** aveva depositato soltanto 64 sentenze civili ordinarie, 4 di divorzio congiunto, 5 sentenze camerali ed una trentina di altri provvedimenti camerali; e neppure alla circostanza secondo cui già in quel primo anno si erano cominciati ad accumulare ritardi nel deposito delle sentenze.
Altrettanto evasivo, riguardo allo stesso parametro, è il parere espresso il 22 gennaio 1998 dal Consiglio Giudiziario di XXXX, ove viene apoditticamente affermato che "sotto il profilo della laboriosità devono essere letti con attenzione i dati statistici, anche comparati, che danno contezza dell'assiduità con cui il dottor ****** attende alle sue funzioni"; ed ove viene dato atto, altresì, del ruolo di vecchio rito provvisoriamente assegnato al dottor ******, per concludere che tale circostanza "rende pienamente condivisibile l'affermazione del Dirigente dell'ufficio di appartenenza laddove rileva che l'interessato ha dato piena disponibilità nello svolgimento degli incarichi".
Del tutto coerente a tale duplicità di valutazione - estremamente positivo riguardo alla notevole preparazione giuridica dell'incolpato, più cauto sulla produttività - il parere espresso in data 5 novembre 2002 dal dottor ^^^^^^, nuovo Presidente del Tribunale di XXXX, che, con riferimento alla laboriosità , ha incongruamente richiamato le positive valutazioni (che sarebbero state) espresse dall'ispettore ministeriale. Se pure è vero infatti che nella relazione ispettiva si dà atto della complessiva laboriosità dei magistrati del Tribunale di XXXX, nel periodo oggetto di ispezione, includendo il dottor ****** nella indicazione riepilogativa dei positivi risultati raggiunti dell'Ufficio, non può una tale valutazione collettiva essere disgiunta dalla valutazione individuale dello stesso ispettore ministeriale in merito alla laboriosità complessiva del dottor ******, valutazione decisamente negativa, non foss'altro perché è stato proprio l'Ispettore Generale a segnalare le risultanze degli accertamenti sull'attività dell'incolpato ai titolari dell'azione disciplinare.
5. Ciò posto in punto di fatto, vanno richiamati gli orientamenti giurisprudenziali di questa Sezione Disciplinare e delle Sezioni Unite Civili della Corte di Cassazione in materia di valutazione del ritardo nel deposito dei provvedimenti giurisdizionali.
La linea pressoché uniforme è nel senso che il ritardo del magistrato nel deposito dei provvedimenti è rilevante da un punto di vista disciplinare e, quindi, sanzionabile solo quando appaia indice di negligenza e di mancanza di laboriosità ; poiché non è il ritardo in sé che contrasta con i doveri funzionali, ma è la condotta neghittosa di cui quel ritardo costituisca effetto e manifestazione senza possibili giustificazioni, quali ad esempio le precarie condizioni di salute o una delicata situazione familiare del magistrato, il notevole carico di lavoro, ovvero le particolari situazioni di difficoltà in cui abbia operato.
Così, a mero titolo esemplificativo, è stato affermato che "il ritardo nel deposito delle sentenze e dei provvedimenti giudiziali in genere, ancorché sia non saltuario, ma sistematico, non può di per sé integrare un illecito disciplinare del magistrato, occorrendo l'ulteriore requisito che il ritardo medesimo sia sintomo di mancanza di operosità , e, quindi, non trovi giustificazione in situazioni di forza maggiore, come lo stato di salute o l'entità del carico di lavoro" (Cass. S.U. Civili, 12 febbraio 1987, n. 1548 - Conformi Cass. Sez. Unite 12 maggio 2001 n. 195; Cass. Sez. Unite, 29 dicembre 2000 n. 1334).
6. Per come già esposto, la difesa dell'incolpato ha richiamato ed evidenziato quella giurisprudenza di questa Sezione Disciplinare, alla stregua della quale la verifica di possibili cause di giustificazione viene estesa anche alla qualità del lavoro prestato del magistrato, ritenuto aspetto tutt'altro che secondario, anche in un'epoca come quella attuale, fortemente caratterizzata dal valore della produttività .
E' stato così riportato quanto affermato con sentenze di questa Sezione del 24 gennaio 1992 (nel proc. 87/91) e dell'11 febbraio 1994 (nel proc. 50/93): "di fronte alla oggettività dei ritardi nel deposito di sentenze … occorre esaminare caso per caso se ed in che misura i ritardi siano addebitabili a scarsa operosità ed a trascuratezza dei propri doveri da parte dell'incolpato, considerando globalmente l'attività giurisdizionale da lui svolta ed operando eventualmente il confronto con il rendimento dei colleghi, pur con la doverosa cautela che impone di avere riguardo non al solo numero di provvedimenti ma alla complessità delle questioni ed al livello della trattazione, giacché non si renderebbe buon servizio alla giustizia mandando indenne da sanzione disciplinare il magistrato superficiale e frettoloso, pur nel rispetto dei termini rituali per il deposito rispetto al giudice i cui tempi di lavoro e quindi di resa sono più lunghi per abito mentale indotto dalle perplessità problematiche nell'affrontare le questioni e lentezza compositiva".
Alla stregua di tali indicazioni giurisprudenziali la difesa dell'incolpato ha, dunque, invitato questa Sezione Disciplinare a valutare, come possibile causa di giustificazione, la particolare complessità delle controversie trattate dal dottor ****** e, sotto tale profilo, la circostanza che il Tribunale di XXXX sia anche foro erariale; ma, altresì, la sua particolare cura nel redigere le motivazioni, sia sotto il profilo stilistico che riguardo all'approfondimento di ogni questione giuridica; ed ancora il suo costante aggiornamento scientifico, documentato dal dottorato di ricerca conseguito in diritto costituzionale, dalla pubblicazione di alcune sue sentenze in una prestigiosa rivista giuridica, nonché dai pareri, estremamente elogiativi sul punto, espressi nei suoi confronti e cui si è fatto sopra riferimento.
In merito a tale profilo della fattispecie deve, innanzi tutto, considerarsi che se, in astratto, può essere giustificato il ritardo di una ovvero di più sentenze particolarmente complesse, decisamente diverso è il caso in esame concernente sistematici ritardi nel deposito di sentenze non tutte particolarmente difficoltose per il numero e la complessità delle questioni trattate. Invero, la difesa del dottor ****** non ha documentato, ma non ha neppure dedotto che le oltre 215 sentenze depositate in ritardo fossero tutte particolarmente complesse, ovvero che le relative motivazioni fossero state tutte particolarmente elaborate, ma ha genericamente prospettato che l'incolpato ha privilegiato la completezza della motivazione, la sua eleganza stilistica, l'approfondimento di ogni singola questione, nonché l'esigenza di un suo costante aggiornamento scientifico, avvertito come un completamento della sua professionalità .
Osserva, al riguardo, questa Sezione Disciplinare che l'impegno nell'aggiornamento professionale e nell'approfondimento dottrinale e giurisprudenziale delle varie questioni trattate non può essere disgiunto dall'adempimento del dovere di puntualità nel deposito dei provvedimenti giurisdizionali; a maggior ragione quando il livello di produttività si mantiene, a tutto concedere, ad un livello medio.
Deve, in particolare, escludersi che il costante aggiornamento scientifico - esteso ad ambito universitario e, quindi, esterno alla funzione giudiziaria, così di fatto pregiudizievole per l'efficienza del servizio - possa giustificare un sistematico ritardo nel deposito delle sentenze; se è vero, infatti, che un magistrato interessato allo studio ed alla ricerca costituisce, comunque, una risorsa per l'Ordine Giudiziario nel suo insieme, non può accettarsi che questo interesse comprometta diffusamente e continuativamente il regolare adempimento della funzione giurisdizionale esercitata. Così come deve escludersi che la particolare cura nello studio delle questioni affrontate e nella redazione della motivazione consenta un generalizzato ritardo anche con riferimento alle sentenze più semplici, non potendosi certamente affermare che tutti i magistrati che depositano nei termini i provvedimenti siano necessariamente costretti a studiare le singole questioni trattate in modo superficiale o, comunque, inadeguato, ovvero che siano costretti a motivare in modo approssimativo.
D'altra parte, non può non considerarsi che i termini indicati dalla legge per il deposito dei provvedimenti sono indicativi di una valutazione effettuata ex ante dal legislatore sulla congruità del tempo a disposizione dell'estensore, che viene espressamente invitato ad una "concisa esposizione dello svolgimento del processo e dei motivi in fatto e in diritto della decisione" (art. 132 c.p.c.), ovvero ad una "concisa esposizione dei motivi di fatto e di diritto" (art. 544 c.p.p.). E se è vero che da tali indicazioni normative non può trarsi alcuna regola di carattere deontologico, essendo evidente che non sempre è possibile e non sempre è opportuno limitarsi ad una esposizione concisa, costituendo la giurisprudenza e la sua evoluzione un'indispensabile attività di migliore conoscenza delle fonti e, quindi di perfezionamento del sistema e della cultura giuridica in generale, è anche vero e va espressamente affermato che le menzionate prescrizioni normative rappresentano una univoca indicazione per il singolo magistrato, che deve saper valutare, sempre ed in modo adeguato, l'esigenza di rispettare il principio della durata ragionevole del processo.
Quando, per il numero complessivo e per le percentuali delle sentenze depositate in ritardo e per l'entità dei ritardi medesimi, appare evidente che il bilanciamento delle diverse esigenze è andato a discapito della funzionalità del servizio si è in presenza di un comportamento senz'altro sanzionabile da un punto di vista disciplinare.
7. Alla stregua delle considerazioni che precedono deve, dunque, affermarsi il rilievo disciplinare del comportamento ascritto al dottor ****** (pur con la specificazione relativa alla più ridotta consistenza del ritardo della prima delle sentenze indicate nell'elenco), trattandosi di ritardi nel deposito di sentenze che, per il loro numero complessivo rispetto al totale delle sentenze depositate, per decine di casi addirittura superiori ad un anno, hanno superato ogni limite di ragionevolezza e giustificabilità , pur nella doverosa considerazione delle positive valutazioni sulle capacità tecniche dell'incolpato, nonché sulla cura e sulla meticolosità delle motivazioni.
Invero, la reiterazione dei ritardi, il loro numero, la loro entità costituiscono tutte circostanze che hanno inciso sulla credibilità del magistrato e sulla considerazione di cui lo stesso deve godere. Al riguardo, non si reputa necessario sviluppare ulteriori considerazioni atteso che, come ripetutamente affermato in sede di legittimità (da ultimo Cass. Sez. Unite Civili 13355 dell'11 settembre 2003, ma anche n. 14832 dell'11 ottobre 2002 e 16265 del 19 novembre 2001), "in tema di responsabilità disciplinare dei magistrati, il ritardo nel deposito dei provvedimenti, soprattutto se, come nel caso in argomento, reiterato, sistematico e prolungato oltre ogni limite di ragionevolezza, comporta, di per sé, lesione del prestigio sia del magistrato cui quel ritardo risulti individualmente ascrivibile, sia, di riflesso, dell'intero ordine giudiziario, essendo sentito dalla coscienza sociale come sintomo di inefficienza intollerabile"; di guisa che non è necessario indulgere in motivazione "sui riflessi negativi dei ritardi stessi causati al prestigio personale dell'incolpato ed a quello dell'ordine cui il medesimo appartiene".
Tutti gli elementi che sono stato oggetto di valutazione inducono a ritenere, comunque, adeguata la sanzione dell'ammonimento.

P.Q.M.

La Sezione Disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura;
Visto l'art. 35 del R.D.L. 31 maggio 1946, n. 511,

dichiara

il dott. ****** responsabile della incolpazione ascrittagli e gli infligge la sanzione disciplinare dell'ammonimento.
Roma, 26 settembre 2003


L'ESTENSORE
(Giuseppe Fici)


IL PRESIDENTE
(Emilio Nicola Buccico)


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