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Copertura posti direttivi degli "ultraottennali"
di Ciro RIVIEZZO
In questi giorni inizia in Quinta Commissione l'esame degli oltre 150 posti direttivi dei colleghi "ultraottennali" (il neologismo che uso è cacofonico, ma impedisce di utilizzare quello usuale ma scorretto di "perdenti posto", in quanto la temporaneità dell'incarico direttivo è ormai la regola ordinaria), che decadono dalle loro funzioni il 27 gennaio 2008. Tra breve si metterà mano anche ai semidirettivi che sono nelle medesime condizioni. Un risultato che è divenuto possibile grazie al fatto che la Quinta Commissione nel periodo da settembre a dicembre ha esaminato, in sostanza, tutti i posti direttivi (e molti semidirettivi) che erano pendenti, con una produttività enorme rispetto ai periodi precedenti. Ciò per lo sforzo - oltre che dei consiglieri - anche dei magistrati segretari e della struttura amministrativa, che sono stati sottoposti (e vengono tuttora sottoposti) a tour de force davvero notevoli.

Abbiamo chiesto ed ottenuto che la Commissione esamini i nuovi posti partendo da quelli che erano coperti da più anni dal collega "decaduto". Questo per due motivi fondamentali: per adottare un criterio oggettivo di esame, che eviti sospetti di favoritismi o predisposizione di "balletti" di poltrone (come sarebbe stato se si fosse proceduto, ad esempio, per aree geografiche, come pure era stato ipotizzato); perché il criterio prescelto risponde meglio alla ratio della legge, che ha voluto il ricambio dei dirigenti attraverso il meccanismo della temporaneità. Non sarà ovviamente possibile alcun accantonamento, non previsto dalle norme, primarie e secondarie, in materia. Purtroppo, le pratiche non sono ancora materialmente pronte (mancano alcuni pareri dei Consigli Giudiziari, e la struttura amministrativa non è stata ancora in grado di assemblare le migliaia di fascicoli), per cui la Commissione ha deciso di iniziare l'esame con i posti di Presidente del Tribunale di Sorveglianza (una decina) che sono quelli che presentano il minor numero di candidati, e quindi è stato relativamente più facile preparare. All'interno di questi posti specialistici, si seguirà l'ordine cronologico suddetto. L'alternativa sarebbe stata quella di fermarsi ad aspettare che le pratiche fossero pronte

Si tratta di un lavoro che si preannuncia non facile, per due ordini di motivi: le domande presentate sono moltissime (una media di 40/50 per ogni posto), perchè molti colleghi hanno presentato domanda per tantissimi posti, con la conseguenza ulteriore che è prevedibile che i meccanismi saranno rallentati dalle revoche delle domande dopo la proposta della commissione. Inoltre, la nuova circolare, che attua la riforma, abbatte sostanzialmente il requisito dell'anzianità che, da criterio concorrente con attitudini e merito, diventa solo requisito di accesso al concorso. Quindi, tutti i candidati vanno esaminati con pari dignità (la circolare prevede di escludere in prima battuta solo gli aspiranti più giovani, salvo lo spiccato rilievo, ma statisticamente si tratta di pochissimi candidati per ogni concorso).

E' una grande sfida che ha di fronte il sistema di autogoverno nel suo complesso, ma direi l'intera magistratura. Come il Movimento denuncia da anni, i criteri di selezione dei dirigenti finora non hanno sostanzialmente funzionato. Le scelte buone sono state poche, e spesso casuali. Il criterio dell'anzianità senza demerito (nel migliore dei casi, ma spesso quello dell'appartenenza), che ha imperato per anni, ha prodotto risultati molto mediocri, come si capisce bene da un osservatorio privilegiato come il Consiglio, da dove appare evidente l'inadeguatezza complessiva della nostra classe dirigente.

Ora, però, si tratta di cambiare registro. Proprio in questo primo momento di ricambio "violento" di gran parte dei dirigenti, abbiamo la possibilità di operare scelte mirate all'interesse istituzionale e non del singolo magistrato. Il "mestiere" di dirigente è solo uno dei tanti che svolge il magistrato nel corso della sua vita professionale, per alcuni anni, ed ha pari dignità con tutti gli altri. C'è chi è adatto a farlo, e va utilizzato al meglio; chi è meno adatto, ed è più utile che svolga altre attività giudiziarie. Nulla di drammatico, per nessuno. Questo implica un mutamento di mentalità da parte dei colleghi, che è difficile da accettare, ma necessario. Tra le tante, cattive, facce della riforma, questa è una delle più accettabili e risponde a richieste antiche dell'Associazione, e del Movimento in particolare, anche se occorrerà armonizzarlo con il rispetto del criterio della specializzazione. Il controllo concreto dell'operato dei dirigenti ora diventa un imperativo, in occasione sia delle conferme dopo i quattro anni (che deve essere un effettivo momento di verifica e non trasformarsi in un passaggio automatico), sia della nomina dei nuovi dirigenti. Su questo sappiamo che troveremo le resistenze di parte consistente della magistratura, legata a logiche corporative, ma è una necessità superarle.

Anche il sistema di autogoverno deve cambiare registro. E' evidente che le scelte quanto più saranno motivate, autorevoli e sulla base di criteri riconoscibili, tanto più saranno comprese e condivise dai magistrati e dall'opinione pubblica. L'esperienza di questo periodo mi dice che, mentre l'interessato semmai posposto ad altri si ritiene sempre - o quasi - vittima di una ingiustizia o di una macchinazione, la comunità dei colleghi di un certo luogo riconosce la bontà di scelte anche coraggiose. Ma il sistema di autogoverno deve dimostrare di sapersi liberare dalle ipoteche correntizie. Questo sarà possibile in maggiore misura allorché avremo strumenti di conoscenza attendibili, quando i pareri dei Consigli Giudiziari saranno specifici, quando gli indicatori che sono in via si elaborazione saranno concretamente operativi. Ma già oggi è possibile valorizzare alcuni elementi (i risultati ottenuti, l'organizzazione data all'ufficio, i controlli concretamente operati, le correttezza delle tabelle predisposte, ecc.), per cercare di capire se un magistrato si è dimostrato adatto o meno a svolgere l'attività di dirigente. E' soprattutto questione di volontà.

Se prevarranno vecchie logiche, qualcuno di noi avrà la possibilità di denunciare le cadute verificatesi (e noi lo faremo, senza sconti per nessuno e pronti a dar conto delle nostre scelte), ma sarà comunque un risultato assai sconfortante. Il circolo vizioso della pressione indebita dei singoli colleghi, della risposta correntizia dei rappresentanti e della scelta di dirigenti inadeguati, non si spezzerà. Abbiamo, invece, bisogno di un circolo virtuoso, in cui all'adeguatezza delle scelte si accompagni la loro condivisione collettiva da parte della base, che spinga ad ulteriori comportamenti corretti. La vigilanza da parte dei colleghi è essenziale, come l'informazione da parte nostra. Noi cercheremo di continuare ad operare in questo senso.

Ciro Riviezzo
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