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A seguito dell'Assemblea straordinaria della Sezione dell'ANM della Corte di cassazione, svoltasi nell'aula magna il 22 aprile 2010, la Giunta ha approvato il seguente documento ed ha deliberato che fosse trasmesso – unitamente ai documenti distribuiti per l'assemblea – al CSM, al Ministro della giustizia, ai Capi della Corte e al Presidente dell'ANM.

 

 

 

A) Non è ulteriormente tollerabile che alla Corte manchino oltre 100 magistrati giudicanti su 357 posti in organico. Tanto meno in un contesto nel quale vengono decisi circa 100.000 ricorsi all'anno, presentati da oltre 40.000 avvocati abilitati a difendere innanzi alle magistrature superiori.
Oltre al profondo apprezzamento per l'immediato interessamento al problema da parte del Capo dello Stato, in Assemblea è stata manifestata anche la possibilità di ricorrere ad incisive forme di protesta se non sarà realizzata, per un verso, la rapida copertura dei posti vacanti, e se, per altro verso, non saranno adottati provvedimenti volti a garantire:
1) che i posti destinati a liberarsi per raggiunti limiti di età siano periodicamente posti a concorso prima e non dopo l'assolutamente prevedibile verificarsi delle scoperture (come avviene per i posti direttivi e semidirettivi), essendo altrimenti inevitabile un rilevante livello di permanenti vuoti di organico;
2) che, inoltre, siano banditi separatamente i posti vacanti nel settore civile ed in quello penale, salva la possibilità di passaggi interni, da effettuarsi a domanda e previa valutazione da parti degli organi competenti.

 

B) I grandi sforzi compiuti dai magistrati della Corte negli ultimi tre anni non hanno comportato alcun significativo risultato in ordine alla diminuzione dell'arretrato civile (vengono attualmente decisi i ricorsi presentati nel 2006 e sono circa 70.000 quelli pendenti da oltre un anno); e non potranno produrlo se non sarà assicurata una decisa diminuzione dell'afflusso.
Le riforme legislative intervenute negli ultimi anni hanno imposto continui adeguamenti organizzativi sulle modalità di funzionamento della Corte, ma non hanno efficacemente inciso sulla quantità dei ricorsi presentati annualmente, che continuano ad essere oltre 30.000 in campo civile e circa 50.000 in quello penale, con rinnovatasi tendenza all'aumento.
I magistrati della Corte di cassazione auspicano vivamente che eventuali, future riforme legislative che recassero novelle sull'accesso alla Corte suprema in vista del necessario contenimento del numero dei ricorsi presentati, tengano conto dell'esperienza propria della stessa Corte, che potrebbe agevolmente offrire – e a tanto i magistrati che la compongono si dichiarano pienamente disponibili – adeguati elementi conoscitivi al fine del raggiungimento di quel traguardo nel pieno rispetto delle garanzie poste dalla Costituzione.

C) Il marcato depotenziamento del CED (Centro Elettronico di Documentazione), ufficio essenziale per il funzionamento della Corte di cassazione, per la conoscenza della sua giurisprudenza e dunque per il lavoro di tutti i magistrati e gli avvocati italiani, è un fatto obiettivamente certo ed assolutamente pregiudizievole.
Non sono contestabili i dati oggettivi costituiti:
1) dalla riduzione da 143 (di cui 43 tecnici e 100 amministrativi) a 56 (di cui 31 tecnici e 25 amministrativi) del personale addettovi nell'arco degli ultimi tre anni (dal 2006 ad oggi), con la conseguente riduzione dei servizi (soppressione di quattro archivi di Italgiureweb, pregiudizio di altri tre, mancata distribuzione agli uffici giudiziari di CD o DVD di giurisprudenza, mancata realizzazione di un archivio dei testi vigenti della legislazione italiana);
2) dalla dismissione, avvenuta il 31.11.2008 senza alcun risparmio per il bilancio dello Stato, dell'immobile di Via Damiano Chiesa (circa 6.000 mq. coperti, 100 stanze, aula corsi con 250 posti, sala riunioni, biblioteca, sala attrezzata per i server) col trasferimento presso la sede della Corte (in 1883,31 mq., circa 500 dei quali ricavati sulle terrazze), sia del personale che dei server, questi ultimi peraltro ritrasferiti in via Damiano Chiesa nella sala server ora utilizzata dal Ministero della giustizia come sala server nazionale gestita dalla D.G.S.I.A.;
3) dalla creazione nell'ambito della Corte (con decreto del Primo Presidente del 16.3.2009), di un'apposita struttura (Ufficio quarto), diretto da un funzionario di cancelleria e posto alle dirette dipendenze del dirigente amministrativo della Corte, nel quale è stato inserito il personale amministrativo e informatico in precedenza addetto al CED (ad eccezione di 2 unità), con tutte le conseguenze che ciò determina nella realtà operativa di tutti i giorni, giacché le scelte funzionali di priorità in ordine all'utilizzazione del personale amministrativo da parte del magistrato direttore del CED presuppongono ora l'assenso del dirigente amministrativo al quale la struttura risponde.
I quattro magistrati del CED negano che la situazione sia mutata a seguito del provvedimento del Primo presidente che il 6.4.2009 fece seguito alle loro dimissioni del 24.3.2009 (poi, per questo, ritirate) e che qualificò l'ufficio IV come ufficio di supporto del CED.
L'assemblea ha unanimemente auspicato un diretto e non occasionale impegno del CSM per l'urgente soluzione di un problema che suscita forte allarme e che è certamente di assoluto rilievo per i suoi diretti riflessi sulla qualità dell'esercizio della giurisdizione.

Roma, 28 aprile 2010

Il segretario                               Il presidente
Maria Cristina Siotto           Alfonso Amatucci

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