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Proc. n. 97/2004 R.G. - Sentenza del 5.11.2004/30.11.2004 n. 109/2004 Reg. dep. Presidente Rognoni - Estensore Fici.
Doveri del magistrato - Diligenza - Provvedimento di revoca di misura cautelare - Ritardo - Accertamento sulla disponibilità del fascicolo - Necessità - Illecito disciplinare - Esclusione.

Non commette illecito disciplinare il Giudice per le indagini preliminari che abbia provveduto con ritardo in ordine alla cessazione di efficacia di una misura cautelare per decorrenza del termine massimo di fase, qualora risulti che l'incolpato non abbia avuto - funzionalmente o occasionalmente - la disponibilità del fascicolo relativo all'indagato.



i n c o l p a t a

della violazione dell'art. 18 R.D.L. 31.5.1946, n. 511, per avere, in qualità di giudice per le indagini preliminari del Tribunale di °°°°°°°°°, violato il combinato disposto degli artt. 124, 306 c.p.p., gravemente mancando, nell'esercizio delle proprie funzioni, al dovere di diligenza, così compromettendo il prestigio e la credibilità dell'Ordine giudiziario; omettendo, in particolare, di adottare gli accorgimenti necessari al fine di evitare il considerevole ritardo di seguito indicato, a fronte della sopravvenuta perdita di efficacia della misura cautelare applicata al sottoindicato indagato;
per aver precipuamente omesso di provvedere tempestivamente, nel procedimento n. ------- R.G.-GIP, a dichiarare cessata l'efficacia della misura cautelare dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria nei confronti dell'indagato ……….., pronunziando l'ordinanza di cui all'art. 306, comma 2, c.p.p., su istanza della difesa, con ben 203 giorni di ritardo.

In fatto

All'esito dell'ispezione ordinaria al Tribunale ed all'ex Pretura Circondariale di °°°°°°°°° eseguita dal 19 novembre 2002 al 16 gennaio 2003, veniva trasmessa ai titolari dell'azione disciplinare una segnalazione preliminare in merito alle accertate disfunzioni e anomalie relative a scarcerazioni per decorrenza dei termini di custodia cautelare.
La segnalazione in questione riguardava anche il caso relativo al ritardo di 203 giorni, con il quale il g.i.p. dottoressa XXXXXXX aveva pronunziato, ex art. 306, comma 2, c.p.p., la cessazione di efficacia della misura cautelare dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria nei confronti di tale …….
Con atto del 13 gennaio 2004 il Ministro della giustizia promuoveva l'azione disciplinare nei confronti della nominata, invitando il Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione ad attivarne la procedura. Detta autorità informava questa Sezione Disciplinare il 28 gennaio successivo.
In data 28 maggio 2004 l'incolpata rendeva interrogatorio innanzi al Sostituto Procuratore Generale incaricato dell'istruttoria, riportandosi ad una articolata memoria che contestualmente produceva.
Deduceva l'incolpata che, non appena aveva ricevuto la richiesta di revoca della misura cautelare applicata nei confronti dell'indagato ...................., si era immediatamente attivata, richiedendo il fascicolo al Pubblico Ministero e, quindi, provvedendo celermente all'adozione dell'ordinanza ex 306 c.p.p.. Quanto al contestato ritardo rispetto alla data di scadenza del termine di efficacia della misura cautelare de qua, la dottoressa XXXXXXX sosteneva che nessuna censura poteva esserle mossa atteso che, per come affermato dalle Sezione Unite Civili della Corte di Cassazione (n. 19097/03), "il potere dovere del giudice per le indagini preliminari di adottare di ufficio i provvedimenti previsti dall'art. 306 c.p.p. presuppone che egli sia già investito del procedimento per l'esercizio di uno dei poteri appartenenti alla sua competenza funzionale, onde non sussiste quando egli non abbia la disponibilità di atti delle indagini preliminari".
Il Procuratore Generale, condivise le ragioni prospettate dall'incolpata, richiedeva a questa Sezione Disciplinare - in data 14 luglio 2004 - una pronunzia di non farsi luogo al rinvio a dibattimento della nominata per essere rimasti esclusi gli addebiti.

In diritto

La Sezione Disciplinare ritiene di dover condividere la richiesta.
Dalla documentazione allegata alla menzionata segnalazione del 10 dicembre 2003 dell'Ispettore Generale del Ministero della Giustizia risulta che, in data 17 febbraio 2001, tale .................... veniva arrestato in flagranza per resistenza a pubblico ufficiale (art. 337 c.p.) e che l'arresto veniva convalidato il 19 febbraio successivo dal g.i.p. del Tribunale di °°°°°°°°°, nella persona della odierna incolpata, dottoressa XXXXXXX, con immediata scarcerazione e contestuale applicazione della misura cautelare dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per due volte la settimana. Risulta, altresì, che in data 11 marzo 2002 il predetto g.i.p. dichiarava la perdita di efficacia della misura de qua, provvedendo su richiesta del difensore dell'1 marzo precedente e, quindi, con un ritardo di 203 giorni, tenuto conto che il termine massimo di fase della predetta misura era venuto a scadere il 18 agosto 2001.
L'incolpata produceva, inoltre, in allegato alla memoria, due ulteriori documenti rilevanti ai fini della valutazione dell'odierna vicenda disciplinare e, segnatamente: (a) il prospetto relativo alla posizione giuridica dell'indagato predisposto, siglato ed inserito nel fascicolo dalla stessa, da cui risultava indicato il termine di scadenza di fase della misura applicata e, cioè, il 18 agosto 2001; (b) l'istanza di revoca della misura de qua a firma del difensore, in data 1 marzo 2002, con annotazione del g.i.p. per la richiesta di parere e di trasmissione del fascicolo al pubblico ministero in data 4 marzo 2002 e con parere negativo del pubblico ministero, pervenuto all'ufficio del giudice per le indagini preliminari in data 11 marzo 2002 e, cioè, lo stesso giorno in cui il g.i.p. ebbe poi a provvedere.
Alla stregua di tale documentazione è rimasto confermato che la dottoressa XXXXXXX è il giudice per le indagini preliminari che in data 19 febbraio 2001 ha applicato ad .................... la misura cautelare della presentazione alla polizia giudiziaria per due volte alla settimana; ed è rimasto confermato, altresì, soprattutto, che lo stesso magistrato ha provveduto, in data 11 marzo 2002, alla revoca della misura in questione a distanza di pochi giorni dalla richiesta del difensore, dopo aver acquisito il parere ed il fascicolo dal pubblico ministero.
Dal parere del pubblico ministero si evince, poi, che detto ufficio si era espresso negativamente, in merito alla dedotta decorrenza del termine di fase, essendo nelle more intervenuto decreto di citazione a giudizio, circostanza questa ritenuta - nel provvedimento di cessazione di efficacia dell'11 marzo 2002 adottato dall'odierna incolpata - ininfluente, atteso che il decreto di citazione a giudizio è stato emesso oltre il termine predetto.
Ciò premesso in punto di fatto, ritiene la Sezione Disciplinare di condividere quanto dedotto dal Procuratore Generale in merito al fatto "che l'incolpata, nella qualità di g.i.p. non aveva funzionalmente la disponibilità del fascicolo relativo all'arrestato Giuffrida - dopo averlo interrogato ed avergli applicato, ordinandone la scarcerazione, la misura dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria - né l'ha avuta, occasionalmente, prima di ricevere la richiesta di revoca della misura cautelare". "Tale situazione esclude, giusta Cass. Sez. unite Civili n. 19097/03, qualsiasi rilievo disciplinare alla tardività con la quale l'incolpata ha provveduto alla revoca della misura cautelare posto che il relativo addebito va mosso al p.m., il quale non ha tenuto presente la data di scadenza della misura stessa; né v'è stato modo d'eseguire d'ufficio la revoca della misura giusta l'art. 299, comma 3, c.p.p. in quanto non s'è verificata in precedenza nessuna delle ipotesi contemplate da questa norma".
Alla dottoressa XXXXXXX è stato, inoltre, contestato di avere omesso di adottare gli accorgimenti necessari al fine di evitare il contestato ritardo.
Al riguardo, va considerato - alla stregua delle indicazioni emergenti dalla menzionata decisione delle Sezioni Unite - che in materia di misure cautelari il giudice per le indagini preliminari agisce, nella fase delle indagini, su impulso di parte, escluso il potere-dovere di agire d'ufficio, se non quando è investito dell'esercizio di specifiche funzioni nell'ambito del procedimento; da ciò consegue che dalla mancata predisposizione del c.d. registro di comodo - che è generalmente istituito presso gli uffici g.i.p. e che, pur nel descritto quadro normativo, appare estremamente utile per una più efficace tutela della libertà personale - non può farsi discendere alcun rilievo di carattere deontologico.
Soprattutto, ove si consideri - così come affermato dalla Suprema Corte nella menzionata decisione - che "il c.d. registro di comodo eventualmente istituito presso l'ufficio del g.i.p. può avere come scopo quello di agevolare il controllo delle scadenze, ma non può essere considerato attendibile, non avendo il g.i.p. il modo di verificare l'attualità della misura (perché l'indagato, ad esempio, potrebbe risultare scarcerato all'esito del giudizio di riesame dell'ordinanza di custodia cautelare), né la permanenza della competenza (potendo il procedimento essere stato nel frattempo trasmesso ad altra procura, per competenza territoriale o per ragioni di connessione, senza che nulla gli venga comunicato), né l'esattezza dei calcoli in relazione al titolo di reato originariamente indicato (per effetto di una de-rubricazione operata dal pubblico ministero circa l'ipotesi delittuosa ravvisabile, idonea a determinare una riduzione dei termini di fase, all'insaputa del g.i.p.)".
Ed a tali ipotesi può aggiungersi, traendo spunto proprio dalla fattispecie concreta, il caso di misura cautelare applicata in procedimento definito dal pubblico ministero con emissione del decreto di citazione a giudizio ex art. 552 c.p.p.; provvedimento che è idoneo, ex art. 303 c.p.p., a determinare quel mutamento di fase che sposta in avanti il termine di durata di una misura cautelare e che non deve essere portato a conoscenza del g.i.p. (che pur resta competente ex art. 554 c.p.p. per gli atti urgenti e per le misure cautelari fino alla trasmissione del fascicolo al giudice del dibattimento); di guisa che, in ipotesi di questo genere, il c.d. registro di comodo potrebbe indicare un termine di scadenza superato dall'avanzamento di fase del procedimento.
Deve, dunque, essere accolta la richiesta avanzata dal Procuratore Generale di non farsi luogo a dibattimento della dottoressa XXXXXXX, in merito alla incolpazione formulata a suo carico, per essere rimasto escluso l'addebito.

P.Q.M.

La Sezione Disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura,
Visto l'art. 33 del R.D.Lgs. 31 maggio 1946, n. 511,

dichiara

non farsi luogo al rinvio a dibattimento nei confronti della dott.ssa XXXXXXX perché sono risultati esclusi gli addebiti.
Roma, 5 novembre 2004


L'Estensore
(Giuseppe Fici)



Il Presidente
(Virginio Rognoni)

Il Magistrato Segretario

Depositato in Segreteria
Roma,

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