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Proc. n. 26/2004 R.G. - Sentenza del 12.3.2004/1.4.2004 n. 22/2004 Reg. dep. - Presidente-estensore Buccico.

Doveri del magistrato: correttezza. Rapporti con organi istituzionali e con privati. Fattispecie concreta: invio di due e-mail offensive nei confronti degli avvocati, del Parlamento e della Corte Costituzionale. Insussistenza dell'illecito.

Va accolta la richiesta del Procuratore Generale di non farsi luogo al rinvio a dibattimento nei confronti di magistrato accusato di aver inviato, dal proprio indirizzo di posta elettronica, a due mailing list due e-mail, lesive dell'onorabilità della categoria degli avvocati ed offensive nei confronti del Parlamento e della Corte Costituzionale, qualora le risultanze istruttorie non consentano di attribuire con certezza all'incolpato la paternità delle corrispondenze addebitategli.



i n c o l p a t o


della violazione dell'art. 18 R.D.L. 31.5.1946, n. 511, per aver gravemente mancato ai propri doveri, rendendosi immeritevole della fiducia e della considerazione di cui deve godere il magistrato.
Con esposti del 19 e 20 marzo 2002 la Camera Penale di ****** ed il presidente dell'Ordine degli avvocati di ****** rappresentavano che in data 19 febbraio 2002 il dott. °°°°°°°° aveva inviato, dal proprio indirizzo di posta elettronica, una email alla mailing list "........" avente "ad oggetto un articolo dal titolo << una storiella italiana: Robin Hood, lo Sceriffo di Nottingham e il Principe Giovanni>>", "articolo" considerato, dai detti organismi, gravemente "diffamatorio nei confronti dell'Unione Camere Penali e di tutti i penalisti italiani".
Dal testo del sopra indicato messaggio di posta elettronica, allegato ad entrambi gli esposti, si evince che il detto magistrato ebbe ad esprimersi nei seguenti termini:
"I novelli Robin Hood dell'Unione Camere Penali avevano preannunciato che sarebbero intervenuti a difendere i diritti di tutti i cittadini italiani (e, perché no, del pianeta), evidentemente accomunati ai poveri abitanti dei villaggi della foresta di Sherwood di fronte alle oltraggiose ordinanze di remissione alla Corte costituzionale da parte di alcuni giudici, certamente servi del tirannico Sceriffo di Nottigham, <> (sic).
Per evitare facili ironie hanno dovuto, però precisare, che lo avrebbero fatto (udite udite) GRATIS, non senza sottolineare che i vili scherani dello Sceriffo si occupavano solo di chiedere soldi (ma le ordinanze di remissione chi le ha scritte?).
(…)Come previsto, il delirante testo dell'art. 29 disp. att. c.p.p. ha dato la sponda ai rappresentanti dell'Unione Camere penali per intervenire nel giudizio di legittimità costituzionale relativo all'art. 500 c.p.p. con un atto ad adiuvandum (ma che gentili) delle ragioni della Presidenza del Consiglio dei Ministri difesa dall'Avvocatura dello Stato, alla quale i supremi rappresentanti del libero foro si associano per difendere la legge che, evidentemente, tanti benefici assicurerà ai loro assistiti.
(…)Vi faccio una domandina semplice semplice: come mai il principale gruppo associato di avvocati penalisti (così autodefinitosi) si affanna tanto a difendere una norma che garantisce l'impunità di quanti, accusati di un grave reato, siano così accorti da minacciare i testimoni affinché - invece di mentire - si limitino a dire che non ricordano nulla, impedendo in questo caso di utilizzare le dichiarazioni rese in precedenza?(…)
Che dire? Lo scopo statutario dell'Unione Camere penali equiparato (…) con la realizzazione e attuazione del giusto processo. Lo scopo statutario della magistratura (evidentemente) identificato con la pervicace volontà di realizzare tanti processi ingiusti. Il tutto mescolato a una serie di pressappochismi giuridici, luoghi comuni, nonsense del diritto e con un ammiccante (per il pubblico) e arrogante (per la Corte Costituzionale) riferimento al proprio status di figlio prediletto del legislatore, nel più tipico stile del tracotante parvenu giuridico che pretenda di trasformare l'aula di giustizia nel suo studio professionale (succede, succede…esperienza personale).
Una domanda: (…) quale parte avrà la Corte costituzionale? Quella di un Re Riccardo che spodesta l'usurpatore, ripristina la legalità e ottiene la sottomissione del bandito (absit iniuria verbis …con i tempi che corrono non si sa mai) o quella di una lady Marian (un po' di facili costumi, a dire il vero) che cede alle lusinghe dell'affascinante fuorilegge, lo ammette nel suo talamo e poi gli concede le sue grazie?
Di nuovo: a voi la risposta.
Ciao a tutti.
°°°°°°°°, Tribunale di ******".

Con ulteriore esposto in data 10 aprile 2002 il presidente dell'ordine degli Avvocati di ****** trasmetteva copia di una seconda email redatta dal magistrato (all'indirizzo associativo ……..yahoogroups.com), avente tra l'altro, il seguente contenuto: "l'orientamento politico della città (che segue pedissequamente le sue origini di <>) è rispecchiato nel ceto forense e rende particolarmente difficile - a volte - l'assunzione di decisioni giudiziarie che, solo perché non omologate all'<> locale, vengono additate come impopolari".
Si ritiene che le affermazioni proferite dal dottor °°°°°°°° nel testo delle due sopra menzionate missive siano suscettibili di assurgere a rilevanza disciplinare sotto il profilo della violazione dei doveri di correttezza, equilibrio ed equidistanza che sempre devono improntare, anche in ambito extraprofessionale, l'agire del magistrato, per aver questi gravemente leso l'onorabilità della categoria degli avvocati associati, dileggiandone e screditandone la determinazione, del tutto legittima, di intervenire in un giudizio di legittimità costituzionale, attribuendole la turpe e collusiva finalità di voler solo garantire l'impunità di soggetti imputati di gravissimi delitti ed addebitandole, infine, simpatie politiche di matrice "fascista", tali da rendere a volte "difficile" l'espletamento dei doveri d'istituto; per aver inoltre offeso e vilipeso il Parlamento e la Corte costituzionale, definendo "delirante" una norma dal primo approvata, e descrivendo la seconda come una donna di facili costumi, pronta a concedere i propri favori.

Fatto


Con missive datate entrambe 12 marzo 2003 il Ministro della Giustizia comunicava al Procuratore Generale presso la Suprema Corte di Cassazione e al CSM la volontà di promuovere azione disciplinare nei confronti del dott. °°°°°°°° per i fatti già estensivamente riportati nell'editto di incolpazione.
Anche il Procuratore Generale notificava, con comunicazione del 19.3.2003, al CSM che procedeva in sede disciplinare nei confronti del dottor °°°°°°°°. I fatti originatori dell'azione disciplinare si identificano con il contenuto di due mailing list (l'una della corrente ........, l'altra della corrente ++++ della magistratura associativamente organizzata) - testualmente riportate nel capo di incolpazione: a dolersi del contenuto di tali esternazioni, attribuito al sito governato dal dott. °°°°°°°° secondo l'indicato indirizzo di posta elettronica, sono stati la Camera Penale di ****** e l'Ordine degli Avvocati della città di ******.
Gli iscritti della Camera Penale, riunitisi in Assemblea, avevano stigmatizzato il contenuto della missiva, intitolata "una storiella italiana: Robin Hood, lo Sceriffo di Nottingham e il Principe Giovanni" che tratta - in maniera analogica con le imprese dell'eroe di Sherwood - la vicenda relativa alla rimessione alla Corte Costituzionale del giudizio di legittimità dell'art.500 cpp e, conseguentemente, avevano rivolto una articolata protesta al Ministro e alle massime Autorità Giudiziarie: successivamente l'Ordine degli Avvocati - che già aveva manifestato solidarietà alla Camera Penale, facendo proprie le rimostranze (cfr. missiva del 19 marzo 2002 dell'Ordine degli Avvocati di ******) - con un ulteriore documento inviato sempre al Ministro e alle Autorità Giudiziarie in data 15.4.2002 ribadiva la determinazione di sollecitare l'apertura di un procedimento per incompatibilità ambientale" riguardante - per l'appunto - il dottor °°°°°°°°.
Le motivazioni traevano origine dal testo di altra mailing list, pure attribuita al dottor °°°°°°°° sulla base della indicazione del sito del mittente, nel corpo del quale si inseriva, appunto, la frase contestata attinente al prevalente orientamento politico della città di ******.
Nel corso della istruttoria il dottor °°°°°°°°, comparso innanzi al Sostituto Procuratore Generale in data 23.6.2003, sosteneva sinteticamente di non ravvisare nei fatti illeciti disciplinari la paternità delle corrispondenze addebitategli: si riportava comunque alla copiosa memoria difensiva che contestualmente produceva.
La suddetta memoria, supportata da ben tredici allegati, è articolata lungo un completo canovaccio che, partendo da eccezioni relative al rito, ha - secondo una gradualità concettuale - trattato della estraneità ai fatti contestati e poi della insussistenza degli elementi costitutivi dell'illecito e comunque della loro irrilevanza disciplinare.
A conclusione della istruttoria il P.G. ha chiesto in data 20.2.2004 che la Sezione Disciplinare del CSM pronunciasse il non luogo a procedere con la formula alternativa "perché i fatti non sussistono ovvero perché l'incolpato non li ha commessi": in tali aree, infatti, si è sviluppato l'essenziale compendio individualmente posto dal P.G. a fondamento della sua richiesta.


Diritto

Le conclusioni alle quali è pervenuto il P.G. possono essere condivise e conseguentemente può essere dichiarata la estraneità del dottor °°°°°°°° alla commissione di fatti contestati.
Ragioni di pregiudizialità logica consigliano la prioritaria trattazione della tesi, sostenuta dall'incolpato, incentrata sulla non attribuibilità dei fatti e, propter hoc, sul mancato loro riconoscimento come propri da parte del dottor °°°°°°°° che, infatti, ne ha espressamente disconosciuto la paternità .
Come in prosieguo si vedrà , la recezione da parte della Sezione di tale prospettazione legittima - per il continente assorbimento insito nella scala delle motivazioni addotte - l'atteggiamento della Sezione che si è, sul piano storico e dialettico, fermato di fronte alla constatazione della mancanza di nessi di collegamento in grado di riferire gli scritti in termini di certezza al dottor °°°°°°°°: ogni ulteriore disquisizione, peraltro particolarmente importante sul piano dei principi in tema di circolazione delle mailing list e della loro conoscibilità , si appalesa, dunque, assolutamente superflua.
La tesi su cui il dottor °°°°°°°° ha fondato la sua estraneità , ancorché possa apparire formalistica, è elementare e sostanziale: sostiene, infatti, che "i presunti documenti" a lui attribuiti non risultano corrispondere a "messaggi effettivamente immessi in rete dal sottoscritto", dal momento che "chiunque sia fornito di un personal computer e di una stampante può realizzare documenti quali quelli indicati nella richiesta del Ministro, adattandone la forma grafica per farla sembrare simile a quella impiegata nei più comuni editors di posta elettronica". Supporta tale assunto con un riferimento, alla impossibilità di effettuare istruttorie su atti geneticamente inutilizzabili (e qui il riferimento è tutto intero alla tesi, pure sviluppata, della impingibilità delle corrispondenze perfezionatesi tramite mailing list: tema questo certamente meritevole di approfondimento e di regolamento di confini, tra diritto e privacy) e poi con la indicazione normativa della legislazione che assiste la c.d. firma elettronica avanzata, che soltanto consente "la riferibilità di un testo elettronico ad un soggetto".
L'esame valutativo delle emergenze istruttorie consolidate consente di poter affermare: a) la operazione di mimesi prospettata dal dottor °°°°°°°° è certamente possibile sotto il profilo della facitura tecnica (naturalmente le ispirazioni relative alla possibile individuazione degli autori potrebbero essere molte e, occorre dirlo, sul piano logico, tutte non riconducibili alla Camera Penale e all'Ordine forense, a meno che non si voglia ipotizzare un comportamento illogico e irrazionale); b) né siffatta operazione potrebbe essere fondamentalmente ostacolata dalla indicazione dell'indirizzo del sito del dottor °°°°°°°°, da questi non disconosciuto nelle caratteristiche testuali, atteso che alla conoscenza può pervenirsi in un circuito di addetti non illimitati e in una realtà di normali dimensioni abitative; c) dall'esposto della Camera Penale di ****** si deduce esclusivamente che il dottor °°°°°°°° ha "inviato dal proprio sito un articolo dal titolo: una storiella….", senza indicazione nominativa del ricevente e senza alcuna descrizione del come il documento è approdato alla cognizione della Camera Penale; d) neanche dall'esposto del Consiglio dell'Ordine si traggono indicazioni fattuali e storiche sulla ricezione del documento (nel caso del secondo); e) né l'interrogatorio dell'avv. xxx, Presidente della Camera Penale, adduce elementi utili a chiarire tempi e modi della ricezione ("non ricordo le modalità con le quali sono pervenute alla Camera Penale le due e mail del dottor °°°°°°°°"; f) in tale direzione si pone anche l'interrogatorio dell'avv. yyyy, Presidente dell'Ordine degli Avvocati, che non ha potuto riferire nulla di preciso ("non sono a conoscenza di come la Camera Penale di ****** abbia ottenuto le e-mail") aggiungendo, significativamente, che "il dottor °°°°°°°° non ha mai risposto a queste lettere".
In tale situazione non può che concludersi per la mancanza di certezze in ordine alla riferibilità dei due testi al dottor °°°°°°°°, atteso il suo esplicito e chiaro disconoscimento.
Tale approdo interpretativo sterilizza sostanzialmente un contesto che, indipendentemente dalla tutela del riserbo epistolare nelle mailing list, poteva divampare, al di là della denunzia, nella corrosione dei rapporti tra magistratura e foro.
Mentre non può accedersi, stante l'assorbente significato che assume la circostanza ora illustrata, al sindacato sulla offensività delle frasi, non può non ammettersi - comunque e in definitiva - che il disconoscimento operato dal dottor °°°°°°°°, in buona sostanza, elimina l'oggetto della conflittualità e spegne, al di là delle riserve, le armi in pugno ai contendenti: infatti non può non prendersi atto che il dottor °°°°°°°° non ha mai scritto le mailing incriminate.

P.Q.M.

La Sezione Disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura;
Visto l'art. 33 del R.D.Lgs. 31 maggio 1946, n. 511,

dichiara

non farsi luogo al rinvio a dibattimento nei confronti del dott. °°°°°°°° perché sono risultati esclusi gli addebiti.

Roma, 12 marzo 2004


IL PRESIDENTE-ESTENSORE
(Emilio Nicola Buccico)

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