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Il C.S.M. e la gestione degli organici negli anni dal 2002 al 2006: rendiconto e prospettive a metà percorso.
di Giuseppe FICI

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1.1. L'organico complessivo dei magistrati e pari a 9267 unità .
La gran parte di questo organico è distribuito fra i diversi uffici giudiziari di I, di II grado e di legittimità , mentre una aliquota di 200 unità è destinata a funzioni diverse da quelle giudiziarie ordinarie e 330 posti di organico sono riservati agli uditori in tirocinio.
Per la prima volta dall'istituzione del Consiglio Superiore della Magistratura l'organico è quasi del tutto saturo, nel senso che i vuoti di organico dei singoli uffici di I grado, di II grado e di legittimità sono - complessivamente considerati - un numero estremamente ridotto.
Allo stato (novembre 2004) sono vacanti circa 270 posti di primo grado (compresi i posti di magistrato distrettuale), 75 di II grado, 30 di legittimità ; il dato evidentemente prescinde dalle pubblicazioni in atto, in quanto le stesse non spostano, se non marginalmente, la sostanza della questione, atteso che ad ogni trasferimento in posti di I o II grado, ovvero ad ogni conferimento di incarico direttivo, semidirettivo o di legittimità viene coperto un posto e contestualmente se ne scopre un altro.
Una delle concause della descritta situazione è lo spostamento a 75 anni del limite pensionabile, che per un triennio ha sospeso il normale flusso dei pensionamenti e, quindi, il conseguente scivolamento dei magistrati in servizio verso funzioni di appello o di legittimità .
1.2. Il più rilevante dei problemi - connesso a tale situazione di tendenziale saturazione degli organici - che il Consiglio si trova ad affrontare (e per come questo problema è strutturato deve affrontarlo quotidianamente) è quello, ormai assai vicino alla sua scadenza, della individuazione dei posti di prima destinazione per i 385 nuovi uditori che si apprestano ad essere immessi in possesso all'inizio del prossimo mese di dicembre; e che, quindi, dovranno scegliere la loro prima sede all'esito della fase generica dell'uditorato. Invero, l'elenco dei 385 posti da mettere a disposizione degli uditori dovrà essere pronto almeno un mese prima rispetto all'inizio della fase del tirocinio c.d. mirato e, quindi, dovendo i nuovi uditori prendere possesso entro il 20 dicembre p.v., questo elenco dovrà essere pronto fra dicembre 2005 e febbraio 2006, in relazione a quanto verrà stabilito sui tempi dell'uditorato.
Allo stato non vi sono 385 sedi disponibili di I grado assegnabili agli uditori, ma soltanto 250 circa; numero al quale prevedibilmente possano esserne sommati altre 50/70 a seguito del conferimento di posti di appello, ovvero di legittimità , entro la predetta scadenza del dicembre 2005 - febbraio 2006, a colleghi che oggi occupano posti di primo grado; il totale (250+50/70) è comunque insufficiente per realizzare la descritta provvista, indispensabile per il conferimento delle funzioni ai nuovi magistrati.
Sarà , tuttavia, possibile raggiungere la predetta soglia di 385 posti grazie alla ulteriore distribuzione degli aumenti di organico previsti dalla legge n. 48 del 2001: si tratta - per quanto riguarda i posti di I grado che possono essere destinati agli uditori - di ulteriori 312 posti che il Ministro della Giustizia, previa interlocuzione con il C.S.M., dovrebbe presto distribuire essendo già stati banditi il secondo ed il terzo concorso previsti dalla predetta legge che, come è noto prevedeva un aumento di organico di mille unità (invero, tenuto conto dell'aliquota dei fuori ruolo e di quella per gli uditori in tirocinio l'aumento in concreto realizzabile è di 546 unità ).
Il Consiglio si è attivato al riguardo, sottolineando ai vertici ministeriali che quanto prima il Ministro provvederà a questa distribuzione in aumento (di tutti i 312 posti, poiché non v'è alcuna ragione di limitare la distribuzione), tanto più agevole sarà la gestione della mobilità a partire della seconda parte del 2005.
Se è vero, infatti, che alla fine di quest'anno (2004), ovvero all'inizio del prossimo anno (2005) sarà possibile effettuare una pubblicazione di tutti i posti vacanti di I e II grado (per un totale di 250/300 posti), senza tener conto delle sedi da destinare agli uditori (necessarie alla fine del 2005), dovrà poi procedersi con ogni sollecitudine alla definizione della tornata di trasferimenti entro la fine dell'anno. Con la consapevolezza, però, che il raggiungimento dei 385 posti da destinare agli uditori è un obiettivo importante che non può in alcun modo essere mancato, ma che esso non è il solo obiettivo, poiché è anche auspicabile che il numero di posti vacanti sia superiore a quella cifra per consentire di escludere dall'elenco di sedi da destinare agli uditori il maggior numero possibile di sedi (e segnatamente quelle particolarmente ambite) da destinare alla mobilità ordinaria.
I margini, al riguardo, sono strettissimi e, tuttavia, il Consiglio dovrà fare il possibile perché il numero delle sedi di I grado disponibili a fine 2005 sia il più elevato possibile, per consentire - per le ragioni anzidette - un minimo di mobilità .
E', peraltro, evidente che i posti in aumento di organico che saranno distribuiti dal Ministero nel corso del 2005 potrebbero in parte essere pubblicati (quelli più ambiti) ed il resto riservati per gli uditori che saranno chiamati a scegliere la sede alla fine dello stesso anno.
1.3. Problemi ancora più complessi si prospettano con riferimento ai futuri 700 nuovi magistrati, che oggi sono soltanto dei giovani e meno giovani neolaureati che si preparano al concorso e che seguono con inquietudine le difficoltà e le vicissitudini dei due grossi bandi già pubblicati ed i cui termini sono stati recentemente prorogati.
Questi futuri magistrati saranno in servizio (nella prima sede di destinazione) non prima del 2008 e, quindi, il Consiglio (soprattutto quello nuovo) dovrà affrontare seri problemi connessi, per un verso, al mancato afflusso di nuovi magistrati da destinare alle sedi meno ambite che prima delle altre saranno destinate a subire un progressivo svuotamento degli organici; e, per altro verso, alla necessità (a partire del 2007) di individuare i posti (problemi forse insormontabile a legislazione invariata) cui destinare questa gran massa di nuovi magistrati, con ulteriori difficoltà per la c.d. mobilità ordinaria che, in ogni caso, si preannuncia alquanto asfittica per i prossimi anni.
Al riguardo, in una fase come quella attuale, nella quale un terremoto ordinamentale sembra profilarsi come sempre più imminente, è pressoché impossibile - con riferimento alla mobilità degli anni successivi al 2005 - abbozzare una qualche programmazione e, tuttavia, l'impegno deve essere quello di mantenere sempre alta l'attenzione, ad evitare il rischio che eventuali omissioni di questo Consiglio possano aggravare l'impegno che dovranno affrontare i futuri consiglieri.
1.4. In un contesto come quello che si è cercato di delineare l'espressione politica del personale ha assunto, dunque, per l'attuale Consiglio un diverso significato rispetto al passato: non più esercizio di discrezionalità nelle scelte relative alle sedi da coprire integralmente e sedi da lasciare volutamente scoperte, quanto piuttosto utilizzo al massimo delle risorse disponibili per garantire il massimo possibile di mobilità ed, al contempo, la massima trasparenza ed il massimo rigore per evitare situazioni di privilegio, indebiti vantaggi ovvero abusi.
Ma anche costante informazione, per rendere partecipi centinaia, se non anche migliaia di colleghi interessati delle prospettive, delle difficoltà , della possibili soluzioni, delle scelte operate e degli sforzi settimanalmente compiuti.
Al riguardo, riteniamo che il gruppo consiliare espressione dei c.d. Movimenti ha assolto, fin adesso, al meglio ai suoi compiti con dedizione e spirito di servizio.
E' generale il riconoscimento dei risultati ottenuti e, quel che è più rilevante, sono state scongiurate le ricorrenti polemiche, aggravate dai toni esasperati di tanti colleghi che affidavano la loro delusione alle reti telematiche. Con un evidente beneficio per la credibilità del Consiglio.
2.1. A questo punto pare opportuno sintetizzare cosa è stato fatto - con riferimento alla mobilità - nei primi due anni di consiliatura, per poi affrontare il tema di cosa deve e cosa potrebbe essere fatto nei prossimi due anni.
2.2. La circolare in materia (la n. 15098 del novembre 1993) - che certamente meriterebbe una profonda e ragionata rivisitazione (di fatto, in questi primi due anni di consiliatura, impedita dall'emergenza continua e dalle difficoltà strutturali in cui opera il Consiglio) - è stata modificata in alcune sue specifiche disposizioni ad un duplice fine; e, cioè, realizzare uno snellimento delle procedure e ridurre quelle zone di incertezza ed ambiguità che costituivano fonte di lunghe e defatiganti dispute interpretative in commissione ed in plenum e, soprattutto, fonte ed alibi per decisioni non condivisibili ed in taluni casi addirittura scandalose.
Con riferimento alla prima delle due finalità , (a) è stato ridotto il numero delle preferenze, (b) è stata prevista una revoca implicita delle sedi indicate in posizione subordinata rispetto alla sede che viene espressamente revocata, (c) è stata disciplinata la revoca della revoca.
Tali modifiche procedurali sono state accompagnate - sempre al fine di una maggiore speditezza ed efficienza - dal costante sforzo di migliorare le prassi operative nel caricamento dei dati, nell'esame delle proposte, nelle comunicazioni agli interessati, nell'utilizzazione degli strumenti che la vigente circolare già offre (scorrimento delle graduatorie, trasferimento d'ufficio a disponibilità di sedi di appello rimaste prive di aspiranti); nonché dal coinvolgimento pieno e costante dell'intera struttura di segreteria (magistrati segretari in primo luogo, ma anche funzionari e personale tutto) nella ricerca del risultato e nella comprensione e condivisione delle quotidiane difficoltà operative, non disgiunto tutto ciò da una costante e discreta verifica dell'avanzamento di ogni singola procedura.
2.3. In merito alla seconda finalità perseguita e, cioè, riduzione delle aree di ambiguità ed incertezze, la circolare relativa ai trasferimenti (d) è stata profondamente innovata in materia di concorso virtuale, con espressa esclusione di taluni uffici (semidirettivi, D.N.A. e uffici del massimario) dal novero di quelli assegnabili al di fuori di una procedura concorsuale e con una severe disciplina del c.d. rientro in ruolo; ed (e) è stata completamente riscritta nella parte relativa ai motivi di salute, con una puntuale indicazione di tutte le situazioni legittimanti i benefici ed una analitica differenziazione per ogni categoria di familiari dei presupposti e dei limiti dei benefici ammessi, con auspicato annullamento, quindi, di ogni incertezza e di ogni ambiguità .
La nuova disciplina, sull'uno e sull'altro fronte evidenziato, ha dato ottimi risultati, poiché la chiarezza e severità delle singole prescrizioni ha scoraggiato in limine ogni tentativo di superamento in presenza di casi particolari, con una acquisita coerenza amministrativa ed un non indifferente risparmio di energie e risorse.
Non sono mancati- è doveroso segnalare - con riferimento a specifiche procedure blandi tentativi di superamento del dato testuale, ma le energie impiegate (con successo) per respingere questi tentativi (alcuni davvero improvvisati) sono state di gran lunga inferiori a quelle (assai spesso inutilmente) impiegate in analoghe occasioni verificatesi in epoca anteriore alle modifiche di circolari. Così come va segnalato che, in alcuni dibattiti di plenum, emerge con chiarezza una voglia di controriforma sul quale si tornerà più oltre.
2.4. Un ulteriore momento caratterizzante la politica della mobilità perseguita nell'ultimo periodo è stato quello - per agevolare la c.d. mobilità verso l'alto - di procedere, senza indugio, alla pubblicazione di tutti i posti vacanti di II grado, semidirettivi e di legittimità .
Sembra una scelta scontata e, tuttavia, così non è, perché ogni proposta di delibera relativa a pubblicazione di posti di appello o di legittimità è accompagnata da vivaci e contrastati dibattiti di plenum per respingere le esigenze di coloro che vogliono escludere dall'elenco qualche posto, per consentire un qualche margine di manovra al Consiglio.
2.5. Momenti essenziali della positiva stagione vissuta dalla III Commissione - dopo anni di ricorrenti polemiche - sono state due determinazioni generali di carattere organizzativo, in mancanza delle quali la situazione della mobilità dei magistrati ben difficilmente oggi avrebbe potuto essere descritta, come si è fatto in questa sede, in termini di grande difficoltà ma non anche di vero e proprio tracollo.
Ci riferiamo alla spostamento delle competenze per il conferimento degli incarichi semidirettivi dalla Terza alla Quinta Commissione, che pure è stata tenacemente contrastata dal gruppo consiliare di Unicost, le cui preoccupazioni sono state fortunatamente disattese dal Comitato di Presidenza, che, a termini di regolamento, ha sollecitato il descritto spostamento di competenze al Presidente della Repubblica.
Resta agli atti del Consiglio questa strenua ed ingiustificata opposizione ad un rideterminazione delle competenze interne di assoluta ed evidente razionalità : si trattava e, fortunatamente, si è trattato di sollevare la Terza Commissione da una sua specifica competenza (quella degli incarichi semidirettivi) per consentire una più adeguata ed efficiente gestione delle altre materie, prima fra tutte la gestione dei bandi di trasferimento ordinario; e di attribuire la materia dei semidirettivi alla Quinta Commissione, il cui carico di lavoro è rimasto fortemente ridimensionato, a seguito dell'intervento normativo che ha spostato a 75 anni l'età pensionabile e che ha di fatto congelato la gran parte degli incarichi direttivi per un triennio.
In mancanza di tale intervento - che si ribadisce è stato tenacemente contrastato - ben difficilmente la Terza Commissione avrebbe potuto mantenere i ritmi che ha, invece, mantenuto nella definizione dei trasferimenti ordinari e pressoché certamente avrebbe definito ben pochi dei 104 concorsi per il conferimento di incarichi semidirettivi che, invece, la Quinta commissione è riuscita, sia pure con grandi difficoltà e ritardi, a definire.
Riesce arduo comprendere come una così elementare scelta di funzionalità minima e di ottimizzazione delle scarse risorse disponibili sia stata prima contrastata ed a tutt'oggi non è stata ancora definitivamente compresa.
2.6. Altro momento essenziale in materia di gestione del personale è stato quello, affrontato e fortunatamente risolto in modo adeguato nel luglio del 2003, relativo alla individuazione dei criteri procedurali per il riconoscimento del beneficio della precedenza assoluta, maturato ex art. 5 della legge 133 del 1998, dopo la permanenza di un quinquennio in sede disagiata.
Si trattava, in buona sostanza, di decidere come procedere al riconoscimento del beneficio in questione, riconosciuto dalla legge e dalle circolari del Consiglio, in occasione del compimento del quinquennio di permanenza in sede disagiata del primo contingente di beneficiari.
La questione affrontata, dunque, non doveva e non poteva essere l'an del beneficio, quanto piuttosto il quomodo.
Una risicata maggioranza consiliare (la votazione al ballottaggio è stata ripetuta, dopo l'assoluta parità registrata alla prima votazione) ha stabilito che, per il riconoscimento del diritto di prelazione i titolari del beneficio avrebbero dovuto partecipare ad un interpello loro riservato, ad evitare la loro partecipazione in massa ai concorsi ordinari.
In altri termini, trattandosi di magistrati titolari di un diritto alla precedenza assoluta, si è ritenuto che il diritto degli stessi avrebbero dovuto essere soddisfatto attraverso una procedura loro riservata, piuttosto che costringerli a partecipare in massa ad un concorso ordinario, che li avrebbero visti comunque in posizione di assoluto ed insuperabile vantaggio rispetto a tutti gli altri partecipanti.
Quel che (imprevedibilmente) è stato difficile far comprendere è che la scelta di procedere ad interpelli riservati non veniva a costituire una (maggior) tutela dei titolari del beneficio - come con malcelato disappunto è stato sostenuto - poiché il non contestato diritto alla precedenza assoluta avrebbe loro garantito, comunque, la prescelta anche nell'ambito dei concorsi ordinari. Si trattava e si è trattato più semplicemente (ma non è poco) di assecondare evidenti ragioni di razionalità e di gestione ottimale delle risorse, atteso che avrebbe dovuto essere agevolmente condivisa l'assoluta inutilità , alla stregua di canoni di logica elementare, di pubblicare per tutti le sedi che saranno sicuro appannaggio dei beneficiari, sol che lo vorranno.
Si trattava e si è trattato, in ultima analisi, di tutelare i non titolari del beneficio, i quali mentre nessun vantaggio avrebbero potuto ricevere dalla (sola) partecipazione a concorsi per l'assegnazione di posti di sicuro appannaggio dei beneficiari della prelazione assoluta, avrebbero (ed hanno poi) nella sostanza beneficiato della maggiore funzionalità del Consiglio acquisita attraverso l'oculata gestione delle risorse: all'esito degli interpelli già effettuati, definite in due tre settimane le procedure sollecitate dai titolari del beneficio, si è subito proceduto alla pubblicazione di tutti i posti residui con l'avvio di concorsi non compromessi dalla massiccia presenza di titolari della prelazione assoluta.
Con riferimento a tale questione resta a tutt'oggi assai poco condivisibile la linea seguita dal gruppo consiliare di MD che, unitamente a tutti i laici, ha contrastato in Commissione ed in plenum la delibera in questione, poi approvata però con il contributo (consapevolmente) decisivo di un consigliere del predetto gruppo.
2.7. Discorso diverso, totalmente diverso, è quello di rivedere in prospettiva l'utilità degli incentivi ex lege 133/98 e, quindi, di ridurre per il futuro la sua operatività ed incidenza.
Deve esser tuttavia chiaro - per contrastare ogni facile caduta propagandistica - che una tale riduzione di operatività non potrà che valere per il futuro, esclusa ogni incidenza nei confronti di coloro che si trovino oggi in sede disagiata e che attendono di maturare il quinquennio. Ogni confusione e voluta ambiguità al riguardo (con strumentale sovrapposizione delle questioni) è esercizio demagogico che fa soltanto male al Consiglio e che, per quanto ci riguarda, contrasteremo con grande energia, nella consapevolezza che anche i colleghi maggiormente penalizzati da questa situazione sono perfettamente in grado di capire, di distinguere e di valutare.
L'esigenza di ridurre l'operatività della legge 133 - in una situazione come quella attuale di tendenziale saturazione degli organici e di sostanziale blocco della mobilità verso talune sedi particolarmente ambita (Roma in primo luogo) - è stata, peraltro, già discussa ed ampiamente condivisa, tant'è che, per l'anno 2004, sono state individuate dal Ministero come sedi disagiate, di concerto col Consiglio, soltanto pochissime sedi di I grado, per un totale complessivo di 25 posti, numero di gran lunga inferiore rispetto a quello dei primi anni di applicazione della normativa.
2.8. Per completare l'analisi del bilancio dei primi due anni di questa consiliatura in materia di mobilità va ancora evidenziato che (a) le singole questioni e procedure sono state affrontate, inserendole sempre in un contesto di programmazioni costante, per una ottimale utilizzazione delle risorse; (b) una costante e trasparente informazione ha accompagnato ogni scelta, nella consapevolezza che l'autogoverno si difende e si fa crescere coinvolgendo e responsabilizzando i colleghi; (c) ogni scelta ritenuta inopportuna o illegittima è stata contrastata e rappresentata all'esterno, così assolvendo ad un preciso dovere di trasparenza; (d) costante è stato il coinvolgimento degli uffici ministeriali per il bando dei nuovi concorsi, per una accelerazione dei tempi nella distribuzione degli aumenti di organico previsti dalla legge n. 48 del 2001, per una diversa utilizzazione degli incentivi ex lege 133/98.
3. Per concludere, va in estrema sintesi rappresentato - sempre in tema di mobilità - cosa deve e cosa potrebbe essere fatto nei prossimi due anni.
Riteniamo che si debba
a) auspicare che la Terza Commissione mantenga gli stessi ritmi, pronti a riconoscere meriti e, tuttavia, pronti a sollecitare e denunciare ritardi. Com'è noto, non siamo quest'anno (contro la nostra volontà ) in Terza Commissione, dove tuttavia garantiamo una nostra costanza presenza. Attraverso l'esame delle pratiche che pervengono al plenum, nonché grazie al sistema informatico interno siamo in grado, inoltre, anche grazie all'esperienza maturata, di seguire costantemente i lavori.
b) perseverare nella politica di costante e trasparente informazione, per coinvolgere i colleghi nelle difficoltà del Consiglio e nella individuazione di possibili soluzioni o correttivi. Il nostro Notiziario, con specifico riferimento alle problematiche della mobilità , è puntuale ed aggiornatissimo; ha costituito e costituisce fonte di informazione all'esterno (con un rilievo che riteniamo sia stato essenziale nell'acquisita fiducia da parte dei colleghi, le cui frange più intemperanti hanno dovuto ricredersi) ed assolve, all'interno, ad un (non sempre discreto e non sempre gradito) ruolo di costante vigilanza.
c) insistere con il Ministero per la distribuzione quanto prima possibile degli aumenti di organico previsti dalla legge 48 del 2001.
d) avviare il dibattito per modifiche di circolare - in merito alle quali le opinioni possono essere profondamente divergenti - che siano adeguate alle descritte difficoltà di mobilità (d1 aumento dei punteggi per motivi di famiglia o di salute; d2 diminuzione di punteggi per spostamenti nell'ambito della stessa sede; d3 studio - estremamente problematico, se non anche del tutto impraticabile - di possibili procedure di scambio di sede; d3 profonda rivisitazione degli incentivi per sedi disagiate);
e) contrastare ogni possibile controriforma in materia di rilevanza delle ragioni di salute, ovvero in materia di concorso virtuale per il rientro fuori ruolo;
f) contrastare ogni innovazione che introduca, anche surrettiziamente, corsie preferenziali per sedi ambite (come per magistrati impegnati anche in incarichi elettivi), ovvero procedure che accrescono il tasso di confusione e discrezionalità (come per le ipotesi di avvicinamento provvisorio del magistrato alla sede dove svolge attività lavorativa il coniuge e dove risiede la prole di età inferiore ad anni tre).
Roma, 19 novembre 2004


Giuseppe Fici

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