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L'applauditissimo discorso tenuto dal Presidente dell'ANM Ciro RIVIEZZO in
occasione dell'assemblea dell'ANM a Roma il 25 giugno

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Gentili ospiti, cari colleghe e colleghi,

la magistratura italiana si trova ancora una volta riunita per esporre le
ragioni di un dissenso profondo rispetto ad una proposta di legge
sull'ordinamento
giudiziario che riteniamo sbagliata, irrazionale, per larghi versi
incostituzionale. In questo, la voce della magistratura non è isolata, come
qualcuno vorrebbe far credere. Ad essa, si unisce quella di gran parte della
cultura giuridica, che oggi è qui autorevolmente rappresentata, e con la
quale da anni stiamo portando avanti questa battaglia di ragionevolezza.
Voglio qui ringraziare gli amici accademici che hanno risposto con
entusiasmo al nostro invito a partecipare, chi personalmente chi a mezzo di
messaggi, tutti con la condivisione dei valori comuni di difesa
dell'autonomia
ed indipendenza della magistratura. Al manifesto preparatorio dell'odierna
iniziativa, nella sola giornata di ieri, hanno inoltre già aderito alcune
altre decine di illustri accademici e cultori del diritto.



1) I rilievi del capo dello Stato. La proposta all'esame del Parlamento,
pur con l'emendamento approvato dal Senato, non risponde nemmeno ai rilievi
contenuti nel messaggio del Capo dello Stato. Non rispetta, innanzitutto, il
senso profondo del messaggio del Presidente. Un filo rosso collega i quattro
rilievi, ed è il rispetto dell'autonomia ed indipendenza della magistratura
rispetto ai poteri del Ministro e comunque all'erosione dei poteri del CSM.
E' lo stesso impianto della riforma che in tal modo è stato messo in
discussione. Una riforma che proprio questo si propone, e cioè limitare i
poteri di autonomia del CSM e l'indipendenza dei singoli magistrati. Per
fare un esempio, lo spirito del messaggio presidenziale, in realtà, mette in
crisi anche la stessa struttura della Scuola, proprio in quanto esterna al
CSM. Ma, in particolare, la proposta è ancora in contrasto su almeno tre dei
quattro punti segnalati: a) il sistema dei concorsi. Il Presidente nel suo
messaggio afferma che L'invasione della sfera di competenza riservata al
Consiglio è particolarmente evidente nell'ipotesi in cui i candidati siano
stati esclusi nell'ambito delle predette procedure. Infatti, allorché
manchino il favorevole giudizio conseguito presso la Scuola superiore o la
positiva valutazione nel concorso da parte della commissione, il Consiglio
non può neppure prendere in considerazione la posizione del candidato
escluso. Bene, anzi male, questo punto non è stato modificato
nell'emendamento,
e quindi resta inalterata la palese incostituzionalità del testo. Ma anche
il sistema emendato ridimensiona i poteri del CSM, che restano di fatto
vincolati alle valutazioni di organi ad esso esterni. b) il potere di
impugnazione del Ministro delle delibere del CSM in materia di incarichi
direttivi. Nel messaggio del Presidente, citando la Corte Costituzionale, si
dice con chiarezza che nei rapporti tra Consiglio e Ministro in materia di
conferimento di incarichi direttivi, non vi può essere che questione di
conflitto di attribuzioni. Non c'è spazio per altro genere di contrasti.
Quindi, la norma che continua a prevedere la possibilità di ricorso alla
giustizia amministrativa, sia pure con la pilatesca formula "fuori dei casi
di conflitto di attribuzioni", resta incostituzionale. c) La Relazione del
Ministro alle Camere. Anche su questo punto, seppure formalmente adeguato al
rispetto dell'art. 110 Cost. , resta la pericolosità di elusioni debordanti
alla valutazione di merito dell'attività giudiziaria o a inammissibili
direttive in materia di giurisdizione.

2) Gli altri aspetti di incostituzionalità. Ma nella proposta vi sono
altri aspetti di illegittimità costituzionale, diversi da quelli di "palese
incostituzionalità" segnalati dal Capo dello Stato. Il sistema disciplinare,
che incide sulla libertà di manifestazione del pensiero del magistrato e
sull'essenza stessa del suo essere magistrato, e cioè l'interpretazione
della legge. La gerarchizzazione degli uffici del PM, che prefigura una
dipendenza dall'esecutivo. La gerarchizzazione degli stessi giudici, con la
costruzione di un sistema piramidale, che vede al suo vertice la Corte di
Cassazione che, invece del suo ruolo nomofilattico, assume quasi un compito
organizzativo e di cooptazione, attraverso la presenza massiccia di
consiglieri di cassazione nella Scuola e nelle commissioni esterne al CSM.
In realtà, il recupero del sistema degli esami per le promozioni e
l'assegnazione
degli incarichi direttivi (invece di privilegiare il vissuto giudiziario),
il ruolo della Cassazione, i rapporti tra magistratura e Ministro della
Giustizia non fanno altro che riportare indietro di decenni l'ordinamento
giudiziario, al sistema pre-costituzionale, che era stato smantellato
proprio dalle riforme che lo hanno adeguato al dettato della Costituzione.
Non hanno inventato nulla, vogliono solo riportare la giustizia ad
un'organizzazione
che non tiene conto dei valori costituzionali. C'è la sostanziale
separazione delle carriere di giudici e PM, perché decidere definitivamente
dopo cinque anni di carriera se essere per sempre giudice o PM, senza alcuna
possibilità di passaggio tra una funzione e l'altra, significa di fatto
separare le carriere. E non manchiamo mai di sottolineare come questa scelta
sia profondamente sbagliata, prefigura anch'essa una inevitabile evoluzione
verso la dipendenza del PM dall'esecutivo, è comunque pericolosa per la
cultura della giurisdizione che deve permeare anche la funzione del PM. I
test psico-attitudinali: proprio un recente episodio, in cui questi test
sono stati richiamati dal Ministro Castelli a sproposito e in modo offensivo
per un valoroso collega, la cui colpa era stata quella di esprimere le
proprie idee, dimostra qual è l'intento che muove i proponenti di questa
previsione: selezionare i futuri magistrati sulla base della loro conformità
ad un sistema di idee prestabilito. Prestigiose associazioni di esperti del
settore hanno dimostrato l'ingenuità - ed uso un eufemismo - della pretesa
di valutazione predittiva psicologico-psichiatrica del futuro magistrato, in
ragione di più cogenti criteri metodologici, che impediscono la costruzione
di griglie riduttive attendibili, atte a testare funzioni così complesse,
che coinvolgono ideali, motivazioni, passioni, interessi, come se si
trattasse di mere capacità oggettivamente standardizzabili.

3) Una riforma sbagliata e ingestibile. Insieme a questi profili che
incidono sull'impostazione di fondo della contro-riforma, abbiamo segnalato
e continuiamo a farlo, gravissimi problemi di ingestibilità e
impraticabilità delle disposizioni che si intende approvare. Vedete, negli
incontri che abbiamo avuto con le forze politiche in questi mesi, abbiamo
sempre sottolineato questo punto: siamo contrari all'impianto di fondo della
riforma, che è per larghi versi incostituzionale, ma comunque, quand'anche
non si condividessero queste nostre critiche, si prenda almeno atto che il
sistema prefigurato non può funzionare, presenza aspetti di irrazionalità
che bloccheranno l'autogoverno, almeno fin quando la Corte Costituzionale
interverrà per spazzare via la maggior parte di queste norme. Con gravissimo
danno per l'organizzazione degli uffici, e, in ultima analisi, con riflessi
negativi per l'andamento dei processi e per la loro già interminabile
durata. Quindi, una riforma che non solo non interessa la gente - e di ciò
sembra essere consapevole lo stesso Ministro - ma che si rivelerà dannosa
sotto vari profili. Abbiamo dimostrato, numeri alla mano, come sia balzana
questa idea di un giovane uditore costretto sin dall'inizio della carriera a
scegliere se ricoprire il ruolo di PM o giudice, e che poi, per il gioco
casuale delle vacanze dei posti, può trovarsi a fare per tutta la vita la
funzione che non preferiva. Oppure quanto sia macchinoso, costoso,
inefficiente, oltre che sbagliato nella sua impostazione, il sistema dei
concorsi, che sceglie sulla base di un esame teorico piuttosto che della
concreta esperienza giudiziaria. L'obbligatorietà dell'azione disciplinare
avrà effetti di intasamento del sistema: l'apertura di un numero enorme di
procedimenti, per fatti che nella massima parte dei casi finiranno con una
pronuncia di archiviazione, può oltretutto ritardare la carriera del
magistrato, ed incidere sulla sua serenità. Insomma, il sistema
dell'autogoverno
rischia di restare bloccato per anni su ogni singola scelta.

4) Il metodo adottato. Accanto a questi profili di merito, c'è un
problema di metodo: il Ministro Castelli dice che su questa riforma si
discute da quattro anni, e che è il tempo delle decisioni. In realtà, di
questa riforma non si è mai discusso, si è andati avanti a colpi di
maxi-emendamenti (formula legislativa che il Capo dello Stato non ha mancato
di censurare nel suo Messaggio alle Camere), blindature, voti di fiducia,
contingentamento dei tempi. Il Parlamento non ha potuto occuparsi nel
dettaglio delle singole disposizioni, correggere errori, discutere di questo
o quell'aspetto. E' stato posto sempre di fronte alla necessità di accettare
un prodotto pre-confezionato e modificato, di volta in volta, - ed anzi
peggiorato - da decisioni prese in altre sedi. Eppure si tratta di una
riforma complessa, su cui sarebbe stato necessario un dibattito ampio, con
la partecipazione di giuristi, costituzionalisti, magistrati, operatori del
diritto in genere. Nulla di tutto questo. Nel corso dei lavori parlamentari,
per una scelta pregiudiziale, gli emendamenti presentati dall'opposizione,
ma anche da esponenti della stessa maggioranza, non sono stati neppure presi
in considerazione. Ogni parola di ragionevolezza, ogni richiamo al buon
senso, ogni proposta alternativa, sono state considerate delle minacce
all'esistenza
stessa della riforma, come se fosse impossibile discuterne. L'ANM, in
particolare, è stata presentata - e lo viene tuttora - all'opinione pubblica
come corporativa, chiusa a qualsiasi ipotesi di riforma. Nulla di più falso.
Abbiamo presentato articolate proposte alternative su tutti gli aspetti che
tocca la contro-riforma. Dalla separazione delle funzioni al disciplinare,
alle verifiche periodiche di professionalità, al sistema di accesso alle
diverse funzioni, ed in particolare a quelle di legittimità. Proposte
innovative, spesso più severe di quelle contenute nella proposta
governativa, e che però avevano il difetto agli occhi di qualcuno di essere
rigorosamente conformi ai principi della Carta Costituzionale. Quella Carta
che tutto il mondo ci invidia, e che invece oggi si vuole stravolgere. Il
risultato è una riforma che, a dire dello stesso Ministro Castelli, presenta
aspetti di incostituzionalità che andranno vagliati dalla Corte, una riforma
non entusiasmante, secondo altri autorevoli esponenti del Governo. Ed
allora, perché approvarla ? Perché provocare al Paese, che non la merita,
questa ulteriore lacerazione istituzionale ? Perché continuare ad affossare
il sistema giudiziario ? Perché non concentrarsi sull'efficienza della
giustizia, sul come ridurre i tempi dei processi, sul come rispondere al
bisogno delle imprese di una giustizia affidabile, in una parola sul come
tutelare i diritti dei cittadini ? Se a queste domande non c'è risposta,
come non c'è risposta, allora la magistratura ha il dovere istituzionale di
non rassegnarsi di fronte ad una proposta irrazionale e incostituzionale. Di
esprimere il proprio fermo dissenso oggi di fronte alla proposta di legge
delega. Ma anche domani, a legge eventualmente approvata, chiederemo che non
si dia corso alla delega, come tante volte è accaduto in passato; comunque,
che gli eventuali decreti delegati siano conformi al dato costituzionale ed
alla delega; e se non saranno tali, sarà la Corte Costituzionale a dirimere
i contrasti tra organi dello Stato, e a tutelare i singoli nelle
controversie che dovessero essere proposte. Nessuno si illuda: la
magistratura italiana farà fino in fondo il proprio dovere a difesa dei
valori costituzionali, rispettosa del giuramento che ciascuno di noi ha
pronunciato.

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