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Cassazione - Sezioni unite civili - sentenza 13 maggio - 18 giugno 2008, n.  16541 - Presidente Vittoria - Relatore Morcavallo - Pm Pivetti - difforme - Ricorrente Sergi

Status di uditore giudiziario senza funzioni – Responsabilità disciplinare – Sussistenza.

E’ irrilevante ai fini disciplinari la circostanza che la condotta sia stata posta in essere da un uditore giudiziario in tirocinio, poiché l’ordinamento disciplinare ha carattere unitario, e gli illeciti prescindono dal concreto esercizio di funzioni giudiziarie. Presupposto per l’esercizio del potere disciplinare è che la qualità di magistrato sussista al momento dell’ irrogazione della sanzione

 

 

Svolgimento del processo

Con sentenza del 9 novembre 2007, depositata il 20 novembre 2007, la Sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura ha inflitto al Dottor Federico Sergi, giudice del Tribunale di Catanzaro, la sanzione dell'ammonimento, per averlo ritenuto "responsabile delle incolpazioni ascrittegli", e cioè - come testualmente riportato in epigrafe della stessa sentenza - "A) della violazione dell’art. 4, lett. D) del D.Lgs. 23 febbraio 2006, n. 109, per avere circolato in Latiano (BR) il 6.4.2003 alla guida di un'autovettura in stato di ebbrezza alcolica (fatto costituente reato ed idoneo a ledere l'immagine del magistrato); sottoposto a procedimento penale per il reato di cui all'art. 186 codice della strada, veniva prosciolto in data 28.4.2004 dal giudice di pace di Potenza per essere il reato estinto per oblazione; sentenza passata in giudicato il 21.6.2006, nonché - B) della violazione dell’art. 18 E.D.Lgs. 31 maggio 1946, n. 511, per avere tenuto, nelle stesse circostanze di tempo e di luogo, un comportamento gravemente scorretto nei confronti dei Carabinieri intervenuti, perché, dopo essersi qualificato come Sostituto Procuratore presso il Tribunale di Lecce, vantando conoscenze con ufficiali dell'Arma, politici locali e nazionali, minacciava di farli trasferire a Lampedusa, rendendosi così immeritevole della fiducia e della considerazione di cui deve godere un magistrato e compromettendo il prestigio dell'ordine giudiziario".
La Sezione disciplinare ha osservato che tali incolpazioni traevano origine da un episodio avvenuto la sera del 6 aprile 2003, allorquando il Sergi alla guida della sua autovettura era incorso in un incidente, uscendo di strada e sfondando con il capo il parabrezza anteriore dell'auto, e, dopo avere egli stesso chiamato i Carabinieri, aveva mantenuto il comportamento contestato.
A sostegno della predetta decisione, i giudici disciplinari, dopo avere premesso che alla vicenda doveva applicarsi l’art. 18 del D.Lgs. n. 511 del 1946, in quanto più favorevole rispetto alle disposizioni del D.Lgs. n. 109 del 2006, e che le incolpazioni ascritte andavano esaminate in modo unitario attenendo ad un unico contesto di fatto, hanno ritenuto che il comportamento del Sergi, peraltro negato solo parzialmente dallo stesso incolpato, era rimasto comprovato dagli accertamenti puntuali dei Carabinieri, confermati in modo coerente in sede di deposizione; in particolare, era emerso che il Sergi si era rifiutato di sottoporsi all'esame dell'etilometro e aveva mantenuto un atteggiamento arbitrario, tendente ad ottenere un trattamento di favore mediante la spendita della sua qualità professionale. Con questi presupposti, doveva escludersi ogni giustificazione in relazione alle condizioni fisiche dell'incolpato, derivanti dall'incidente appena occorsogli, che, peraltro, quest'ultimo era stato causato dalle sue condizioni di alterazione alcolica; né poteva configurarsi l'ipotesi del fatto di scarsa rilevanza disciplinare, ai sensi dell’art. 3 bis del D.Lgs. n. 109 del 2006, tenuto conto, fra l'altro, che il comportamento dell'incolpato era avvenuto alla presenza di pubblici ufficiali, quali i Carabinieri, ordinariamente collaboratori dell'autorità giudiziaria, e dunque aveva dato luogo, senz'altro, ad una lesione del prestigio dell'ordine giudiziario.
Quanto alla misura della sanzione, la Sezione disciplinare ha rilevato che il contenimento della medesima nella misura minima era giustificato da varie circostanze attenuanti, quali l'avere l'incolpato chiamato egli stesso i Carabinieri, la sua condizione professionale di uditore senza funzioni e la mancanza di una esperienza tale da renderlo consapevole della gravità della sua condotta, la preoccupazione per le condizioni di salute della madre che lo avevano indotto a intraprendere il viaggio con l'auto per raggiungere rapidamente la casa di famiglia.
Avverso tale sentenza il Sergi ha proposto ricorso per Cassazione alle Sezioni unite civili deducendo quattro motivi di impugnazione.
Il Ministro della Giustizia non ha svolto difese.


Motivi della decisione



1. In via preliminare, occorre verificare la regolarità del contraddittorio e l'ammissibilità dell'impugnazione proposta dal Dottor Sergi, in relazione alla nuova disciplina degli illeciti disciplinari dei magistrati introdotta con il decreto legislativo 23 febbraio 2006, n. 109.
1.1. Deve osservarsi, al riguardo, che, ai sensi dell'art. 32 bis, comma 1, di tale decreto legislativo (articolo aggiunto dall’art. 1, comma 3, lett. Q, della legge 24 ottobre 2006, n. 269), le sentenze della Sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura, emesse nei procedimenti disciplinari promossi a decorrere dalla data della entrata in vigore del decreto, sono impugnabili secondo la disciplina a regime introdotta dall'art. 24 del medesimo decreto legislativo (come modificato dall’art. 1, comma 3, lett. O), della legge n. 269 del 2006), mediante ricorso per cassazione "nei termini e con le forme previsti dal codice di procedura penale". Il ricorso, tuttavia, deve essere deciso, entro sei mesi dalla data di proposizione, non più dalle Sezioni unite penali come stabilito dall'originario testo del secondo comma dell’art. 24 cit., bensì dalle Sezioni unite civili, di cui il predetto art. 32 bis del medesimo D.Lgs. ha ripristinato la competenza.
In virtù di questo assetto normativo, devono applicarsi per la fase introduttiva le norme processuali penali e per quella attinente al giudizio quelle processuali civili, non potendo trovare spazio queste ultime norme con riguardo ai termini e alle modalità di presentazione dell'impugnazione, nonché alle modalità di redazione del ricorso, e dovendosi applicare, invece, le medesime norme con riguardo alle modalità di svolgimento del giudizio (v., da ultimo, Cass., sez. un., 11 dicembre 2007, n. 25815; 1 ottobre 2007, n. 20603).
1.2. Con riferimento al caso di specie, trattandosi di procedimento disciplinare promosso dal Procuratore Generale presso la Corte di cassazione successivamente alla data di entrata in vigore del decreto legislativo (in esito alla trasmissione degli atti del procedimento penale, da parte della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Potenza, mediante nota del 1 agosto 2006: v. capi di incolpazione nell'epigrafe della sentenza della Sezione disciplinare), l'impugnazione risulta ammissibile e rituale, in quanto è stata proposta con ricorso per cassazione diretto alle Sezioni unite civili, redatto secondo le forme previste dal codice di procedura penale e presentato - nei termini di cui all'art. 585, primo comma, lett. B), e secondo comma, lett. C) c.p.p., - dal difensore dell'incolpato mediante deposito presso la cancelleria del Tribunale di Taranto, secondo la modalità alternativa prevista dall'art. 582, comma 2, del citato codice, applicabile nella specie in virtù del generale rinvio - operato dall’art. 24, comma 1, del D.Lgs. n. 109 del 2006, - alle disposizioni del codice di procedura penale in materia di proposizione delle impugnazioni (v. Cass, sez. un., 31 luglio 2007, n. 16872, ord.).
1.3. Per contro, dalla applicazione delle norme del codice di procedura civile con riguardo allo svolgimento del giudizio di cassazione discende la regolarità della comunicazione dell'udienza di discussione al difensore del ricorrente, eseguita presso la cancelleria della Corte di cassazione ai sensi degli artt. 377, secondo comma e 366, secondo comma, c.p.c., non trovando invece applicazione, per questa fase, le corrispondenti disposizioni del codice di procedura penale che disciplinano lo svolgimento del giudizio di cassazione in materia penale, in particolare l'art. 610, quinto comma, di tale codice (v. Cass., sez. un., n. 16872 del 2007, cit.).
1.4. Va infine rilevato che attraverso la comunicazione dell'avviso di udienza all'Avvocatura Generale dello Stato è stata offerta al Ministro della Giustizia la possibilità di partecipare alla discussione nella pubblica udienza e di presentare memoria illustrativa ai sensi dell'art. 378 c.p.c. (v., da ultimo, Cass., sez. un., 28 novembre 2007, n. 24669).
2. Il ricorso contiene quattro motivi di impugnazione.
2.1. Con il primo motivo viene denunciata "violazione dell'art. 606, lett. B) c.p.p. per inosservanza ed erronea applicazione del dell’art. 32 bis D.Lgs. 109/2006 e dell’art. 2 c.p.”.
Il ricorrente sostiene che l'applicazione della vecchia disciplina - ai sensi del secondo comma del citato art. 32 bis - avrebbe dovuto comportare la riduzione dell'incolpazione alla sola ipotesi di cui al capo B), con l'esclusione dell'ipotesi ascritta al capo A), introdotta dalla nuova disciplina degli illeciti di cui al D.Lgs. n. 109 del 2006.
Sostiene, altresì, che la Sezione disciplinare, avendo applicato erroneamente entrambe le disposizioni, contenute nelle due diverse normative, e unificato le due incolpazioni, avrebbe dovuto applicare in tal caso l'art. 4 del medesimo D.Lgs. n. 109 del 2006, in quanto più favorevole all'incolpato anche in concreto, in ragione della minore gravità dell'incolpazione sub A).
2.2. Con il secondo motivo si denuncia "violazione dell'art. 606, lett. a) per esercizio di attività riservata al Ministro della Giustizia. Violazione dell'art. 606 lett. b) per omessa applicazione dell’art. 38 R.D.Lgs. n. 511 del 1946".
Si sostiene che la Sezione disciplinare del G.S.M. avrebbe dovuto dichiarare la improcedibilità dell'azione disciplinare, in quanto promossa dal Procuratore Generale presso la Corte di cassazione, e non dal Ministro della Giustizia così come previsto per gli uditori giudiziali senza funzioni (qual era il Dottor Sergi all'epoca dei fatti contestati), secondo la disposizione dell’art. 38 R.D.Lgs. n. 511/1946, applicabile nella specie in virtù dell’art. 32 bis del D.Lgs. n. 109/2006, e avrebbe anche dovuto escludere, in base al medesimo art. 38 cit., l'operatività delle disposizioni sul procedimento disciplinare.
2.3. Con il terzo motivo viene denunciata "violazione dell'art. 606 lett. e) per manifesta illogicità della motivazione con riferimento al fuorviante apprezzamento della condotta dell'incolpato in ordine alle ragioni della sua temporanea incapacità".
Il ricorrente si duole che la Sezione disciplinare non abbia affatto considerato le circostanze da lui allegate, presupponendo erroneamente che egli avesse soltanto negato di avere rivolto ai Carabinieri le frasi a lui contestate, mentre, in realtà, aveva dedotto che il proprio comportamento era stato determinato dallo stato di confusione mentale conseguente all'incidente stradale che gli era occorso.
Lamenta, altresì, che i giudici disciplinari abbiano affermato in modo apodittico il suo stato di ebbrezza, sia al momento dell'incidente sia dopo l'intervento dei Carabinieri, senza alcuna argomentazione scientifica e senza valutare adeguatamente tutte le circostanze da lui allegate, anche in relazione alle cause dell'incidente stradale, cagionato in realtà dalla stanchezza e non da alterazione alcolica.
2.4. Il quarto motivo denuncia "violazione dell'art. 606, lett. e), per difetto e comunque per illogicità della motivazione relativamente alla ritenuta rilevanza del fatto.
Violazione dell'art. 606, lett. b, per omessa applicazione dell’art. 3 bis del D.Lgs. n. 109/2006".
Si lamenta che i giudici disciplinari abbiano escluso l'ipotesi della scarsa rilevanza del fatto senza considerare alcune circostanze - riguardanti l'atteggiamento dei Carabinieri e il significato da questi conferito alla parola "uditore" - e, peraltro, riferendosi alla lesione del prestigio dell'ordine giudiziario, che è un elemento del tutto estraneo alla ipotesi di cui all’art. 4 del D.Lgs. n. 109/2006.
3. Per ordine logico, va dapprima esaminato il secondo motivo, che riguarda la procedibilità dell'azione disciplinare.
Tale motivo non è fondato.
L'ordinamento disciplinare dei magistrati ha carattere unitario e prescinde, pertanto, da ogni distinzione relativa allo svolgimento, o meno, delle funzioni giudiziarie, ovvero allo status di uditore (o di magistrato in tirocinio, secondo la nuova dizione introdotta dalla legge 30 luglio 2007, n. 111), come si desume dalla previsione di illeciti riferiti a fatti estranei all'espletamento delle funzioni, oltre che dalla natura e dalle finalità del tirocinio.
Ne discende che la sanzione applicabile agli uditori giudiziari senza funzioni non è diversa da quella prevista per gli altri magistrati, sì che la medesima può essere scontata anche dopo la cessazione del tirocinio, dovendosi dunque fare riferimento, quanto alla potestà disciplinare e alla procedura di irrogazione, al momento in cui la sanzione viene inflitta ed essendo invece indifferente, a tali fini, lo status dell'incolpato all'epoca di commissione dell'illecito (cfr., con riferimento al procedimento disciplinare a carico dei praticanti avvocati, Cass., sez. un., 9 aprile 2008, n. 9166).
Nella specie, risulta accertato che il dottor Sergi al momento del promovimento dell'azione disciplinare aveva assunto le funzioni di giudice di Tribunale e, pertanto, egli è stato legittimamente sottoposto a procedimento disciplinare su iniziativa del Procuratore Generale presso la Corte di cassazione.
Resta irrilevante, perciò, la questione dell'applicabilità dell’art. 38 del D.Lgs. n. 511/1946.
4. Non fondato è anche il primo motivo.
Deve osservarsi, al riguardo, che l’art. 32 bis del D.Lgs. n. 109/2006, dopo avere disposto, al primo comma, che le disposizioni contenute nel decreto legislativo si applicano ai procedimenti disciplinari promossi a decorrere dalla data della sua entrata in vigore, nel secondo comma detta la disciplina per i fatti commessi anteriormente a tale data e impone che continuino ad applicarsi, se più favorevoli, le disposizioni del regio decreto legislativo. n. 511 del 1946.
La valutazione di quale sia la disposizione più favorevole richiede un raffronto, nella loro integralità, delle norme da applicare e, quindi, la individuazione, in rapporto alla specificità dei fatti attribuiti al soggetto cui la normativa deve applicarsi, di quella fra le norme che determini il trattamento migliore (v. Cass., sez. un., 19 novembre 2007, n. 23830).
Nella specie, la Sezione disciplinare ha applicato per tutti i fatti addebitati al ricorrente, unitariamente considerati, soltanto l'art. 18 di tale regio decreto, considerando tale disposizione, in relazione ai fatti medesimi, più favorevole rispetto alle norme introdotte dal D.Lgs. n. 109 del 2006, e ciò, dunque, in relazione sia alla guida in stato di ebbrezza, per la quale era stata contestata la violazione dell'art. 4, lett. d), di tale D.Lgs., sia al comportamento tenuto dal Sergi nei confronti dei Carabinieri intervenuti in seguito al sinistro stradale, per il quale era stata contestata la violazione del R.D.Lgs. n. 511 del 1946, art. 18, (secondo una valutazione di miglior trattamento operata ab initio dal Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione: v. Cass., sez. un., n. 25815 del 2007, cit.).
Tale valutazione si sottrae alle critiche del ricorrente, dovendosi rilevare, in particolare, che la pretesa di escludere dall'incolpazione il capo A) è erronea alla luce della descritta disciplina, la quale prevede l'applicazione, al fatto contestato, delle precedenti disposizioni, ove più favorevoli, ma non la eliminazione, o la riduzione, del fatto addebitato, operando il favor rei sulla individuazione della norma applicabile e non sulla obiettiva configurazione del fatto.
D'altra parte, la considerazione dei comportamenti dell'incolpato come un unico illecito si è risolta, in concreto, in un evidente vantaggio per il medesimo, tale unificazione essendo stata finalizzata non già ad un concorso di illeciti, né alla configurazione di un'ipotesi di continuazione, bensì alla applicazione - per l'unico fatto unitariamente considerato - di un'unica sanzione disciplinare, individuata in quella minima.
Né può condividersi l'ulteriore censura del ricorrente, secondo cui - a seguito della unificazione delle circostanze di fatto - sarebbe stata più favorevole l'applicazione dell’art. 4, lett. D, del D.Lgs. n. 109/2006. Infatti, come riconosce lo stesso ricorrente, la sentenza disciplinare è pervenuta al giudizio di favor ritenendo che, mentre quest'ultima disposizione prevede quale elemento costitutivo dell'illecito la lesione dell'immagine del magistrato, l’art. 18 del R.D.Lgs. n. 511/1946, richiede, quale ulteriore requisito, la compromissione del prestigio dell'ordine giudiziario: in base a tale presupposto, i giudici disciplinari hanno ritenuto indispensabile accertare anche la sussistenza di tale quid pluris e la necessità di siffatto accertamento è valsa senz'altro a configurare, anche in concreto, il maggior favore della disposizione applicata, là dove il ricorrente, invocando l'applicazione della disposizione sopravvenuta, ha del tutto trascurato tale circostanza.
Né l'applicazione della medesima disposizione potrebbe conseguire alla minore gravità del comportamento contestato al capo A) dell'incolpazione, così come viene sostenuto dal ricorrente, atteso che l'applicazione dell'art. 4 cit. non farebbe venir meno la punibilità dei fatti contestati sotto il capo B) dell'incolpazione, che l'applicazione dell'una disposizione non esclude la esistenza e la punibilità dei fatti contestati in base all'altra (dovendosi invece individuare, ai fini della individuazione della norma più favorevole, quale sia il miglior trattamento concretamente derivante dall'applicazione dell'una o dell'altra); e, per di più, l'art. 4, lett. d, riferendosi ad ipotesi di reato, non sarebbe compatibile, in concreto, con le circostanze addebitate al medesimo capo B).
5. Il terzo motivo è infondato.
L'argomento secondo cui la Sezione disciplinare avrebbe limitato la sua indagine alla avvenuta negazione, da parte dell'incolpato, dei fatti a lui addebitati, trascurando invece le allegazioni del medesimo in ordine alle reali cause del suo comportamento, è smentito dall'esame della sentenza impugnata, là dove i giudici disciplinari hanno specificamente escluso la rilevanza dello stato di confusione successivo all'incidente, in quanto diretta conseguenza della guida effettuata in condizioni di alterazione alcolica.
Il secondo argomento, relativo alla apoditticità dell'affermazione dei giudici disciplinari riguardo allo stato di ebbrezza dell'incolpato, è invece contrastato dal puntuale riferimento - contenuto nella sentenza censurata - agli accertamenti e alle successive deposizioni dei Carabinieri, di cui è stata ritenuta la rilevanza probatoria anche in relazione al comportamento del Sergi dopo l'incidente stradale. E non pare, in proposito, che tale valutazione possa ritenersi inficiata, sul piano della logicità e adeguatezza della motivazione, dalla mancanza di specifici accertamenti di tipo tecnico, tenuto conto dei precisi riferimenti operati dai verbalizzanti - puntualmente valorizzati dalla Sezione disciplinare - in ordine all'evidenza dello stato di ebbrezza del Sergi e al suo ripetuto rifiuto di sottoporsi all'esame dell'etilometro. Al riguardo, mette conto rilevare che il controllo della Corte di cassazione sulla logicità della motivazione concerne la coerenza strutturale della decisione, essendo invece preclusa la rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione o l'autonoma adozione di nuovi e diversi parametri di ricostruzione e valutazione dei fatti, preferiti a quelli adottati dal giudice di merito perché ritenuti maggiormente plausibili o dotati di una migliore capacità esplicativa (v., ex pluribus, Cass., sez. un., n. 25815 del 2007, cit.).
6. Parimenti infondato, infine, è il quarto motivo.
La censura relativa alla non pertinenza del riferimento alla lesione del prestigio dell'ordine giudiziario non appare conferente rispetto alla ratio decidendi, poiché la Sezione disciplinare ha valorizzato l'esistenza di tale lesione - in relazione alle modalità di svolgimento del fatto - al solo fine di escludere la scarsa rilevanza della condotta dell'incolpato, a prescindere dalla realizzazione, o meno, dell'ipotesi di cui all’art. 4, lett. D) del D.Lgs. n. 109/2006. L'esimente, peraltro, è prevista dall'art. 3 bis del medesimo decreto legislativo e si riferisce alle condotte previste nelle disposizioni generali, sicché non potrebbe trovare applicazione per l'ipotesi contemplata nell'art. 4 cit., invocata dal ricorrente, la quale riguarda comportamenti costituenti reato.
Quanto alla doglianza concernente l'asserita omessa considerazione di elementi probatori significativi ai fini della rilevanza del fatto, essa è inammissibile per genericità, nella parte in cui si riferisce a circostanze - "relative all'atteggiamento serbato dai Carabinieri" - solo accennate, senza indicare in che modo tali circostanze siano idonee a disarticolare il ragionamento dei giudici disciplinari, mentre in questa sede può darsi rilievo solo al vizio della motivazione che risulti dal testo del provvedimento impugnato o da altri atti del processo specificamente indicati nei motivi di gravame (art. 606, comma 1, lett. e) c.p.p.), i quali siano autonomamente dotati di una forza dimostrativa o esplicativa tale da determinare all'interno della motivazione radicali incompatibilità così da vanificarla o da renderla manifestamente incongrua o contraddittoria (v., ex pluribus, Cass. pen. 24 maggio 2007, n. 24680).
Nella medesima censura, poi, il ricorrente rinvia a determinati atti di istruzione, quali le informazioni rese dai verbalizzanti, "in particolare in ordine al significato della parola uditore", al fine di dimostrare, evidentemente, la mancata percezione, da parte dei Carabinieri, della sua qualità di magistrato, in quanto non facilmente ricollegabile alla qualifica di "uditore"; ma la deduzione, oltre ad essere generica, contrasta con lo specifico accertamento compiuto dai giudici disciplinari proprio in base alle deposizioni dei verbalizzanti, in ordine alla spendita della qualità di magistrato nei confronti dei medesimi e alle minacce a loro rivolte dal Sergi in ragione della sua qualifica professionale, sì che la critica alla sentenza si rivela infondata anche per tale profilo.
7. In conclusione, il ricorso è respinto.
8. Non deve provvedersi sulle spese del giudizio di cassazione, in mancanza di attività difensiva da parte del Ministro.


PQM


La Corte, a sezioni unite, rigetta il ricorso. Nulla per le spese.

 

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