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Intervento del cons. Ernesto Aghina nel plenum straordinario del CSM dell'8.6.2006 presieduto per il suo insediamento dal
Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano

 

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PLENUM STRAORDINARIO DEL C.S.M. - 8 giugno 2006
Saluto con deferenza il Capo dello Stato che oggi presiede per la prima volta questo Consiglio che sta concludendo un mandato in un contesto politico-istituzionale caratterizzato da non poche tensioni sui temi della giustizia.
Al ringraziamento per la Sua presenza oggi tra noi intendo accompagnare una sintetica riflessione sull'esperienza maturata all'interno del Consiglio.
Siamo consapevoli delle difficoltà materiali e operative dell'azione consiliare, della necessità di maggiore trasparenza nelle scelte cui deve farsi carico l'esercizio di un autogoverno che intenda acquisire sempre maggiore e necessaria autorevolezza, all'interno e all'esterno della giurisdizione.
Non possiamo disconoscere quanto i ritardi che hanno connotato alcuni aspetti della gestione del C.S.M. ripropongano anche al nostro interno il problema della durata dei procedimenti, che connota purtroppo come variabile indipendente l'amministrazione della giustizia.
Si tratta di aspetti sui quali è necessaria un'approfondita riflessione che involga la stessa concezione della funzione consiliare e un'accorta gestione delle risorse.
Prossimi alla scadenza del nostro mandato sappiamo però che i riferiti limiti dell'esercizio dell'autogoverno si coniugano con criticità riferibili ad un'ancora insufficiente decentramento di attribuzioni ai Consigli Giudiziari, alla carenza di strutture amministrative, alla stessa riduzione numerica dei componenti del Consiglio, rivelatasi ingiustificata rispetto all'incremento di attività ed incidente financo sulla concreta operatività delle sedute del plenum.
Senza impropri eccessi millenaristici, non posso esimermi dal rappresentarLe, nella sua veste di Presidente del C.S.M., la consistente onerosità dell'attuale situazione che si presenta estremamente disagevole per l'esercizio dell'autogoverno che voglia - come deve - connotarsi per un'efficienza cui va uniformato l'intero "servizio giustizia" del nostro Paese.
Le difficoltà derivanti dall'attuazione della riforma ordinamentale, anche e soprattutto con riferimento alle prossime modifiche del procedimento disciplinare e del sistema delle carriere dei magistrati, richiederanno un intervento del Consiglio per affrontare molti e consistenti problemi organizzativi e funzionali, alcuni dei quali appaiono oggettivamente di difficile gestione, sia per l'impervia formulazione del dato normativo, sia perché incombenti in un momento di transizione tra due consiliature.
Valga l'esempio della gestione della complessa fase in cui tutti i magistrati dovranno a breve formulare un'opzione definitiva tra le funzioni requirenti e giudicanti.
E' una preoccupazione che Le rassegnamo, signor Presidente, in spirito costruttivo, convinti come siamo che possa aprirsi una più proficua stagione in cui i tanti problemi che affliggono la giustizia possano essere convenientemente affrontati con "serenità ed equilibrio", come da Lei sottolineato nel primo messaggio al Parlamento, ma anche che vi è necessità di intervenire con tempestività , perché si potrebbero determinare disfunzionalità difficilmente reversibili, con ricadute negative anche sui tempi dei processi, come più volte segnalato da questo Consiglio.
Non posso indulgere alla tentazione in questo momento di elencare il catalogo delle urgenze da fronteggiare in materia di giustizia, la cui consapevolezza si è accentuata al termine di una consiliatura che ha costituito per tutti prezioso approfondimento con una realtà articolata e complessa: ritengo (ed anzi auspico) che avremo modo di confrontarci sul tema con il nuovo Ministro, come d'altronde egli stessi oggi ci ha garantito, di cui abbiamo apprezzato l'incipit improntato a spirito di collaborazione e di dialogo.
Devo dire che ascoltare la volontà di improntare l'indirizzo politico del suo impegnativo dicastero ad una "concertazione istituzionale permanente" è qualcosa che personalmente mi conforta, e costituisce un vistoso segnale di discontinuità rispetto a chi si è proposto nei confronti di altre istituzioni in un'ottica di contrapposizione.
Questo Consiglio, ormai in scadenza di mandato, trasmette al successivo legati importanti in materia di organizzazione degli uffici giudiziari, verifica della professionalità , formazione (cui il Consiglio dedica ingenti energie e risorse supplendo all'assenza di una struttura autonomamente preposta a tal fine).
Vorrei specificamente segnalare alla sua attenzione il tema della magistratura onoraria, cui è particolarmente impegnato il Consiglio, sia per l'ampiezza numerica dei magistrati (oltre 9.000, suddivisi tra vari acronimi, un dato quindi superiore a quello dei magistrati professionali), sia per la necessità di un revisione ordinamentale.
Tra i molteplici impegni che la Sua altissima funzione le assegna, quello di presidente del C.S.M. le offrirà una preziosa occasione di confronto con il complesso mondo della magistratura e del sistema dell'autogoverno: siamo certi che saprà essere vigile custode delle prerogative che la Costituzione assegna alla magistratura e dei principi della giurisdizione.
Le chiediamo di non farci mancare le sue indicazioni, anche severe, nell'ottica di un confronto istituzionale serio, responsabile, costruttivo, volto alla realizzazione di quell'imprescindibile interesse della comunità e dello Stato che tutti ci deve guidare.
I magistrati italiani e tutte le istituzioni dell'autogoverno sono chiamati a un impegno straordinario per rispondere all'esigenza diffusa di realizzare un nuovo e più adeguato sistema di giurisdizione.
Siamo certi che Ella, anche nella qualità di presidente del C.S.M., saprà guidare questo percorso con quei sentimenti di vicinanza ed attenzione che tanto ci hanno confortato in questi ultimi, difficili anni.

cons. Ernesto Aghina

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