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Proc. n. 111/2003 R.G. - Sentenza del 2.4.2004/2.8.2004 n. 29/2004 Reg. dep. - Presidente Rognoni - Estensore Buccico.
Doveri del magistrato - Correttezza - Rapporti con organi istituzionali - Condotta privata - Rappresentazione di un testo satirico - Illecito disciplinare - Insussistenza.

Il magistrato accusato di aver rappresentato, in un locale pubblico della città sede del suo ufficio, un testo satirico avente come tema conduttore "Il legittimo sospetto", in cui i protagonisti erano dei burattini identificabili in vari rappresentanti di organi istituzionali, che venivano messi alla berlina, va esente da responsabilità disciplinare, qualora risulti che si sia trattato invero dell'organizzazione, nella cerchia di propri amici, di una serata teatrale e sussista un'assoluta genericità dell'incolpazione, non essendovi certezza in ordine alle frasi adoperate e più in generale al testo recitato.


i n c o l p a t o


della violazione dell'art. 18 R.D.L. 31.5.1946, n. 511, per aver violato il dovere di correttezza comportamentale alla presenza di terzi rendendosi immeritevole della fiducia e della considerazione di cui il magistrato deve godere e così compromettendo il prestigio delle funzioni giudiziarie esercitate.
In particolare il dott. XXXX, di ……, promuoveva presso un locale pubblico della città dove esercita le funzioni giudiziarie (stabilimento "-----") un incontro conviviale al quale convenivano numerosi colleghi ed esercenti di altre professioni tra i quali alcuni giornalisti. Nel corso della serata, ad opera di una compagnia di burattinai, veniva rappresentato un testo satirico, ideato dal medesimo dott. XXXX, avente come tema conduttore: "Il legittimo sospetto" in cui protagonisti erano, appunto, dei burattini nei quali erano facilmente riconoscibili personaggi delle istituzioni ed ai quali lo stesso dott. XXXX dava voce. I detti personaggi, di volta in volta identificabili nel presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi, nel Ministro della Giustizia Roberto Castelli, nel Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, nel Ministro Umberto Bossi ed altri, venivano messi alla berlina mediante pesanti allusioni e riferimenti volutamente ambigui ad argomenti di politica e di costume, tutti visti ed interpretati in chiave di denigrazione e severa censura.
L'episodio veniva riportato con grande evidenza il giorno successivo dalla stampa locale. Tale divulgazione era stata certamente voluta o, quantomeno, prevista dal dott. XXXX, come si evince dal fatto che egli aveva richiesto la partecipazione all'incontro di alcuni giornalisti.
Con tale comportamento il dott. XXXX ha violato i doveri di riservatezza e decoro nonché il dovere di rispetto nei confronti degli organi istituzionali in presenza di terzi, condotta vieppiù disdicevole in considerazione della funzione semidirettiva esercitata "in loco".
Vedi i due articoli di stampa allegati in copia (n. 2).

Svolgimento del procedimento

Con missive datate 4.12.2002 e 18.12.2002, rispettivamente indirizzate al Ministro della Giustizia ed al CSM, ai sensi e per gli effetti dell'art. 59 DPR 16.9.1958, n. 916, il Procuratore Generale presso la Suprema Corte di Cassazione comunicava di procedere disciplinarmente nei confronti del dott. XXXXX per i fatti in epigrafe contestati.
In termini del tutto riassuntivi i fatti contestati si individuano - come si evince dalla ampia descrizione edittale - nella rappresentazione, ad opera di una compagnia di burattinai, di un testo satirico in un locale pubblico di ..... ed alla presenza - tra gli altri - di giornalisti, con successiva evidenziazione della notizia sulla stampa locale.
La vicenda trae origine da una notizia apparsa sul Corriere del Mezzogiorno del 15.9.2002 relativa ad una rappresentazione teatrale ("Il legittimo sospetto") messa in scena dall' "interprete unico in voce", il "dott ....., XXXXX": è l'Avvocato Generale presso la Corte di Cassazione a chiedere informazioni con lettera del 10.10.2002 (cfr. pag.3 fasc. prot. S/D2) diretta al Procuratore Generale presso la Corte di Appello di ......
In particolare, l'Avvocato Generale chiede procedersi "alla acquisizione del testo della rappresentazione", definita "dal contenuto denigratorio per vari rappresentanti delle Istituzioni".

La risposta del Procuratore Generale, che si premura di chiedere informazioni al Procuratore della Repubblica dott. °°°°°° e allo stesso dott. XXXX, perviene alla Procura Generale presso la Cassazione in data 22.11.2002 (cfr. pag.5 fasc. prot. S/D2) e contiene, naturalmente, le informazioni richieste: effettivamente in data 9.9.2002 nei locali del ristorante "------" di ..... furono rappresentate "scenette ironiche con la collaborazione di un burattinaio su argomenti di politica e costume" nel corso di una cena organizzata tra professionisti e giornalisti amici del dott. XXXX.
Il Procuratore Generale riferiva, altresì, della pubblicazione della notizia sulle pagine di due giornali ed aggiungeva che la vicenda "non ha suscitato commenti di sorta né da parte dei magistrati né degli avvocati né all'esterno degli uffici giudiziari in quanto il dott. XXXX è noto per aver stilato in varie occasioni vignette umoristiche sul tema giustizia": in buona sostanza così il Procuratore Generale trasferiva il pensiero del dott. °°°°°.
Infine precisava, seguendo il canovaccio della dichiarazione resagli dal dott. XXXX (cfr. pag.11 fasc. prot. S/D2), che non vi era testo scritto e che le battute erano "create praticamente all'impronta".
Peraltro nel corpo della lettera inviata all'Avvocato Generale il dott. XXXX aggiungeva che non vi era stata alcuna divulgazione "del contenuto della performance".
Nel corso della istruttoria il dott. XXXX, in data 29.9.2003, veniva sentito dal Procuratore Generale alla presenza del proprio difensore e, sostanzialmente, ribadiva le proprie giustificazioni rivendicando "il legittimo diritto di manifestazione del pensiero e di critica" (cfr. pag.16 fasc. 71/02 S4): premetteva, alligando fotocopia dell'articolo, di aver appreso della promozione dell'azione disciplinare da notizia apparsa sulla Padania;
il dott. XXXX non compariva il 20.10.2003 all'interrogatorio fissato dalla Procura Generale presso la Corte di Cassazione, a seguito della incolpazione riformulata in data 8.10.2003: si riservava, telefonicamente, di trasmettere memoria difensiva (cfr. pag. 24 fasc.71/02 S4);
successivamente, e precisamente in data 27.10.2003, il dott. XXXX trasmetteva alla Procura Generale fotocopia di un manifestino con l'annuncio di un dibattito in ..... "Il Processo penale prossimo venturo", nel corpo del quale si dava notizia della proiezione di una videocassetta contenente "spunti ironici sul legittimo sospetto" (cfr. pag. 25 fasc. 71/02 S4).
Con atto datato 28.10.2003 la Procura Generale richiedeva al CSM la fissazione del giorno per la discussione orale del procedimento, stabilito, dopo un rinvio d'ufficio, per l'udienza del 2 aprile 2004.
Nel corso della udienza il P.G., partendo dalla genericità dell'accusa, concludeva per il proscioglimento del dott. XXXX, nel cui interesse svolgeva conformi argomentazioni e conclusioni il difensore.
Motivi della decisione
Le conclusioni alle quali è pervenuto il P.G. appaiono, e sono, condivisibili.
Si impone, preliminarmente, quale utile operazione ermeneutica quella diretta ad individuare, nel corpo della incolpazione: a) la promozione "presso un locale pubblico" della città ove viene esercitata la funzione giudiziaria (stabilimento -----) di un incontro conviviale con la partecipazione di colleghi magistrati ed altri professionisti tra cui giornalisti; b) la rappresentazione di un testo satirico avente come tema conduttore Il legittimo sospetto, con "pesanti allusioni ad argomenti di politica e di costume", tutti visti ed interpretati in chiave di denigrazione e censura; c) la divulgazione della rappresentazione sulla stampa locale "certamente voluta, o quantomeno, prevista".
Il bene asseritamente violato viene così individuato nei doveri di riservatezza e decoro nonché di rispetto nei confronti degli organi istituzionali in presenza di terzi.
Agli atti dell'incarto procedimentale risultano acquisite le cronache giornalistiche che, come è stato sottolineato nella parte dedicata allo svolgimento del procedimento, ebbero a dare la stura alla iniziativa disciplinare.
E', ora, opportuno, per dare contezza piena degli imprescindibili elementi di fatto, sottolineare come le due cronache, sia quella apparsa sulla Città che quella pubblicata sul Corriere del Mezzogiorno, si risolvono la prima in un elenco di partecipanti quali "ospiti del convivio voluto da XXXXX" e la seconda in un abbozzo di resoconto con il riferimento a vari personaggi (Minimo D'Alema, Pulcinella T(C)offerati, il premier ed altri anche più autorevoli), con XXXXX "interprete unico in voce" "in una prima riservata ad amici magistrati, avvocati, giornalisti".
Peraltro è da aggiungere che l'incolpato nelle sue dichiarazioni difensive ha costantemente fatto riferimento ad un incontro di natura privata in un locale di proprietà di una sua amica, tale ******: i convenuti dovevano, quindi, a dire del dott. XXXX, considerarsi come semplici amici. Ha ancora detto trattarsi di una serata, già varata e ripetuta negli anni passati, con le caratteristiche della antica commedia dell'arte.
Alla stregua delle, in verità , non numerose acquisizioni procedimentali è possibile ritenere che l'incontro non può definirsi pubblico, cioè aperto al pubblico in maniera indiscriminata: né, d'altra parte, la organizzazione nella cerchia dei propri amici di una serata teatrale può considerarsi interdetta sol perché ad organizzarla è un magistrato (o, anche, un magistrato). Agli atti non ci sono elementi, o comunque indizi di valenza probatoria idonei a sostenere che, nel conquesto, il dott. XXXX ebbe ad organizzare una rappresentazione pubblica che, come tale, obiettivamente, avrebbe potuto essere oggetto di altra e diversa attenzione.
Non può in verità sottacersi come la stessa scansione letterale e lessicale dell'editto si dipani lungo un crinale ambiguo, imperniato sul significato dell'aggettivo "pubblico".
Il secondo elemento, meritevole di essere valutato, è quello contenutistico, emerso, però, soltanto, nel guscio laddove si fa riferimento alla pesantezza delle allusioni in chiave denigratoria: le censure di genericità dell'impianto incolpatorio, rese sin dall'interrogatorio innanzi al Procuratore Generale e ribadite in dibattimento, colgono pienamente nel segno e denudano, macroscopicamente, la inadeguatezza dell'accusa.
Nel corso della istruttoria, la investigazione si è spinta alla ricerca del testo scritto sul postulato assiomatico che esistesse: tale esistenza è stata smentita dal dott. XXXX e comunque non è emersa, al di là di filiformi rese giornalistiche, alcuna certezza in ordine alle frasi adoperate e più in generale al testo recitato.
La assoluta genericità dell'accusa, con la conseguente impossibilità di difendersi, decapita ogni teorico ipotizzabile percorso ulteriore dell'accusa.
In verità non vi è prova neppure del terzo elemento, che, nella stessa modulazione accusatoria, si caratterizza per la pluralità delle ... supposizioni.
Ed è così: non vi è alcuna traccia, neppure di sapore sintomatico, sul fatto che il XXXX avesse "certamente" voluto la divulgazione e neppure che l'avesse prevista: a prescindere dal rilievo disciplinare - del tutto ipotetico - di tale ultima possibilità (la mera previsione), non può ritenersi - non soccorrendo neppure una impossibile massima di esperienza al riguardo - che la semplice presenza di giornalisti intervenuti peraltro come amici, possa porsi in termini di pregiudiziale conseguenzialità in ordine alla diffusione della notizia.
Ma tutto è un di più rispetto alla fondamentale constatazione della genericità del compendio accusatorio: né le notizie giornalistiche, così come apparse, ancorché generatrici del nuovo capo di incolpazione, così come giustamente fatto osservare dal difensore, consentono ricostruzioni complete tali da legittimare, con compiutezza, un giudizio.
Ché anzi, e in tale alveo interpretativo si è mosso il P.G. di udienza, i pochi spunti riportati dalle modeste cronachette locali prefigurano scenari di ironia a 360° gradi, di sapore e scelta bipartizan, sia pure dall'individuabile punto di vista del dott. XXXX.
Ed obiettivamente, così tracimando nei sacri principi, non può non convernirsi con l'incolpato sulla riconoscibilità ed indefettibilità della libera manifestazione di critica e di pensiero, così come giustamente voluti dalla nostra Costituzione e così come successivamente sacramentati dal Giudice delle Leggi.
Non appare superfluo nel richiamare il fondamentale precetto dell'art.21 della Costituzione, sottolineare come - nel riconoscere come il magistrato non possa essere ritenuto un uomo dimezzato - la sintonia giurisprudenziale sul punto sia piena e concorde (cfr. Corte Cost. 5.6.1981 n.100; Sez. Unite Civili 4.2.1999 e Sezione Disciplinare, recentissimamente sent. n.109/2003 R.G., dep. il 6/4/2004).
Affascinante ed ardua è la strada percorsa, con abilità e con esprit de finesse, del difensore che ha voluto, nell'ecumenico accostamento di Croce a Lukacs, scomodare Hugo e Jonesco, per vivificare l'indispensabilità della ironia, sale della vita e cuore del senso critico: è un peccato che la mancanza del testo partorito dal XXXX non si conosca, perché tale ignoranza rende impossibile le comparazioni e, conseguentemente, le assoluzioni letterarie. Ai posteri, dunque.
Tale percorso argomentativo, per concludere, conduce comunque ed in ogni caso, per le deficienze istruttorie, ovvero per le oggettive impossibilità ricostruttive, ad escludere gli addebiti: ed allo stato quel che de relato residua si pone ugualmente in termini di inadeguatezza concettuale rispetto all'accusa tanto da postulare, anche sotto tale profilo, la declaratoria di insussistenza degli addebiti.


P.Q.M.

La Sezione Disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura,
Visto l'art. 35 del R.D.L. 31 maggio 1946, n. 511,

assolve

il dott. XXXXX dalla incolpazione contestata per essere risultati esclusi gli addebiti.

Roma, 2 aprile 2004


L'ESTENSORE
(Emilio Nicola Buccico)

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