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Proc. n. 114/2001 R.G. - Sentenza 12.12.2003/27.1.2004 n. 129/2003 Reg. dep. - Presidente Rognoni - Estensore Mammone.

Doveri del magistrato: correttezza. Richiesta ad avvocati del locale Foro di un attestato di benemerenza. Illecito disciplinare. Sussiste.

Viola il dovere di correttezza il magistrato che, al fine di superare il parere contrario espresso dal Consiglio Giudiziario in ordine alla sua promozione ad una qualifica superiore, richieda ad alcuni avvocati del locale Foro un "attestato di benemerenza", il cui testo egli stesso suggerisca, in tal modo determinando divisioni fra gli avvocati, posti nell'alternativa di firmare o di paventare eventuali conseguenze negative da parte del magistrato.



i n c o l p az i o n e

della violazione dell'art. 18 R.D.L. 31 maggio 1946, n. 511 per avere "tenuto una condotta tale da pregiudicare la fiducia e la considerazione di cui un magistrato deve godere ed il prestigio dell'Ordine Giudiziario.
Il dott. ***** invero, al fine di superare il parere contrario espresso dal Consiglio Giudiziario di XX in ordine alla sua promozione a magistrato d'appello, richiedeva ad alcuni avvocati del Foro di XXXX e di +++ di predisporre e sottoscrivere un "attestato di benemeranza", il cui testo egli stesso aveva suggerito, in tal modo determinando contrasti e divisioni fra gli avvocati, a causa dell'oggettiva idoneità dell'iniziativa ad indurre alla sottoscrizione del documento anche chi, per timore di possibili ritorsioni o conseguenze negative, non fosse stato d'accordo ad acconsentire alla richiesta.
Con tale comportamento il dott. ***** ha violato i doveri di correttezza, decoro e dignità propri del magistrato, quali altresì precisati agli artt. 2, co 2°, 8 e 10 del Codice etico adottato dall'organo associativo della magistratura ordinaria, in attuazione delle direttive di cui al p. 4 dell'art. 58 bis del d.lgs 29/93".



Svolgimento del procedimento



A seguito di delibera del plenum del 16.2.00 il Vice Presidente del C.S.M. trasmetteva al Ministro della Giustizia, quale titolare dell'azione disciplinare, un esposto proposto dal Presidente del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di XXXX nei confronti del dott. *****, all'epoca pretore di XXXX destinato alla sezione distaccata di +++. Presa visione dell'esposto ed espletata una inchiesta amministrativa per il tramite dell'Ispettorato, il Ministro promuoveva l'azione disciplinare nei confronti di detto magistrato, incolpandolo di aver richiesto ad alcuni avvocati di +++ di predisporre e sottoscrivere un "attestato di benemerenza", da lui stesso suggerito, allo scopo di contrastare e superare un parere del Consiglio giudiziario di XX contrario alla sua progressione in appello. La predisposizione di detto documento aveva causato contrasti tra gli avvocati, in quanto l'iniziativa era tale da indurre alla sottoscrizione anche chi non era d'accordo con il suo contenuto, per il timore di possibili ritorsioni o conseguenze negative.
Acquisita agli atti la relazione dell'Ispettorato, all'esito della formale contestazione dell'incolpazione, il Procuratore generale disponeva l'interrogatorio del dott. *****.
In tale sede l'incolpato affermava di non aver sollecitato alcun attestato, ma di essersi limitato a segnalare agli avvocati della sede di +++ che il Consiglio giudiziario aveva emesso il parere e che anche il Consiglio dell'Ordine degli avvocati di XXXX si era pronunziato negativamente nei suoi confronti. Alcuni avvocati del luogo, proseguiva il dott. *****, non concordando con tali giudizi, si erano fatti promotori di un documento di stima in suo favore e lo avevano aperto alla sottoscrizione degli altri avvocati del luogo. Egli non aveva mai sollecitato detto attestato, né ne aveva suggerito il contenuto e si era solo limitato a ricevere il relativo documento, quando era stato già sottoscritto. La formulazione di attestazioni di stima, anche scritte, al Pretore del luogo, del resto, costituiva una prassi del Foro locale adottata in occasione delle festività natalizie.
A conclusione dell'istruttoria sommaria il Procuratore generale chiedeva alla Sezione disciplinare di dichiarare non luogo a provvedere nei confronti del dott. ***** per essere stato escluso l'addebito.
Rigettata la richiesta, la Sezione disponeva farsi luogo al dibattimento. Nella fase preliminare alla prima udienza la difesa dell'incolpato presentava una memoria di discussione corredata da richieste istruttorie. All'udienza del 7.2.03, dopo l'interrogatorio, la Sezione disponeva alcuni incombenti istruttori, quali l'assunzione della testimonianza di alcuni avvocati protagonisti dell'episodio contestato, l'acquisizione della delibera consiliare di nomina a magistrato di appello del dott. ***** e del fascicolo che la difesa dell'incolpato assumeva aperto dal Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di XXXX circa la posizione dell'avv. …….., anch'egli interessato all'episodio in questione. Di questa ordinanza la difesa dell'incolpato, con istanza presentata fuori udienza sollecitava la revoca. Acquisita la delibera consiliare e ricevuta notizia dall'Ordine professionale di XXXX che nessun procedimento disciplinare era stato aperto nei confronti dell'avv. ……, all'odierna udienza comparivano solo alcuni dei testi citati.
Ritenuta sufficiente l'istruttoria, il Collegio disponeva procedersi alla discussione orale, all'esito della quale le parti concludevano come in atti.

Motivi della decisione

La Sezione ritiene che sussista la responsabilità disciplinare del dott. *****, essendo stato provato nel corso dell'istruttoria l'assunto accusatorio delineato nel capo di incolpazione.
Con delibera del 18.11.98 il Consiglio giudiziario del Distretto di XX esprimeva parere contrario alla nomina a magistrato di appello del dott. *****, magistrato in servizio presso la Pretura di XXXX e destinato alla sede distaccata di +++ (fogli 70-71 dell'istruttoria sommaria). Nelle settimane successive lo stesso dott. ***** richiese all'avvocato ......, operante prevalentemente presso detta sede, "un attestato di contenuto corrispondente alle attestazioni verbali che negli anni precedenti aveva già ricevuto dagli avvocati di +++ in occasione dell'abituale riunione annuale dedicata agli auguri natalizi", a lui necessario "a causa di contrasti verificatisi nell'ambito della sua categoria" (si vedano le dichiarazioni rese da detto professionista all'Ispettorato ministeriale, confermate in dibattimento, a fogli 55-56). Il professionista, secondo le sue stesse dichiarazioni, stese il testo della dichiarazione e si adoperò per la raccolta delle firme.
L'attestato di benemerenza - menzionato nel capo di incolpazione - consta di un documento recante la data del 7.1.99, indirizzato al dott. ***** "Pretore di +++" del seguente contenuto: "Non essendo stato possibile il rituale incontro in occasione delle feste di fine anno ed inizio anno nuovo, i sottoscritti avvocati del Foro di +++ intendono rinnovarle gli auguri, che non hanno potuto esprimerLe di persona. Si era preparato un discorso di stima per la Sua gestione della Pretura, con attestazione in ordine alla capacità , preparazione, trasparenza nella conduzione delle udienze, tempestività delle pronunce. Non mancherà l'occasione per incontrarLa ribadendo quanto precede, come del resto espresso anche negli incontri pre-natalizi dei precedenti anni. Con i più cordiali saluti". Nel corpo del documento, contenuto da un foglio unico, al testo dattiloscritto fanno seguito ventuno firme manoscritte .
La raccolta di queste firme fu causa di notevole travaglio nel Foro locale, in quanto vide contrapposta l'opinione dei professionisti che condividevano il contenuto del documento a quella di coloro che erano contrari e che, però, erano condizionati dal dubbio che non sottoscrivendo avrebbero potuto incorrere in una sfavorevole considerazione da parte dell'interessato. Tale contrapposizione dette luogo ad un vivace dibattito all'interno degli organi associativi forensi xxxx, con prese di posizioni ufficiali di protesta da parte del locale Consiglio dell'Ordine degli Avvocati, il quale trasmise un formale esposto al C.S.M. (esposto 31.3.99), del Sindacato Forense di XXXX (che si fece interprete del disagio presso il Consiglio dell'Ordine, si veda il resoconto dell'assemblea degli aderenti del 18.2.99) e della Sezione locale dell'AIGA (si veda la delibera del Direttivo del 17.2.99).
L'attestato fu utilizzato dal dott. ***** nelle osservazioni presentate al C.S.M. contro il parere negativo del Consiglio giudiziario per documentare l'apprezzamento a lui rivolto dal Foro patrocinante presso la Sezione distaccata di +++, in contrapposizione alla valutazione critica espressa dal Consiglio dell'Ordine.
Nel rispondere al Procuratore generale (interrogatorio del 12.7.01, che conferma sostanzialmente quanto già dichiarato all'Ispettorato ministeriale il 9.6.00) il dott. ***** ha contestato questa ricostruzione in un punto fondamentale, sostenendo che si limitò a comunicare a due avvocati di +++ (l'avv. ...... e l'avv. ….) che il Consiglio giudiziario aveva formulato il parere negativo e che anche il Consiglio dell'Ordine degli Avvocati non si era espresso favorevolmente nei suoi confronti. Ha negato di aver richiesto ai medesimi la redazione dell'attestato, né di aver sollecitato iniziative di tal genere, sostenendo che furono i due professionisti ad affermare di non condividere il giudizio negativo ed a proporre di mettere per iscritto la loro personale stima nei suoi confronti. Egli si sarebbe successivamente disinteressato dell'iniziativa fino a che non ricevette il testo dell'attestato, del quale fece l'uso sopra indicato.
La tesi difensiva è smentita dalla già riferita testimonianza dell'avv. ......, il quale ha affermato che fu, invece, proprio il dott. ***** a chiedergli l'attestazione ed a suggerirgliene il contenuto, che avrebbe dovuto essere "corrispondente alle attestazioni verbali che negli anni precedenti aveva già ricevuto dagli avvocati di +++ ". Del tenore di tale dichiarazione si ha ulteriore conferma nella testimonianza resa all'Ispettorato il 9.6.00 e confermata in dibattimento dall'avv. ….. all'epoca Presidente del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati, il quale ha riferito di aver saputo direttamente dall'avv. ...... che la richiesta di predisporre il documento e di raccogliere le firme era provenuta proprio dal magistrato interessato.
Smentita ulteriore alla tesi difensiva è contenuta nelle dichiarazioni rese all'Ispettorato in data 8.6.00 dall'avv. ……… segretario del Sindacato Forense di XXXX, il quale ha dichiarato che fu lo stesso dott. *****, da lui interpellato, ad ammettere "di aver sollecitato personalmente la sottoscrizione del documento per difendersi dagli attacchi provenienti nei suoi confronti dal Dirigente della Pretura dott. ------".
L'iniziativa del dott. ***** si rivelò inopportuna sotto vari punti di vista. Innanzitutto essa rese evidente un contrasto esistente all'interno della Pretura di XXXX tra di lui ed il dott. ----- (la testimonianza da ultimo indicata ne è chiaro sintomo) e, inoltre, legittimò l'impressione che un parere negativo espresso nella propria sede istituzionale (il Consiglio giudiziario) potesse essere contrastato grazie ad uno strumento basato esclusivamente su giudizi ed iniziative personali. Inoltre, fu fonte di contrasti e divisioni all'interno del Foro locale sia per il giudizio di merito in esso contenuto (non corrispondente a quello formulato in sede istituzionale dal Consiglio dell'ordine), sia per l'imbarazzo che l'iniziativa creò nel Foro, soprattutto tra gli avvocati esercenti prevalentemente dinanzi alla Pretura di +++, i quali erano posti nell'alternativa di firmare o di paventare eventuali conseguenze negative da parte del magistrato.
Questo comportamento, ad avviso della Sezione, costituisce illecito disciplinare in quanto ha violato l'elementare principio - cui deve attenersi qualsiasi magistrato - di tenere nei confronti del ceto forense un atteggiamento di assoluta terzietà ed indipendenza, evitando ogni rapporto preferenziale con singoli professionisti, soprattutto in relazione ad interessi estranei allo svolgimento della giurisdizione, ed evitando di creare nei loro confronti qualsiasi motivo di sua personale gratitudine o riprovazione. Questo comportamento si presenta tanto più grave in quanto si è rivelato cagione di contrasto interno al Foro interessato e motivo di perdita di fiducia nell'imparziale esercizio della funzione giudiziaria. Principi, quelli appena esposti, che sono affermati dalle norme del codice etico della magistratura indicate nel capo di incolpazione e rappresentano generali criteri di condotta deontologicamente corretta del magistrato.
Va, dunque, affermata la responsabilità disciplinare dell'incolpato, cui, in relazione alla gravità del comportamento tenuto, pare congruo irrogare la sanzione della censura.


P.Q.M.


La Sezione Disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura;
Visto l'art. 35 del R.D.L. 31 maggio 1946, n. 511,

dichiara

il dott. ***** responsabile della incolpazione ascrittagli e gli infligge la sanzione disciplinare della censura.
Roma, 12 dicembre 2003


L'ESTENSORE
(Giovanni Mammone)



IL PRESIDENTE
(Virginio Rognoni)

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