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Sul XXVII Congresso dell'ANM (Venezia, 5/8.2.04)
(di Armando Spataro, Segretario del Movimento per la Giustizia)
pubblicato su Avvenimenti del 13.2.04 con il titolo "Alt alla Controriforma"

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Il XXVII Congresso dell'ANM ha fatto registrare una straordinaria partecipazione di magistrati e la significativa presenza del Capo dello Stato che, nella giornata d'apertura, ha applaudito la relazione di Bruti Liberati. Il presidente dell'ANM nulla ha concesso ai rituali della politica: non solo ha illustrato tecnicamente la gravità della controriforma dei giudici approvata al Senato, ma ha fermamente confutato la tesi secondo cui gli ultimi due anni di vita nazionale sarebbero stati caratterizzati da conflitti tra politica e magistratura; sono stati invece - ha detto - due anni di aggressioni e contumelie continue in danno della magistratura. Le cinque componenti dell'ANM hanno espresso valutazioni unanimi sia sui contenuti della politica giudiziaria del governo che sulle iniziative da intraprendere. Confortante è stata l'adesione alle loro ragioni venuta dall'accademia (la relazione del prof. G. Silvestri ha introdotto numerosi nuovi spunti di riflessione sul senso reale della riforma in discussione), dalla dirigenza amministrativa, dalle altre magistrature e dagli avvocati, pur se è doveroso ricordare che, rispetto alle loro aspettative, permangono sensibili distanze sul tema della separazione delle carriere. L'anomalia della nostra situazione (in cui il premier offende la magistratura e ritiene di non doversi sottoporre al giudizio di "semplici impiegati dello Stato che hanno vinto un concorso") non interessa solo l'Italia: la Presidente della Associazione dei Magistrati Europei ha portato all'ANM la solidarietà forte dei giudici europei: tanto più puntuale visto che, proprio poche ore prima, da Bruxelles, il premier italiano aveva attaccato anche la magistratura francese, rea di avere condannato Juppè che lui "conosce personalmente" (e che per questo - si deve supporre - va considerato estraneo a qualsiasi tipo d'accusa). Il congresso veneziano era stato presentato banalmente come un'adunata per decidere uno sciopero. Non è stato così. Ha rappresentato un'occasione per ascoltare moltissime voci e per discutere del contesto europeo, dei ritardi e delle resistenze dell'Italia rispetto al tema della cooperazione internazionale, di efficienza e delle ragioni per cui, a causa delle inadempienze dell'esecutivo, essa manca nel nostro ordinamento. Il Ministro Castelli si è presentato a Venezia preceduto da un significativo biglietto da visita: la notizia, da lui "non smentita, nè confermata", dell'avvio dell'azione disciplinare contro Boccassini e Colombo per la nota vicenda del fascicolo 9520, sulla base di valutazioni che già il CSM ha ritenuto invasive rispetto a quelle proprie dell'esercizio della funzione giudiziaria. Ma al di là di questo, l'intervento del Ministro è stato scoraggiante : cifre e dati, parziali ed opinabili, aggregati - come lui ha detto - secondo "macrorelazioni", in realtà senza criterio, tacendo sulla riduzione delle spese per l'informatica, sui palazzi che crollano, sull'aumentato fabbisogno di risorse e di personale. Le parole del sottosegretario Vietti, in verità , hanno aperto spiragli di possibile confronto proprio sulle scelte che sembrano non negoziabili per Castelli, ma l'on.le Pecorella ha giocato al rialzo e lasciato poche speranze: il suo partito punta ad una rigida separazione delle carriere. Insomma, i magistrati si sono trovati di fronte tre voci autorevoli della maggioranza, che hanno espresso posizioni inconciliabili; non si capisce, dunque, come possa partire il dialogo, con chi e su cosa esso possa intervenire, tanto più che sul confronto già pesano verifiche politiche e scadenze elettorali ormai vicine: forse un primo vero segnale concreto di disponibilità potrebbe venire da una moratoria di alcuni mesi su tutto il disegno di legge delega. E' stato rassicurante, invece, l'intervento di alto profilo istituzionale del Vice Presidente del CSM, così come quello netto ed inequivoco del sen. Massimo Brutti ("se vinceremo le elezioni, ci impegneremo per eliminare i detriti legislativi di questa legislatura"), anche se andrà verificato quanto esso rispecchi l'orientamento della opposizione in cui abbondano, come si sa, i "consiglieri benevoli" (così Oscar Scalfaro a proposito di quelli che "non si può dire sempre no!"). L'ANM, come ormai si sa, ha deciso all'unanimità lo sciopero di due giorni, nel secondo dei quali i magistrati lavoreranno devolvendo gli emolumenti della giornata ad Associazioni che si battono per la legalità o all'acquisto di quegli strumenti materiali di lavoro che il Ministro non garantisce. Lo sciopero è sempre una extrema ratio, ma è lo strumento necessario per far comprendere ai cittadini che oggi non sono in gioco i privilegi di una categoria, ma gli equilibri garantiti dalla Costituzione. La riforma ha un vero obiettivo: correggere i rapporti tra politica e magistratura, come il Ministro ha più volte ribadito. Con questo sciopero i magistrati italiani cominciano oggi una nuova fase del proprio percorso di mobilitazione: verificheranno l'effettiva disponibilità della politica ad ascoltare, perseguire il bene comune e soluzioni condivise; ma, in ogni caso, essi non considerano affatto persa la loro "battaglia"; ci sarà tempo per altre iniziative essendo sin d'ora chiaro a tutti che, anche dopo l'eventuale approvazione del progetto di controriforma, l'azione della magistratura proseguirà rispetto ai decreti legislativi delegati e poi rispetto alle prassi di attuazione, alle interpretazioni possibili, avanzando anche fino alla Corte Costituzionale.
Armando Spataro
Segretario del Movimento per la Giustizia

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