Get Adobe Flash player
INTERVENTO del SEGRETARIO GENERALE del MOVIMENTO PER LA GIUSTIZIA all’Assemblea generale dell’ANM del 26 novembre


1. Porto il saluto del Movimento per la Giustizia, avendo assunto da due settimane l’onere della Segreteria generale del Gruppo in esito all’Assemblea nazionale del 12 novembre.


2. Diamo atto dell’obiettivo diffuso disagio che ha animato i promotori di questa Assemblea generale, con un’iniziativa sorta in un momento in cui, dopo le delusioni per il mancato rispetto delle promesse programmatiche elettorali e la constatazione dell’assenza di alcun segno di un’inversione di tendenza in ordine alle ormai indifferibili esigenze dell’efficienza della giurisdizione, l’inopinato attacco alla struttura del trattamento economico della magistratura (sia pure insieme a quello delle altre categorie cd non contrattualizzate) è parso a tutti noi una “beffa� ormai esasperante.

L’azione dei promotori, che dando luogo a questo momento assembleare comune si è ricondotta pienamente all’interno della vita dell’ANM - la nostra casa comune, una casa necessaria per impedire la perdita di rappresentatività delle istanze della magistratura ed una divisione delle forze che non a caso sarebbe gradita a chi è infastidito dai valori dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura -, ha consentito un non programmato momento di consultazione e discussione di tutti gli iscritti, attraverso le assemblee sezionali i cui importanti documenti abbiamo conosciuto tramite le mailing list e gli interventi dei presidenti distrettuali che ascolteremo.

Proprio questa diffusa partecipazione consente oggi all’ANM di “mettere una marcia in più� nella propria azione, consapevole del nuovo ribadito apporto di idee e volontà che pretendono efficacia di azione.


3. Non abbiamo però condiviso, e non condividiamo, che sia stato assolutizzato l’aspetto economico.

La posizione consapevole ed inequivoca del Movimento per la Giustizia è stata ribadita dalla delibera che ha concluso la nostra Assemblea del 12 novembre: siamo fermamente convinti che .

Nessuna disponibilità , quindi, del nostro Gruppo ad azioni di protesta che separino l’aspetto economico dagli altri, oltretutto in un contesto nel quale l’azione positiva della Giunta, di cui diamo volentieri atto, pare aver drasticamente ridotto l’impatto negativo della prima formulazione della finanziaria, anche se si deve certamente constatare che il residuo dato negativo dell’aver comunque intaccato il meccanismo di adeguamento automatico altera qualitativamente quella peculiare soluzione pensata proprio per “tutelare i poteri di garanzia ed evitarne così la conflittualità contrattuale con il potere politico�. E ciò costituisce fonte obiettiva di preoccupazione.


4. Noi affermiamo con chiarezza che al centro delle nostre riflessioni e delle nostre azioni va posta l’efficienza del servizio, il punto di vista del cittadino e non quello del magistrato. I diritti ed il ruolo che la Costituzione prevede ed assegna alla magistratura sono infatti non privilegi di una corporazione autoreferenziale ma presupposti per un corretto esercizio della funzione.

Solo sulla base di un aumento dell’efficienza della giurisdizione la magistratura potrà ritrovare quella credibilità e quel consenso sociale che costituiscono la base necessaria per respingere gli attacchi all’indipendenza della giurisdizione.

Proprio in quest’ottica generale, anche la tutela del “magistrato - lavoratore� si rivela non fine a se stessa, ma funzionale ad una migliore resa del servizio e quindi al recupero di efficacia dell’azione giudiziaria, e così pertanto ancorata ai principi costituzionali e comunitari.

La difesa di livelli retributivi decorosi, tali da rendere il magistrato che vive del suo lavoro non preoccupato per le contingenze quotidiane - e per questo soprattutto il miglioramento della situazione economica dei giovani magistrati, che maggiormente sperimentano e vivono le difficoltà connesse alle esigenze di mantenimento di nuclei familiari in luoghi anche molto lontani da quello di lavoro nonché di utilizzazione di risorse personali per far fronte alle carenze dell’Amministrazione -, è pertanto indispensabile per dare serenità e dignità alla funzione giudiziaria.


5. A mio parere due sono le colpe storiche del nostro associazionismo:

1) non essersi effettivamente e convintamene battuto perché l’autogoverno, ai suoi diversi livelli, svolgesse le proprie funzioni svincolato da logiche di parte e attento solo alle ragioni della professionalità e dell’efficienza, non comprendendo che l’impossibilità di opporre sempre la qualità del proprio operato alle critiche esterne minava alla radice la possibilità di trovare consenso nella difesa dell’autonomia e dell’indipendenza;

2) essersi limitato alla richiesta e denuncia più o meno puntuale per la mancanza delle risorse senza mai intraprendere una azione dura che ponesse l’aspetto dell’efficienza, per la parte in cui dipende da altri, come obiettivo proprio e prioritario, non comprendendo che ancorché le decisioni relative spettassero al potere esecutivo e legislativo l’affossamento della giurisdizione quotidiana rendeva evanescente i principi costituzionali a salvaguardia della magistratura,.

Perché non abbiamo mai scioperato sistematicamente pretendendo di esser posti nelle condizioni per lavorare con decoro e dignità ? (quando ciascuno di noi da uditore pensa di vivere una contingente emergenza e poi si accorge che quella è la regola destinata ad aggravarsi).


6. Oggi:
- la carenza di risorse ha raggiunto livelli impensabili;
- la giurisdizione è prossima al blocco;
- la legge sull’indulto senza amnistia costituisce forse l’emblema e la celebrazione della schizofrenia del sistema;
- il decreto delegato sulla doppia dirigenza, che addirittura era stato fermato dal precedente Governo, rischia di consegnare al dirigente amministrativo, di fatto, la scelta del se e quando fare le udienze (attribuendogli la gestione dello scarso personale e quindi la sua destinazione alle esigenze amministrative e contabili piuttosto che a quelle della giurisdizione delle aule);

- abbiamo il via libera al decreto sulle procure con modifiche del tutto minimali che non intaccano la struttura gerarchica autoreferenziale, dopo che lo stesso Ministro aveva il 26 settembre e al Senato assicurato il contrario;
- abbiamo il via libera del decreto sul disciplinare con modifiche frettolose e insufficienti a dare razionalità al sistema;
- abbiamo le dichiarazioni informali più recenti che contraddicono quelle formali nelle sedi istituzionali sulla revisione delle circoscrizioni territoriali.

Non abbiamo, quindi, solo promesse mancate, abbiamo fatti negativi ed estremamente preoccupanti.


7. A fronte di tutto questo la posizione del Movimento per la Giustizia è che sia indifferibile una puntuale e ravvicinata messa in mora dell’esecutivo, per verificarne in concreto l’effettiva volontà sui connessi ed inscindibili aspetti dell’efficienza, dell’ordinamento giudiziario e del trattamento economico.

E’ vero che il clima tendenziale e la cultura giurisdizionale di questa maggioranza e di questo Governo appaiono diversi, quantomeno nelle affermazioni, rispetto alla precedente legislatura (anche se qualcuno ha osservato che per ora l’unica reale differenza è consistita nel venir meno degli insulti, che pur ovviamente poco non è).

Ed è vero che la nostra posizione deve essere di ricerca e massima disponibilità al dialogo ed al confronto.

Ma perdurando condotte contrarie ai principi affermati, omissioni intollerabili, o inerzie ingiustificate, non vi è ragione alcuna per non ricorrere a forme di netta protesta, che ben possono sorreggere la serietà delle proprie ragioni nel permanere del confronto e del dialogo.


8. Per questo, il Movimento per la Giustizia ritiene essenziale che sia richiesta già oggi una convocazione formale da parte del Governo, nella quale l’esecutivo illustri le proprie iniziative ed intenzioni sui tre piani dell’ordinamento giudiziario, dell’efficienza e semplificazione dei riti e del trattamento economico (anche in riferimento alla defiscalizzazione degli oneri connessi alla formazione individuale ed alla dotazione personale di strumenti indispensabili al lavoro che l’Amministrazione allo stato non fornisce), con indicazione dei tempi e delle tipologie procedimentali parlamentari, e fissi una data ravvicinata per verificare l’adeguatezza della risposta sui tre aspetti.

Un incontro formale con i vertici rappresentativi dell’Associazione, cui seguano momenti pubblici di verifica, anche dando conto degli esiti e delle valutazioni nelle assemblee sezionali, con un metodo che fughi ogni possibile appannamento della terzietà dell’ANM, conseguente al transito inusuale in posizione di responsabilità ministeriali di così tanti suoi esponenti significativi.

E’ evidente che la presenza di magistrati al ministero della Giustizia è fondamentale per il loro apporto di conoscenze tecniche e di esperienza, ma deve essere altrettanto evidente a tutti, a cominciare dal Ministro chiunque sia, che interlocutore rappresentativo della magistratura sono solo gli organi istituzionali dell’Associazione.


9. Nel caso in cui la verifica dovesse confermare il giudizio risolutamente negativo che oggi non può non essere dato non ci sarebbe ragione alcuna per dilazionare ancora una protesta adeguata alle insufficienze in atto.

La fissazione per la verifica di una data certa e ravvicinata da parte dell’ANM appare questa volta novità necessaria per la chiarezza indispensabile in relazione alla peculiarità dell’insoddisfacente approccio del nuovo esecutivo a della nuova maggioranza ai problemi della giustizia.

Grazie

Carlo Citterio, Segretario generale del Movimento per la Giustizia
Share