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Intervento del Cons. Ernesto AGHINA Nuova pagina 1

Siamo particolarmente lieti della Sua presenza qui oggi, signor Presidente, ed ancor più dopo avere ascoltato gli argomenti trattati nel Suo intervento, non da oggi oggetto della Sua significativa attenzione.
Contesto internazionale ed efficienza del servizio giustizia costituiscono temi su cui la magistratura italiana in generale ed il C.S.M. in particolare incentrano la loro attenzione per adottare strumenti operativi diretti ad una adeguata qualificazione della nostra nazione alla vigilia di rilevanti appuntamenti comunitari.
Di recente Lei ha comparato la nascente Europa ad un treno che ha iniziato a muoversi, di questo treno la Giustizia, se non la forza motrice, costituisce certamente una componente significativa.
La sua proiezione internazionale è un tema centrale per il futuro della giustizia italiana.
La dimensione valutativa offerta dalla comparazione della recente produzione legislativa italiana con il sistema delle fonti di diritto internazionale e gli obiettivi di comuni politiche europee in materia di contrasto delle forme più gravi di criminalità e di efficace cooperazione giudiziaria, è forse quella che maggiormente si presta all’apprezzamento dell’importanza, forse ancora sottovalutata, di assicurare il tempestivo adeguamento dell’ordinamento italiano agli standards riconosciuti come vincolanti nelle sedi politiche internazionali e, correlativamente, della serietà del rischio di isolamento ed arretramento politico, giuridico e culturale che grava sull’Italia per effetto di scelte se operate in contrasto con quelle che si compiono sul piano internazionale e sovranazionale. Ritengo che l'evoluzione del quadro normativo internazionale, ed in particolare di quello europeo, non possa leggersi in termini limitati – come magari taluno preferirebbe - e ristretti alla sola prospettiva della cooperazione giudiziaria civile e penale, poichè' il problema della interazione tra ordinamenti e fonti normative di diversa e varia origine pone, con forza, l'esigenza della reciproca fiducia e della cd. "tolleranza delle diversita' " nelle relazioni tra i diversi sistemi che compongono l'Unione europea, come anche altre organizzazioni internazionali: si tratta, cioe' , di riconoscere la rilevanza decisiva del principio del reciproco riconoscimento delle decisioni penali. La progressiva comunitarizzazione del settore civile e commerciale, del resto, ci offre una chiara linea di tendenza del quadro evolutivo in atto, che sarebbe miope trascurare, magari in ossequio ad un malinteso senso di rispetto della sovranita' statale.
Quanto meno in ambito europeo, non piu' di territori deve parlarsi, ma di un unico spazio di liberta' , giustizia e sicurezza , necessariamente soggetto a regole (tendenzialmente) uniformi, poste a tutela di beni collettivi, perche' tali sono considerati dalla comune coscienza europea .
E non solo di finanze comunitarie si tratta, ma anche di quel generale quadro di liberta' e diritti posto alla base della Carta europea dei diritti umani e , nel prossimo futuro, della Costituzione europea.
Se e' vero che una maggiore armonizzazione dei sistemi non puo' che favorire una piu' rapida cooperazione giudiziaria (che verrebbe, in tal modo, a poggiare inevitabilmente su basi piu' omogenee), e' altrettanto vero che la' dove quelle prospettive non possono spingersi per la radicale difformita' delle regole e delle tradizioni interne ai diversi ordinamenti, puo' e deve supplire il principio del reciproco riconoscimento delle decisioni penali tra sistemi tendenzialmente omogenei, perche' comunque fondati sulla comune accettazione dei principi di democrazia e di liberta'.
La progressiva evoluzione dell'ordinamento internazionale, ed in particolare di quello comunitario, induce a considerare gli effetti di almeno tre possibili ricadute sulle competenze consiliari:
A) la formazione internazionale del magistrato, fondata su un costante interscambio di conoscenze e di professionalita', che non puo' non agevolare la comune soluzione di problemi anche a livello infranazionale.
In questo campo le esortazioni contenute nel Suo intervento al C.S.M. del 2 ottobre 2001 possono dirsi ampiamente raccolte: il Consiglio “investe” adeguatamente nella formazione comunitaria dei magistrati, e l'esperienza della gia' avviata Rete europea di formazione giudiziaria, in tal senso, rappresenta gia' un buon laboratorio di attivita' comuni da sviluppare per il futuro tra i diversi Paesi dell'Unione;B) le procedure di nomina di magistrati in Corti ed organismi internazionali a carattere giudiziario o paragiudiziario (Eurojust, Olaf, ecc. ): G.B. Vico direbbe che ogni cosa trova origine e spiegazione nel suo nascimento; e cosi', nel nostro ordinamento, fondato su una tradizione costituzionale di autonomia ed indipendenza della magistratura, occorre interrogarsi su quali possano essere le procedure piu' rispettose di questa tradizione (non quindi quella del cd. "concerto invertito" a sfavore del C.S.M., quale si va profilando nella prassi e preannunciando in taluni DDL, ad es. quello recante l'attuazione di Eurojust); la valutazione del Consiglio sullo status e sulla professionalita' del magistrato da nominare in alti consessi internazionali - che magari avranno poteri di sollecitazione dell'azione penale e di impulso e coordinamento delle indagini transnazionali - deve essere necessariamente pregnante e completa. Questo perche' non limitata solo al rilievo di questioni di "immagine" e rappresentativita' di uno Stato sullo scenario internazionale, ma allargata sino a considerare l'esperienza, la capacita' professionale, l'efficienza, ecc., in ordine ai problemi di gestione e conduzione di un'attivita' investigativa o di una procedura giudiziaria sempre piu' connotate dal requisito della transnazionalita', ed i cui effetti si determinano a cascata, contestualmente, in piu' ordinamenti;
Essendo incontestabile la pertinenza alla funzione giurisdizionale dei compiti assegnati a tali magistrati, si pone, dunque, il problema di definire procedure di selezione e regole di svolgimento dell’incarico compatibili con i principi di autonomia ed indipendenza della magistratura C) le prospettive di una cooperazione giudiziaria penale sempre piu' segnata dalle esigenze di una "coordinazione operativa" .
Di analoga rilevanza è il tema dell’efficienza della giustizia. G.B. Shaw diceva addirittura che esistono solo due qualità al mondo: efficienza ed inefficienza, non vorrei arrivare ad una tale radicale dicotomia, ma non c’è dubbio che il tema dell’efficienza sia un tema molto a cuore ai magistrati. Solo attraverso un sistema efficiente essi vedranno infatti il prodotto del loro lavoro.
Quando ci si lamenta di mala giustizia, di irragionevole durata del processo non si tiene conto che non è la parte l’unica vittima, ma insieme a lei, insieme a ciascuna delle parti che chiede giustizia, quindi tante volte quante sono le parti che attendono inutilmente una decisione, c’è un giudice che in condizioni di normalità, per croniche carenze non riesce a rispondere tempestivamente e risponde quasi sempre troppo tardi, dà cioè una risposta inutile. Il giudice stesso è soggetto che si aliena perché non vede il prodotto del suo lavoro che è quello di risolvere il contrasto determinato dalla violazione della norma penale o dalla lite tra contendenti.
Il progetto di riforma dell’ordinamento giudiziario (su cui è già intervenuta una valutazione critica della maggioranza di questo Consiglio) è la prova concreta che, in questo periodo storico, non è certo l’efficienza della giustizia quella che si persegue. Negli ultimi anni, a parte la legge Pinto, che si è limitata a puntare su un’accelerazione priva di supporti di sostegno in favore di chi doveva accelerare, non sono stati forniti alla magistratura efficaci strumenti di intervento. Ma per effetto della legge Pinto si è improvvisamente imposto alla magistratura di accelerare tutte le sue funzioni, (perché non dimentichiamo che il giudice è sovente al tempo stesso commesso, dattilografo, cancelliere, autista).
L’aumento dei giudizi pendenti è cosa nota, a fronte del carico di lavoro, il personale amministrativo però non è aumentato. Lo stesso preconizzato aumento dell’organico della magistratura, cui Lei signor Presidente, faceva riferimento in termini positivi nell’intervento consiliare del 5 marzo 2001, non si è realizzato nei termini sperati, nonostante una formale sollecitazione in questo senso del Consiglio, rimasta finora priva di riscontro, determinando anche comprensibile disorientamento e disagio tra migliaia di giovani che intendono accedere ai ruoli della magistratura. Resta così mortificato quel percorso che consente negli anni il rinnovo dell’organico della magistratura, i cui effetti negativi possiamo ipotecare fin d’ora negli anni a venire, quando non sarà possibile garantire il ricambio in tanti uffici di primo grado. Sempre più necessitata, di conseguenza, è l’utilizzazione della magistratura onoraria, che pone il C.S.M. di fronte all’ineludibile problema (sin qui forse non affrontato adeguatamente) della formazione del magistrato onorario: un problema urgente, che si affianca al tradizionale e rinnovato impegno che il C.S.M. dedica alla formazione della magistratura professionale, e che è all’attenzione della competente commissione consiliare. In realtà alle volte l’aumento di efficienza non si vede, perché all’aumento della produttività dei magistrati e quindi del conseguente lavoro della cancellerie non è corrisposto un aumento del personale. Si pensi in questo contesto di proiezione verso l’efficienza a soluzioni improntate a concretezza operativa, come quella dell’ufficio del giudice, istituto pensato, previsto e ancora mai realizzato (se non all’interno di questo Consiglio). Lei, signor Presidente, ci ha sovente (non solo oggi) ricordato come la giustizia debba tener conto che di fronte a sé ha un mondo che cambia che va verso l’informatizzazione. E’ indubbio il rilievo che ha l’informatica in ambito giudiziario, e può ritenersi come tra le principali motivazioni alla base del diverso regime dei tempi di risposta del “servizio giustizia” in differenti uffici, vi sia appunto il diverso grado di informatizzazione. Ma è giusto che chi chiede giustizia abbia un trattamento differenziato a secondo del luogo di richiesta, con immediato soddisfacimento solo in alcuni uffici?
Allora la predisposizione dei mezzi per tutti gli uffici è d’obbligo. Ricordiamo che come un macigno pesa il ritardo ad esempio sui giudici delle esecuzioni e dei fallimenti perché il giudice che si occupa dell’esecuzione del giudicato ha come compagno di cammino nel tunnel dell’inefficienza un utente che ha atteso anni per ottenere una decisione definitiva e un soggetto al quale non si può chiedere di attenderne altrettanti per ottenere l’esecuzione della decisione, perché quand’è così la risposta non è stata data ed allora la giustizia è stata negata e non ci sarà più modo di ricomporla in alcuna sintesi. In alcuni uffici sono stati operati significativi progressi, ma non in tutti, e molto cammino resta ancora da fare.
Il C.S.M. ha sempre avuto ben presente i vantaggi derivanti dall’informatizzazione giudiziaria, eppure ci consenta oggi di esprimere un allarme sull’annunziata riduzione delle spese di investimento nel settore informatico.Iniziative importanti quali il protocollo unificato, la gestione informatica dei ruoli ed il fondamentale servizio di assistenza e formazione degli uffici, abbisognevoli di adeguata e costante preparazione all’inesorabile progresso del settore delle nuove tecnologie, impongono investimenti adeguati. Se vogliamo superare la fase di un “giudice artigiano”, che si predispone da solo gli strumenti di base, dobbiamo affiancarlo con personale, strutture e strumenti adeguati. Non dimentichiamo che l’efficienza (così come ci ha ricordato qui in una precedente occasione il signor Ministro) altro non è che il rapporto tra risorse investite e risultati raggiunti: ma proprio sulla base di questa proporzione è indubbio che da una riduzione degli investimenti inevitabilmente deriva una riduzione degli obiettivi che ci si prefigge raggiungere. Si avverte forte il convincimento che la Sua autorevole e confortante presenza, signor Presidente (e così anche quella del signor Ministro), possa costituire occasione per segnalare la drammatica carenza di risorse e di mezzi, l’imminente paralisi di alcuni servizi che a noi magistrati, momentaneamente impegnati in responsabilità consiliari, viene denunciata quotidianamente dai nostri colleghi che operano negli uffici giudiziari del Paese. Provo disagio alla Sua presenza a dover dire che mancano in alcune sedi i fondi per le manutenzioni, per l’utilizzo delle fotocopiatrici, per la benzina, per le trascrizioni. In alcune sedi, già da qualche mese, si è ritornati a verbalizzare le udienze sotto dettatura. Questo Consiglio non può naturalmente avanzare solo richieste di aiuto, e non deve quindi essere trascurata la sua capacità di intervento organizzativo in delicati settori di competenza consiliare quali la professionalità, la formazione, l’organizzazione degli uffici. Lo abbiamo fatto e lo faremo ancor più nel futuro di questa consiliatura.
Siamo ben consapevoli che la credibilità della magistratura italiana si misura sulla capacità di offrire una risposta adeguata e tempestiva alla domanda di giustizia; ma siamo anche convinti che la progettata riforma ordinamentale non possa a tale proposito offrire un significativo contributo.
All’esterno di questo Consiglio, all’interno degli uffici di un sistema giudiziario disomogeneo e complesso, operano migliaia di magistrati che vivono (più che ogni altro momento) una situazione di estremo disagio, derivata dalla precarie condizioni di lavoro, cui si somma un progressivo isolamento, se non addirittura una perniciosa delegittimazione. E’ un clima che ci preoccupa e ci allarma. La cronaca di questi giorni ci offre (anche) quanto accaduto ad un collega ,“crocifisso” in conseguenza della pronuncia di un atto giudiziario, cui deve essere riconosciuta, al di là del contenuto del suo provvedimento e delle critiche pur sempre legittime, un’adeguata tutela nei confronti di invettive e gratuite denigrazioni di inusitata violenza. Avrà colto negli accenti di molti componenti del Consiglio, signor Presidente, una sorta di appello alla sua persona, derivato dal fatto che la magistratura ha sempre guardato e guarda a Lei come presidio dell’assetto costituzionale della giurisdizione, anche nella qualità di presidente di questo Consiglio Superiore. Ed è per conto della magistratura che io intendo ringraziarLa, al termine di questo mio breve intervento, per le sue parole di oggi e (più ancora) di ieri, rafforzati dalla convinzione che questa magistratura, “antropologicamente diversa”, continua ad avere la sua fiducia, e ciò costituisce per noi un vanto ma soprattutto un impegno che intendiamo onorare.

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