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Proc. n. 45/2008 R.G. – Sentenza del 16.6.2008 n. 70/2008 Reg. dep. – Presidente Mancino – Estensore Berruti.
Doveri del magistrato – Laboriosità e diligenza – Ritardo nella redazione di provvedimenti - Reiterato, grave ed inescusabile – Gravità del pregiudizio per l’amministrazione della giustizia derivante dall’eccezionalità del ritardo – Illecito disciplinare – Sussistenza - Adeguatezza della sanzione – Rimozione dall’ordine giudiziario.

Costituisce illecito disciplinare la condotta del magistrato che, violando reiteratamente il dovere di laboriosità e diligenza, depositi con gravissimo ed inescusabile ritardo (compreso tra i sette e gli otto anni dall’emissione) le motivazioni di sentenze a carico di imputati per reati di criminalità organizzata, ad onta di precedenti due condanne disciplinari intervenute in precedenza per la medesima contestazione, determinando un disservizio ed una compromissione del prestigio dell’ Ordine Giudiziario tale da rendere incompatibile la permanenza del magistrato al suo interno.

 

i n c o l p a t o

<<A) illecito di cui all’art. 18 r.d. 511/1946 e agli artt. 1 e 2 lettera Q del Decreto Legislativo 109/2006 per avere violato – nell’esercizio delle funzioni di Giudice presso il Tribunale di ….., perduranti in parte qua anche successivamente al trasferimento alla Procura della Repubblica di ------ – il dovere di laboriosità e diligenza nonché per avere posto in essere reiterati, gravi, ingiustificati ritardi nel compimento degli atti relativi all’esercizio delle funzioni ed in particolare per avere omesso a tutt’oggi (nonostante svariati inviti formali ed anche informali da parte del Capo dell’Ufficio nonostante la inflizione per tali fatti di due condanne disciplinari), di adempiere all’obbligo di redazione e deposito delle motivazioni relative alle seguenti sentenze dibattimentali penali del Tribunale di .....:
- n. 488/2000 emessa dal Collegio il 22.5.2000
- n. 103/1999 emessa dal Collegio il 5.7.1999
- n. 105/1999 emessa dal Collegio l’8.7.1999
tutte peraltro statuenti, nel dispositivo, plurime condanne e gravi pene detentive per il delitto di associazione a delinquere di stampo mafioso.
B) Illecito di cui all’art. 18 r.d. 511/1946 e agli artt. 1 e 4 lettera D del Decreto Legislativo 109/2006 per avere – nell’esercizio delle funzioni di Giudice presso il Tribunale di ..... perduranti in parte qua anche successivamente al trasferimento alla Procura della Repubblica di ------ – posto in essere la condotta omissiva di cui al capo A, integrante gli estremi del delitto di cui all’art. 328 comma 1 c.p. come contestato nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari emesso a carico del dott. Xxxxxxxx dalla Procura della Repubblica di °°°°° in data 19.12.2007 nel procedimento penale n. 7035/2007/21, cagionando con tali condotte omissive grave pregiudizio al servizio dell’Amministrazione della Giustizia e alle parti processuali (recando peraltro tali condanne anche dispositivi di assoluzione per alcuni imputati) nonché ledendo sommamente il prestigio e l’onore dell’Ordine Giudiziario.
Fatti commessi in ..... a far data dal 5.7.1999 e qui contestati per il periodo successivo al 12.10.2006 e sino ad oggi.
Rilevato che, a seguito di quanto emerso ed accertato nel corso delle indagini, il complessivo capo di incolpazione risulta cosi precisato ed integrato:
"Dato atto che la motivazione delle tre sentenze innanzi indicate, sono state depositate rispettivamente in data 7.9.2007(quelle nn.103 e 105/1999) e 18.3.2008 la n.488/2000 - vale a dire a distanza di 7 ed 8 anni dalla loro emissione, tutte in materia di criminalità mafiosa, con imputati detenuti e condanne a rilevanti pene detentive - il ritardo nell'adempimento del fondamentale dovere funzionale e di organizzazione del servizio previsto dagli artt. 544-548 CPP, nella specie oggetto anche di valutazione ed esercizio dell'azione penale per il reato di cui all'art.328 CP, risulta reiterato (per le precedenti condanne disciplinari nel 2006 e 2007 per identiche violazioni), gravissimo (per l'entità e la durata dell'inescusabile negligenza che l’ha determinato), ingiustificato ed abnorme per 1'irreparabile danno arrecato alle parti pubbliche e private, all'immagine del magistrato, alla credibilità dell'istituzione giudiziaria ed ai valori costituzionali che la contraddistinguono: violazione dei doveri di cui agli artt. l, sotto i profili della correttezza, diligenza, laboriosità ed equilibrio, 2, comma primo, lett. d), g), n) e q), Decr. Leg.vo n.109 del 23.2.2006, modif. legge n.269 del 24.10.2006>>.

Conclusioni delle parti

Il Procuratore Generale chiede irrogarsi la sanzione disciplinare della rimozione.

La Difesa conclude per una sanzione meno gravosa.


Svolgimento del procedimento

Il dottor Xxxxxxxx, sostituto procuratore della Repubblica presso Il Tribunale di ------, veniva, con sentenza di questa sezione disciplinare del 24 marzo 2006, condannato alla sanzione della perdita di anzianità per mesi sei in relazione al ritardo pluriennale, contestato fino all’11 febbraio 2004, nel deposito di nove motivazioni di sentenze pronunciate dal Tribunale di ..... e delle quali il Xxxxxxxx si era, quale presidente del collegio, assegnato la stesura.
Il dottor Xxxxxxxx, con successiva sentenza della stessa Sezione del 15 giugno 2007, veniva condannato nuovamente alla perdita di anzianità per mesi due in relazione al permanere del ritardo nel deposito di tre motivazioni relative a tre delle predette nove sentenze, pronunciate a conclusione dei dibattimenti rispettivamente in data 5 luglio 1999, 8 luglio 1999, e 22 maggio 2000.
In data 11 gennaio 2008 il Ministro della Giustizia, premesso di avere promosso azione disciplinare in relazione agli ultimi ritardi accennati, richiedeva la misura cautelare della sospensione del dottor Xxxxxxxx dalle funzioni e dallo stipendio.
Nelle more il dottor Xxxxxxxx depositava le tre motivazioni in questione.
La sezione disciplinare rigettava la richiesta cautelare.
Il dottor Xxxxxxxx veniva rinviato a giudizio per rispondere delle incolpazioni riportate in rubrica, precisate ed integrate dal Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione.
Alla odierna udienza la causa, all’esito della istruttoria dibattimentale, e sentito l’incolpato, il Procuratore Generale ed il difensore, è stata decisa.

Motivi della decisione

1. Va premesso che le tre sentenze da ultimo citate sono tutte in materia di criminalità mafiosa. Le motivazioni sono state depositate tra i sette e gli otto anni dalla loro emissione, avvenuta a chiusura dei dibattimenti.
Una di esse, la n. 488 del 2000, resa nel processo celebrato a carico di Giuseppe Madonia ed altri, tutti detenuti al momento del processo, ha irrogato condanne a pene detentiva gravi ed ha concesso il termine di giorni novanta per la stesura della motivazione.
Il ritardo nel deposito ha consentito la cessazione di tutte le misure cautelari e coercitive che dipendevano dai titoli considerati in quel processo, nei confronti di tutti gli imputati.
2. Osserva il collegio che nella materia disciplinare non si configura l’illecito continuato a modello dell’art. 81 c.p.. Il profilo deontologico è autonomo rispetto a quello, eventuale, di natura criminale. Dunque la violazione deontologica opera al di fuori di un possibile disegno criminoso, non essendo affatto necessario per la sua infrazione, un intento di tal fatta.
La lesione della norma disciplinare prescinde, in sostanza , dalla volontà di violare la legge, (e dunque anche dalla commissione di un delitto), potendo essa dipendere da errore, mancanza di professionalità, o negligenza, e dunque rimanere estranea ad uno schema di direzione alla produzione dell’evento, o del disvalore, paventato dal sistema deontologico.
Peraltro, quand’anche l’illecito disciplinare sia costituito da un comportamento che integra “anche” un reato, egualmente non si applica ad esso il beneficio di cui all’art. 81 c.p., per la ragione che il perpetuarsi, anche oltre una contestazione disciplinare, di un comportamento irregolare, costituisce condotta autonomamente rilevante.
Ciò è particolarmente evidente nella materia dei ritardi. Il ritardo di sette o otto anni nel deposito di una sentenza è, o può essere, fatto diverso da quello realizzato e contestato nell’intermedio. Il ritardo di otto anni, tale perché presuppone l’inerzia di sette, sei, cinque, e così via, anni, è fatto non tanto più grave ma qualitativamente diverso, proprio per la durata che segue a quella minore e già accertata come tale.
Essa dà luogo ad un disvalore ulteriore per la ulteriore gravità che produce dopo di altra, già valutata.
2.a Osserva in proposito il collegio che il sistema disciplinare, oltre che al principio di cui all’art. 27 comma terzo Cost., si ispira per sua natura al criterio di indirizzare il magistrato, ovvero il soggetto tenuto ad una deontologia, ad uniformarsi ad essa, e dunque a correggere, se del caso, il proprio comportamento. Orbene, a meno di non considerare ogni ritardo frammentabile in una molteplicità di microritardi, ciascuno magari di un giorno, sommantesi l’uno all’altro, quindi sempre da unificare nel vincolo della continuazione, si deve ammettere che l’effetto di un’azione disciplinare esercitata a fronte di un ritardo in atto, definisce, almeno in pretesa, un illecito. Cosicché il comportamento successivo, tenuto ad onta della azione e del suo esito, è, dal punto di vista giuridico, cagione di ulteriore e distinto disvalore, autonomamente giustiziabile.
E’ appena il caso di notare che ove si ritenesse diversamente, si dovrebbe concludere che solo il momento finale della carriera di un magistrato che continuasse a ritardare un atto, legittimerebbe l’unica azione disciplinare possibile nei confronti dell’unico illecito, per l’appunto, continuato.
La precedente sentenza di questa sezione emessa nei confronti del dottor Xxxxxxxx, la quale constatava alla data della promossa azione il ritardo, già consistente, nel deposito delle tre sentenze di cui ancora ci si occupa, non impedisce la valutazione disciplinare, giacché essa non ha dato luogo in questo senso ad alcun giudicato in futurum, della lesione prodotta autonomamente dal tempo ulteriormente ed inutilmente trascorso dopo di essa.
Ribadisce dunque la sezione, in via di principio, che un ritardo di otto anni è fatto diverso dal ritardo di sei anni che pure riguardi lo stesso atto giudiziario. Esso, oltre ad imporre la valutazione della sensibilità dell’incolpato alla azione disciplinare, è comportamento che si innesta in una situazione di già avvenuta lesione del bene giuridico tutelato dalla norma deontologica, e pertanto, rispetto a tale situazione, si caratterizza di novità.
3. I fatti di causa sono certi perché provati ed ammessi.
Ritiene peraltro il collegio che non si possa ignorare, ma anzi che sia assolutamente rilevante oltre che in via di principio anche con riguardo alla vicenda di specie, la considerazione della natura dei processi che hanno dato luogo alle tre sentenze di cui si tratta.
Ogni ritardo nel deposito di una sentenza, specie di una sentenza che segue alla celebrazione di un rito orale, è da considerarsi con attenzione deontologica. Sempre il magistrato deve esercitare autorganizzazione, ovvero, se è un dirigente, organizzazione tout court, che consentano il deposito in tempi utili delle motivazioni dei provvedimenti. La Costituzione impone la motivazione dei provvedimenti che giustiziano diritti (art. 111 cost.), in coerenza con il principio di soggezione del giudice alla legge (art .101 cost.).
Nel nostro sistema infatti il giudice, applicando la legge al caso concreto ed interpretandola con la possibilità di grandi esiti di adeguamento alla realtà che cambia, compie pur sempre con la sua decisione un atto di cognizione della norma, non un atto di volontà. Il giudice dice “cosa è la legge”, non quale è “la sua volontà” per risolvere una causa. La motivazione, perciò, consente al sistema, alle parti, alla cultura giuridica, di controllare che le decisioni siano ispirate alla legge.
Dunque un ritardo che segue ad una decisione già resa pubblica impedisce la tempestiva verifica di tale primario obbligo del giudice e toglie alla parte il diritto al controllo processuale tempestivo della decisione. Quando poi il ritardo riguarda materia sensibile, come la materia della mafia, nella quale è storica la capacità dell’imputato di difendersi dal processo, massima deve essere la sensibilità del giudice al rispetto della sua funzione ed alla necessità giuridica di rendere effettiva e credibile la sua decisione.
3.a La violazione deontologica, conseguente alla violazione dei termini di deposito, è pertanto evidente. La grave negligenza non è scusabile.
Il collegio si è preoccupato di esaminare le sentenze di cui si tratta. In particolare la più ponderosa, la n. 488 del 2008 (processo ***** più altri).
Il giudizio disciplinare non è la sede della disamina processuale di una sentenza.
In questa sede va osservato tuttavia che essa ha il taglio di un saggio, assai corposo, il quale impone al lettore la ricerca delle ragioni della decisività.
Il collegio ha chiesto al dottor Xxxxxxxx, con riferimento ad un capitolo, a sua volta diviso in paragrafi (foglio 551 e ss della sentenza n. 488), lumi su una non breve dissertazione teorica sulla associazione criminale. Il dottor Xxxxxxxx ha chiarito trattarsi di esiti di un convegno scientifico sul tema. Il collegio non è certo che il dottor Xxxxxxxx, nella stesura del provvedimento, abbia ragionato in termini di decisività degli argomenti e delle tesi esaminate, e dunque di congruità e di continenza.
Il collegio ritiene, piuttosto provato, che il dottor Xxxxxxxx dopo della precedente condanna non ha reagito positivamente. Egli non ha compreso che suo obbligo era concludere il suo lavoro senza cagionare altra lesione alla giurisdizione.
3.b Sussiste anche la ipotesi di cui alla lettera q) della citata norma, attesa la mancanza di giustificazione della gravità del ritardo. In particolare non può l’incolpato allegare le difficoltà dell’ufficio milanese. Esse sono le difficoltà che ogni sostituto di quella Procura affronta ogni giorno. Non può il dottor Xxxxxxxx invocare a sua difesa il problema di far convivere con la sua attuale quotidianità la risalente necessità di stesura di tre motivazioni, necessità da lui stesso cagionata.
4.Osserva ancora il collegio cha la citata decisione di questa sezione n. 61 del 2000 emessa nei confronti dell’incolpato, giunge alla condanna osservando che quanto ad altre due sentenze, una ha visto il deposito della motivazione a prescrizione del reato già perfezionata, e l’altra a prescrizione quasi compiuta. Dunque è risalente l’insensibilità del dottor Xxxxxxxx alla necessità deontologica di cui si tratta, ed chiara, oggi, l’irrilevanza del meccanismo disciplinare nei suoi confronti.
4.a Il collegio, in conclusione, ritiene di costatare una forte incompatibilità soggettiva del dottor Xxxxxxxx ad esprimere, nella vicenda esaminata, un rispetto anche minimo della funzione giudiziaria.
A fronte di siffatta gravità, e nella constatata inutilità di sanzioni intermedie, peraltro già due volte inflitte, ritiene di irrogare, oggi, quella della rimozione dall’Ordine Giudiziario.


P.Q.M.

La Sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura,
Visti gli artt. 18 e 19 del decreto legislativo 23 febbraio 2006 n. 109,

dichiara

il dott. Xxxxxxxx responsabile della incolpazione ascrittagli e gli infligge la sanzione disciplinare della rimozione.
Roma, 16 giugno 2008



Il Relatore ed Estensore Il Presidente
(Giuseppe Maria Berruti) (Nicola Mancino)









 

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